Sostiene Baricco

Un edificio grigio SQUAT di soli trentaquattro piani. Sopra l’ingresso principale le parole, CENTRAL LONDON INCUBATORI E CENTRO CONDIZIONATA, e, in uno scudo, il motto dello Stato del mondo, la comunità, IDENTITY, STABILITA’.

La sala grande al piano terra di fronte verso il nord. Freddo per tutta l’estate al di là dei vetri, per tutto il caldo tropicale della stanza stessa, una luce cruda sottile fissò attraverso le finestre, cercando avidamente qualche figura drappeggiata laico, qualche forma di pallida accademico pelle d’oca, ma trovando solo il vetro e nichel e desolatamente brillante porcellana di un laboratorio. Freddo invernale ha risposto a freddo invernale. Le tute degli operai erano bianchi, le mani guantate, con un pallido cadavere gomma colorata. La luce è stato congelato, morto, un fantasma. Solo dai barili gialli dei microscopi l’ha in prestito una certa sostanza ricca e vivente, disteso lungo i tubi lucidati come il burro, striscia dopo striscia luscious in recessione molto più in basso le tabelle di lavoro.
“E questo”, ha detto il direttore aprendo la porta, “è la Sala concimazione”.

Aldous Huxley, Brave New World, 1931

Se non avete capito il senso di questo post

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La strana solidarietà del Banco Farmaceutico

Ieri era la dodicesima giornata del Banco Farmaceutico. Ovvero: vai in una farmacia convenzionata, acquisti un farmaco da banco e questo verrà donato a chi vive ai limiti della sussistenza.

L’iniziativa è organizzata dalla Fondazione Banco Farmaceutico, una onlus nata a Milano “nel 2000 grazie alla collaborazione tra la professionalità della Federfarma di Milano e l’esperienza nel settore sociale della Compagnia delle Opere”. I promotori sono quindi la federazione dei farmacisti e un’associazione di imprenditori vicina a Comunione e Liberazione.

Dunque: per aderire all’iniziativa devo andare in farmacia e comprare un farmaco. I miei soldi finiscono in primis nelle tasche del farmacista (la cui federazione è promotrice dell’iniziativa), e indirettamente alla casa farmaceutica che ha prodotto il farmaco. Il farmaco che ho comprato viene quindi donato a chi ne ha bisogno.

Semplificando: “Pagami, e io con quei soldi faccio beneficenza”.

Posso dire che in tutto questo c’è qualcosa che non mi torna?

Robin Hood toglieva ai ricchi per dare ai poveri. Qui invece si dà ai ricchi per dare ai poveri.

O sbaglio?

Non è un paese per Massimo Marchiori

Chi è Massimo Marchiori? Un ingegnere padovano quarantaduenne che, una quindicina di anni fa, concepì l’algoritmo dal quale poi Sergey Birkin e Larry Page hanno sviluppato il PageRank, poi creato Google, e quindi fatto i miliardi.

Non è certo la prima volta che degli americani ottengono fama e soldi alle spalle di un italiano (avete presente Antonio Meucci? Sì? Ecco). E non è certo la prima volta che un italiano si distingue nel campo dell’informatica a livello mondiale ma rimane sconosciuto al grande pubblico (avete presente Federico Faggin, Leonardo Chiariglione e padre Roberto Busa? No? Ecco).

Marchiori, professore universitario a Padova, ieri ha presentato nella città dove insegna Volunia, una nuova piattaforma che, stando ai primi commenti, dovrebbe porsi a metà strada tra un social network e un motore di ricerca. Ma, a prescindere da cosa effettivamente sia, la presentazione di Volunia e tante reazioni nella Rete e nei media ad essa sono una triste immagine di cosa significhi oggi, in Italia, anche solo provare a fare innovazione.

Dunque. Bisogna organizzare una conferenza stampa in diretta streaming. Gli occhi del mondo ti sono puntati addosso (lo dimostra che #Volunia, ieri a mezzogiorno, era in testa ai trending topic mondiali su Twitter). Bene: com’è possibile un tale pressappochismo nel gestire, a livello di immagine, un’occasione del genere? Vediamo un po’ in che senso.

* La locazione: il palazzo del Bo è la sede dell’Università e quindi era giusto organizzare la conferenza in quel luogo, ma l’aula scelta era un po’ troppo vetusta e claustrofobica per “adattarsi” bene al tema trattato.

