Lavori in chiesa a Camino verso la conclusione

Si avviano verso la conclusione i lavori di adeguamento liturgico del presbiterio della chiesa parrocchiale di Camino. Nella serata di venerdì 30 gennaio la Commissione Diocesana di Arte Sacra e la Soprintendenza alle Belle Arti di Venezia ha visitato il cantiere per verificare quanto realizzato. Per fine mese è prevista la posa dell’ambone e dell’altare maggiore nuovi.
Il ritardo di quasi tre mesi rispetto alle previsioni è dovuto ad alcuni imprevisti che puntualmente emergono in occasione di interventi di questo tipo. Tra questi la comparsa, in una parete del presbiterio, degli scarsi e rovinatissimi resti di alcune pitture probabilmente seicenteschi cancellate nell’Ottocento.
Nelle ultime settimane un lavoro di pulitura generale sta togliendo da muri e volte la patina di grigio accumulatasi in trent’anni di utilizzo. I risultati stanno stupendo tutti: l’edificio sta acquistando una inedita luminosità che lo riporterà indietro al 1930, quando terminò la realizzazione delle attuali decorazioni neorinascimentali della chiesa.
Il 31 gennaio il parroco don Pierino ha annunciato che il vescovo Corrado verrà a consacrare l’altare nel pomeriggio di sabato 28 marzo: quarantaquattro anni dopo l’entrata in vigore della costituzione "Sacrosantum Concilium" il presbiterio della chiesa di Camino risulterà finalmente adeguato alle norme del Concilio Vaticano II.

L’Azione, Domenica 15 febbraio 2008

Novità in Consiglio Comunale

 
Novità in consiglio comunale: si sono dimessi i consiglieri di minoranza Alberto Turchetto della Lega Nord e Sandro Martin del Partito Democratico. Due nomi senz’altro pesanti: il primo ha alle spalle un’esperienza come assessore durante l’amministrazione Pujatti; il secondo, o meglio la mancata candidatura del secondo a sindaco nelle elezioni del 2006 ha probabilmente condizionato negativamente il risultato della sinistra opitergina.
Martin lascia per motivi familiari e per favorire il ricambio, ma non solo: anche per mancanza di stimoli. Sostiene infatti che durante l’attuale amministrazione in Consiglio Comunale si perderebbe tempo a discutere su problematiche di secondo piano, o riguardanti più il passato che il futuro, scansando il confronto sui problemi maggiori della città.
Dalla Libera ha risposto a Martin e a quanto riportato dai media con una lettera ai cittadini pubblicata nel sito internet comunale. Il primo cittadino sostiene che “tutti i problemi più importanti della nostra Città sono stati ampiamente discussi in Consiglio” da lui riunito quarantadue volte in due anni e mezzo; per quanto riguarda la critica sull’eccessivo spazio dedicato ai riconoscimenti, ritiene che la prima mezz’ora che viene a volte dedicata a questi non toglie spazio alla discussione, ma alla cosiddetta pausa di metà seduta, caratteristica delle precedenti amministrazioni, durante la quale molti consiglieri solevano appartarsi per “mangiare pane e salame”. Dalla Libera da tempo poi sostiene che le premiazioni servono ad avvicinare i cittadini alle istituzioni, obbiettivo che sembrerebbe stato raggiunto dal sindaco vista “la presenza continua dei Cittadini, che gremiscono la sala” a differenza di un tempo.
E nell’attesa che qualcuno di questi chieda l’autorizzazione a registrare e pubblicare le sedute, secondo un’usanza che sta prendendo piede in certi Comuni italiani, non ci resta che andare personalmente ad assistere a questi Consigli per verificare di persona chi ha ragione.
Pure le dimissioni di Turchetto vanno inquadrate nella volontà di rinnovamento della Lega Nord di Oderzo, iniziata nell’estate scorsa con l’annunciato addio alla politica di Giuseppe Covre, sindaco dal 1993 al 2001. Anche Edda Battistella, vice di Pujatti durante l’ultima giunta leghista, ha reso noto la sua volontà di farsi da parte.
In consiglio sono subentrati Sandro Campigotto, già consigliere tra il 2001 e il 2006, al posto di Martin, e la debuttante Gloria Tessarolo al posto di Turchetto.
L’Azione, domenica 15 febbraio 2009

