L’Atlante dei Classici Padani a Motta di Livenza

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Recentemente Alberto Angela ha deliziato il suo pubblico del sabato sera su Rai Tre con due puntate sul Veneto, mostrando bellezze spesso poco conosciute anche da noi che ci abitiamo: purtroppo ci è molto più familiare un altro tipo di paesaggio nostrano, ovvero quello delle zone industriali, degli outlet, delle rotatorie. Il prezzo salato che la nostra regione ha pagato al progresso è una distesa di asfalto e cemento cresciuta senza ordine e oltretutto senza gusto estetico.
Se nel medioevo gli artisti e i letterati crearono l’Italia attraverso la cultura, negli ultimi trent’anni invece politici e imprenditori settentrionali attraverso l’edilizia hanno creato una nuova entità territoriale: è questa la cosiddetta “macroregione” trattata dall’Atlante dei Classici Padani, volume fotografico che verrà presentato giovedì 10 novembre alle ore 20.45 a Motta di Livenza, presso la Fondazione Giacomini. Il libro è frutto di un progetto di due bresciani, l’artista Filippo Minelli e il giornalista Emanuele Galesi, i quali partendo da una pagina Facebook chiamata “Padania Classics” hanno innescato un dibattito, serio ma con un pizzico di ironia, sull’idea di sviluppo che ha caratterizzato dagli anni ’70 in poi almeno tre regioni italiane (Piemonte, Lombardia e Veneto).
Capannoni, parcheggi, cartelloni pubblicitari, condomini, chiese post conciliari, palme da giardino, villette a schiera: attraverso un uso della fotografia inconsueto, perché cerca il banale e lo sciatto, questo “Atlante” vuole mostrare quanto la corsa alla cementificazione abbia finito per influenzare la vita, a volte perfino nella sfera religiosa, di chiunque viva nell’area compresa tra Torino e Trieste.
La serata, che sarà moderata dal nostro collaboratore e critico d’arte mottense Carlo Sala, che è pure autore della prefazione del libro, è organizzata dall’Associazione Fucina n. 4 nell’ambito del 150° anniversario dell’annessione del Veneto all’Italia.

L’Azione, domenica 6 novembre 2016

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Festival del Bene Comune 2014

Torna anche quest’anno a Oderzo il Festival del Bene Comune, appuntamento organizzato dai Giovani per Oderzo che quest’anno ha come tema “Il paesaggio come bene comune”.
Per la prima volta la manifestazione si svolgerà in due giornate, sempre presso il parco antistante alle piscine. SI comincia venerdì 27 giugno con l’apertura del chiosco alle 19 seguito alle 21 dal concerto dei North East Ska Jazz Orchestra, formazione di quindici elementi con base in Friuli che propone una selezione di standard jazzistici riletti in chiave reggae e ska.
La mattina dopo alle ore 9 prenderà il via una pedalata che attraverserà la campagna opitergina, la quale sarà illustrata dai volontari del Circolo Legambiente Piavenire di Maserada sul Piave. Alle ore 12 ci sarà il “pranzo solidale” aperto a tutti, per il quale si richiede un contributo di 5 euro (3 euro per i minori di 12 anni).
Nel pomeriggio saranno attivi nel parco gli stand di varie associazioni no profit operanti nel territorio e della casa editrice Becco Giallo; sarà inoltre possibile scambiare libri usati nella “biblioteca ambulante” del gruppo organizzatore e assistere alla performance dal vivo dei writers dell’associazione Kantiere Misto, i quali ridipingeranno le pareti esterne del Palazzetto dello Sport come esempio di riqualificazione urbana.
Alle 18 prenderà il via una conferenza dal titolo “Difendere i fiumi per salvare il paesaggio” con Fausto Pozzobon di Legambiente, la dott.ssa Nadia Breda, ricercatrice antropologa dell’Università di Firenze, e il dott. Alessandro Pattaro, ingegnere idraulico coordinatore del contratto di fiume Meolo – Vallio – Musestre. A partire dalle ore 19, musica dal vivo prima con gli allievi dell’Istituto Celleghin di Colfrancui, e poi con i Folk Fiction, duo opitergino di musica da ballo popolare. Il festival possiede la certificazione di Eco-evento rilasciata da Savno Servizi.

