Un anno fa

Oggi è  passato un anno da quando per la prima volta prendevo in mano una copia del mio libro Camino e i da Camino, per poi portarne subito una ventina alla Libreria Opitergina e, lì, vederne venduta una dopo appena cinque minuti…

Visti i tanti riscontri positivi che ho ricevuto e gli inviti a dare un seguito a quest’opera, ho già iniziato da un po’ di tempo a raccogliere materiale per un libro sull’antica Pieve di Oderzo, che se tutto va bene potrebbe verosimilmente uscire nella prima metà del 2012.

(Giusto per capirci, la Pieve di Oderzo era una circoscrizione ecclesiastica che comprendeva Oderzo, Camino, Colfrancui, Fratta, Rustignè, Faè, Piavon, Tempio, Gorgo al Monticano e forse anche Lutrano di Fontanelle.)

Per il resto ho anche intenzione di organizzare qualche altra presentazione: la prossima sarà in biblioteca a Motta di Livenza giovedì 20 gennaio 2011 alle 20.45; introdurrà la serata il dottor Lazzaro Marini.

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Diario shqipetaro

Dal 22 luglio al 5 agosto io e la mia compaesana Laura siamo stati a Scutari, in Albania. In quindici giorni abbiamo visitato almeno di sfuggita quasi tutti i centri significativi del paese, aggiungendo una capatina in Montenegro e una all’isola di Corfù in Grecia.
E’ stata un’esperienza felice, interessante e formativa.
Ho scritto quasi in diretta un diario, che ho pubblicato nella mia pagina di Facebook ma che, almeno per ora, non metterò nel blog.

Un po’ alla volta sto pubblicando su Panoramio una serie di foto, nelle quali non vedrete quasi mai persone o interni perchè le foto con queste caratteristiche non verrebbero poi inserite in Google Maps.

Un ritorno alle origini

Il fatidico giorno finalmente è arrivato: sabato 28 marzo alle 15.30 il vescovo Corrado farà la sua prima visita a Camino per consacrare il presbiterio riallestito della chiesa parrocchiale.

Un intervento previsto da anni e ormai di una certa urgenza, visto il cattivo stato di salute in cui versavano alcuni elementi della chiesa, e che manda in pensione dopo quasi vent’anni l’allestimento temporaneo realizzato dal parroco di allora don Vittore De Rosso dopo la bocciatura del progetto di sistemazione definitiva da lui commissionato.

L’intervento è durato circa cinque mesi, durante i quali il parroco don Pierino, l’architetto Marzio Piaser e tanti parrocchiani si sono impegnati a fondo per realizzare un lavoro degno di questa antica e bella chiesa. Nei dettagli c’è stata la rimozione totale dell’altare maggiore preconciliare, risalente al 1946, e degli scalini che lo circondavano; il prezioso tabernacolo seicentesco che lo sormontava troverà ora posto nella nicchia di uno dei due altari posti ai lati del presbiterio: questi ultimi, ora obsoleti, sono stati ridotti di spessore, con un significativo recupero di spazio. L’oscuro coro ligneo dove sedevano i chierichetti e, un tempo, il celebrante, sono state invece sostituite perché ormai cadenti a pezzi.

I tre elementi principali del presbiterio, ovvero altare, ambone e sedi che prima erano in legno e facilmente removibili, ora sono permanenti e realizzati in marmo Chiarofonte proveniente dalla zona di Asiago. Anche la preziosa Pala di San Bartolomeo, fino ad oggi affissa alle canne dell’organo nell’abside e parzialmente occultata dal tabernacolo, avrà la visibilità che gli spetta poiché svetterà sopra un paliotto posto tra il presbiterio e l’abside.

