Sicilian style

Gli stranieri si confermano, ancora una volta, campioni di luoghi comuni. E gli italiani di masochismo.
L’ultimo ad entrare nella lista dei "portatori sani di stereotipi" è Simon Kuper, giornalista dell’autorevole Financial Times. O meglio sarebbe da dire a confermare la sua presenza, visto che non è nuovo ad esternazioni come quelle che state per leggere. L’ultimo suo articolo, datato 28 ottobre, parte subito in quarta con il titolo "Sorry state of italian soccer boots Sicily", ovvero "Il triste stato del calcio italiano rilancia la Sicilia". Si parla dei siciliani, che mai seguirono le squadre della loro isola fino a quando il Palermo venne promosso in serie A con una "celebrazione per strada con tanto di fuochi artificiali da parte di alcune centinaia di migliaia di persone, che quasi raggiunsero in quella occasione l’usuale rumore della città"; si continua con riferimenti a "contadini zotici", a "voglie di vendetta", alle violenze nei derby. In parole povere non è positivo vedere una squadra siciliana in testa alla classifica, perché "sarebbe bello dire che questo è il simbolo di una nuova Sicilia, ma non è così".
Siamo alle solite, insomma. Si parla della suscettibilità dei siciliani, che si offendono, poverini, se li accosti alla Mafia… Chicca finale: "Questo articolo non vuole calunniare facendo riferimento a datati stereotipi [e io che vado anche a pensar male!] e sarebbe stupido comunque farlo con persone che potrebbero fare offerte che non si possono rifiutare". Il Padrino prende atto e ringrazia.
I nostri due ultimi capi del governo (specialmente il penultimo), e non solo, sono stati messi sulla graticola per meno. Ed ora nessuno che esiga delle scuse, che si indigni, niente di niente.
Sono tutti impegnati a scoprire chi erano i quattro impiegati del Ministero che tra una partita di tetris ed un solitario andavano a sbirciare quante tasse pagavano Totti o Moana Pozzi.

