#Moncler (con l’hashtag)

Vedo con piacere che ieri sera, grazie a Report, la ggente ha scoperto che i grandi marchi internazionali, per cercare il massimo profitto, se ne fregano dell’etica, delocalizzano, sfruttano gli operai, risparmiano sulle materie prime e infine fanno pagare il proprio brand a caro prezzo.

Meglio tardi che mai.

Ed oggi, quella cosa chiamata “popolo della rete” è in subbuglio. Purtroppo, però, nessuno ha ancora inventato un’app per smartphone che converta tutta questa indignazione da tastiera in cambiamento reale. Perché questa indignazione fine a se stessa, cioè senza un cambiamento concreto che ci porti a scegliere cosa comprare pensando prima al bene comune e poi alla nostra comodità, non serve a nulla, come mostra bene questo articolo.

Lo dimostra il fatto che, al momento in cui scrivo, la reazione della Moncler è stata piuttosto blanda. Tempo una settimana, e di tutto questo non se ne ricorderà più nessuno, o quasi.

Ed io continuerò ad associare la parola “Moncler” alla tristissima comparsata di un paninaro milanese a “Quelli della notte”. Si può vedere qui sopra; correva l’anno 1985.

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Festival del Bene Comune 2014

Torna anche quest’anno a Oderzo il Festival del Bene Comune, appuntamento organizzato dai Giovani per Oderzo che quest’anno ha come tema “Il paesaggio come bene comune”.
Per la prima volta la manifestazione si svolgerà in due giornate, sempre presso il parco antistante alle piscine. SI comincia venerdì 27 giugno con l’apertura del chiosco alle 19 seguito alle 21 dal concerto dei North East Ska Jazz Orchestra, formazione di quindici elementi con base in Friuli che propone una selezione di standard jazzistici riletti in chiave reggae e ska.
La mattina dopo alle ore 9 prenderà il via una pedalata che attraverserà la campagna opitergina, la quale sarà illustrata dai volontari del Circolo Legambiente Piavenire di Maserada sul Piave. Alle ore 12 ci sarà il “pranzo solidale” aperto a tutti, per il quale si richiede un contributo di 5 euro (3 euro per i minori di 12 anni).
Nel pomeriggio saranno attivi nel parco gli stand di varie associazioni no profit operanti nel territorio e della casa editrice Becco Giallo; sarà inoltre possibile scambiare libri usati nella “biblioteca ambulante” del gruppo organizzatore e assistere alla performance dal vivo dei writers dell’associazione Kantiere Misto, i quali ridipingeranno le pareti esterne del Palazzetto dello Sport come esempio di riqualificazione urbana.
Alle 18 prenderà il via una conferenza dal titolo “Difendere i fiumi per salvare il paesaggio” con Fausto Pozzobon di Legambiente, la dott.ssa Nadia Breda, ricercatrice antropologa dell’Università di Firenze, e il dott. Alessandro Pattaro, ingegnere idraulico coordinatore del contratto di fiume Meolo – Vallio – Musestre. A partire dalle ore 19, musica dal vivo prima con gli allievi dell’Istituto Celleghin di Colfrancui, e poi con i Folk Fiction, duo opitergino di musica da ballo popolare. Il festival possiede la certificazione di Eco-evento rilasciata da Savno Servizi.

