Recensione di “Oderzo: la città di una vita” di Mario Bernardi

copertina_bernardi2016

È stato presentato lo scorso 15 ottobre “Oderzo: la città di una vita”, primo libro postumo di Mario Bernardi. Il volume è nato grazie ad un’intuizione di mons. Piersante Dametto poco dopo la scomparsa dell’intellettuale opitergino; don Piersante desiderava in questo modo dare la giusta vetrina al corpus di articoli scritti da Bernardi nei suoi quasi 29 anni di collaborazione (1986-2015) con Il Dialogo, il mensile della parrocchia di Oderzo. E la scelta su chi dovesse portare a termine questo compito non poteva che cadere su Giuseppe Migotto, altro fedele narratore da anni di “cose opitergine” nelle pagine dello stesso giornale.
La sua ricerca di archivio, non certo facile specie per quanto riguarda le prime annate, lontane dalle comodità della digitalizzazione, ha riportato alla luce circa centoventi articoli, a cui vanno aggiunte una trentina di poesie originali. Due terzi di questo materiale hanno trovato posto nel volume, ordinati secondo tre filoni: le persone, i luoghi, e le trasformazioni di questi ultimi (ma un po’ anche delle prime).
I personaggi descritti dall’articolista non sono quasi mai i notabili della cittadina, ma la gente comune: la bottegaia, il cappellano, la guardia carceraria, la maestra, l’invalido di guerra, il calzolaio, la cuoca, il commerciante, il gelataio… Per chi, come colui che firma questa recensione, per motivi anagrafici non ha potuto conoscere costoro, ciò che emerge è un dipinto asciutto della società antecedente ai due boom economici del dopoguerra, chiusa al mondo esterno e lenta ai mutamenti, ma proprio per questo caratterizzata da minori complessità e da pochi, ma certi, punti di riferimento. Oltre a questi personaggi sono ricordate da una parte figure di spicco come Rigoni Stern, Zanzotto o Gina Roma, e dall’altra i piccoli compagni di gioco dell’autore, citati nei suoi ricordi d’infanzia, alcuni dei quali divenuti da adulti esponenti di spicco della politica locale.
Nel corso degli anni Bernardi attraverso le pagine del Dialogo ha voluto anche esprimere la sua opinione sugli interventi urbanistici che hanno cambiato volto alla città nel dopoguerra: interventi dolorosi ma inevitabili nel processo di trasformazione di Oderzo da centro agricolo con le radici ben piantate nel passato a moderno centro produttivo, ma a volte poco rispettosi del contesto in cui si trovavano.
Le foto che corredano l’opera servono a volte a visualizzare i luoghi citati tra le pagine e scomparsi ormai da decenni, e a volte di difficile identificazione per chi non li ha frequentati. Il materiale fotografico proviene naturalmente dall’archivio del libraio Bepi Barbarotto, altro custode della memoria opitergina che ha contribuito ancora una volta ad testo che non può mancare nella biblioteca degli amanti della divulgazione storica locale.

Mario Bernardi – Giuseppe Migotto (a cura di)
Oderzo: la città di una vita
Gianni Sartori editore – Libreria Opitergina, Ponte di Piave 2016
262 pagine

