Alessandra Drusian prova Sanremo

La cantante frattense Alessandra Drusian, voce dei Jalisse, ha ufficialmente proposto al direttore artistico del Festival di Sanremo la propria candidatura come solista per l’edizione 2011. L’annuncio è stato dato a inizio settimana dalla Tregatti Edizioni Musicali, etichetta indipendente di proprietà del marito Fabio Ricci, insieme al quale vinse la manifestazione canora ormai tredici anni fa orsono.
Da cinque anni i due sono promotori del progetto “Crescere insieme”, che si propone di sensibilizzare le nuove generazioni sui temi della pace e della solidarietà attraverso la musica, con il coinvolgimento di artisti del territorio. Il progetto nel 2010 ha fatto tappa a L’Aquila, coinvolgendo artisti come Goran Kuzminac e gli alunni di tredici istituti della zona: da uno di questi è uscito il testo di un brano che ora la Drusian cercherà di portare a febbraio sul palco dell’Ariston. «Voglio dare la possibilità agli alunni di comunicare al mondo i loro sogni e i loro desideri e far vedere e sentire al pubblico quanto siano sensibili e creativi i nostri ragazzi – scrive. – Gli artisti possono affiancare i ragazzi e con loro creare musica con messaggi di alta intensità come ha dimostrato il nostro progetto».
Alessandra quindi tenta il ritorno in Liguria senza l’ingombro del marchio Jalisse: nello scorso decennio il duo ha provato più volte a tornare a Sanremo, pure con un pezzo scritto da Rita Levi Montalcini, ma ne sono sempre stati esclusi per motivi tutt’altro che artistici, a detta dei diretti interessati. A loro sostegno arrivò alcuni mesi fa l’ultimo libro del noto giornalista Gigi Vesigna che ha rilanciato l’ipotesi, mai smentita, secondo la quale i Jalisse non vinsero l’Eurofestival 1997 a causa delle pressioni della RAI alla giuria. Infatti, in caso di vittoria del duo, la TV italiana avrebbe dovuto organizzare l’edizione 1998: l’operazione era ritenuta commercialmente svantaggiosa, visto lo scarso interesse nel Bel Paese per questa manifestazione canora che invece, nel resto d’Europa, ha ascolti altissimi.
L’Azione, domenica 26 settembre 2010

Padre nostro

Stasera vado a Treviso a sentire i Teatro degli Orrori.

Un amico, cercando notizie su internet riguardo al concerto, le trova ma riguardo una precedente esibizione nella Marca del gruppo veneziano. Due giorni prima di questa esibizione, due politici nostrani tuonarono contro il gruppo, reo di aver scritto una canzone, dal titolo “Padre Nostro” che, a loro dire, sarebbe offensiva verso i credenti. E mo’ leggiamo il testo:

Padre nostro
che sei nei cieli
tu sia benedetto, venga il tuo regno
sia fatta la tua volontà
come in cielo, così in terra
dacci oggi il nostro pane quotidiano
rimetti a noi i nostri debiti
così come noi li rimettiamo ai debitori
non mi indurre in tentazione
ma liberami dal male
liberami dal male
dal male
dal male e dalla malinconia
Liberami
dal malaugurio
dai maldicenti
dagli ipocriti
dagli ignoranti
da questa congerie magari di uomini abbienti e miseri
il prossimo il remoto il passato il futuro
non sono più niente
non soltanto i terremoti
ma le guerre e le ingiustizie
il languore della fame. Come se fosse giusto
come se niente fosse. E i dispersi in mare
e gli innocenti in galera e la fatica
il dolore e ancora la fame
come se niente fosse
come se fosse giusto
non soltanto Dio non governa il mondo
ma neppure io posso farci niente
se non fosse così, sarebbe terribile
non soltanto Dio non governa il mondo
ma neppure io posso farci niente
non è compito mio, ci penserà qualcun’ altro
Padre nostro, che sei nei cieli, venga il tuo regno
sia fatta la tua volontà
come in cielo, così in terra
la fuoriserie ed il guard rail
abbreviano l’attesa in un baleno
mi ricordano la vita finisce per tutti
per i belli e per i brutti
non c’è niente da fare. Se soltanto le pietre
potessero parlare: griderebbero vendetta
padre nostro. non perdonarli mai
sapevano e sanno benissimo
quello che fanno: dicono sia legale
non soltanto Dio non governa il mondo
ma neppure io posso farci niente
se non fosse così, sarebbe terribile
non soltanto Dio non governa il mondo
ma neppure io posso farci niente
non è compito mio, ci penserà qualcun’altro

