2008: Portishead


Machine Gun – dall’album “Third”

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Opera in Piazza 2010

E con queste sono venti: stiamo parlando delle edizioni dell’Opera in Piazza. A distanza di quasi diciannove anni dalla prima edizione del 1991, si può ben dire che la “strana” idea di portare il grande teatro a Oderzo e, dal 1993, di adibire ogni estate la piazza principale della città a palcoscenico ha funzionato.
Quest’anno gli organizzatori hanno deciso di accentuare il lato internazionale della manifestazione, aprendola in Germania giovedì 13 maggio prossimo con un “concerto dell’amicizia” alla Stadthalle Gemering di Monaco di Baviera, a cui parteciperanno il soprano Maria Grazia Patella ed il tenore Michele Manfrè, con Federico Brunello al pianoforte e il Gruppo Folcloristico Trevigiano.
Il primo appuntamento estivo opitergino che i melomani devono segnare in agenda è con gli ormai classici “Trailers”, spezzoni delle edizioni precedenti che verranno proposti gratuitamente in piazza del Foro Romano nelle sere del 2,3 e 4 luglio.
Il 9 e 10 luglio Piazza Grande ospiterà invece il Rigoletto di Giuseppe Verdi, il quale vedrà la partecipazione straordinaria dell’orchestra Internazionale di Seoul. Ospiti delle serate saranno Monica Curth, moglie del tenore Giuseppe Di Stefano, poi Carlo Fontana, ex sovrintendente della Scala di Milano, il notissimo soprano opitergino Maria Chiara e Adua Veroni, prima moglie di Luciano Pavarotti. A quest’ultima verrà assegnato nella serata del 10 luglio il “Riconoscimento Lirico Internazionale Giuseppe Di Stefano”, busto in bronzo realizzato dallo scultore bolognese Valerio Cattoli rappresentante il grande tenore alla cui memoria è intitolata da due anni l’intera kermesse canora: un riconoscimento speciale se si pensa che Pavarotti dichiarò più volte in vita la sua ammirazione per Di Stefano.
L’11 luglio a mezzogiorno ci sarà la seconda trasferta, stavolta al parco dei Sette Nani di Negrisia con le “Arie in riva al Piave” interpretate dai solisti reduci del Rigoletto delle due sere precedenti. La sera stessa in Foro Romano tenori italiani e musicisti coreani interpreteranno “Melodie tra i Mosaici” per raccogliere fondi a favore dell’UNITALSI di Vittorio Veneto. Per lo stesso scopo verrà organizzato il concerto “Là dove nasce il sole”, la sera successiva al teatro Da Ponte di Vittorio Veneto.
Il programma di Opera in Piazza, mai così corposo, terminerà con i due appuntamenti classici autunnali: il 18 settembre con il celebre “Zorba il greco” del musicista e dissidente ellenico Mikis Theodorakis, eseguita dalla “partner artistica” per eccellenza dell’Opera in Piazza, ovvero l’Orchestra Nazionale di Maribor; il 5 dicembre sarà invece di scena, come sempre in Duomo, il concerto “Note di Stelle”, rassegna di autori vari eseguita da giovani musicisti a favore dell’Associazione Sclerosi Tuberosa.
Le prevendite per gli spettacoli estivi sono già aperte.

L’Azione, Domenica 18 aprile 2010

Sindone e scienza

La datazione al carbonio 14. Nel 1988 il più clamoroso studio scientifico eseguito sul lenzuolo, di fatto l’unico i cui risultati sosterrebbero la sua falsità, datò la Sindone “tra il 1260 e il 1390”.