L’Azione, domenica 30 ottobre 2016

L’Atlante dei Classici Padani a Motta di Livenza

padaniaclassics

Recentemente Alberto Angela ha deliziato il suo pubblico del sabato sera su Rai Tre con due puntate sul Veneto, mostrando bellezze spesso poco conosciute anche da noi che ci abitiamo: purtroppo ci è molto più familiare un altro tipo di paesaggio nostrano, ovvero quello delle zone industriali, degli outlet, delle rotatorie. Il prezzo salato che la nostra regione ha pagato al progresso è una distesa di asfalto e cemento cresciuta senza ordine e oltretutto senza gusto estetico.
Se nel medioevo gli artisti e i letterati crearono l’Italia attraverso la cultura, negli ultimi trent’anni invece politici e imprenditori settentrionali attraverso l’edilizia hanno creato una nuova entità territoriale: è questa la cosiddetta “macroregione” trattata dall’Atlante dei Classici Padani, volume fotografico che verrà presentato giovedì 10 novembre alle ore 20.45 a Motta di Livenza, presso la Fondazione Giacomini. Il libro è frutto di un progetto di due bresciani, l’artista Filippo Minelli e il giornalista Emanuele Galesi, i quali partendo da una pagina Facebook chiamata “Padania Classics” hanno innescato un dibattito, serio ma con un pizzico di ironia, sull’idea di sviluppo che ha caratterizzato dagli anni ’70 in poi almeno tre regioni italiane (Piemonte, Lombardia e Veneto).
Capannoni, parcheggi, cartelloni pubblicitari, condomini, chiese post conciliari, palme da giardino, villette a schiera: attraverso un uso della fotografia inconsueto, perché cerca il banale e lo sciatto, questo “Atlante” vuole mostrare quanto la corsa alla cementificazione abbia finito per influenzare la vita, a volte perfino nella sfera religiosa, di chiunque viva nell’area compresa tra Torino e Trieste.
La serata, che sarà moderata dal nostro collaboratore e critico d’arte mottense Carlo Sala, che è pure autore della prefazione del libro, è organizzata dall’Associazione Fucina n. 4 nell’ambito del 150° anniversario dell’annessione del Veneto all’Italia.

L’Azione, domenica 6 novembre 2016

Recensione de “Il Cammino di Verde”

Il Cammino di Verde” è un romanzo breve di Marco De Conti, scrittore di Fregona. La donna del titolo è Verde della Scala, nobildonna di Verona legata alla storia del Cenedese per aver sposato all’inizio del Trecento Rizzardo novello da Camino, signore di Serravalle, e averne in seguito commissionato la bellissima tomba ammirabile ancor oggi nella chiesa di Santa Giustina.
La storia inizia raccontando l’insofferenza della giovane Verde verso le rigidità della corte veronese e il suo desiderio di evadere, per quanto possibile, dal suo destino di nobile unita in matrimonio in nome della ragion di stato: tutto questo per vivere una storia d’amore autentica e profonda, desiderio condiviso dal marito sin dal giorno del loro matrimonio. De Conti per realizzare questa sua opera si è cimentato in un approfondito confronto con documenti storici di prima mano, in modo da poter dipingere con maggiore fedeltà numerosi scorci di vita quotidiana del Veneto del quattordicesimo secolo. Prendendosi comunque la libertà di spostare la residenza dei coniugi dal castello di Serravalle a quello di Piai di Fregona, l’autore inoltre esterna la propria passione per le terre del Cansiglio che, descritte con dovizia di particolari, fanno da sfondo alla storia d’amore dei due protagonisti: una storia che è frutto della creatività dell’autore ma che ricalca le effettive vicende personali e familiari degli stessi.
Ne risulta una storia agile e ben scritta, molto descrittiva, dove senza cadere nel buonismo a vincere sono l’amore e i sentimenti positivi.

Marco De Conti
Il Cammino di Verde
De Bastiani editore, 176 pagine, € 12

L’Azione, domenica 20 dicembre 2015

Recensione de “Cosa tremenda fu sempre la guerra”

È toccato ad una giovane ricercatrice opitergina, la ventiquattrenne Laura Fornasier, l’onore e l’onere di inaugurare la collana Memoria di popolo nella Grande Guerra della Gaspari di Udine, ovvero la casa editrice che detiene il più ricco catalogo in Italia sulla prima guerra mondiale. Il progetto, supervisionato da Ca’ Foscari, ricade nel programma di commemorazioni per il centenario del conflitto promosso dalla Regione Veneto, e intende conservare la memoria di storie di persone comuni legate al conflitto stesso. Vicende quindi avvenute lontano dai palcoscenici della guerra, ma non per questo meno utili nella definizione di un quadro storico accurato di quei tragici anni.
Il lavoro compiuto dall’autrice consiste nell’inventariazione, avvenuta tra marzo 2014 e aprile 2015, del cosiddetto “fondo Chimenton”, conservato nell’archivio diocesano di Treviso: una raccolta di documenti che prende il nome da mons. Costante Chimenton, delegato vescovile per la ricostruzione degli edifici ecclesiastici distrutti durante la guerra. La raccolta però va ben oltre ad ambiti meramente architettonici, offrendo uno spaccato dettagliato sull’opera della chiesa trevigiana negli anni della guerra e in quelli immediatamente successivi a favore dei parenti dei soldati, dei prigionieri e dei profughi sfollati in tutta Italia. A questo proposito vanno segnalate le numerosissime lettere presenti nel fondo inviate o ricevute dal vescovo di allora, il Beato Andrea Giacinto Longhin, e che hanno come mittenti o destinatari papa Benedetto XV, il generale Diaz, ministri o autorità militari, parroci sfollati insieme ai loro parrocchiani, ed altro ancora: missive che mostrano l’ampio raggio d’azione del prelato, ma anche i vari conflitti emersi tra preti e autorità statali in merito alle prese di posizione dei primi sulla guerra e la politica, e le conseguenti accuse di pacifismo e disfattismo a loro rivolte.
Va segnalato inoltre che, per ovvi motivi di vicinanza geografica, il fondo contiene riferimenti anche a varie parrocchie della diocesi di Vittorio Veneto.
Si tratta quindi di un’opera di consultazione che si rivolge in particolar modo a specialisti e storici locali che vogliano usarlo come punto di partenza per altre ricerche. Il progetto nel cui ambito è nato questo libro ha anche un sito internet: www.1915-1918.org.