Si tratta di lavori non certo rivoluzionari o frutto di un qualche “capriccio” ma, come ha ricordato il direttore dell’Ufficio Liturgico don Adriano Dall’Asta in un recente incontro con i fedeli, coerenti con le riforme liturgiche del Concilio Vaticano II, che hanno voluto restituire all’altare la centralità che aveva agli albori del cristianesimo. In questa chiesa in particolare, si è tentato di ripristinare la semplicità persa nei secoli scorsi liberandola, sebbene non completamente, della retorica neoclassica di cui risentivano gli interventi eseguiti tra Ottocento e primo Novecento.

Nell’ambito dei lavori è stata anche eseguita una pulizia completa ai muri e alle volte della chiesa che ha restituito all’insieme una luminosità inedita; al posto di una modesta copia della grotta di Lourdes, realizzata negli anni ’30 in un vano laterale, è stata poi ricavata una cappella penitenziale. Piccoli restauri anche per le decorazioni della cappella del battistero cinquecentesco, piuttosto trascurato negli ultimi anni, e per il tetto, che manifestava problemi di infiltrazioni.

Evento nell’evento sarà la presenza dell’ex parroco don Vittore, il quale ha espresso la volontà di partecipare alla cerimonia: per lui un ritorno in paese a tre anni e mezzo di distanza dal suo ritiro a Conegliano.

Oltre a lui sono stati invitati i parroci della forania, i religiosi originari della parrocchia e le autorità civili opitergine, per quello che è destinato a diventare un evento storico per Camino, oltre a rappresentare una cerimonia molto suggestiva, di quelle che si vedono forse una sola volta nella vita.

L’Azione, domenica 29 marzo 2009

«Mettere al centro l’uomo»

allam

Circa seicento persone al teatro Brandolini di Oderzo per la serata tenuta da Magdi Cristiano Allam nella serata di giovedì 22 gennaio. Il giornalista era accompagnato da una scorta di nove uomini, dovuta al suo stato di condannato a morte per apostasia dopo la sua conversione pubblica al cattolicesimo. Dopo la conferenza si è fermato a scriver dediche fino a l’una di notte.
«Stiamo vivendo una fase storica paragonabile al 1989» ha esordito. Allora fu la fine del comunismo, oggi invece vediamo la fine dell’ideologia del libero mercato che si regolamenta da sé perchè i governi, a partire da quello americano, intervengono con soldi pubblici per salvare banche e imprese. Il libero mercato quindi ha bisogno di essere regolamentato e di mettere al centro l’etica: banche e imprese fanno pagare ai cittadini i propri errori ma di certo non condividono con essi gli utili. Non solo il Papa, ma anche Napolitano hanno recentemente invocato la finanza etica: non è più possibile continuare con una concezione materialista della società dove l’uomo è concepito per il consumo.
L’Europa soffre, parallelamente a questa crisi economica, anche una crisi di convivenza sociale: il simbolo è Piazza Duomo a Milano occupata dagli islamici, senza autorizzazione e nella certezza dell’impunità. La paura della reazione ha impedito allo Stato di muoversi, e chi ha bruciato le bandiere israeliane l’ha fatta franca perché le bandiere “non erano regolamentari”.
Una deriva etica frutto del venire meno di valori e identità, dell’inseguire modelli culturali e sociali, teorizzati dall’Unione Europea, all’insegna del relativismo: ogni conoscenza e idea, e il suo contrario, hanno a priori uguale valore: ciò esclude l’uso della ragione per non entrare nel merito dei contenuti. Questo ci porta, in nome di ciò che Allam chiama “islamicamente corretto”, a non dire o fare nulla che possa irritare i musulmani: buonismo compiuto in nome della pacifica convivenza, ma che ha ben altri effetti, e che di fatto è il contrario del bene comune, che sei realizza quando diritti e doveri valgono per tutti.
Oggi invece “l’occidente odia sé stesso” (citazione del cardinale Ratzinger) perché è più incline a sottomettersi al volere altrui che all’affermare la propria identità e le proprie radici cristiane, ed è accecato dal laicismo che tende ad escludere la religiosità dalla sfera pubblica. Questo porta alla deriva del multiculturalismo che, a differenza della multiculturalità, si limita a concedere a tutti diritti e libertà. I risultati già si vedono all’estero: ghetti, xenofobia, violenza. E terrorismo compiuto da musulmani nati e cresciuti in un Europa che per loro è una “landa desolata da conquistare”.
Allam vede però il problema maggiore nei “terroristi taglialingua”, ovvero in coloro che condizionano l’opinione pubblica favorendo questa situazione: il riferimento è a chi per esempio, in Europa, non ha difeso il Papa dopo il “caso Ratisbona” o lo ha criticato per aver battezzato lo stesso Allam. Per il quale Libertà e Verità sono “le due facce della stessa medaglia”: e la convivenza si può attuare solo nel rispetto dei “valori non negoziabili”: il comune rispetto della vita umana e della libertà religiosa che sono legittimate da un Cristianesimo autentico.
Sbaglia quindi chi pensa che da questa crisi si potrà uscire solo intervenendo sull’economia, sulla “quantità”: si tratta di “riconsiderare alla radice la nostra concezione di sviluppo, di convivenza sociale e di felicità (quest’ultima basata esclusivamente sulla “rincorsa al possesso” che non ci rende felici) mettendo al centro la Persona, la “globalizzazione della spiritualità” e non quella della “materialità”“. E tutti devono fare la loro parte, in particolar modo le persone moderate che non devono assolutamente lasciare l’esclusiva della difesa dei valori all’estrema destra.
“Non è più possibile andare avanti con una cultura di soli diritti e libertà, dov’è venuta meno la cultura dei diritti e delle regole – ha concluso – Solo il bilanciamento tra diritti e doveri, libertà e regole possono garantire il bene comune e l’interesse della collettività per tutti senza discriminazioni”.

