Paolo De Coppi

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Paolo De Coppi (Conegliano, 24 gennaio 1972) è uno scienziato italiano.

La giovinezza e i primi studi

Cresciuto a Santa Lucia di Piave, piccolo centro della provincia di Treviso, consegue la maturità scientifica nel 1991 a Conegliano, quindi nel 1997 si laurea in Medicina e Chirurgia all’Università degli studi di Padova con 110 e lode con una tesi dal titolo "Modello di gastroschisi nel coniglio: studio delle modificazioni istologiche dell’intestino". Si iscrive alla Scuola di chirurgia pediatrica dell’Università conseguendo quindi la specializzazione.

Svolge diversi studi all’estero: tra ottobre 1998 e marzo 1999 è ad Amsterdam dove svolge un progetto di ricerca riguardante l’epatoblastoma. Quindi, tra giugno 2000 e febbraio 2002 è a Boston, negli Stati Uniti, presso il "Laboratory for Tissue Engineering and Cellular Therapeutics" del Children’s Hospital (Università di Harvard) diretto dal dottor Anthony Atala. Durante questo intenso periodo ha modo di approfondire le conoscenze riguardanti le estrazioni e le culture cellulari per la Terapia cellulare e l’Ingegneria tissutale; focalizza in particolare i propri interessi verso le cellule staminali, inoltre esegue studi sulle malformazioni al feto cercando di sviluppare alternative alla chirurgia fetale, che può essere pericolosa sia per il bambino che per la madre.

Nel 2003 il Comune di Conegliano gli conferisce il «Premio Civilitas» con questa motivazione: "Giovane e brillante scienziato le cui intuizioni hanno contribuito ad aprire ambiziosi orizzonti nella cura di gravi patologie, donando nuove speranze all’umanità che soffre. Per saper attingere dalla propria professionalità strumenti efficaci al perseguimento di un progresso volto a tutelare l’integrità della persona sia sotto il profilo biologico che etico". In sala è presente tra gli altri anche Rita Levi Montalcini.

In seguito, dopo un periodo di lavoro presso la Clinica pediatrica dell’Università di Padova, si trasferisce a Londra, dove vive attualmente, con moglie e figlie al seguito, diventando primario chirurgo e di ricercatore dell’ospedale pediatrico più famoso d’Europa, il Great Ormond Street.

La scoperta di cellule staminali nel liquido amniotico

Fin dagli inizi della sua carriera lo scienziato veneto, cattolico praticante, si adopera per cercare una via di uscita alle gravose questioni etiche riguardanti la ricerca sulle cellule staminali, ritenendo immorale l’estrazione di tali cellule da embrioni umani, provocandone così la distruzione. Per questo sceglie di non compiere studi sugli embrioni, ma di tentare altre vie.

Il 7 gennaio 2007, a sette anni dall’inizio dello studio, compiuto insieme ad altri colleghi, De Coppi, Atala e il suo pool annunciano al mondo la scoperta che si possono estrarre cellule staminali anche dal liquido amniotico, pubblicando un articolo sulla rivista Nature Biotechnology.

I due ricercatori affermano di aver isolato per la prima volta nel liquido amniotico cellule staminali con capacità rigenerative pari a quelle dell’embrione, e apparentemente sicure come le staminali adulte, non avendo la tendenza a sviluppare tumori. Le nuove cellule sono facilmente isolabili e raddoppiano in fretta (36 ore), risultano versatili come quelle dell’embrione potendo trasformarsi in cellule adulte muscolari, nervose, ossee, sanguigne, di grasso ed epatiche, la cui funzionalità rigenerativa è stata poi testata con successo in vitro e su animali: trapiantate in topolini lobotomizzati hanno infatti riparato l’area di cervello danneggiata e nel loro fegato hanno iniziato a secernere urea.

La notizia fa subito il giro del mondo, e gli scopritori ricevono subito il plauso di chi vede in questa nuova scoperta il superamento di una parte dei problemi morali riguardanti questo tipo di ricerca.

Il retroscena

La scoperta risaliva in realtà al 2001, quando fu annunciata a vari congressi scientifici. In seguito, dopo ulteriori accertamenti, lo studio fu proposto alla rivista summenzionata per la pubblicazione per ben quattro volte, ottenendo altrettanti rifiuti. L’annuncio della scoperta verrà quindi rimandato, oltre che per i tempi tecnici, anche a causa dell’ostracismo di una parte della comunità scientifica americana, che fa di tutto per rallentare la pubblicazione dei risultati.

Le motivazioni di tale comportamento, secondo De Coppi, erano di carattere prettamente economico: tra i suoi colleghi infatti c’era chi temeva il dirottamento di fondi dalla ricerca sulle staminali derivate dall’embrione verso altri tipi di cellule staminali.