L’Azione, domenica 29 giugno 2014

Festival del Bene Comune 2013

Questo sabato torna il Festival del Bene Comune. L’iniziativa, organizzata dai Giovani per Oderzo, è alla sua seconda edizione e si terrà, anche questa volta, al parco antistante le piscine di Oderzo nel pomeriggio dell’8 giugno.
Il “bene comune”, in molte delle sue sfaccettature, è il filo conduttore delle iniziative legate a questa giornata di musica, eventi, informazioni ed apprendimento che coinvolge, oltre all’associazione organizzatrice, anche varie realtà di volontariato dell’opitergino. Il programma, in aggiornamento costante, prevede a partire dalle 14.30 l’incontro del Gruppo Lettura Giovani alle prese con Nel segno della pecora di Haruki Murakami, aperto sia a chi conosce questo testo sia a chi vuole scoprire come funziona un gruppo di lettura. Seguono le letture da “Fabrica e altre poesie” a cura del poeta mottense Fabio Franzin (ore 15.30), l’esibizione di danza a cura di Doublemind Dance School alle 16 e alle 16.45 la premiazione del concorso abbinato al festival. La giornata termina con quattro concerti: gli Accastorta (Folk’n’roll band) si esibiranno alle 17, seguiti da una dimostrazione/introduzione ai balli popolari alle 18.30 con concerto finale dei Folk Fiction. Alle 20.30 salirà sul palco il Kem Acoustic Trio, i quali apriranno il concerto dei Radiofiera alle ore 21. Durante tutta la giornata sarà allestito un chiosco e lo scambio libri gratuito dei Giovani per Oderzo, e saranno presenti le bancarelle del Gruppo di Acquisto Solidale, della Bottega del Mondo, di Piazza del Baratto e Kantiere Misto, e ancora di Lega Ambiente, Emergency, ISTRESCO, Salviamo il Paesaggio e Qui Piave Libera. Tutte le info su www.giovaniperoderzo.it

L’Azione, domenica 9 giugno 2013

Paola De Pin: a Roma per cambiare

In principio fu Tommaso Tonello, senatore della prima legislatura. Poi Giuseppe Covre, nativo di Santa Maria del Palù e quindi con un piede a Fontanelle. Ed ora Paola De Pin, 46 anni di Lutrano, è il terzo cittadino di Fontanelle ad entrare in parlamento, come senatrice del Movimento 5 Stelle. Mamma ed imprenditrice, è proprietaria di un negozio che fornisce servizi e materiali per la stampa, e in particolare di rigenerazione di cartucce per stampanti.
E’ insolito vedere una persona passare dalla gestione di un piccolo negozio ad un posto in parlamento. Visto che il resto della famiglia rimane a casa, come pensa di riuscire a conciliare ora lavoro, famiglia e Senato?
Diventa difficile, l’ho detto fin dall’inizio. Cederò l’attività, e la famiglia rimarrò qui fino al termine della scuola. Poi si vedrà, vedendo anche quali saranno le prospettive di questo governo, che visto i presupposti non potrebbe avere vita lunga.
Secondo lei, qual è la tipologia di persone che ha votato per il Movimento qui nel trevigiano?
Il Movimento è trasversale, e ha raccolto preferenze a destra, sinistra e centro. Noi pensiamo che per cambiare bisogna uscire da queste definizioni superate.
Sicuramente ora ci sarà chi le rinfaccerà la sua mancanza di esperienza a livello amministrativo.
Certo. Ma non ho visto grandi risultati da parte di politici che sono a Roma da trent’anni: la situazione è tragica e chi l’esperienza ce l’ha non ha migliorato la situazione: stiamo perdendo punti in tutti i settori: industria, scuola, sanità, giustizia… Ma chi meglio di una persona che ha il contatto con la realtà può amministrare la cosa pubblica? Sono laureata in scienze politiche e all’Università queste cose te le insegnano. Il Movimento propone una politica che parte dal basso, visto che c’è chi è partito dall’alto e ha combinato solo disastri. Per fare politica occorrono sani principi, onestà, e un programma da mandare avanti.
Vista la situazione di stallo che si profila al Senato, cosa ritieni che possa accadere? Il M5S può diventare l’ago della bilancia: come faresti pesare i tanti voti guadagnati per sbloccare la situazione?
Stiamo alla finestra, per ora. Non ci alleiamo con nessuno. L’ipotesi è riprodurre il modello Sicilia, ovvero approvare e portare avanti le buone proposte della maggioranza. Bisogna trarre il meglio da questa situazione.
Una volta che si sarà chiarita la situazione, quali sono le primissime mosse che intendete fare a Roma?
Intanto rinunceremo ai rimborsi elettorali e ci taglieremo lo stipendio del 70%, facendo risparmiare moltissimo allo Stato. Io darei la precedenza alla nuova legge elettorale: i candidati devono essere scelti dai cittadini, non calati dall’alto. Conosciuti, scelti e poi controllati direttamente: questa è la prima rivoluzione da compiere.
Il M5S ha promesso di portare trasparenza in parlamento. Che canali pensa di utilizzare per permettere ai cittadini del suo collegio di comunicare con te e viceversa?
Intanto ribadisco che non sono sola ma sono la portavoce del gruppo, e dovrò portare avanti le nostre proposte. Useremo i social network e apriremo un sito in cui quasi quotidianamente relazioneremo su cosa facciamo.
Il Movimento che risposte intende dare per ai problemi che affliggono il nostro territorio? Penso in particolare alla crisi che sta colpendo la piccola imprenditoria ma anche alla cementificazione e il dissesto idrogeologico.
Parlando con la gente vedo che il problema più sentito è il lavoro. Penso alle partite IVA e ai piccoli artigiani in difficoltà: una soluzione per loro potrebbe essere il microcredito e le agevolazioni alle piccole imprese. Chiaramente non pensiamo di cambiare l’economia italiana da oggi a domani, ci sono molti fattori da considerare, tra cui le varie imposizioni che ci arrivano dall’Unione Europea. E poi basta cementificazione: riqualificare le case vecchie, ridurre gli spreghi di energia, ridurre il dissesto idrogeologico creando così anche posti di lavoro.
Lei è anche mamma: quali sono le politiche che vorrebbe attuare il Movimento per sostenere la famiglia?
Questo è un punto che sento tanto. Tutti hanno il diritto a farsi una famiglia e i giovani sono particolarmente svantaggiati da questo punto di vista. Quanto sta succedendo è un’offesa gravissima ad un’intera generazione. I giovani chiedono solo di poter lavorare ma lavoro non se ne trova, altro che “choosy”, come disse la Fornero. Per sostenere la famiglia noi proponiamo il reddito di cittadinanza ma anche di ripensare le politiche per le donne che vogliono lavorare ed avere figli.
E’ vero che non volete essere chiamati onorevoli?
Chiaramente nelle sedi istituzionali rispetteremo il protocollo, ma a Fontanelle, Oderzo, Treviso io sarò sempre Paola.