Laura Fornasier
Cosa tremenda fu sempre la guerra
Gaspari editore, 188 pagine, € 15

L’Azione, domenica 20 dicembre 2015

“La storia del Vaiont” di Edoardo Semenza

disastro_vajont

Oggi, 9 ottobre, è l’anniversario di una tragedia che qui dalle mie parti è ovviamente più sentita che altrove, per ovvie ragioni geografiche: la tragedia del Vajont.

Un testo che mi ha aiutato a farmi un’idea più oggettiva di questa complessa vicenda è La storia del Vaiont di Edoardo Semenza (Tecomproject 2002).

Edoardo Semenza (1927-2002) sarebbe l’allora giovane geologo che nel 1959 per primo individuò la paleofrana che quattro anni dopo, franando nell’alveo della diga, avrebbe provocato l’onda anomala che avrebbe spazzato via Longarone e i paesini circostanti, causando la morte di quasi duemila persone.

Il suo testo analizza la vicenda da un punto di vista principalmente scientifico; ben corredato di fonti, ha anche il merito di distinguere con un carattere tipografico differente sue parti più tecniche, dando così la possibilità al lettore meno esperto di saltarle.

L’autore in sostanza sostiene che la principale, ma non l’unica, causa del disastro sia da attribuire al fatto che in Italia, se non addirittura al mondo, all’epoca mancava una cultura adeguata nel campo della costruzione di dighe tale da poter intraprendere un progetto di tali dimensioni e caratteristiche. Secondo un approfondito studio condotto da due geologi americani nel 1985, studio che ha probabilmente scongiurato una catastrofe simile ma di dimensioni maggiori oltreoceano, si sarebbe potuto mettere in sicurezza la frana del monte Toc con alcune esplosioni controllate.

Molto utile l’appendice finale in cui l’autore analizza le più tre celebri opere dedicate a questo tragico evento: il libro Sulla pelle viva di Tina Merlin, l’opera teatrale (ed il libro corredato ad essa) Il racconto del Vajont di Marco Paolini e Gabriele Vacis, e il film Vajont – La diga del disonore di Renzo Martinelli.

Tre opere non esenti da errori ed imprecisioni, a volte trascurabili a volte no, e giustificabili solo in parti da esigenze di tipo letterario e/o artistico. Ma a prescindere da questo, soprattutto nel caso di Paolini, esse hanno dato un contributo decisivo a mantenere la memoria viva su questa triste vicenda, praticamente dimenticata al di fuori della valle del Piave prima del 9 ottobre 1997.

Il settimo Festival del Viale a Motta di Livenza

 

 

“Librarsi”: questo è il titolo dell’edizione 2015 del Festival del Viale: una giornata di arte, musica e spettacolo lungo le vie di Motta di Livenza. L’evento, giunto alla settima edizione, si terrà in borgo Girolamo Aleandro nella giornata di sabato 19 settembre 2015.

Due appuntamenti nelle due serate precedenti faranno da preludio a questa giornata: giovedì 17 alle ore 20.30, presso i giardini di Piazza Castello, gli autori Pier Carlo Begotti e Mauro Fasan presenteranno la serata dal titolo “Storie di streghe lungo il Livenza”, storie tratte da libri scritti a mano. Venerdì 18 alle 20.45 in piazza Duomo, o in Patronato don Bosco in caso di maltempo, si terrà invece lo spettacolo comico “Far Est” con i Papu. Lo spettacolo viene offerto in collaborazione con la Cooperativa “Madonna dei Miracoli”.