Vedi anche questo link, dal sito di Repubblica

Gli opitergini vorrebbero…

Viaggio tra lamentele, magagne e proposte

Fonte: www.tragol.it

Di cosa avrebbe bisogno Oderzo? Quali sono le piccole grandi pecche a cui si potrebbe con relativamente poco sforzo, porre rimedio? Di cosa si lamentano gli opitergini e i residenti nelle frazioni? Ecco alcuni spunti raccolti ed osservati.
Strade. Il manto stradale non gode certo di ottima salute, specie nelle zone periferiche del comune, ma non per questo meno abitate. Un esempio tra i tanti sono le buche in via Le Basse a Fratta, nel bel mezzo di una zona residenziale. In questi casi bisogna evitare che avvenga come davanti all’hotel “Villa dei Carpini” a Camino, meta fissa di turisti, dove le buche sono state “spianate” in modo tale che il problema non è stato risolto, ma forse aggravato. In centro storico le buche invece tendono a formarsi a causa del dissesto del pavè, le cui pietre in certe one tendono ad alzarsi, mettendo a repentaglio il passaggio soprattutto di ciclisti e pedoni.
Molti chiedono a gran voce un’illuminazione più adeguata, per esempio per la mostruosa “rotonda della mutera” dove le luci intermittenti applicate all’asfalto in prossimità delle entrate sono state disarcionate questo inverno dallo spazzaneve. Rimanendo a Colfrancui, gli abitanti chiedono una soluzione definitiva per quanto riguarda la viabilità nei paraggi dell’Oleificio: l’antico ponte romano sul Lia, da alcuni giorni chiuso al transito, mal sopporta il traffico di veicoli; è talmente elastico infatti che ad ogni passaggio di camion si abbassa di parecchi centimetri. Gli stessi chiedono anche l’edificazione di un ponticello sul Navisego per dare ossigeno a via Madre Teresa, piccola strada inadeguata al traffico generato dai tanti abitanti dei condomini recentemente edificati in zona. A Rustignè ricordano ancora una volta che, per chi è motorizzato, attraversare l’incrocio della Postumia per raggiungere Faè è impresa ardua. Figuriamoci per gli altri.
C’è chi le strade le vuole e chi no: ragazzi e animatori dell’oratorio di Fratta guardano con timore al progetto di prolungamento di via Friuli previsto dal PRG che cancellerebbe la zona verde in prossimità della canonica.
Ecologia. Per quanto riguarda il settore rifiuti molti chiedono l’“occultazione” delle piazzole ecologiche per renderle meno visibili; c’è chi poi vorrebbe i bidoncini per la raccolta dell’umido a chiusura ermetica: basta infatti una serata particolarmente ventosa o un gatto affamato per vederli rovesciati per terra; si chiede poi il ripristino dei bidoni per la raccolta di pile e farmaci: ce ne sono pochi, e alcuni senza fondo. C’è poi confusione in materia riciclaggio tra i cittadini: per questo si chiede maggiore sensibilizzazione e più severità, per esempio con l’istituzione di un agente in borghese che pattugli le zone ecologiche multando i tanti che non conferiscono correttamente i rifiuti a danno della collettività.
Rimanendo in “zona ecologia” dappertutto è sentito il bisogno di un frequente sfalcio dei fossi nelle frazioni e degli argini, che sono un ottimo “parco naturale” a due passi dal centro. Se infatti la situazione per quanto riguarda il Monticano è buona, decisamente peggiore è la situazione del Lia, i cui argini sono infestati dalla flora e soprattutto dalla fauna. Si chiede poi maggiore attenzione agli alberi: certi sono infestati dagli acari, altri sono pericolosi e necessiterebbero di potatura (come quelli in circonvallazione nord in prossimità del ristorante “Alla betulla”). Ci sono poi certe zone adibite a verde pubblico che sono un po’ lasciate a sé stesse, come per esempio quella di via dei Giunchi a Fratta.
Si chiede maggior cura per le piste ciclabili: certe gravitano in cattivo stato di conservazione (tipo quella in prossimità della ex discoteca) o addirittura pessimo (come quella in viale Frassinetti).
Gli oratori. La loro funzione sociale è innegabile. Per chi ci opera dentro poche centinaia di euro possono fare la differenza. Sono un investimento sicuro.
Altro. Si attende una soluzione adeguata per il parcheggio della stazione ferroviaria, che ad ogni pioggia abbondante si riempie di buche e di fango. A Colfrancui si sente bisogno di un ossario in cimitero, per evitare che i riesumati finiscano a Oderzo. I giovani di San Vincenzo invece chiedono che il campo di calcetto tracciato nel parcheggio tra la chiesa e la sala parrocchiale sia perlomeno dotato di due porte degne di questo nome. A Faè si attende la sistemazione del piazzale-sagrato della chiesa, ridotto ad un semplice parcheggio, tra l’altro male organizzato, e della strada che porta a Oderzo.
Riduzione sprechi.  “Un soldo risparmiato è un soldo guadagnato”, diceva De Niro in una vecchia pubblicità: in viale Frassinetti ci sono delle strisce pedonali che finiscono in un’aiuola; i “dissuasori elettronici di velocità”, il cui effetto dissuasivo è tutto da verificare, specie ora che è svanito l’effetto novità. In giro per l’Italia molte amministrazioni costrette a tirare la cinghia hanno trovato soluzioni per risparmiare semplici ma geniali: a tal proposito sarebbe auspicabile un maggior dialogo tra cittadini e istituzioni, potenziando e pubblicizzando gli strumenti già a disposizione dei primi per dialogare con le seconde, come per esempio la poco conosciuta cassetta dei “cittadini attivi” all’entrata del municipio. Diciannovemila teste sono meglio di una, e da qualcuna di queste potrebbe benissimo uscire il classico “uovo di Colombo”.

L’Azione, 24 settembre 2006 (l’articolo è stato pubblicato tagliato per motivi di spazio)