Il carbonio, presente in tutte le sostanze organiche, col tempo tende a “decadere” trasformandosi in azoto: misurando la quantità di carbonio “che manca” si può tentare di datare di un reperto. Ma se questa datazione è di solito precisa per reperti rimasti occultati per millenni come ossa preistoriche, non può esserlo altrettanto per un oggetto come la Sindone, relativamente “giovane” e rimasto per secoli vicino a candele il cui fumo non può che aver aumentato la quantità di carbonio presente sulla sua superficie. Così come il grasso delle mani di migliaia di fedeli che l’hanno toccata, l’inquinamento di Torino, i funghi microscopici sviluppatisi sulla superficie del lenzuolo dopo secoli di cattiva conservazione, l’acqua usata per spegnere l’incendio che ne bruciò alcune parti nel 1534. Tutti elementi che rendono il risultato dell’esperimento assolutamente inattendibile.
La datazione fu inoltre eseguita violando tante regole elementari di condotta scientifica: il prelievo dei tre campioni di tessuto da usare per l’esperimento fu eseguito a mani nude, e gli accorgimenti atti ad evitare i tentativi di manipolazione furono ignorati; a ciascuno dei tre laboratori scelti per condurre l’operazione (uno inglese, uno svizzero, uno americano) furono infatti consegnati il campione sindonico e tre campioni del tutto simili; i laboratori avrebbero dovuto inoltre compiere l’operazione contemporaneamente, senza comunicare tra loro. Invece chi compì la misurazione sapeva benissimo quale dei quattro campioni era l’autentico, e le tre misurazioni furono eseguite a distanza di un mese l’una dall’altra, con relativo scambio di risultati ed impressioni, che puntualmente finirono sui giornali, due mesi prima dell’annuncio ufficiale.
Gli scettici sostengono che la Sindone sia stata realizzata ad arte, secondo qualcuno da Leonardo Da Vinci, all’epoca suggerita dalla datazione al carbonio. Il falsario, che avrebbe impresso l’immagine sul lenzuolo “scottandolo” tramite un bassorilievo con le fattezze di Gesù, avrebbe dovuto conoscere, nel XIV secolo, la fotografia e la tridimensionalità, la differenza tra sangue venoso e arterioso, l’esistenza dei pollini, i metodi di sepoltura ebraica dell’epoca di Cristo! Inoltre avrebbe dovuto avere un microscopio ed ignorare appositamente le imprecisioni dell’iconografia tradizionale di Gesù, il quale per esempio sul Calvario non portò la croce intera, ma solo il braccio orizzontale, e fu inchiodato ai polsi e non ai palmi delle mani come si vede in tutti i Crocifissi.

Dove sarebbe stata quindi la Sindone prima del 1300? Gli apostoli, a causa delle persecuzioni romane l’avrebbero tenuta nascosta, anche in quanto “impura” per la legge ebraica. Alcuni studiosi sostengono che il Mandylion, misteriosa immagine del volto di Gesù “piegata quattro volte doppio” documentata la prima volta in Turchia nel 534, altro non fosse che la Sindone piegata e incorniciata in modo da mostrare solo il volto. Nel 944 si trova a Costantinopoli: qui è venerata da alcuni nobili europei. Nel 1204 i Crociati saccheggiano la città e portano la reliquia in Francia. Da lì nel 1578 finisce a Torino.

L’Azione, domenica 4 aprile 2010

(N.B. Questo pezzo è stato pubblicato all’interno di una pagina dedicata all’ostensione del lenzuolo, che inizia domani. L’argomento “Sindone e scienza” avrebbe meritato maggior approfondimento, ma lo spazio a disposizione è sempre tiranno… Sotto un altro pezzo, non scritto da me, pubblicato nella stessa pagina.)

La Sindone è un lenzuolo di lino tessuto a spina di pesce delle dimensioni di circa m. 4,41 x 1,13, contenente la doppia immagine accostata per il capo del cadavere di un uomo morto in seguito ad una serie di torture culminate con la crocefissione. L’immagine è contornata da due linee nere da una serie di lacune: sono i danni dovuti all’incendio avvenuto a Chambéry nel 1532.

Secondo la tradizione si tratta del Lenzuolo citato nei Vangeli che servì per avvolgere il corpo di Gesù nel sepolcro.

Questa tradizione, anche se ha trovato numerosi riscontri dalle indagini scientifiche sul Lenzuolo, non può ancora dirsi definitivamente provata.

L’Azione Illustrata, speciale Motta (parte 2)

Ecco gli ultimi pezzi che ho realizzato per lo speciale de “L’Azione Illustrata” dedicato al Giubileo dell’apparizione mariana di Motta di Livenza.

Un’altra iniziativa in qualche modo legata al giubileo mottense è l’emissione di un francobollo dedicato alla basilica della Madonna dei Miracoli. E’ uscito il 9 marzo, giorno in cui l’ufficio postale cittadino ha emesso anche lo speciale annullo realizzato da Poste Italiane.

Monocromatico, di dimensione 48×40 mm, è stato prodotto in quattro milioni di esemplari dal valore nominale di 60 centesimi, e non rappresenta un’emissione speciale bensì la nuova uscita della serie “Il patrimonio artistico e culturale italiano”: è per questo motivo che la vignetta non contiene alcun riferimento esplicito al Giubileo.

Il francobollo è ora in vendita in tutti gli uffici postali; sembra invece siano andati a ruba tra i collezionisti i bollettini illustrativi a commento dell’emissione con gli articoli a firma del vescovo Corrado, del sindaco di Motta Speranzon e del rettore della Basilica padre Alfonso Cracco.