* Posti vuoti a caso nelle prime file, gente che va avanti e indietro incessantemente. Questo ha contribuito ad accentuare un senso di confusione.

* Un quarto d’ora di ritardo, più italico che accademico.

* Le introduzioni: il rettore dell’Università parla di innovazione e modernità, ma le sue parole stridono con quanto si percepisce intorno; il sindaco di Padova, presente solo perché impossibilitato ad andare a Roma causa neve, parla dimostrando tutta la sua ignoranza informatica (per esempio: “quando non c’era Google c’erano i programmini per fare le ricerche, tipo quello che si chiamava Lycos”). Il terzo e il quarto aggiungono poco di significativo.

* Mancano i sottotitoli in inglese, ma questo glielo perdono. La nostra lingua è bistrattata in Italia e all’estero, e per una volta saranno gli stranieri a fare lo sforzo di tradurre e non viceversa.

* Ultima osservazione, quella che mi fa più imbestialire: com’è possibile che nessuno si sia preso la briga di assicurarsi, in anticipo, che il videoproiettore funzionasse? Non è certo necessario scomodare Steve Jobs per capire quanto sia più efficace comunicare se hai delle immagini che illustrano ciò che dici. Invece no: Marchiori si è trovato a dover parlare a braccio per tutta la parte iniziale della conferenza.

Niente di quanto illustrato qui sopra va imputato direttamente al professor Marchiori: tanto di cappello per il fatto che, nonostante il provincialismo che lo circondava, sia riuscito a mantenere almeno un’apparenza di calma e di ironia. Ma come se non bastasse, su di lui si è abbattuta la scure di una parte significativa degli internauti: molti di questi, prima ancora di aver effettivamente utilizzato il servizio, già parlano di fallimento annunciato, criticano la grafica, ritengono impietoso il confronto (tra l’altro improprio) con Google. Dulcis in fundo, i telegiornali (almeno quelli che ho guardato io) si sono ben guardati di dare la notizia.

Perché noi italiani siamo così privi di amor proprio? Al di là degli aspetti senz’altro migliorabili che ha questo nuovo servizio (che, essendo appena nato e in fase di test, ovviamente ha dei difetti), tutti noi dovremmo provare almeno simpatia, se non ammirazione, o perlomeno solidarietà, per un “cervello” italiano che ha rinunciato alla fama e ai soldi che avrebbe trovato all’estero per rimanere in Italia, ad insegnare ai nostri studenti e ad “investire” nella sua, e nella nostra, nazione.

E invece no: non solo Marchiori vive in un paese che non investe in ricerca e sviluppo, senza sostegno mediatico e circondato da persone che gli hanno organizzato una presentazione provincialotta ed approssimativa: si ritrova ad avere molti connazionali che, invece di sostenerlo almeno a distanza, non gli perdonano nulla, subissandolo di critiche spesso fuori luogo.

E’ comodo dare la colpa alla politica, alla società, alle istituzioni, insomma agli altri se in Italia non ci sono opportunità, non c’è crescita. Perchè forse siamo noi, per primi, a non meritarcele.

Buona fortuna, Massimo. Buona fortuna, Volunia. Vista la situazione, ne avrete senz’altro bisogno.

Splinder, 2001-2012

Ha chiuso ieri i battenti Splinder, storica piattaforma italiana dei blog, la più grande in Europa prima dell’era WordPress. Sotto la bandiera di Splinder aprii il mio primo blog a inizio 2003 (hal9000.splinder.com), ed il secondo a fine 2004 (ctrlaltcanc.splinder.com): i contenuti di quest’ultimo (in attesa che mi decida di revisionarli per decidere cosa tenere e cosa togliere) sono stati versati qui su WordPress ormai da alcuni mesi.

Dal 2003, anno del mio “debutto” da blogger, tanta acqua è passata sotto i ponti, si sono diffusi i social network e piattaforme per blog decisamente più efficienti ed attraenti, ma straniere. E così il nostro piccolo orgoglio italiano ha dovuto chiudere baracca, schiacciato dalla concorrenza e dalla vecchiaia, un po’ come capitò in passato (anche se con modalità e risultati differenti) ai vari Italia on-line, Arianna, Virgilio e compagnia bella.

Mentirei se dicessi che ne sentirò la mancanza, ma visto cos’ha rappresentato questa piattaforma per il decennio scorso, comunque un po’ dispiace.