Califfo De Luxe – Fino all'alba

A conclusione del loro intenso tour estivo, i ciliensi Califfo De Luxe (www.califfodeluxe.it) faranno una mini tournee in Germania dal 4 all’8 ottobre prossimo. Il loro primo disco ufficiale, “Fino all’alba”, è uscito a febbraio scorso, ed è una sorta di raccolta dei brani grazie ai quali ora il gruppo può vantare una certa notorietà in tutto il Triveneto.
Le dodici tracce del disco, registrato a Venezia dall’ex Pitura Freska Cristiano Verardo, esprimono alla grande l’allegra miscela di reggae, dub e ska two tones proposta nei concerti dalla band nata nel 2001 e composta da Martino e Tiziano Doretto, Marco Salvestrin, Antonio Ferro, Filippo Previati (tutti da Ceggia), Pierpaolo De Piccoli (da San Donà), Paolo Donà (da Burano), Simone Favaro (da Cessalto). A quasi cinque anni dal loro debutto oggi possono vantare concerti pure in Canada, esibizioni con gruppi famosi a livello nazionale, partecipazioni a festival come il Reggae Sunsplash di Osoppo (Udine), sorta di Woodstock italiana del genere.
La traccia ROM del disco contiene il simpatico video della prima traccia, “Baby baciami”, cavallo di battaglia del gruppo, registrato in alcuni luoghi di Ceggia, chiesa compresa, con il contributo di alcuni giovani del luogo; ogni traccia merita almeno un ascolto, a partire da “Metronotte”, sorta di inno al motorino che ha dato il nome al gruppo, “Bornioi”, l’unico pezzo in dialetto veneto a memoria dei primi concerti della band, “Certa gente”, pezzo sulle piccole e grandi ipocrisie di tutti i giorni con l’invito celato a cambiare le cose.
I testi sono all’insegna del disimpegno, quindi orecchiabili, divertenti, a volte stralunati, ma non scontati. E lanciano anche messaggi positivi, cosa di certo lodevole.
Califfo De Luxe
Fino all’alba
La Stanzetta, 2006

L’Azione, 1 ottobre 2006

Beppe Grillo di nuovo a Villorba

Lo spettacolo Incantesimi

«Ci siamo rotti di morire a norma di legge», questa frase di Beppe Grillo leggermente… censurata, più fare da sintesi della serata organizzata al Palaverde giovedì 5 ottobre dall’associazione GrilliTreviso in collaborazione con tre amministrazioni comunali. Presenti appunto il popolare comico genovese, insieme al dott. Stefano Montanari e ad altri studiosi di nanopatologie, malattie ritenute impossibili fino a pochi anni fa provocate dall’ingresso nell’organismo di micro-particelle che vengono prodotte in particolare dagli scarichi delle auto, delle fabbriche e dagli inceneritori. Proprio contro questi ultimi si scagliano i due: «Consumano più di quanto producono», e in base al celebre principio di Lavoisier “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” «i rifiuti bruciati non spariscono ma vengono trasformati in fumi, ceneri solide da smaltire in discariche speciali, ceneri volanti incontrollabili, e non dimentichiamoci del gesso e dell’acqua di scarico utilizzati per la lavorazione». Gli inceneritori che Unindustria vorrebbe costruire a San Biagio di Callalta e Silea inquinerebbero l’atmosfera fino a 15 km di distanza, anche in gran parte del centro-basso diocesi quindi, con «particelle piccolissime che provocano i tumori; più sono ridotte e più facilmente entrano negli alveoli polmonari, nel sangue, addirittura nei nuclei delle cellule modificandone il DNA», ricorda Montanari. Ce n’è anche per i famigerati motori Euro 4: «Frantumano le particelle Pm 10 in particelle Pm 2,5, ovvero più piccole»: le coclusioni si lasciano al lettore. «Tutto questo a norma di una legge che è più indietro della scienza», una legge che, in breve, considera 10 particelle che pesano 10 equivalenti a 100 particelle che pesano 1, in quanto il peso totale è lo stesso. Montanari ha trovato nano-particelle in numerosi prodotti di noti marchi alimentari, i quali non eseguono alcun controllo in fase di produzione perché non contemplato dalla legislazione attuale. Sono pericolose anche le decantate “micro-particelle pulenti” presenti in un noto chewing-gum: «particelle di vetro che grattano lo smalto per poi finire nell’organismo».
Ma allora qual è la soluzione? «Prima di studiare come smaltire i rifiuti, bisogna produrne meno. A cosa serve, per esempio, la scatola che contiene il tubetto del dentifricio?» chiede Grillo. «Per legge lo smaltimento dei rifiuti dovrebbe essere a carico dei produttori, non dei consumatori, come già avviene in certi paesi europei», continua, «in questo modo si incentiva questi ultimi ad eliminare gli imballaggi inutili, a riciclare il più possibile, a costruire beni che non si rompono».

L’Azione, 22 ottobre 2006