L’ho letto. Poi l’ho riletto ancora. Poi l’ho riletto ancora una volta. Ho provato a cercarci doppi sensi sconci, affermazi0ni blasfeme, attacchi al Papa, bestemmie ed ogni genere di zozzeria ma, nonostante lo sforzo, ancora non riesco a capire dove stia il problema. Perchè sarebbe offensiva? Qualcuno me lo può gentilmente scrivere in un commento?

Ma andiamo a vedere chi sono i due Paladini della Cristianità che hanno criticato il pezzo.

Il primo si chiama Piergiorgio Stiffoni, senatore nato nel 1948 a Motta di Livenza. A proposito del gruppo rock in questione disse:

“Braccia rubate all’agricoltura. Sarebbe meglio se quella gente andasse a lavorare nei campi. Se stiamo qui a parlare di simili ciofeche vuol proprio dire che siamo caduti molto in basso. Sarebbe il caso di iniziare a riprendere in mano la buona musica, non quella di questi rocchettari. Una cosa è certa: un concerto del genere non verrà mai sponsorizzato da nessuna nostra amministrazione”.

Riporto quindi una sua dichiarazione del 2003:

“L’immigrato non è mio fratello, ha un colore della pelle diverso (…) Peccato che il forno crematorio di Santa Bona, a Treviso, per loro non sia ancora pronto”.

Mhm. Interessante. Forse è ora di riprendere in mano la nostra definizione della parola “offensivo”.

Ancora, 2009:

“Se un extraterrestre scendesse sulla terra  e mi chiedesse qual e’ la specializzazione dei rumeni, gli risponderei: lo stupro”.

Toh! Ma una volta non erano gli albanesi, gli stupratori? Questo il commento del consigliere regionale Federico Caner:

“Indipendentemente che uno sia credente o meno, bisognerebbe avere rispetto del sentimento religioso. Spero che tutto questo susciti una reazione non solo dal mondo cattolico, ma anche in chi cattolico non è. Un po’ come è accaduto con le famose vignette contro l’Islam di qualche anno fa: insorsero non solo i musulmani, ma anche tutti gli altri. Qui è la stessa cosa. Non bisogna essere integralisti, ma avere un minimo di buon gusto”.

No, non si tratta di una risposta alle affermazioni di Stiffoni summenzionate, ma una richiesta ai Teatro degli Orrori di non suonare il pezzo incriminato. In questo caso, di discutibile c’è solo il fatto che da un politico che ha meno di quarant’anni, ci si aspetterebbe francamente un’altro tipo di mentalità.

Caner non era ancora nato quando, nel 1967, i Nomadi lanciarono Dio è morto di Francesco Guccini. E sembra proprio di essere tornati indietro a 43 anni fa, quando la democristiana RAI censurava il pezzo, considerato blasfemo, mentre invece Radio Vaticana lo mandava in onda senza problemi. Il pezzo era così blasfemo che ebbe il plauso pure di papa Paolo VI.

Ah, a proposito di “rispetto del sentimento religioso”:

Non credo serva aggiungere altro.

In radio: O.R.O. – Padre nostro (brano paraculo e ruffianissimo che scambia il Figlio con il Padre ed è pieno di luoghi comuni su Dio, ma questo è un capolavoro mentre il pezzo dei Teatro degli Orrori è blasfemo.)