Il settimo Festival del Viale a Motta di Livenza

 

 

“Librarsi”: questo è il titolo dell’edizione 2015 del Festival del Viale: una giornata di arte, musica e spettacolo lungo le vie di Motta di Livenza. L’evento, giunto alla settima edizione, si terrà in borgo Girolamo Aleandro nella giornata di sabato 19 settembre 2015.

Due appuntamenti nelle due serate precedenti faranno da preludio a questa giornata: giovedì 17 alle ore 20.30, presso i giardini di Piazza Castello, gli autori Pier Carlo Begotti e Mauro Fasan presenteranno la serata dal titolo “Storie di streghe lungo il Livenza”, storie tratte da libri scritti a mano. Venerdì 18 alle 20.45 in piazza Duomo, o in Patronato don Bosco in caso di maltempo, si terrà invece lo spettacolo comico “Far Est” con i Papu. Lo spettacolo viene offerto in collaborazione con la Cooperativa “Madonna dei Miracoli”.

La giornata di sabato in borgo Aleandro inizierà alle 9 del mattino: da quell’ora sarà possibile visitare gli stand con i libri e i fumetti di varie case editrici del territorio, mentre dalle 11 alle 20 al passante Chinazzo della Motta si terrà una maratona di lettura sul tema “L’amore è scritto”, a cura dei lettori volontari dell’ORAS, con intervalli musicali del maestro Mauricio Gonzales e gli allievi del CEM di Pordenone. Alle ore 11 sarà presentato il libro Il Principe Turchino di Alessandro Marchetti, con interventi musicali dello stesso autore e letture a cura degli alunni della classe quarta della scuola primaria di San Giovanni di Motta di Livenza. Alle ore 12.30 toccherà al poeta mottense Fabio Franzin presentare la sua ultima opera, “Sesti”, raccolta di poesie in dialetto trevigiano e italiano. Alle ore 16 sarà la volta di Giuseppe Culicchia,  vincitore dei premi Montblanc e Grinzane Cavour, il quale presenterà il suo romanzo “E così vorresti fare lo scrittore”. L’incontro, organizzato in collaborazione con PordenoneLegge, proseguirà alle ore 17 con le letture in corsia presso l’ORAS. Ultimo appuntamento con l’autore sempre alle 17: Giovanni Berti presenta il suo libro “Corro con te”, in collaborazione con Fondazione Ada e Antonio Giacomini e libreria Montan.

Durante l’intera giornata sarà attivo il chiosco di Cocco e Brilli con cicchetti, birra e vino; dalle 15.30 alle 21 il viale sarà animato da artisti di strada, artigiani, giochi e animazioni per bambini, associazioni del volontariato sociale e cantine locali. Ci sarà spazio anche per laboratori di lettura guidati da persone non vedenti, la mostra fotografica a cura del Circolo dell’Immagine “La Loggia”, la musica dal vivo con il rhythm’n’blues dei The Professionals e della Kris Blues Band.
Gli appuntamenti sono tutti gratuiti. Il Festival del Viale nasce su iniziativa dell’associazione “Il Viale”, nata ufficialmente nel 2011. L’evento, patrocinato dall’Amministrazione Comunale di Motta di Livenza, è organizzato anche con il contributo della Pro Loco e di Fucina n. 4.

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Vota Matteo (ma non quello) a Motta di Livenza

Una serata di politica e cultura, ma senz’altro diversa dal solito. E’ quella che si terrà venerdì 16 gennaio alle ore 20.45 al Palazzo La Loggia di Motta di Livenza, e non può essere altrimenti visto che il protagonista sarà Matteo Guidolin, sindaco di Riese Pio X e soprattutto cantante dei Los Massadores: quest’ultimo gruppo, nato per raccogliere fondi dopo la tristemente nota tromba d’aria che colpì Vallà, frazione di Riese, nel 2009, rappresenta forse il più clamoroso caso musicale che ha interessato la marca trevigiana negli ultimi anni. La serata però partirà da più lontano, ovvero dall’associazione culturale Ostrega!, nata su iniziativa di Guidolin stesso per diffondere la cultura veneta del mondo, per arrivare a raccontare, attraverso un’intervista dal vivo, un progetto vincente di politica partito dal basso. L’obbiettivo, come spiegano gli organizzatori, è “comprendere che significato ha l’impegno sociale e civile all’interno del proprio territorio in un contesto generale in cui la sfiducia per il mondo della politica è dilagante”. Ci sarà anche spazio per gli interventi del pubblico e per eventuali digressioni riguardanti l’attività musicale dell’ospite.