Conseguenze della scoperta

Gli studi sul liquido amniotico gli sono valsi dei riconoscimenti al Congresso urologico americano e al Simposio sulle cellule staminali di Hannover. Ma prima che inizi la sperimentazione sull’uomo bisognerà aspettare cinque anni.

Dopo il can can mediatico seguente all’annuncio della scoperta, De Coppi ha annunciato che concentrerà le sue ricerche anche sulla placenta. Anche qui infatti, a suo dire, ci sono altre probabilità di scoprire, in futuro, nuovi tipi di cellule staminali.

Rosso fuoco

Due di quelle che vengono comunemente definite “le sette arti” trovano vita in “Rosso fuoco”, opera prima autoprodotta di Alessandro Marchetti. Il quasi ventiquattrenne opitergino, venuto alla ribalta qualche mese fa per il suo blog “Oderzo partecipa”, si affaccia nel mondo della letteratura con un racconto noir in cui sono presenti tutti gli elementi tipici del genere: il detective, i bassifondi urbani, la notte, la polizia arrogante, la bisca, i gangster, il boss, la sua pupa… Quest’ultima, una misteriosa donna dai capelli, appunto, rosso fuoco, compare e scompare più volte nella storia, fungendo da catalizzatore di eventi, e contribuendo ad accrescere il lato più misterioso di una trama dove i colpi di scena di certo non mancano.
Un libro nato come sceneggiatura per un ipotetico film, con la caratteristica decisamente inconsueta di avere in allegato un disco da ascoltare durante la lettura come sottofondo musicale. Le sette tracce del CD, realizzate ed eseguite al piano dallo stesso Marchetti, ben rendono l’atmosfera del racconto ispirandosi alla scena musicale jazz afroamericana degli anni ’30-’40 tanto cara all’autore.
La prefazione è di Lanfranco Malaguti, jazzista di fama europea nonché atipico insegnante di matematica alle scuole medie di Fontanelle.
Marchetti dimostra di avere delle buone potenzialità come scrittore: vedremo mai una seconda voce nella sua bibliografia?

Alessandro Marchetti
Rosso fuoco
pp. 120
Autoproduzione, 2006
€ 14

Tutti matti per Melita

 

Ormai è sulla bocca di tutti. Lungo l’asse Treviso-Motta di Livenza non si parla d’altro. Da ieri sera infatti la quasi 21enne Melita Toniolo, di Cavriè di San Biagio di Callalta, è una partecipante del programma che ha fatto rivoltare nella tomba George Orwell così tante volte che ormai lo rilevano anche i sismografi in Indonesia.

Stiamo parlando ovviamente del Grande Fratello, giunto quest’anno all’edizione numero sette. La futura Melita nazionale è entrata nella casa più spiata d’Italia, giusto riconoscimento dopo una lunga gavetta di sacrifici e privazioni.

 

Sarà stata la sua bellezza da ragazza della porta accanto o la sua simpatia a convincere i produttori a sceglierla dopo il provino che lei ovviamente ha fatto come tutti gli altri (mi pare) venticinquemila? Non ha importanza, l’unica cosa che conta è che finalmente le ragazze d’Italia avranno davanti agli occhi un modello positivo, una ragazza tutta d’un pezzo che ha fatto dell’impegno e del sacrificio una filosofia di vita, camminando sul solco tracciato da sant’Elisabetta Gregoraci e da tante altre prima di lei.

Adesso non tiriamo subito le conclusioni, non lasciamoci andare ai soliti luoghi comuni sulle modelle e le ragazze che vogliono lavorare in televisione. Anche il fatto che lei partecipi al programma da non proprio sconosciuta non deve prestarsi a facili malizie. Sì, d’accordo, è fidanzata con un ex tronista di Uomini e donne: e allora?

Ieri sera sentivo parlare due ragazze in corriera: "La conosco dai tempi delle superiori e già allora mia stava in c..o". Brutta bestia, l’invidia.

Invece io già me la vedo, nella casa, a tenere alta la bandiera dell’orgoglio trevigiano (lei che di alzabandiera se ne intende), e, una volta uscita, dare lezioni di buon gusto e semplicità nei ring di Buona Domenica, già me lo immagino lo slogan "Tutti matti per Melita" e altre amenità di questo genere.

Della mia compaesana Elisa Silvestrin, vice Miss Italia 2006, qualcuno di cui non ricordo il nome scrisse: "Bionda come il prosecco, con gli occhi verdi come le acque del Monticano". Di lei cosa diranno nei prossimi giorni? Chi vivrà vedrà. Intanto: forza Melita!