Il "new jersey" che divide

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L’amministrazione [di Oderzo] lo aveva promesso: cambieremo la viabilità in via Cesare Battisti. Promessa mantenuta con l’installazione di due file di new jersey in centro strada in prossimità degli incroci con via Zanusso, via Manin e la Riviera Monticano. Sì è in questo modo creato una sorta di circuito a senso unico antiorario che va dalla rotonda all’inizio di via Frassinetti a quella realizzata in Piazza Castello, distanti tra loro trecento metri: in questo modo viene impedito ogni possibile tentativo di svolta a sinistra sia da via Battisti alle strade laterali che viceversa. Svolte che finivano, in ora di punta, per formare code in un tratto già critico dal punto di vista del traffico.
Una soluzione drastica che, com’era facile immaginare, ha creato dei malumori tra chi lavora o vive nella zona. Secondo l’opposizione la barriera sarebbe pericolosa in quanto, essendo di colore grigio, si distingue a fatica. E durante lo scorso piovoso fine settimana sono già stati segnalati i casi di tre automobilisti distratti finiti addosso al divisorio, nonostante le segnalazioni. Problemi messi in preventivo dal sindaco, secondo il quale è una questione di abitudine: la barriera è una soluzione sperimentale, che verrà eventualmente corretta dopo qualche mese di sperimentazione.
L’installazione della barriera, eccessiva o meno che sia, è anche il risultato di una certa tendenza all’indisciplina da parte degli automobilisti. La svolta a sinistra, per esempio, in Riviera Monticano per chi proviene dal ponte era già vietata in precedenza dalla segnaletica. Divieto puntualmente violato ad ogni ora del giorno.

L’Azione, Domenica 15 febbraio 2009

«Mettere al centro l’uomo»

allam

Circa seicento persone al teatro Brandolini di Oderzo per la serata tenuta da Magdi Cristiano Allam nella serata di giovedì 22 gennaio. Il giornalista era accompagnato da una scorta di nove uomini, dovuta al suo stato di condannato a morte per apostasia dopo la sua conversione pubblica al cattolicesimo. Dopo la conferenza si è fermato a scriver dediche fino a l’una di notte.
«Stiamo vivendo una fase storica paragonabile al 1989» ha esordito. Allora fu la fine del comunismo, oggi invece vediamo la fine dell’ideologia del libero mercato che si regolamenta da sé perchè i governi, a partire da quello americano, intervengono con soldi pubblici per salvare banche e imprese. Il libero mercato quindi ha bisogno di essere regolamentato e di mettere al centro l’etica: banche e imprese fanno pagare ai cittadini i propri errori ma di certo non condividono con essi gli utili. Non solo il Papa, ma anche Napolitano hanno recentemente invocato la finanza etica: non è più possibile continuare con una concezione materialista della società dove l’uomo è concepito per il consumo.
L’Europa soffre, parallelamente a questa crisi economica, anche una crisi di convivenza sociale: il simbolo è Piazza Duomo a Milano occupata dagli islamici, senza autorizzazione e nella certezza dell’impunità. La paura della reazione ha impedito allo Stato di muoversi, e chi ha bruciato le bandiere israeliane l’ha fatta franca perché le bandiere “non erano regolamentari”.
Una deriva etica frutto del venire meno di valori e identità, dell’inseguire modelli culturali e sociali, teorizzati dall’Unione Europea, all’insegna del relativismo: ogni conoscenza e idea, e il suo contrario, hanno a priori uguale valore: ciò esclude l’uso della ragione per non entrare nel merito dei contenuti. Questo ci porta, in nome di ciò che Allam chiama “islamicamente corretto”, a non dire o fare nulla che possa irritare i musulmani: buonismo compiuto in nome della pacifica convivenza, ma che ha ben altri effetti, e che di fatto è il contrario del bene comune, che sei realizza quando diritti e doveri valgono per tutti.
Oggi invece “l’occidente odia sé stesso” (citazione del cardinale Ratzinger) perché è più incline a sottomettersi al volere altrui che all’affermare la propria identità e le proprie radici cristiane, ed è accecato dal laicismo che tende ad escludere la religiosità dalla sfera pubblica. Questo porta alla deriva del multiculturalismo che, a differenza della multiculturalità, si limita a concedere a tutti diritti e libertà. I risultati già si vedono all’estero: ghetti, xenofobia, violenza. E terrorismo compiuto da musulmani nati e cresciuti in un Europa che per loro è una “landa desolata da conquistare”.
Allam vede però il problema maggiore nei “terroristi taglialingua”, ovvero in coloro che condizionano l’opinione pubblica favorendo questa situazione: il riferimento è a chi per esempio, in Europa, non ha difeso il Papa dopo il “caso Ratisbona” o lo ha criticato per aver battezzato lo stesso Allam. Per il quale Libertà e Verità sono “le due facce della stessa medaglia”: e la convivenza si può attuare solo nel rispetto dei “valori non negoziabili”: il comune rispetto della vita umana e della libertà religiosa che sono legittimate da un Cristianesimo autentico.
Sbaglia quindi chi pensa che da questa crisi si potrà uscire solo intervenendo sull’economia, sulla “quantità”: si tratta di “riconsiderare alla radice la nostra concezione di sviluppo, di convivenza sociale e di felicità (quest’ultima basata esclusivamente sulla “rincorsa al possesso” che non ci rende felici) mettendo al centro la Persona, la “globalizzazione della spiritualità” e non quella della “materialità”“. E tutti devono fare la loro parte, in particolar modo le persone moderate che non devono assolutamente lasciare l’esclusiva della difesa dei valori all’estrema destra.
“Non è più possibile andare avanti con una cultura di soli diritti e libertà, dov’è venuta meno la cultura dei diritti e delle regole – ha concluso – Solo il bilanciamento tra diritti e doveri, libertà e regole possono garantire il bene comune e l’interesse della collettività per tutti senza discriminazioni”.