L’Azione, domenica 1 febbraio 2009

Se questa è una donna che va portata a morire

Al mattino, come tutti noi, apre gli occhi. Più tardi, come capita a tanti disabili, viene sottoposta a fisioterapia. Nel pomeriggio, quando il tempo lo permette, è accompagnata in giardino per la passeggiata. Ecco la quotidianità di Eluana. Fino a ieri.

IL RISVEGLIO

Risveglio: per tutti noi un gesto quotidiano, l’alzarci dal letto e affrontare una nuova giornata. Per le persone in stato vegetativo invece una parola che assume tutto un al­tro significato: se avvenisse, vorrebbe dire il ritorno a una vita piena e consapevole… Risveglio: la meta agognata da parenti che attendono anni, a volte decenni. Il ‘miracolo’ che una volta ogni tanto avviene. Di recente è successo alle porte di Milano: Massimiliano, rimasto nel suo limbo lontano per oltre un decennio, ha improvvisamente alzato un braccio e ha ri­preso la trama della vita dal punto in cui l’aveva lasciata, da un gesto antico quanto la sua esi­stenza, quell’abbraccio con cui prima dell’incidente cingeva il collo di sua madre per baciarla. Per Eluana ‘questo’ risveglio non c’è stato, forse non ci sarà mai, forse invece è dietro l’ango­lo. Chissà. Ma anche lei, come tutti, saluta il mattino con la prima azione di ogni uomo vivo: a­pre gli occhi. Chi si immagina Eluana come un essere inanimato, un corpo sempre dormiente, è lontano da una realtà molto più semplice e in fondo commovente: i grandi occhi neri di E­luana ad ogni sorgere del sole si aprono al mondo. Si richiuderanno solo all’arrivo della sera…