La giornata di sabato in borgo Aleandro inizierà alle 9 del mattino: da quell’ora sarà possibile visitare gli stand con i libri e i fumetti di varie case editrici del territorio, mentre dalle 11 alle 20 al passante Chinazzo della Motta si terrà una maratona di lettura sul tema “L’amore è scritto”, a cura dei lettori volontari dell’ORAS, con intervalli musicali del maestro Mauricio Gonzales e gli allievi del CEM di Pordenone. Alle ore 11 sarà presentato il libro Il Principe Turchino di Alessandro Marchetti, con interventi musicali dello stesso autore e letture a cura degli alunni della classe quarta della scuola primaria di San Giovanni di Motta di Livenza. Alle ore 12.30 toccherà al poeta mottense Fabio Franzin presentare la sua ultima opera, “Sesti”, raccolta di poesie in dialetto trevigiano e italiano. Alle ore 16 sarà la volta di Giuseppe Culicchia,  vincitore dei premi Montblanc e Grinzane Cavour, il quale presenterà il suo romanzo “E così vorresti fare lo scrittore”. L’incontro, organizzato in collaborazione con PordenoneLegge, proseguirà alle ore 17 con le letture in corsia presso l’ORAS. Ultimo appuntamento con l’autore sempre alle 17: Giovanni Berti presenta il suo libro “Corro con te”, in collaborazione con Fondazione Ada e Antonio Giacomini e libreria Montan.

Durante l’intera giornata sarà attivo il chiosco di Cocco e Brilli con cicchetti, birra e vino; dalle 15.30 alle 21 il viale sarà animato da artisti di strada, artigiani, giochi e animazioni per bambini, associazioni del volontariato sociale e cantine locali. Ci sarà spazio anche per laboratori di lettura guidati da persone non vedenti, la mostra fotografica a cura del Circolo dell’Immagine “La Loggia”, la musica dal vivo con il rhythm’n’blues dei The Professionals e della Kris Blues Band.
Gli appuntamenti sono tutti gratuiti. Il Festival del Viale nasce su iniziativa dell’associazione “Il Viale”, nata ufficialmente nel 2011. L’evento, patrocinato dall’Amministrazione Comunale di Motta di Livenza, è organizzato anche con il contributo della Pro Loco e di Fucina n. 4.

Tacere bisognava e andare avanti


24 maggio 1915 – 24 maggio 2015. Oggi sono cento anni che l’Italia ebbe la sciagurata idea di entrare nella Grande Guerra.
In questi mesi ho potuto approfondire tramite vari canali le vicende di quel drammatico triennio, e oggi il mio pensiero non può che andare ai quei poveri soldati, sia quelli che la guerra la fecero volontariamente, sia quelli che non ebbero la possibilità di scegliere. Tra questi anche il mio bisnonno: chissà quante volte sarebbe bastato un niente e… io non sarei mai nato. Ma penso anche alle popolazioni civili che subirono in modi diversissimi le pesanti conseguenze del conflitto, ai parroci che dopo Caporetto fecero le veci dello stato nei territori occupati, ai cappellani e le infermiere che dovettero improvvisarsi psicologi… Erano solo comparse in quel palcoscenico, e settecentomila di queste non vissero abbastanza per vederne la fine.
Ad essere di manica larga potrei provare pietà perfino per i generali, che in accademia avevano studiato Napoleone e che si trovarono a gestire una guerra nuova e sconosciuta, con equipaggiamenti spesso inadeguati e obsoleti, in un clima di violenza e disperazione.
Sia chi sopravvisse, sia chi se ne andò erano persone come me, ma con la sfortuna di essere nate al momento sbagliato nel posto sbagliato. Tutti permeati di modi di pensare moderni ma perversi, che lasciarono in eredità al mondo due guerre mondiali, il colonialismo, i regimi totalitari, milioni di morti.
Gli unici che non proprio non riuscirei a perdonare sono coloro i quali da un secolo ad oggi hanno strumentalizzato, e continuano a farlo, questi tragici eventi per un tornaconto personale, offendendo in questo modo la Storia e le sue vittime.

Qui sopra: il film completo Uomini contro di Francesco Rosi (1970). Vivamente consigliato.