Recensione di “Favole alla radio” di Simona D’Amico

Non lasciatevi ingannare dalla copertina, perché Favole alla radio non è un libro per bambini. Definirlo così sarebbe riduttivo se non addirittura errato.
Si tratta di una raccolta di storie particolare, così come particolare è la storia dell’autrice, Simona D’Amico, coneglianese nata nel 1974 ad Aviano: una storia che inizia nientemeno che con uno di quei corsi di scrittura che si vendono a puntate in edicola, e che prosegue con la vittoria di un concorso per scrittori con uno degli scritti contenuti in questa antologia, pubblicata dopo tre anni di attesa da una casa editrice bolognese.
Le storie di Simona, si può ben dire, sono sospese tra passato e presente, poiché in esse elementi della tradizione letteraria si incontrano con personaggi veri o immaginari del mondo d’oggi, tra cui l’alter ego della stessa autrice, in uno scenario contemporaneo. Ecco quindi prendere parola la penna o le vecchie batterie del telecomando, Eco e Narciso, Roberto Giacobbo e gli elementi della tavola periodica, Capitan Pugno di Piombo o i classici personaggi del circo, Tonio Elettronio o il Pifferaio Magico, Biancaneve, Cenerentola, Il Principe Detective, l’Ofelia shakespeariana in versione “Cyber” e chi più ne ha più ne metta. Un bazar di personaggi che a volte ricorda certi racconti di Stefano Benni, inseriti in storie variegate e fantasiose, a tratti pure criptiche al punto che necessiteranno sicuramente di una rilettura. Perché in fondo, citando l’autrice, “le favole sono vere, ma bisogna essere intelligenti per capirlo”.
La D’Amico, oltre che fantasiosa, si dimostra anche versatile, cimentandosi tra le righe con vari generi tra cui lo storyboard, il canovaccio teatrale, il monologo, il testo musicale, lo slogan pubblicitario; il risultato è che questi testi spesso faticano a contenersi nelle limitazioni della lingua scritta, e si presterebbero meglio all’ascolto piuttosto che alla lettura: a tal proposito è solo questione di tempo la pubblicazione di quest’opera in formato audiobook.
Da segnalare anche la traduzione in inglese di tre storie, realizzate dall’autrice stessa, e le illustrazioni di Stefano Mazzanti Chiesi.

Simona D’Amico
Favole alla radio
Giraldi editore
178 pagine, 17 euro

da L’Azione, domenica 26 dicembre 2010

Le Luci della Centrale Elettrica

E dopo aver chiesto a Wordle di mettere a confronto George Orwell e Aldous Huxley, proviamo a fare la stessa operazione con i testi dei due album di Vasco Brondi, alias Le Luci della Centrale Elettrica.

Canzoni da spiaggia deturpata (2008)


Per ora la chiameremo felicità (2010)

Lascio ogni considerazione al lettore!

Natale 2010

Quelli che vanno in centro a Oderzo la mattina del 24 dicembre e si trovano davanti un chilometro di fila di automobili alla faccia della crisi.

Quelli che mancano ancora poche ore a Natale e quindi in centro scatta la caccia all’ultimo regalo.

Quelli che sono di fretta, devo ancora comprare il regalo alla mia ragazza.

Quelli che un italiano su cinque quest’anno andrà in vacanza a Natale alla faccia della crisi.

Quelli che gli italiani in vacanza in questo Natale saranno 4 milioni e mezzo complice il maltempo.

Quelli che la sera della vigilia mangiano di magro.

Quelli che la sera della viglia seguono Babbo Natale. Al Norad.

Quelli che a Natale regalano l’Ipod da 50 Gb a tutti i deputati del nostro gruppo parlamentare a spese del partito alla faccia della crisi.

Quelli che a Natale preferiscono il pacco bomba.

Quelli che a Natale preferiscono la riforma.

Quelli che a Natale siamo tutti più buoni.

Quelli che quest’anno non facciamo il presepio e la recita di Natale a scuola, perché dà fastidio ai musulmani.

Quelli che a Natale hanno Sky. E quindi, niente Grande Fratello 24 ore su 24.

Quelli che lo special di Natale dei Flinstones e dei Jetsons.

Quelli che passano in carcere il terzo Natale consecutivo, e hanno la faccia pulita e suonano la chitarra nel coro delle detenute e speriamo che possa uscire presto, così può tornare a vivere la propria vita insieme col fidanzatino italiano.

Quelli che Last Christmas I gave you my heart but the very next day you gave it away.

Quelli che invece So this is Christmas and what have you done.

Quelli che sarà un Natale in tono minore.

Quelli che sanno già che il 2011 sarà un anno speciale per i nati sotto il segno della Bilancia.

Quelli che a Natale Ratzinger potrebbe vendere l’anello d’oro, le scarpe d’oro, il vestito d’oro, la chiesa d’oro e darlo ai bambini del Poverinegristan.

Quelli che a Natale però non dobbiamo dimenticarci dei nostri piccoli amici animali.

Quelli che Buone Feste a tutti.

Quelli che l’albero e le luci, e l’atmosfera del Natale c’è tutta.

Quelli che a Natale vanno a vedere il cinepanettone, ma Aldo Giovanni e Giacomo seguono a breve distanza.

Quelli che quest’anno sarà gettonatissimo il regalo hi tech.

.

Quelli che a Natale si preoccupano di tutto tranne che del festeggiato.

Gesù è venuto anche per loro.

Buon Natale a tutti.

Enzo, 1927-2010

E’ quasi Natale, e io sono in tema di necrologi (vedi post precedente).

La prima cosa mi è tornata alla mente quando ho saputo della morte di Enzo Bearzot è stata le immagini del trionfo mondiale in Spagna dell’11 luglio 1982. Scontata. Scontatissima.