L’Azione, domenica 29 giugno 2014

Crisi e cambiamento

Nella serata di mercoledì 27 novembre la pastorale giovanile della forania di Conegliano ha organizzato una serata con Riccardo Milano, economista, ex promotore finanziario in seguito… “pentitosi” e diventato uno dei fondatori di Banca Etica. In una sala del Toniolo, presente circa un centinaio di persone, ha conversato sul tema “La crisi che fa crescere”. Crescere? Sì, perché in greco antico “crisi” è etimologicamente vicino al termine “opportunità”.
Il dott. Milano ha identificato sette tipi di crisi differenti; oltre alla economica e finanziaria, sotto gli occhi di tutti, siamo in mezzo ad una crisi delle teorie economiche: dal 1970 ad oggi ci sono state quattrocento crisi, e ora non esiste più un modello economico adatto ad affrontarle. Esiste poi una crisi della politica: negli ultimi trent’anni è essa stata fagocitata dalla finanza e non fa più il suo ruolo, per cui ha salvato le banche, prime responsabili di quanto sta accadendo; ma esse, oltre a non aver cambiato atteggiamento, ora ricattano gli stati chiedendo di adeguarsi quando dovrebbe essere il contrario, ed impongono ad essi tagli al welfare, additato come causa della rovina. La quinta crisi riguarda la fiducia: “credito” deriva da “credere” ma gli istituti di credito non si fidano tra di loro né si fidano dei cittadini. Da tutto questo nasce la crisi dell’etica, accantonata per creare una finanza senza alcun principio, e una crisi culturale: “Studiate – ha chiesto il dott. Milano agli studenti coneglianesi che componevano la maggioranza dei presenti, – perché se non si studia non si può capire la realtà e quindi trovare il modo di uscire da questa spirale, e perché “se non lo fate voi lo faranno gli indiani e i cinesi”.
La speranza ha due figli, ha affermato il dott. Milano citando sant’Agostino: l’indignazione e la voglia di cambiare. Da qui, secondo lui bisogna ripartire. Indignarsi per le forti disuguaglianze che questo sistema ha creato, indignarsi nel sapere che navighiamo senza saperlo sopra ad un mare di soldi, al confronto del quale il debito pubblico italiano è una bazzecola; soldi che potrebbero risolvere tanti problemi ma che sono controllati da poche centinaia di istituzioni private nel mondo. Indignarsi, e quindi cambiare: come? Attraverso lo studio, come già detto: in particolare e gli studenti nelle facoltà di economia devono pretendere dai loro insegnanti di studiare le alternative al sistema attuale, che ci sono. Si chiamano, per esempio, banca etica e mercato equo e solidale. Si cambia poi con la politica: “Anche se gli esempi attuali non sono incoraggianti – ha affermato – dobbiamo ricominciare ad occuparci di politica”, la “più alta forma di carità” secondo la definizione di papa Paolo VI. Nuove leggi che blocchino i meccanismi che permettono alla finanza di arricchire pochissime persone, che tassino le transazioni finanziarie, che eliminino i paradisi fiscali. La dottrina sociale della Chiesa – ha concluso – ci chiede infine di cambiare il nostro stile di vita: occorre più sobrietà, maggiore capacità di ascolto, nuove relazioni con gli altri.

L’Azione, domenica 8 dicembre 2013

Festival del Bene Comune 2013

Questo sabato torna il Festival del Bene Comune. L’iniziativa, organizzata dai Giovani per Oderzo, è alla sua seconda edizione e si terrà, anche questa volta, al parco antistante le piscine di Oderzo nel pomeriggio dell’8 giugno.
Il “bene comune”, in molte delle sue sfaccettature, è il filo conduttore delle iniziative legate a questa giornata di musica, eventi, informazioni ed apprendimento che coinvolge, oltre all’associazione organizzatrice, anche varie realtà di volontariato dell’opitergino. Il programma, in aggiornamento costante, prevede a partire dalle 14.30 l’incontro del Gruppo Lettura Giovani alle prese con Nel segno della pecora di Haruki Murakami, aperto sia a chi conosce questo testo sia a chi vuole scoprire come funziona un gruppo di lettura. Seguono le letture da “Fabrica e altre poesie” a cura del poeta mottense Fabio Franzin (ore 15.30), l’esibizione di danza a cura di Doublemind Dance School alle 16 e alle 16.45 la premiazione del concorso abbinato al festival. La giornata termina con quattro concerti: gli Accastorta (Folk’n’roll band) si esibiranno alle 17, seguiti da una dimostrazione/introduzione ai balli popolari alle 18.30 con concerto finale dei Folk Fiction. Alle 20.30 salirà sul palco il Kem Acoustic Trio, i quali apriranno il concerto dei Radiofiera alle ore 21. Durante tutta la giornata sarà allestito un chiosco e lo scambio libri gratuito dei Giovani per Oderzo, e saranno presenti le bancarelle del Gruppo di Acquisto Solidale, della Bottega del Mondo, di Piazza del Baratto e Kantiere Misto, e ancora di Lega Ambiente, Emergency, ISTRESCO, Salviamo il Paesaggio e Qui Piave Libera. Tutte le info su www.giovaniperoderzo.it

L’Azione, domenica 9 giugno 2013

E fu così che intervistai gli Uochi Toki.

