Padova-Treviso

Non è il prossimo derby calcistico del Veneto, ma il nome della futura provincia dove probabilmente dimorerò. Sempre ammesso che quanto deciso oggi dal Governo vada effettivamente in porto: non mi stupirei se anche questa volta rimanesse tutto sulla carta. Non sarebbe la prima volta, dopotutto.

E a proposito di carta, eccola qui sopra, la nuova provincia.

Certo che a vederla così è proprio brutta, eh?

Tanto valeva farci assorbire da Pordenone, a questo punto, no? In fondo il motto della provincia dice “Monti Musoni Ponto Dominorque Naoni” per qualche motivo…

Certo, visto certo campanilismo che si riscontra da queste parti, immagino che a molti trevigiani non gradirebbe l’idea. Cosa dite? Non volete diventare i terroni dei pordenonesi? Ma lo siamo già, in fondo! E poi, vuoi mettere tutti i vantaggi di finire in una regione autonoma?

E poi, scusate, a Pordenone c’è PordenoneLegge, CinemaZero, la Tempesta dischi, la Fiera… Treviso invece cosa offre? Gentilini? L’università al San Leonardo? La Fontana delle Tette? La Tribuna? La Sisley Volley? L’Ombralonga? Ancora un po’ si fanno fregare pure l’Home Festival…

Scherzi a parte, se già qui si iniziano a fare considerazioni di questo tipo, non oso immaginare cosa starà passando per la mente a molti in queste ore nella futura provincia di Pisa-Livorno.

Immagino invece cosa passerà per la testa di certi nostri lungimiranti amministratori locali, i quali si consoleranno proponendo subito la realizzazione di una superstrada a doppia corsia che colleghi rapidamente i due nuovi capoluoghi di provincia bypassando il passante di Mestre. Quaranta chilometri di progresso di cui otto sotterranei, in modo da saltare per sotto Noale e Scorzè, due comuni veneziani in mezzo alle balle.

Sapete com’è, tagliare gli sprechi costa…

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Il corso sull’Apocalisse a Sernaglia con De Zan

Anche quest’anno il corso biblico della Forania La Colonna a Sernaglia della Battaglia ha visto come relatore mons. Renato De Zan. Il presbitero pordenonese è attualmente uno dei più quotati biblisti italiani, e da poco è stato scelto da papa Benedetto come consultore pontificio per questioni di esegesi e liturgia. Quest’anno, nelle consuete sei serate a lui concesse (19-20-21-24-25-26 settembre) ha disquisito intorno l’Apocalisse di san Giovanni, concludendo il percorso iniziato lo scorso anno con l’analisi dei libri apocalittici dell’Antico Testamento.
L’Apocalisse, così come le lettere di Giovanni e il quarto Vangelo, non è stata scritta dall’Apostolo in prima persona, ma da ebrei convertiti che frequentavano la sua scuola. L’opera segue i canoni del cosiddetto “genere apocalittico”: i suoi due autori scrivono a due comunità perseguitate (da Nerone nel 64 circa e Domiziano nel 95), e rimangono volutamente anonimi firmandosi con uno pseudonimo. Può sembrare un controsenso che l’Apocalisse non sia stata scritta da Giovanni proprio perché gli autori dicono di esserlo ma, come ha affermato il relatore, lo scopo delle sue serate non è imparare nozioni ma acquisire la mentalità corretta per approcciarsi al testo biblico, e perciò anche superare queste apparenti contraddizioni.
L’Apocalisse, ultimo libro della Bibbia, è pure quello di più difficile comprensione, visto il suo contenuto carico di richiami ad altri testi biblici, e alle sue frequentissi simbologie: e dunque il corno rappresenta il potere; l’occhio l’intelligenza; la testa il comando; e ancora il 7 e il 3 sono la perfezione, il 6, che è un “quasi 7”, l’imperfezione (da cui forse deriva il misterioso “numero della Bestia”, il 666), il 12 un richiamo agli Apostoli e le Tribù di Israele.
Comprendendo citazioni e simboli, i messaggi di fondo diventano più chiari, dimostrandosi per nulla “apocalittici”, nel significato di “distruttivo” che si dà normalmente a questa parola, anzi: l’anonimo giovanneo ci lascia un messaggio di speranza senza tempo: dopo Cristo, la storia è entrata nella sua ultima era; Egli, signore della Storia, si contrappone a Satana e le forze che vogliono essere indipendenti da Dio (la ricchezza, l’ideologia, la persecuzione, eccetera); il credente, uno con Cristo, se rimane fedele a Lui fino alla fine, nonostante la persecuzione, non deve temere il Giudizio di Dio perché si è già compiuto, ed è un giudizio di salvezza; ogni potere che schiaccia la persona umana (simboleggiato da Babilonia) è inevitabilmente destinato a fallire; la morte, che permea tutta la nostra esistenza, è vinta; la vita eterna infine non è minimamente paragonabile a qualsiasi esperienza, per quanto positiva, di vita terrena.

L’Azione, domenica 14 ottobre 2012

Cero anch’io. Pure stavolta

5 luglio, 5 settembre, 5 ottobre: tre post in tre mesi. Sì, ok, di mezzo c’era l’estate, ma non è molto lo stesso. Sto trascurando questo blog, ma d’altronde ultimamente i miei interessi e le mie occupazioni, lavorativi e non, mi portano altrove. E poi c’è Twitter (qui a destra). Credo quindi che, almeno nei prossimi mesi, i post non saranno molti.

Con questo post in particolare chiudo la parentesi aperta un mese fa, racchiudendo idealmente un mese iniziato e terminato con due tra i concerti più clamorosi della mia vita, vuoi per chi stava sul palco, vuoi per il numero di spettatori, vuoi per il prezzo del biglietto (sono abituato a cifre ben più basse…), vuoi per il luogo.

2 settembre, Sigur Ròs a Villafranca di Verona. Quindi più niente (compreso l’Home Rock Festival di Treviso, quest’anno saltato a piè pari per vari motivi) fino al 26 settembre: Radiohead a Villa Manin, Passariano di Codroipo. Due tra i miei gruppi preferiti, due concerti più o meno consapevolmente attesi per una decina d’anni e che immaginavo mi sarebbero costati, in termini di distanze stradali, ben di più.

Sono passati otto giorni ed ancora non sono giunto alla conclusione se sia stato migliore il primo o il secondo. Probabilmente non lo stabilirò mai, e non voglio nemmeno stabilirlo: sono stati entrambi indimenticabili e straordinari a modo loro.

Per ricordare, o per permettere a chi non c’era di farsi un’idea, c’è YouTube…