First Lady

Barack e Michelle Obama stanno rincasando dopo una ricevimento di gala.

Barack: “Chi era quell’uomo con cui hai parlato mezz’ora?”

Michelle: “E’ stato il mio primo fidanzatino al liceo, oggi è un famoso dentista di Chicago”

Barack: “Pensa un po’, se avessi sposato lui oggi saresti la moglie di un famoso dentista di Chicago”

Michelle: “No, se avessi sposato lui oggi sarei la moglie del presidente degli Stati Uniti”.

Qui sopra: l’immagine più condivisa nella storia di Facebook e Twitter

Showbiz

http://www.youtube.com/v/ispoFdWRXro&hl=it&fs=1&rel=0
Ecco i Muse, gruppo alternativo inglese, che dieci giorni fa pubblica il suo quinto album.
Ecco il sottoscritto, che si ascolta l’album in anteprima su Radio Deejay rimanendo piuttosto deluso.
Ecco ancora il sottoscritto, che domenica pomeriggio in un attimo di debolezza accende la tv e scopre che a Quelli che il calcio stanno suonando i Muse per promuovere il loro ultimo disco che lo ha lasciato piuttosto deluso. Che tristezza.
(E anche Quelli che il calcio, poi. Chi l’avrebbe mai detto che un giorno avrei rimpianto Fazio?)
Ecco il cantante che sta suonando la batteria. Eclettico. Ma guarda come la suona. Idiota. Ma in fondo il playback è un regno dove tutto è permesso.
Ecco che termina la canzone, e il cantante che suona la batteria che se ne va col tastierista.
Ecco la Ventura che si ferma dal batterista che sembrava il cantante e lo intervista. Ma che sta succedendo?
Ecco la Ventura che gli dice “Parlate molto di Apocalisse (…) Il vostro disco è uscito l’11 settembre, non credo sia un caso” ed ecco l’altro che gli risponde “Sì, lo è”. Che tristezza.
Ecco il sottoscritto che va su Youtube a rivedere l’esibizione e sente la Ventura definire i Muse “Il gruppo più eclettico, innovativo e coraggioso della musica inglese”. Cosa?
Ecco il sottoscritto che gira sul web e scopre che i Muse si sono inventati tutta questa messinscena per protestare contro l’obbligo di cantare il playback.
Ecco la Ventura (la quale, faccio notare, è giudice in un programma musicale) e tutta la produzione del programma che ci sono cascati come delle pere cotte.
Ecco i Muse che mi riguadagnano qualche punto dopo il loro ultimo disco che lo ha lasciato piuttosto deluso.
Ecco il sottoscritto che pensa a quanto in basso stia cadendo la nostra televisione.
Che tristezza.

 

In radio: Muse – Showbiz (1999)

Aggiornamento. Non posso non riportare un altro paio di flati usciti dalla bocca della conduttrice:
* “Very internascionaaaal!”
* “E’ più bella la casa del drummer o di George Clooney?”

Il cerchio dei Luxuriosi

“La storia fatta con le barzellette”: così ieri in prima pagina di Liberazione a proposito del caso Gramsci.
Liberazione è il quotidiano di Rifondazione Comunista. Allo stesso partito appartiene l’onorevole Vladimir Luxuria, il quale quest’estate fu aspramente criticato, aggiungo io giustamente, dalla direzione del partito per aver deciso di partecipare al reality-show L’isola dei Famosi.

Ed ora invece Liberazione grida vittoria: finalmente la sinistra vince. “Vladimir come Obama? E’ un po’ esagerato, ma fatecelo dire. Con il primo presidente afroamericano che va alla Casa Bianca si rompe il pregiudizio che per più di un secolo ha tenuto un popolo lontano dalla più importante istituzione americana, con Vladimir all’Isola si rompe il tabù dell’eterosessualità a tutti i costi”. Queste le parole del direttore Piero Sansonetti, un quasi sosia di Guccini anticastrista senza la tessera del partito che lo paga, il quale ieri sera aveva ribadito il concetto in modo ancora più trionfalistico ai microfoni del TG5.

L’Obama di casa nostra non è quindi né Veltroni né tantomeno Berlusconi: è Vladimir Luxuria.

La storia fatta con le barzellette.