Se non li avete mai sentiti in televisione o in radio, non preoccupatevi: a chi vive ed intende la musica come gli Uochi Toki queste cose interessano relativamente. Se gli parli di carriera ti rispondono che “Alle vie percorse da carri noi preferiamo quelle percorse a piedi”: gli Uochi Toki, ovvero Napo e Rico, sono due giovani provenienti dalla provincia (anzi, dalle campagne) di Alessandria che fanno rap, anche se molti rappers non sarebbero d’accordo con questa definizione. Sette dischi alle spalle, gli ultimi due pubblicati da La Tempesta, il collettivo di artisti di Maniago che fa capo a Davide Toffolo, fumettista e chitarrista/paroliere dei Tre Allegri Ragazzi Morti: due album che ha imposto il duo come una delle più interessanti proposte musicali uscite negli ultimi anni nel nostro paese.
Li abbiamo incontrati il 23 luglio a Villa Manin a Passariano di Codroipo, per Villa Tempesta, ovvero il festival della loro, tra virgolette, “etichetta discografica indipendente”.
Da alcuni vostri testi pare che seguiate uno stile di vita che ricorda da vicino la cosiddetta “decrescita felice”. Questa somiglianza è causale, o no? Pensate sia un modello che si possa diffondere in massa?
RICO: E’ una semplice rappresentazione di ciò che facciamo e del nostro standard abitativo; se tutti seguissero il nostro esempio, il bilanciamento del mercato si sposterebbe e ci toccherebbe trovare un’altro punto di equilibrio. Non parliamo di ideali ma di idee (legate al contesto).
NAPO: La diffusione di massa porta errori di trascrizione, mentre la creazione personale con cui ognuno può editare il proprio stile di vita non può che portare a scelte ecologiche quando le proprie esigenze sono ben comprese.
Altrove invece emerge con una certa chiarezza il vostro voler abitare in provincia. A cosa è dovuto?
RICO: Campagna, meno vicini, il non abitare in un condominio, il dover fare tanta strada per fare qualsiasi cosa (e le conseguenti riflessioni sul farla o meno), il silenzio, la notte, il caos, gli insetti, il freddo durante l’inverno, un garage pieno di spazzatura, il fango in casa, i panni stesi fuori, internet a banda media.
NAPO: “Provincia” è un vocabolo che non indica le caratteristiche di un luogo se non in contrapposizione con il vocabolo “città”. A noi piace abitare in un luogo dove la densità di popolazione permetta di respirare senza che qualcuno attorno a noi debba tirare in ballo scemenze retoriche tipo il buonsenso e il rispetto per le altre persone. Noi abitiamo in campagna, non in provincia. anche se si tratta di una campagna in provincia di Rimini.
Cosa significa, in Italia e nel 2011, cercare di vivere di musica non commerciale? Voi come ve la cavate, e soprattutto come vi ha influenzato il fatto che, come dite nei vostri pezzi, non volete trasferirvi a Milano e non avete quindi avuto “le cosiddette possibilità che una grande città offre”?
RICO: Parlando così si fa solo un discorso quantitativo (chi ha le possibilità più GRANDI), a me piacciono le possibilità commisurate.
NAPO: Già “Italia” e “2011” sono due denominazioni di spazio e tempo a cui si può trovare un senso solo abbandonando a metà dei ragionamenti. Figurati l’espressione “vivere di musica”… Insomma, basta con questa cura ossessiva per come ci si guadagna da vivere. “Come ti guadagni da vivere” non è un argomento di conversazione. La distinzione “lavoro-tempo libero” porta ad estremi insoddisfacenti. Possiamo dire che dobbiamo fare altri lavori oltre al suonare per avere dei soldi, che suonare non è un lavoro per noi, che abbiamo una definizione di lavoro molto più vasta della media, che siamo pronti anche a chiedere l’elemosina se finiremo in mezzo alla strada e che in quel caso riusciremmo di sicuro a trovare dei lati divertenti per una condizione di miseria. Bisogna essere pronti a divertirsi anche nella peggiore delle ipotesi.
Napo, da quanto tempo sei un mago? E da cosa derivano tutti questi riferimenti al mondo della magia nel vostro ultimo disco?
NAPO: Sono un mago dal momento in cui mi sono immaginato di esserlo. I riferimenti alla magia non sono altro che metafore per fare emergere il valore dell’immaginario e per distruggere la contrapposizione tra immaginazione e realtà, astratto e pratico.
Come sono Napo e Rico quando escono con gli amici a bersi una birretta? Stordite gli altri con il vostro italiano prolisso e corretto o lasciate parlare un po’ anche loro?
RICO: Non vado a bere nessuna “birretta” con “nessuno”, i miei amici passano per delle cene a casa mia (o viceversa) e sanno benissimo badare alla loro lingua italiana. In compagnia parlo solo se sono a mio agio.
NAPO: Il nostro italiano non è corretto. E’ inventato e personalizzato sulla base di regole corrette che ci permettiamo di storpiare quando lo riteniamo opportuno. Per quanto riguarda l’uscire a noi non serve la scusa di una birra, di solito andiamo a incontrare delle persone e con queste chiacchieriamo o dosiamo le pause. Non releghiamo il divertirsi o rilassarsi a delle specifiche occasioni ben delimitate, ogni momento deve essere una macedonia di rilassatezza e frenesia nelle percentuali che più sono appropriate.
Scherzi a parte, ad inizio carriera più che moltiplicare le parole tendevate a moltiplicare le tracce. A cos’è dovuta questa “svolta”?
RICO: Quale svolta? Fare meno tracce? I fan dovranno pure trovare un appiglio per dire che i dischi degli esordi erano “migliori”.
NAPO: Carriera? Alle vie percorse da carri noi preferiamo quelle percorse a piedi.
Napo, nei tuoi testi non solo dimostri di avere un’ottima padronanza dell’italiano, ma anche di voler riflettere sull’italiano stesso. Mi verrebbe quasi da definirti un cultore della lingua. A cosa è dovuta questa peculiarità? Studi passati? Passione?
NAPO: la padronanza dell’italiano come traguardo e abilità è un qualcosa di scolastico, appartiene ad alunni, studenti e professori. Ognuno ha la sua personale padronanza dell’italiano, anche il coatto che usa “zio” come intercalare. Non ho studiato nulla, io ascolto i discorsi altrui anche se potrebbe sembrare che io copra gli altri con i miei discorsi solo perché nei dischi e nei concerti dico molte parole.
Altra vostra caratteristica è l’utilizzo di basi piuttosto minimali. Perché questa scelta? Per far risaltare meglio il testo o c’è dell’altro?
RICO: Credi davvero che sulle mie basi ricche di armoniche dispari il testo emerga meglio? Il mix ha come obiettivo fare capire ogni singola parola, l’elettronica descrive (almeno secondo la mia visione) gli ambienti e le situazioni INTEGRANDO il testo (e non riempiendo range di frequenze non occupate dalla voce).
NAPO: essenziali, non minimali. Il minimale punta a rimanere scarno mentre l’essenziale può essere abbondante se serve.
Un giorno vi siete ritrovati a collaborare con i vicentini Eterea Post Bong Band. Un gruppo che apparentemente non ha nulla da spartire con voi, né musicalmente né geograficamente. Com’è nata questa collaborazione?
RICO: La musica e la geografia mi interessano relativamente, a me interessano le persone (e loro sono delle persone rare).
NAPO: Bisogna vivere la geografia, non usarla come metro di non-fattibilità tenendo come unico dato la distanza.
Non è l’unico legame che avete con il nord Est. La Tempesta è l’etichetta che vi ha permesso di uscire dall’anonimato. Com’è lavorare con questa realtà?
RICO: la musica e la geografia mi interessano relativamente, a me interessano le persone (e loro sono delle persone rare).
NAPO: noi non lavoriamo con nessuna Realtà. E la Tempesta non è un’etichetta.