LA FISIOTERAPIA
Non ci sono macchinari intorno al letto di Eluana, non monitor, non grovigli di fili, né spettrali bip bip, freddi e disumani come echi di un altro mondo. Il suo letto ha solo lenzuola candide e biancheria profumata: nulla più. E intorno al suo corpo si danno da fare a turno quattro fisioterapisti: non sta mai ‘ferma’, Eluana, grazie a loro, e così braccia e gambe sono tornite, non avvizzite e magre, il viso è paffuto, la pelle morbida come un velluto. Ogni giorno le suore la spalmano di creme e pettinano i suoi capelli ancora nerissimi… «Staccare la spina», si dice, ma si fa presto: non c’è niente che si possa staccare, perché Eluana a niente è ‘attaccata’ se non, tenacemente, alla vita. Non le hanno nemmeno ferito la gola con la tracheotomia perché respira come tutti noi, autonomamente, non c’è traccia di cannule o tubi, niente che la possa infettare con tremori di febbre… È una disabile grave ma non ha malattie – ammette anche il neurologo Defanti, amico di suo padre – «è una donna molto sana». Troppo. Perché muoia non resta che negarle cibo e acqua, renderla ‘terminale’ per fame e per sete: un sistema infallibile, alla lunga chiunque soccombe.

LA PASSEGGIATA
Se a Eluana sarà concessa un’altra primavera, fra tre mesi al primo tepore del sole potrà scendere di nuovo in giardino. Aria buona e pulita dopo un inverno trascorso in camera. Da anni e anni ci pensano le suore, a volte qualche amica, spesso suo padre, a portarla nel verde che circonda la clinica, sulle sponde del lago di Lecco, seduta sulla sedia a rotelle. È la stessa casa di cura in cui ormai tanti anni fa sua madre l’ha partorita, il primo ambiente che i suoi occhi hanno visto… da quindici anni è anche la sua casa. Eluana, con quella sua vita ai minimi termini, ha bisogno di poco, quasi di niente, un niente cui le suore aggiungono un surplus di amore: parole, silenzi, carezze, piccole e continue attenzioni. Le sente Eluana? Dietro il suo muro di incomunicabilità forse il fruscio di quelle vesti, le voci ormai note, il contatto di quelle mani familiari le danno sensazioni e sicurezza: là ‘ fuori’ qualcuno la veglia. Nessun neurologo, nessuno scienziato ha mai saputo varcare la soglia misteriosa e valutare quanta coscienza resti a questi pazienti. Loro, quando ne escono, raccontano: « Sentivamo tutto, non sapevamo dirvelo».

IL RIPOSO
Sogna Eluana la notte? Se lo sono chiesto medici e neurologi, ma risposta non c’è. Forse notte e giorno nel suo limbo sono indistintamente un lungo strano sogno mai interrotto, chissà. Quel che è certo è che anche Eluana come tutti noi quando è sera chiude i grandi occhi neri e si addormenta. Notte e giorno, veglia e sonno, senza confondersi mai, e al calare del buio anche il suo corpo chiede riposo alla fine di una giornata come tante. Un sonno tranquillo, senza incubi, ed è proprio mentre dorme che un sottile sondino le instilla lentamente quella linfa vitale che chiamano ‘alimentazione e idratazione’, ma che sono solo cibo e acqua. Goccia a goccia ogni sera per ore entrano in lei e il suo corpo le assimila, si nutre, cresce, vive. È il suo unico ausilio, l’unica richiesta: negargliela significa ucciderla. E infatti è questo il metodo previsto dai ‘protocolli’ giudiziari per condurla alla morte… Nel silenzio della sera il mistero si infittisce, i dubbi crescono. Sulla parete della stanza sono incorniciate tante Eluane, belle, sorridenti, giovani, piene di vita, maliziose, allegre, spensierate: crudele guardare quelle foto e chiedersi in che piega è nascosto oggi il sorriso di diciassette anni fa. Eluana – la sua anima – gioca a nascondino ma da qualche parte c’è. Che cosa ha vissuto in sé Eluana di questa ennesima giornata? Che cosa ha avvertito? A volte ha sussultato, altre ha sospirato, talvolta ha persino teso la bocca in un sorriso, ma era poi un sorriso? Inutile farsi domande, impossibile darsi risposte, Eluana è viva e questo basta.

Avvenire, martedì 3 febbraio 2008