In radio: Fantoni Cesira di Francesco Guccini

Senza parole

"Notte di sangue in Brianza, caccia all’omicida tunisino. Uccide e brucia tre donne e il figlio. L’ assassino era libero per l’indulto.  L’extracomunitario ha precedenti per spaccio e rapina. Il massacro dopo l’ennesima lite
L’indulto gli aveva restituito la libertà poco più di quattro mesi fa. Lui, ieri sera, in un gesto tragico di violenza e follia ha tolto la vita a quattro persone. Una era quello di suo figlio, un’ altra quella della donna che aveva amato."

La Repubblica, 12 dicembre 2006

2006 in musica

Disco dell’anno
Non voglio che Clara – Non voglio che Clara
Non mi sembra che il 2006 appena passato sia stata una grande annata in quanto a dischi. Tra quelli che ho sentito (non molti, a dire la verità) a spiccare è il secondo di questo gruppo bellunese-feltrino, musica leggera di alta classe che richiama temi e sonorità dei cantautori italiani degli anni ’60, primo tra tutti Luigi Tenco. Non è vero che non esistono più i cantautori, è che suonano nei gruppi: Fabio De Min è uno di questi.

Sorprese
Non voglio che Clara – Non voglio che Clara
Caparezza – Habemus Capa

Michele Salvemini, Caparezza per gli amici, Miki Mix per i nemici, riesce (quasi) a fare il salto di qualità lasciandosi alle spalle i ritornelli faciloni del secondo album. Una scelta coraggiosa che proprio per questo ha impedito a questo disco raggiungere il successo che meritava, proprio perchè non adeguatamente supportato da tormentoni. Ma forse è meglio così. Salvemini forse non è il massimo della coerenza, ma tutto questo gli fa guadagnare molti punti.

Conferme
Vinicio Capossela – Ovunque proteggi
A cinque anni di distanza dal grandoso Canzoni a manovella torna uno dei maggiori cantautori italiani dell’ultima generazione. La sua interpretazione di Brucia Troia vestito da Minotauro è stato il clou dell’ultimo mediocre concerto del primo maggio. Avanti così!
Bob Dylan – Modern times
Mr. Robert Zimmermann è una delle icone del secolo passato. cosa dire ancora di un uomo con 47 anni di attività alle spalle? La maggioranza dei suoi coetanei ancora in attività sono stra bolliti. Lui ancora no. Standing ovation.

Video da ricordare
Ok Go – Here it goes again e A million ways
I love you but I’ve choosen darkness – According to plan
Plan B – No good
Menzione speciale anche per The saints are coming degli U2 + Green Day…

Si può dare di più
Muse – Black holes and relevations
Se fosse il disco di esordio di un gruppo si parlerebbe di band dalle grandi potenzialità. Invece è il quarto disco dei Muse, i quali hanno dimostrato in passato di poter fare di meglio. Pro: ormai sono delle star internazionali, ma il loro sound non si è svenduto più di tanto. Contro: persistente tendenza alla ridondanza, malattia che si riconosceva già dal secondo album dei nostri, datato 2001.
Giovanni Allevi – Joy
Spesso e volentieri i musicisti diventano famosi con un album peggiore dei precedenti. E’ capitato anche a questo pianista ricciolone apprezzato in tutto il mondo e del quale ci siamo finalmente accorti anche noi italiani. Un passo indietro rispetto al bellissimo No concept.

Delusioni
Belle & Sebastian – The life pursuit
Il collettivo scozzese che ormai dieci anni fa incise dei bellissimi dischi pop oggi è un (mi pare) quartetto che ha pagato il tributo alla celebrità rendendo i suoi pezzi orecchiabili ma banali e scontati. Peccato.
Mondo Marcio – Solo un uomo
Orami della sua vita sappiamo tutto. Anche perchè parla solo di quello. A 18 anni era un rapper acerbo ma promettentissimo, a 20 è un fenomeno da baraccone che canta con un improbabile accento da ghetto. Ricorda: tu vuo’ fa’ l’americano, ma sei nato in Italì.
Mars Volta – Amputechture
Oh no – Ok go

A parte i due pregevoli (ma già sentiti) singoli con rispettivi meravigliosi video al seguito, nel secondo album di questo gruppo americano ci sono solo brani che vorrebbero essere indie ma che non lo sono, poco originali e a volte pure noiosi.

Ecco infine una lista di album del 2005 da ricordare giunti tardivamente nel mio lettore CD…

1) Sigur Ros – Takk…
2) Antony and the Johnsons – I’m a bird now   
3) Mars Volta – Frances the mute
4) Klimt 1918 – Dopoguerra
5) Giovanni Allevi – No concept
6) dEUS – Pocket Revolution
7) Franz Ferdinand – You could have it so much better