“Vota Matteo (ma non quello)”: questo è il titolo della serata, con ironico riferimento ai due politici nazionali i cui rispettivi partiti sono stati sconfitti la scorsa primavera nel paese natale di papa Sarto da “Scelgo Riese”, la lista civica guidata da Guidolin.
Organizza l’evento Fucina n.4, un gruppo di giovani che a breve si costituirà come associazione, e che da un paio d’anni promuove incontri di carattere culturale e sociale a Motta di Livenza.

L’Azione, domenica 18 gennaio 2015

Italia (s)vendesi

Leggo che oggi in Qatar Enrico Letta ha promesso agli sceicchi locali di prendere in considerazione l’idea di realizzare di un museo islamico affacciato sul Canal Grande a Venezia, si presume per spronare i ricconi di casa a stipulare accordi commerciali con le solite imprese italiane.
Immagino che ora i leghisti inizieranno a tirare in ballo la battaglia di Lepanto brandendo la spada di Alberto da Giussano (aggiornamento: l’hanno già fatto). Così il dibattito finirà in vacca, Letta farà la vittima e ne uscirà bene. Anzi, non mi stupirei se si trattasse di una provocazione ad hoc, visto che il vittimismo negli ultimi anni è sempre stato adoperato con successo dalla nostra classe politica.
Venezia cade a pezzi. L’altra sera il TG2 dossier ha mostrato ancora una volta quanto la città abbia bisogno URGENTE di manutenzione ordinaria, e non certo di progetti ad uso e consumo turistico. Perché allora proporre di costruire un museo islamico proprio in laguna? Forse perché Venezia nei secoli scorsi è stata simbolo di cooperazione e commercio pacifico con gli arabi? Giusto, ma lo è stata anche Genova, se è per quello, e pure i Templari. Perché piuttosto non fare un centro di cultura araba a Marsala (marsa-Allah, il porto di Dio), per esempio, visto che a detta di molti storici la Sicilia araba era, all’epoca, tra le zone più culturalmente avanzate e tolleranti d’Europa?
Che domande. Perché Marsala non è stata per secoli il sogno proibito dell’espansionismo turco-ottomano, Venezia sì. La proposta che Letta ha ricevuto in Qatar (mi auguro che non sia stata un’idea italiana), a me suona come un vero e proprio ricatto neo-coloniale: volete i nostri soldi? Bene, in cambio erigete un simbolo della nostra cultura nel cuore della capitale che per secoli abbiamo tentato inutilmente di soggiogare.
Sia chiaro che in questo caso la religione c’entra poco: qui l’unico Dio non è Allah, è il Denaro.
E un’operazione culturale di questo tipo, imposta da un investitore straniero, mentre intorno la città muore, sarebbe l’ennesimo triste simbolo di un paese che si svende al miglior offerente perché non sa guarire dalle proprie miopie.

La pillola (di saggezza) del giorno dopo


Durante quest’ultimo mese di pubblicità elettorale ne ho vista parecchia. Ma è stato in particolare un volantino ad attirare la mia attenzione durante l’ultima settimana di campagna elettorale: potete vederlo qui sopra. E leggerlo qui sotto.

Cari Opitergini
SE DIVENTERO’ SINDACO
• DEDICHERO’ ATTENZIONE AD OGNI SINGOLO CITTADINO DAL GIORNO DOPO LE VOTAZIONI, NON IL GIORNO PRIMA.
• NON SORRISI, STRETTE DI MANO E PACCHE SULLE SPALLE , MA ASCOLTO ATTENTO E POI RICERCA DI TUTTE LE SOLUZIONI POSSIBILI.
• MOSTRERO’ E SPIEGHERO’ TUTTO QUELLO CHE FACCIO, NON NASCONDERMI DIETRO LE DIFFICOLTA’ DELLE LEGGI E DELLA BUROCRAZIA.
• OTTERREMO FINANZIAMENTI E TROVARE RISORSE ECONOMICHE, PER IL TERRITORIO.
• SPENDEREMO I SOLDI PUBBLICI PER SODDISFARE I BISOGNI, NON PER FAR BELLA FIGURA.
• VIGILERO’ PERCHE’ SIA FATTO L’INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’, NON DI POCHI.
• PIANIFICHEREMO GLI INTERVENTI DA ESEGUIRE PARTENDO DA SUBITO, NON NEGLI ULTIMI SEI MESI.

PERCHE’ VOTARE [censura]

Per dire NO
• AL NUOVO SUPERMERCATO SULLA POSTUMIA,
• AL CANILE DI COLFRANCUI IN QUELLA POSIZIONE,
• ALL’ICI REGRESSA ALLA CANTINA SOCIALE.