La mostra fotografica

Una mostra fotografica per ricordare i tre anni di peregrinatio: l’ha realizzata padre Mario Saggioro, ovvero il frate che ha accompagnato la statua della Madonna nel suo viaggio tra le parrocchie diocesane, iniziato a Conegliano e terminato poche settimane fa con l’ultima chiesa visitata, il duomo di Motta. Padre Mario ha fatto una selezione tra le tante foto consegnategli dai fedeli in questi tre anni di cammino, realizzando ora una bella serie di pannelli illustrati, uno o due per quasi tutte le foranie della diocesi: un veloce “viaggio” che testimonia il grande affetto e partecipazione che è sempre seguito all’arrivo della statua nei nostri paesi.

Le immagini si possono ammirare lungo le pareti del chiostro della basilica, raggiungibile tramite la porta laterale a destra dell’entrata principale della basilica.

L’Azione Illustrata, speciale Motta (parte 1)

Proseguo la pubblicazione dei pezzi che ho realizzato per lo speciale de “L’Azione Illustrata” dedicato al Giubileo dell’apparizione mariana di Motta di Livenza. Pubblico due articolini oggi e due domani. Non tutto è stato pubblicato per mancanza di spazio, il resto finirà a breve nel giornale normale.

Quando il 10 marzo 2007 l’immagine della Madonna dei Miracoli iniziò la sua peregrinatio per le parrocchie della nostra diocesi, il suo posto nella cappella dell’apparizione fu preso da una nuova statua: una notevole opera d’arte realizzata dalla bottega Perathoner di Ortisei, la quale vanta più di un secolo di attività in quella che è forse la cittadina più rinomata al mondo nell’ambito dell’arte sacra.
Di fronte all’ipotesi che la vecchia statua non sarebbe più tornata al suo posto, i fedeli si divisero tra “tradizionalisti” e “modernisti”, ovvero tra chi non avrebbe digerito un’immagine diversa da quella che tutti sono abituati a vedere e chi invece avrebbe dato più importanza all’estetica.
L’immagine antica in realtà ha solo poco più di un secolo: risale infatti alla fine dell’Ottocento, quando a sua volta sostituì una scultura precedente. Un suo eventuale rimpiazzo non sarebbe quindi una novità. Il vestito della Madonna è recente, dunque di originale restano solo la testa e le mani: il resto, ovvero la parte non visibile, è composto da umili stecche di legno e paglia.
La nuova statua realizzata in Val Gardena mostra una Madonna che si ispira chiaramente all’immagine classica: a discostarsi maggiormente è il Bambino, che non è avvolto in strette fasce come nell’altra immagine ma rimanda piuttosto a quello celebre posto nella Basilica della Natività a Gerusalemme. La nuova statua inoltre si accosta maggiormente ai due angeli posti in cripta di fianco alla Madonna.
Ora che la peregrinatio è terminata, questa statua giace nel museo del santuario, attualmente chiuso al pubblico per riallestimento, nell’attesa che i frati ne decidano il destino.
Se decidessero di rimetterla in cripta, lamentarsi non avrebbe senso. Perché ciò che conta non è l’immagine, l’oggetto, ma ciò che rappresenta. Ovvero lo scopo per cui da cinquecento anni migliaia di pellegrini accorrono con fede a Motta di Livenza.

Un pellegrino speciale
Erano in ottomila i fedeli provenienti da Veneto, Friuli e Slovenia accorsi a piedi al santuario domenica 7 marzo, per l’apertura dell’anno giubilare: altri hanno invece preferito raggiungere Motta nella giornata dell’anniversario, il martedì successivo. Tra questi va ricordato senza dubbio un misterioso fedele di 72 anni il quale, sfidando lo smog, se stesso ed il clima tutt’altro che favorevole, è partito a piedi di buon mattino il 9 marzo dalla sua casa di Conegliano per raggiungere il Santuario, distante trenta chilometri. «E’ entrato qui in sacrestia e si è seduto su quella sedia: era veramente stremato, ma più infreddolito che stanco» ci dice il frate che lo ha soccorso. «Gli ho dato da bere qualcosa di caldo e qualcosa da mangiare» continua. Ma chi era questo signore? «Non lo so – continua il frate – Non mi ha detto il suo nome: mi ha ringraziato, poi si è alzato e se n’è andato». Un grande esempio di fede e umiltà come tanti che si sono visti in questi giorni tra le mura del Santuario.