I Jalisse a Camino

E’ iniziata da qualche mese una stretta collaborazione tra i Jalisse, il duo vincitore del Festival di Sanremo 1997, e l’unità pastorale Fratta-Camino.
La cantante Alessandra Drusian è cresciuta a Fratta, dove oggi vive col marito-collega Fabio Ricci e la figlia Angelica, e canta anche nel coro giovanile parrocchiale. I due stanno organizzando una serata di musica, dialogo, immagini e testimonianze con la collaborazione di altri persone della zona che, a loro modo, “fanno arte”. Come per esempio una coppia di fidanzati volontari dell’Associazione Viviamo in Positivo di Venezia che, con la “clownterapia”, portano momenti di felicità ai bambini in ospedale, o il pittore Roberto Fabris.
L’Arte sarà la vera protagonista dell’incontro, con l’intento di far riscoprire i messaggi che l’Arte stessa  può e deve trasmettere, analizzare la comunicazione, i mass media che ogni giorno invadono le nostre case con tonnellate di messaggi i quali, molto più spesso di quanto non si creda, sono falso spacciato per vero. “L’Arte, quella con la A maiuscola, vive in ognuno di noi ogni giorno e può essere messa al servizio di tutti. L’Arte è Vita e ognuno di noi è responsabile per la sua sopravvivenza”: parole queste di Fabio e Alessandra, tratte dalla presentazione della serata.
La “prima” di questo spettacolo si terrà a Camino di Oderzo in sala parrocchiale Domenica 23 aprile alle ore 20.30.
I Jalisse sono quindi “tornati”, come potrebbe pensare qualcuno leggendo? No, in realtà non se ne sono mai andati: hanno semplicemente deciso di mettere la famiglia prima della carriera riducendo al minimo le loro apparizioni televisive, ma non gli spettacoli, in Italia e all’estero. Hanno recentemente pubblicato il loro secondo disco; il primo febbraio alla Farnesina hanno presentato il loro nuovo pezzo Fede nell’amore (Pietro ama Halima), canzone per la pace nel mondo la quale è stata consegnata alle massime autorità italiane, al Papa e inviata alle ambasciate del mondo; infine il 28 marzo sono stati ricevuti sempre a Roma da Riccardo Di Segni, capo rabbino della Comunità Ebraica della capitale.

L’Azione, 23 aprile 2006

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Non voglio che Clara – Non voglio che Clara

Chi l’ha detto che i cantautori italiani non ci sono più? Ascoltare per credere i bellunesi Non voglio che Clara, ovvero il paroliere-cantante Fabio De Min, il trichianese Matteo Visigalli, Fabio Tesser e Stefano Scariot, dei quali è appena uscito il secondo disco, omonimo.
Al rock e all’elettronica che oggi monopolizzano la musica rispondono con pianoforte, chitarre (quasi sempre) acustiche, e arrangiamenti a base di archi che rimandano alla scena dei cantautori italiani anni ’60, o a certi brani meno noti di Battisti/Mogol o De Andrè. «Veniamo spesso accostati a Umberto Bindi, Luigi Tenco, Piero Ciampi», afferma Visigalli, «ma queste non possono essere considerate vere influenze. Forse, più che una questione stilistica, è l’esperienza disperata e di solitudine di queste persone a trovare qualche assonanza con le storie che raccontiamo».
Il risultato? Un disco di una bellezza spiazzante, ricco di atmosfere retrò, malinconiche, “disincantate” come direbbero gli stessi autori, fuori moda ma in senso positivo, e allo stesso tempo moderno, anche grazie a certi momenti strumentali vagamente “post rock”. L’ennesima dimostrazione che in Italia la musica di qualità non manca: manca invece la decenza dei discografici, che in nome del dio denaro impediscono a gruppi come questi di raggiungere la notorietà che meriterebbero. Ed è per questo che difficilmente sentirete mai parlare di loro. Ma per fortuna qualcosa sta cambiando…

Non voglio che Clara
Non voglio che Clara
Aiuola dischi, 2006
www.nonvogliocheclara.it

L’Azione, 16 aprile 2006

Terroristi e contenti

Dopo quello che è successo in Gran Bretagna dovremo stare attenti a cosa suoniamo…

Inghilterra: ascolta i Clash, arrestato per terrorismo

In Gran Bretagna l’ascolto dei Clash e dei Led Zeppelin può essere un motivo sufficiente per essere fermato dalla polizia, condotto in una stazione di polizia e interrogato per sospette attività terroristiche. È successo ad Harraj Mann, un 23enne di origine indiana, che si è visto fermare da due agenti di polizia all’aeroporto di Tees Valley, nel nord del paese. «Sono stato trascinato fuori dall’aereo davanti a tutti. Le mie valigie sono state perquisite e mi sono state rivolte le domande che potete immaginare», ha detto il giovane britannico. Causa del fermo e dell’interrogatorio, ha poi scoperto il «sospetto terrorista», è stato l’ascolto, durante il tragitto in taxi verso l’aeroporto, di una delle più note canzoni dei Clash, «London’s Calling», e della canzone dei Led Zeppelin «Immigrant Song». Harraj Mann aveva infatti chiesto al tassista di poter ascoltare una compilation con le canzoni dei suoi gruppi preferiti. «Londra chiama le città lontane, ora la guerra è dichiarata e la battaglia sta arrivando». L’ascolto di questi versi, contenuti in «London’s Calling», ha provocato il sospetto nel conducente del taxi che ha avvertito la polizia. «La sicurezza è la cosa più importante» ha dichiarato il portavoce della polizia di Durham. L’Avvenire, 6 aprile 2006