Per dire SI
• RIORGANIZZARE LA VIABILITA’ DEL CENTRO, CENSIRE E UTILIZZARE AL MEGLIO I PARCHEGGI ESISTENTI LASCIANDOLI GRATUITI IL SABATO.
• DEFINIRE UNA QUATA ANNUA DEL BILANCIO DA DESTINARE ALLE FRAZIONI.

L’ho censurato a dovere, quindi non potete capire chi è il committente. Tanto, chi è di Oderzo o sa leggere tra le righe capirà senz’altro di chi si tratta. E gli altri non ha importanza che lo capiscano.
Certo, pubblico questo post durante l’apertura dei seggi, mentre a Oderzo si sta decidendo chi sarà il sindaco che guiderà la città fino al 2016, ma ormai mancano pochi minuti alla chiusura delle votazioni e credo proprio che questo post non riuscirà a spostare un solo voto. Ma non è affatto questa la mia intenzione.

La mia intenzione è la solita: farvi riflettere.

Dunque. Siamo nel 2011. Vivo in una città di ventimila abitanti dalla spiccata vocazione agricola e dove per secoli la cultura è stata ad appannaggio di pochi. Ma i tempi, ora, sono cambiati, ed i nostri quattordicenni vanno tutti a fare il liceo, ok?

Passiamo ad osservare questo volantino: passi gli apostrofi usati come accenti. Passi l’uso esagerato del maiuscolo (detto anche “sindrome del caps-lock”) che, almeno nel mondo dell’informatica, equivale ad urlare. Passi gli spazi doppi, la virgola dopo lo spazio e le sottolineature buttate lì in un’altra versione di questo volantino riveduta e corretta (ma non troppo).
Com’è possibile che una persona che si candida a guidare un comune come il nostro possa presentarsi in questo modo ai suoi potenziali elettori? Discordanze singolare-plurale, errori di ortografia, uso errato delle preposizioni… E, dove in apparenza errori non ce ne sono, si offre un italiano più scadente che colloquiale, degno di un “torno subito” scritto sulla carta del prosciutto.

(ringrazio l’amico che mi ha suggerito quest’ultima ardita metafora.)

Eppure un candidato sindaco non è solo: dietro di lui c’è uno staff che cura la sua campagna elettorale. Ha dei cittadini candidati nelle sue liste, tra cui insegnanti e laureati. Possibile che nessuno abbia notato e corretto gli strafalcioni, durante la filiera che va dal computer di chi ha scritto questo testo al computer della tipografia che ha stampato il volantino? Faticherei a tollerare una tale mancanza di professionalità anche alla sagra della porchetta di Roccacannuccia.

Ora dovrei tirare le conclusioni, ma per mancanza di tempo le lascio tranquillamente a voi.

Riflettete, dunque!

(Ah dimenticavo: la foto che fa da sfondo al volantino l’ho fatta io quattro anni fa durante una mattinata di cazzeggio in centro. Ma questo non c’entra: questa foto, tra l’altro pure scattata in controluce, la usano ormai tutti a destra e a manca. E sempre senza chiedermi l’autorizzazione, tranne in un solo misero caso.)