Aggiornamento: l’intervista, tagliata per motivi di spazio, verrà pubblicato nel numero di “Vita Nuova” di Trieste di domenica 7 agosto 2011. 

Nuovi stili di vita a Oderzo

“Nuovi stili di vita”: questo il titolo di una serata organizzata dall’AGESCI Oderzo I al teatro Brandolini, venerdì 4 febbraio.
Padre Adriano Sella, missionario saveriano, delegato della diocesi di Padova per la pastorale sociale del lavoro, è promotore della cosiddetta “Rete interdiocesana Nuovi stili di vita”, progetto al quale aderisce anche l’Ufficio Pastorale Sociale della nostra diocesi. La nostra società – dice – è piena di problemi legati a uno stile di vita che non potrà durare a lungo: un consumismo sfrenato che genera bisogni indotti dalla pubblicità, stress, infelicità, mancanza di tempo e quindi un impoverimento nelle relazioni umane. E uno sfruttamento insostenibile della natura, tema tanto caro a papa Benedetto, che contrasta col mandato di Dio all’uomo nella Genesi di essere suoi “con-creatori”, di custodire, salvaguardare e addirittura migliorare il Creato.
L’unica via di uscita è quindi adottare nuovi stili di vita, che non sono atti di eroismo, ma semplicemente “fare il possibile, nel quotidiano”, per cambiare la società. Anche solo salutare o bere un caffè insieme più spesso. O ancora rinunciando qualche volta all’automobile e camminare. O ancora scegliendo la sana ed economica acqua del rubinetto invece che quella costosa in bottiglia. E così via.
E’ un cambiamento che deve partire dal basso, come già aveva capito papa Wojtyla, e che ha già ottenuto risultati apprezzabili, per esempio con i Gruppi di Acquisto Solidali, o meglio ancora col Commercio Equo e Solidale che, partito dalla volontà di uno sparuto gruppo di persone, oggi in Gran Bretagna e Svizzera copre percentuali consistenti del mercato di caffè e banane. Questo grazie alla grande forza dei consumatori che, se ben usata, può fare molto, come dimostrano le sterzate di banche e multinazionali alla propria politica commerciale spinti dalle critiche della clientela.
L’importante, per padre Adriano, è saper discernere, distinguere l’importante ed eliminare l’inutile sposando quindi un’evangelica sobrietà che ci liberi dalle dipendenze moderne (non solo fumo e droga, ma anche TV o cellulare). Comprare meno significa avere non solo più soldi ma anche più tempo per se stessi, e per lo stesso motivo occorre “lavorare per vivere”, e non il contrario.
L’ultima speranza è che il cambiamento, da personale, diventi prima comunitario e poi istituzionale: un cambiamento già in atto.