da L’Azione, domenica 3 marzo 2013

Un albero per ogni nato. Dove sta la novità?

E così, tra un Papa che si dimette, un Mengoni che vince e una campagna elettorale che perde (colpi), succede anche che il Senato uscente approvi una legge che obbliga le amministrazioni comunali a piantare un albero per ogni bambino nato.

Che bello, no?

Eppure io quanto ho sentito questa notizia non ho potuto fare altro che ricordare che una storia del genere l’avevo già sentita quand’ero piccolino. E sono quasi certo che nel Comune dove risiedevo all’epoca furono effettivamente piantati degli alberi per rispettare questa legge.

Sì sa che gli italiani hanno la memoria corta, ed anch’io per evitare di aver preso un abbaglio ho fatto una ricerchina su Google scoprendo che effettivamente a gennaio 1992 l’allora governo Andreotti promulgò una legge che, appunto, obbligava le amministrazioni comunali a piantare un albero per ogni nato e addirittura a registrare nel certificato di nascita di ogni bambino il luogo in cui si trovava il corrispettivo albero.

Ma allora, la legge nuova a cosa serve?

All’articolo 2 dice, testualmente, “Al fine di assicurare l’effettivo rispetto dell’obbligo, per il comune di residenza, di porre a dimora un albero per ogni neonato, alla legge 29 gennaio 1992 sono apportate le seguenti modificazioni”.

Detto in altre parole, la legge nuova serve a far rispettare quella vecchia, cosa che evidentemente fino ad ora è stata fatta sono da poche amministrazioni virtuose. Molto italiano, no?
In fondo pure il mio sindaco, da me interrogato sulla questione durante un incontro pubblico qualche anno fa, dimostrò di non essere a conoscenza dell’esistenza di questa legge. Ma non lo si può certo biasimare per questo, visto che probabilmente la maggioranza dei sindaci italiani non la conoscono, o non la conoscevano fino a pochi giorni fa.