La seconda cosa che mi è venuta in mente, di certo meno scontata, è che il “vecio” era uno dei personaggi citati nella canzone Nuntereggaepiù di Rino Gaetano.

Non ho potuto fare a meno di notare, ancora una volta, che c’è ancora qualcuno tra i personaggi citati in quel pezzo che, a distanza di TRENTADUE anni, ancora infesta la nostra televisione e i nostri giornali. Alla faccia del cambiamento generazionale.

Senza contare che, se questo qualcuno è ancoro vivo, di certo nel 1978 non era neanche poi così vecchio.

Pensateci.

Certo, il nostro friulanaccio con la pipa non era certo tra questi: da tempo si era ritirato a vita privata. Forse perché capiva che la gente è meglio che ti ricordi mentre stringi una Coppa del Mondo o delle carte da scopa seduto di fianco al presidente Pertini, piuttosto che come (ipotesi) come un vecchio rimbambito che non ha più niente da dire, ma con un glorioso passato, ospite di un qualche salotto televisivo.

Se ci fosse qualche giornalista, qualche scienziato, qualche politico, qualche presentatore televisivo, qualche scrittore, qualche cantante, qualche sportivo in più a ragionare così, di sicuro il nostro Paese sarebbe (almeno un po’) migliore.

Recensione di “Medium Urbis”

“Medium urbis: duemila anni di storia in riva alla Piave” rappresenta la terza pubblicazione per il ventiseienne Simone Menegaldo. Se giusto un anno fa esordiva con una corposa raccolta di interviste ai reduci di guerra residenti nel suo Comune di residenza, ora invece ripercorre la storia della zona in cui vive, il cosiddetto Madorbo, una particolare area geografica ai margini del comprensorio opitergino-mottense che ha dato il nome ad una località di Cimadolmo. Un toponimo dal significato incerto, forse una deformazione dell’espressione popolare “mal orbo” a ricordo delle pestilenze che nei secoli scorsi misero in ginocchio le popolazioni di questa zona, oppure una derivazione dal latino “medium urbis”, dovuta ala posizione geografica della stessa, “a metà strada” tra le città romane di Oderzo e Treviso. Non a caso qui si trova Stabiuzzo, il secondo centro più antico documentato nella zona dopo Oderzo; sempre qui per almeno due millenni ha funzionato un attracco per le barche che facevano la spola da una riva all’altra del Piave (o meglio, della Piave), collegando in questo modo i due tratti dell’antica strada consolare Postumia: antichissimi resti lignei delle banchine sono stati scoperti per caso di recente.
Menegaldo inizia la sua trattazione in epoca paleoveneta per terminare quasi ai nostri giorni, con la competenza di chi, nonostante la giovane età, vanta già un curriculum di rispetto, e con uno stile che invoglia alla lettura, grazie anche alla praticità dell’edizione. Egli alterna parti dal taglio annalistico ad ampie divagazioni sul contesto storico dei fatti narrati, riguardanti soprattutto la vicina Oderzo; non mancano le testimonianze orali degli ultimi barcaioli del paese ed un saggio della dott.ssa Serena Zanetto riguardanti i possedimenti in loco dell’Abbazia di Follina.
Una nota stonata è di certo il prezzo del volume, non propriamente popolare vista la tipologia di pubblicazione. E’ disponibile anche un’edizione oro a tiratura limitata, che si può acquistare rivolgendosi alla Orma SAS di Torino, agenzia che cura gli interessi editoriali dell’autore.

Simone Menegaldo
Medium Urbis: duemila anni di storia in riva alla Piave
Sismondi Editore
288 pagine, 30 euro

Versione integrale della recensione pubblicata ne L’Azione – domenica 12 dicembre 2010

Recensione de “L’agro centuriato cenedese”

Nel 49 avanti Cristo, Cesare conferiva la cittadinanza romana agli abitanti di Oderzo, ampliando il territorio della città di trecento centurie, ovvero appezzamenti di terreno quadrati di circa 710 metri di lato, divisi da strade rettilinee e perpendicolari tra di loro (i cardi e i decumani). Fu a quell’epoca che l’area di Ceneda venne centuriata in questo modo, o lo era già in precedenza? E dove si trovavano questi cardi e decumani? Se sulla prima domanda si possono solo fare congetture, alla seconda domanda hanno tentato di rispondere già in molti. A questi ora si aggiungono Sergio De Nardi e Giovanni Tomasi con “L’agro centuriato cenedese”, studio fresco di pubblicazione che si basa non solo su ipotesi, ma anche su oggettivi riscontri nel territorio. Fondamentale a proposito è stata l’analisi dei catasti ottocenteschi e le foto aeree degli anni ’50 della zona, documenti realizzati quindi prima che il boom edilizio del dopoguerra saturasse il territorio. A queste si sono aggiunte un attento studio sulla toponomastica locale e i recenti ritrovamenti archeologici di piazza Meschio.

Il taglio dell’opera è divulgativo, ma senza per questo rinunciare alla scientificità. Ai testi  è corredato un’esauriente apparato fotografico a colori, e un atlante di diciassette tavole molto utile alla comprensione specie per chi non conosce la zona in questione: questa viene illustrata nelle varie fasi storiche che l’hanno attraversata, da quella precedente all’arrivo dei romani a quella successiva all’abbandono della centuriazione, nel medioevo inoltrato.

Sergio De Nardi – Giovanni Tomasi
L’agro centuriato cenedese:studi e ricerche
De Bastiani Editore, Vittorio Veneto 2010
96 pagine – euro 15

Versione integrale della recensione pubblicata ne L’Azione – domenica 12 dicembre 2010