L’Azione, domenica 1 febbraio 2009

Se questa è una donna che va portata a morire

Al mattino, come tutti noi, apre gli occhi. Più tardi, come capita a tanti disabili, viene sottoposta a fisioterapia. Nel pomeriggio, quando il tempo lo permette, è accompagnata in giardino per la passeggiata. Ecco la quotidianità di Eluana. Fino a ieri.

IL RISVEGLIO

Risveglio: per tutti noi un gesto quotidiano, l’alzarci dal letto e affrontare una nuova giornata. Per le persone in stato vegetativo invece una parola che assume tutto un al­tro significato: se avvenisse, vorrebbe dire il ritorno a una vita piena e consapevole… Risveglio: la meta agognata da parenti che attendono anni, a volte decenni. Il ‘miracolo’ che una volta ogni tanto avviene. Di recente è successo alle porte di Milano: Massimiliano, rimasto nel suo limbo lontano per oltre un decennio, ha improvvisamente alzato un braccio e ha ri­preso la trama della vita dal punto in cui l’aveva lasciata, da un gesto antico quanto la sua esi­stenza, quell’abbraccio con cui prima dell’incidente cingeva il collo di sua madre per baciarla. Per Eluana ‘questo’ risveglio non c’è stato, forse non ci sarà mai, forse invece è dietro l’ango­lo. Chissà. Ma anche lei, come tutti, saluta il mattino con la prima azione di ogni uomo vivo: a­pre gli occhi. Chi si immagina Eluana come un essere inanimato, un corpo sempre dormiente, è lontano da una realtà molto più semplice e in fondo commovente: i grandi occhi neri di E­luana ad ogni sorgere del sole si aprono al mondo. Si richiuderanno solo all’arrivo della sera…