Ma in cosa consistono le modifiche alla legge del 1992? Da una parte obbliga i Comuni a piantare un albero non solo per ogni bambino nato ma anche per ogni bambino adottato. Tutto questo però non entro dodici mesi ma entro sei, i quali però possono diventare di più in caso di “avversità stagionali o per gravi ragioni di ordine tecnico”. Visto che nel calderone delle “gravi ragioni” ci si potrà infilare di tutto, è come dire che i sei mesi diventeranno nella maggior parte dei casi ancora dodici se non di più, e che quest’ultima modifica è solo un’inutile complicanza, che oltretutto potrà essere usata da qualcuno come scusa per ritardare a oltranza le piantumazioni.
L’altra modifica sostanziale riguarda il fatto che d’ora in poi non saranno più tutti i Comuni obbligati ad effettuare queste piantumazioni, ma solo quelli con più di quindicimila abitanti.

Tirando le somme: il Governo fa una legge, non la rispetta quasi nessuno, dunque il Governo “ammorbidisce” la legge.

Come ecologisti quindi non c’è molto da esultare, perché siamo di fronte ad un passo indietro compiuto per salvare una legge che di fatto ha fallito nel suo intento.

Il Monticano: come si distrugge un fiume

Video streaming by UstreamÈ stato piuttosto sconfortante l’intervento di Michele Zanetti durante il dibattito sul progetto Giramonticano. “La mia qualifica è penalizzante – ha esordito – perché sono un naturalista e vedo nell’ambiente cose che voi non vedete. E a queste cose dò un’importanza che voi e gli amministratori non riuscite ad attribuire”.
“Il Monticano è uno dei fiumi più degradati che io conosca – ha affermato – Le sue sponde sono massicciate con sassi di dolomia, e le sue acque inquinate da rifiuti solidi urbani che sono l’emblema della nostra civiltà: in cinquant’anni siamo riusciti a compromettere la regione più ricca di ambiente di paesaggio, la sintesi degli ambienti riscontrabili in Europa dall’artico al Mediterraneo”. Flora e fauna non stanno di certo meglio: “Lungo le sponde del fiume crescono lunghe siepi di piante nordamericane infestanti che si alternano alle ortiche, le quali nascono in presenza di escrementi. Come faccio a parlare bene di un ambiente simile?” Pure i cigni, aggiunge Zanetti, per quanto belli sono elementi estranei all’ambiente. E dopo questa premessa è andato al dunque: “Ora si vorrebbe fare il Giramonticano seguendo esperienze simili realizzate presso altri fiumi veneti, che però non hanno tenuto minimamente conto della valenza naturalistica degli argini. Perché gli argini sono gli ultimi prati della nostra pianura”. Gli ultimi, quindi, che permettono alle greggi di transumare dal Trentino a Caorle e a presentare la biodiversità tipica dei prati, ormai cancellata ovunque. “Non si stanno estinguendo le farfalle, come sostiene qualcuno – aggiunge – ma i prati”.
Egli si è dimostrato scettico anche sulla valenza turistica del progetto: “Cosa dovremo mostrare ai turisti? Il degrado che siamo riusciti a produrre, anche dal punto di vista estetico?” Zanetti, provocatoriamente ma non troppo, ci porterebbe i bambini: “Se io dovessi portare una scolaresca ad imparare come si distrugge un fiume, la porterei sul Monticano”. Nel suo discorso non ha ovviamente dimenticato quella che è la funzione principale degli argini, ovvero la difesa dalle piene, così frequenti specie negli ultimi anni, soprattutto nel basso Livenza, dove il fiume scorre “pensile”, ovvero più alto dei terreni circostanti. La sua contrarietà a pavimentarne la sommità è totale: “Gli argini sono fatti per i pedoni, per camminare sull’erba”, ribadisce, pensando soprattutto agli anni della sua infanzia. Zanetti, a sorpresa, ne fa pure un discorso di identità: “L’identità veneta è il nostro ambiente, non le nostre lingue: l’ambiente che in passato abbiamo saputo governare e che era tra i più ammirati d’Europa, e che oggi bruciamo al ritmo di dodici ettari al giorno, e non per rimboschire o fare agricoltura di qualità, ma per realizzare rotonde, outlet e capannoni”.
“Compromettere l’integrità di un argine, così come tombinare un fosso, per realizzare una pista – ha concluso – significa non aver compreso nulla sull’importanza di queste infrastrutture minori”.

Da L’Azione, domenica 27 gennaio 2013

Sopra: la registrazione integrale della serata, per la quale si ringrazia l’associaizone Kantiere Misto di San Polo di Piave (TV)