L’Azione, domenica 13 febbraio 2011

Non soli, solidali!

Bandierine colorate segnalano che il quartiere di San Giuseppe si veste anche quest’anno a festa. È tempo di sagra! Si festeggerà domenica 22 marzo la ventitreesima edizione organizzata da scout, genitori, ex scout e simpatizzanti, ovviamente in prossimità della chiesetta dedicata al patrono dei papà.
La struttura, invariata, prevede: la "marcia del papà", con partenza alle 9.30, per un percorso di 7-8 chilometri di riscoperta del nostro territorio; la messa alle 12; dopo la premiazione della marcia, la benedizione del papà alle 15 nella chiesetta di San Giuseppe, quindi la pesca. Nel pomeriggio ci saranno in strada giochi e animazioni dei ragazzi scout e intrattenimento musicale con i gruppi locali I Befolki, La banda del Mago e i Double Swindle. Per tutta la durata della sagra rimarrà attivo lo stand enogastronomico.
La sagra è preparata nei suoi dettagli da una macchina ormai collaudata, che ogni anno si arricchisce di elementi nuovi anche in rapporto al tema scelto. E dopo l’ambiente, la famiglia, la comunità, lo scouting, quest’anno è la volta della solidarietà: "Non soli, solidali!" è il titolo a cui si ispireranno le attività dei ragazzi che si sono preparati con momenti di riflessione e di azione in luoghi di servizio presenti sul territorio. È un richiamo forte ad un aspetto del metodo scout che è l’attenzione al prossimo, che si traduce in forme diverse a seconda delle fasce di età, dalla Buona Azione dei lupetti al Servizio di Rover e Scolte fino alla scelta del capo educatore. Il lancio della sagra per i lupetti del Consiglio degli Anziani (V elementare) è avvenuto con l’incontro con gli anziani della casa di riposo "Paride Artico" a cui sono stati donati disegni, sorrisi e canti. Nel mese di dicembre le squadriglie del reparto hanno vissuto delle imprese di solidarietà: animazioni presso l’asilo di Camino e il reparto di Pediatria dell’Ospedale di Oderzo, una tombola a La Nostra Famiglia e la vendita di oggettini al mercatino missionario. I ragazzi del Clan vivono momenti continuativi di servizio con la Caritas (servizio di smistamento mobili e vestiario), con La Nostra Famiglia e con la San Vincenzo (distribuzione alimenti e attività in casa di riposo), oltre al consueto servizio in gruppo scout con i ragazzi più piccoli.
Oltre ai giochi che faranno riferimento al tema, sarà presente un banchetto del commercio equo e solidale che farà conoscere tra l’altro l’esperienza dei gruppi di acquisto solidale. I ragazzi del clan prepareranno i gadget della marcia, il cui ricavato servirà loro a finanziare il campo di servizio a Lourdes che si svolgerà nella prima settimana di agosto.
La sagra diviene anche occasione di collaborazione tra capi, ragazzi e genitori e di presenza nella comunità che aspetta la sagra e che vi contribuisce in varie forme. Nel 2005 la sagra fu lancio del campo di gruppo a Valmorel per festeggiare i 60 anni del gruppo dalla sua rifondazione (le prime presenze di scoutismo a Oderzo risalgono però al lontano 1923); nel 2007, anno del centenario dello scoutismo, fu inaugurata la Via dello Scoutismo con una cerimonia semplice ma solenne. Quest’anno verrà impiegato il nuovo furgone scout, finanziato in buona parte da un’offerta del Rotary Club, da poco inaugurato e usato anche per attività di solidarietà con la Caritas e la parrocchia.

Gaetano De Biase, L’Azione, domenica 22 marzo 2009