LA FISIOTERAPIA
Non ci sono macchinari intorno al letto di Eluana, non monitor, non grovigli di fili, né spettrali bip bip, freddi e disumani come echi di un altro mondo. Il suo letto ha solo lenzuola candide e biancheria profumata: nulla più. E intorno al suo corpo si danno da fare a turno quattro fisioterapisti: non sta mai ‘ferma’, Eluana, grazie a loro, e così braccia e gambe sono tornite, non avvizzite e magre, il viso è paffuto, la pelle morbida come un velluto. Ogni giorno le suore la spalmano di creme e pettinano i suoi capelli ancora nerissimi… «Staccare la spina», si dice, ma si fa presto: non c’è niente che si possa staccare, perché Eluana a niente è ‘attaccata’ se non, tenacemente, alla vita. Non le hanno nemmeno ferito la gola con la tracheotomia perché respira come tutti noi, autonomamente, non c’è traccia di cannule o tubi, niente che la possa infettare con tremori di febbre… È una disabile grave ma non ha malattie – ammette anche il neurologo Defanti, amico di suo padre – «è una donna molto sana». Troppo. Perché muoia non resta che negarle cibo e acqua, renderla ‘terminale’ per fame e per sete: un sistema infallibile, alla lunga chiunque soccombe.

LA PASSEGGIATA
Se a Eluana sarà concessa un’altra primavera, fra tre mesi al primo tepore del sole potrà scendere di nuovo in giardino. Aria buona e pulita dopo un inverno trascorso in camera. Da anni e anni ci pensano le suore, a volte qualche amica, spesso suo padre, a portarla nel verde che circonda la clinica, sulle sponde del lago di Lecco, seduta sulla sedia a rotelle. È la stessa casa di cura in cui ormai tanti anni fa sua madre l’ha partorita, il primo ambiente che i suoi occhi hanno visto… da quindici anni è anche la sua casa. Eluana, con quella sua vita ai minimi termini, ha bisogno di poco, quasi di niente, un niente cui le suore aggiungono un surplus di amore: parole, silenzi, carezze, piccole e continue attenzioni. Le sente Eluana? Dietro il suo muro di incomunicabilità forse il fruscio di quelle vesti, le voci ormai note, il contatto di quelle mani familiari le danno sensazioni e sicurezza: là ‘ fuori’ qualcuno la veglia. Nessun neurologo, nessuno scienziato ha mai saputo varcare la soglia misteriosa e valutare quanta coscienza resti a questi pazienti. Loro, quando ne escono, raccontano: « Sentivamo tutto, non sapevamo dirvelo».

IL RIPOSO
Sogna Eluana la notte? Se lo sono chiesto medici e neurologi, ma risposta non c’è. Forse notte e giorno nel suo limbo sono indistintamente un lungo strano sogno mai interrotto, chissà. Quel che è certo è che anche Eluana come tutti noi quando è sera chiude i grandi occhi neri e si addormenta. Notte e giorno, veglia e sonno, senza confondersi mai, e al calare del buio anche il suo corpo chiede riposo alla fine di una giornata come tante. Un sonno tranquillo, senza incubi, ed è proprio mentre dorme che un sottile sondino le instilla lentamente quella linfa vitale che chiamano ‘alimentazione e idratazione’, ma che sono solo cibo e acqua. Goccia a goccia ogni sera per ore entrano in lei e il suo corpo le assimila, si nutre, cresce, vive. È il suo unico ausilio, l’unica richiesta: negargliela significa ucciderla. E infatti è questo il metodo previsto dai ‘protocolli’ giudiziari per condurla alla morte… Nel silenzio della sera il mistero si infittisce, i dubbi crescono. Sulla parete della stanza sono incorniciate tante Eluane, belle, sorridenti, giovani, piene di vita, maliziose, allegre, spensierate: crudele guardare quelle foto e chiedersi in che piega è nascosto oggi il sorriso di diciassette anni fa. Eluana – la sua anima – gioca a nascondino ma da qualche parte c’è. Che cosa ha vissuto in sé Eluana di questa ennesima giornata? Che cosa ha avvertito? A volte ha sussultato, altre ha sospirato, talvolta ha persino teso la bocca in un sorriso, ma era poi un sorriso? Inutile farsi domande, impossibile darsi risposte, Eluana è viva e questo basta.

Avvenire, martedì 3 febbraio 2008