Agriturismi: come vanno le cose


Nella mattinata di lunedì 21 febbraio, presso l’agriturismo Rechsteiner di Busco di Ponte di Piave (TV), si è svolta la settima edizione di “A tavola con l’agriturismo d’autore”: il programma in particolare ha visto un convegno su “La politica dei marchi di qualità”, occasione anche per fare il punto sulla situazione del settore agriturismo in particolare nella Marca.
Alberto Sartori, presidente di Agriturist Veneto, ha voluto sottolineare l’importanza dell’enogastronomia nella promozione del turismo locale. Il “territorio da scoprire” e in generale il turismo minore ruotano intorno al mondo dell’agricoltura; il mondo dell’agriturismo non viene però più visto con simpatia come un tempo ma con timore da ristoratori ed albergatori, e sembra ci sia una volontà di tenerlo come a bada: per Sartori dunque occorre quindi dire sì alle regole, ma no a certi freni che rallentano un settore con grandi potenzialità.
Potenzialità che sono state messe in luce da Mara Manente, docente a Ca’ Foscari a Venezia e direttrice del Centro internazionale studi e ricerche sull’economia turistica: i maggiori aumenti nel settore turistico si registrano nell’ambito dell’iterazione cultura-territorio. C’è sempre maggiore desiderio, specie da parte del turista straniero, di comprendere l’identità e la cultura del luogo, di leggerlo anche attraverso il prodotto locale, di fare esperienza non solo con il gusto ma anche con vista e mente. Da qui tre concetti chiave: paesaggio, coinvolgimento, storia. Il turista enogastronomico che si reca in Veneto inoltre è disposto a spendere di più del turista normale e, una volta tornato a casa, cerca il prodotto legato al nostro territorio. La dottoressa Manente ha sottolineato l’importanza d’oggigiorno della “differenza percepita”: occorre quindi differenziarsi dagli altri.
Da qui l’importanza dei marchi DOP. Da qui è partito l’economista agrario Ermanno Comegna: per gli addetti ai lavori è difficile orientarsi tra i vari sistemi di certificazione (in Europa ce ne sono 441 diversi!), figuriamoci per il turista. Solo l’8% degli europei (e il 16% degli italiani) comprende il significato del marchio DOP: anche per questo il produttore che adotta questa filiera, sobbarcandosi spese e burocrazia, spesso poi non ha un ritorno economico. Gli economisti a proposito parlano di “banalizzazione del marchio di qualità”: questo purtroppo viene spesso inteso più in termini di campanilismo che di marketing.
L’opitergino Ulderico Bernardi ha illustrato l’alto potere evocativo del prodotto culturale, e dell’importanza del “patrimonio immateriale” compresa finalmente anche dall’UNESCO. Il Veneto ha uno sterminato patrimonio storico non falsificabile e che va adeguatamente compreso e proposto: si pensi solo che la parola “Venezia” è una delle più comprese e conosciute al mondo. Da qui l’importanza di una formazione adeguata per una maggiore consapevolezza della valenza storica del territorio. I nostri prodotti locali potrebbero avvalersi a ragione del titolo di “prodotto della Venezia”, secondo l’antico nome del Veneto, operazione però difficilmente attuabile per le troppe resistenze locali.
Domenico Dal Bo’, procuratore generale dell’Associazione Produttori Ortofrutticoli Veneto Friulana, ha chiosato ribadendo l’importanza di puntare sul prodotto tipico e non sul prodotto locale, che non è adeguatamente legato alla cultura e alla tradizione del luogo.
Sono seguiti gli interventi dei rappresentati delle istituzioni provinciali e regionali, e di Confagricoltura, primo ente organizzatore dell’evento, il dibattito e una degustazione di un menù enogastronomico ragionato a base di prodotti tipici degli agriturismi veneti.

Versione integrale dell’articolo pubblicato ne L’Azione, domenica 27 marzo 2011

Recensione de “Il segreto del pozzo”

Era ormai da un bel po’ di tempo che non usciva una nuova pubblicazione di archeologia opitergina: ad interrompere questa vacanza ci hanno pensato Francesca Ferrarini e Giovanna Maria Sandrini, rispettivamente attuale ed ex direttrice del Museo Archeologico “Eno Bellis” di Oderzo.

Il segreto del pozzo”: questo il titolo di questo volumetto di cento pagine riguardanti i pozzi di epoca romana scoperti a Oderzo dal 1971 dal 2009. Un volume dal taglio di certo scientifico, ma digeribile anche ai “non addetti ai lavori” grazie all’impostazione agile, all’aspetto gradevole, ai chiari spaccati degli scavi e alle pregevoli fotografie a colori di Pietro Casonato, noto fotografo opitergino; una lettura grazie alla quale si può intuire quale fosse la vita quotidiana di chi adoperò questi pozzi, alcuni dei quali sono stati usati fino in epoca rinascimentale.
Più che per il loro aspetto in sé, questi pozzi sono importanti per il loro contenuto: vasi, tegole, monete, anfore e altro materiale finiti nel pozzo per sbaglio, o nel momento in cui questi pozzi sono stati sigillati perché abbandonati. Questo materiale è stato in parte esposto in occasione di una mostra temporanea al museo tenutasi tra aprile 2009 e maggio 2010: tra i reperti in mostra anche una preziosa gemma, una collana e un secchio di legno conservatosi per miracolo. Dalla mostra è nato questo libro, inizialmente non preventivato, pubblicato dalla Libreria Opitergina di Bepi Barbarotto.
Il volume contiene anche i riassunti dei testi in inglese e tedesco.

Francesca Ferrarini – Giovanna Maria Sandrini (a cura di)
Il segreto del pozzo: aspetti di vita quotidiana dai pozzi romani di Oderzo
Libreria Editrice Opitergina, Oderzo 2010
112 pagine – euro 16

Versione originale della recensione pubblicata ne “L’Azione“, domenica 12 dicembre 2010