Dietro ad un… filo d'erba


 

Mi è capitato per le mani il secondo numero de “Il filo”. Ve lo ricordate? Era un bel giornalino il cui numero zero uscì intorno a Pasqua 2007, seguito a ruota da un volantino stampato dalle liste civiche di maggioranza in cui si accusava i promotori dell’iniziativa di essere vicini alla Lega Nord.
La promessa che avevo fatto nel post dell’altra volta, riportando un mio pezzo pubblicato da L’Azione, era tenere d’occhio il numero successivo, e così ho fatto, notando che:

1.    Due articoli trattano di altrettanti punti dolenti dell’attuale amministrazione: il caso dimissioni di massa nella Protezione Civile (vedi OderzoPartecipa) e il caso rallentatori di via Ronche di Piavon (vedi OderzoPartecipa).
2.    Un articolo parla della visita di una scolaresca al palazzo della Regione Veneto. Il gruppo è stato accolto dai consiglieri regionali Giampaolo Bottacin, leghista, e Franco Manzato, pure leghista (e pure mio compaesano).
3.    Il giornale si conclude con uno scadenzario dei finanziamenti a domanda della Regione Veneto, e viene indicata come fonte il “Gruppo Consiliare Liga Veneta – Lega Nord Padania”.
4.    Praticamente nessun cenno all’evento clou a Oderzo delle ultime settimane, ovvero la rievocazione storica romana di giugno, manifestazione che ha avuto (mi sembra) apprezzamenti bipartisan.
5.    I referenti del giornalino sono, ovviamente, gli stessi dell’altra volta. Di questi una buona parte nel 2006 erano candidati a liste collegate al candidato sindaco del Carroccio, Giuseppe Covre; per quanto riguarda gli altri, nessuno può essere collegato in qualche modo né all’Ulivo, né alle liste civiche di maggioranza, né a Forza Italia.

Rispetto al numero zero, quindi, il numero uno de “Il filo” quindi si scopre un po’ di più, ma non ancora abbastanza: il giornalino non sembra vaere alcun legame con alcun partito, e si fa di nuovo l’appello ai lettori interessati a contribuire. La copertina ci informa che si tratta del periodico di una (si presume nuova) associazione culturale “Il filò”, con tanto di direttore responsabile e ufficio in via Comunale a Oderzo. Grazie, ma quale delle sei? E il numero civico?
Solo un articolo poi è firmato con un nome completo, gli altri si nascondono dietro le iniziali, le quali corrispondono solo in parte a quelle dei referenti.
C’è forse qualcosa di male che la Lega Nord di Oderzo pubblichi un giornalino? No, anzi, ben venga la partecipazione dei cittadini, compresa quella di coloro che, resisi disponibili alla candidatura a consigliere, non sono poi stati eletti.
Ma allora perché nascondersi dietro ad un… filo (!) d’erba? Da della gente che fa politica, specie in un partito che ha sempre fatto del legame con i cittadini un punto di forza, ci si aspetterebbe ben più chiarezza.

Post scriptum campanilistico. Nel giornalino si parla di una proposta per Piavon; degli eventi a Rustignè e a Fratta; della sagra di Faè; del Grest a Colfrancui. L’articolo su Camino, scritto da tale s. d., parla dell’inciviltà di chi non conferisce correttamente i propri rifiuti. Bene, anzi, benissimo, ma in questo periodo non sta succedendo proprio niente a Camino di cui valga la pena parlare?

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Messaggio alla nazione giovane

Un post veramente da leggere, tratto da Bejvavalo, il blog di una mia ex compagna di liceo che ho già citato qualche volta. Quante persone della mia età incontro che si riconoscerebbe in pieno in queste affermazioni…
http://bejvavalo.spaces.live.com/Blog/cns!3E49135183F06ECA!912.entry

Peccato che per fare commenti bisogna iscriversi a Winzozz Live Spaces… Vale, trasferisciti su una piattaforma normale!

Lavoriamo in nero

Dopo il verbo gugolare, traduzione italiana del neologismo inglese to google, sarà il caso anche di coniare il termine gugolata, con il significato di "azione che poteva venire in mente ed essere attuata solo da dei tipi particolari come i dinamici dirigenti di Google".

E così, dopo la messa on-line delle foto da satellite del mondo, della biblioteca universale e molto altro ancora, l’ultima gugolata in ordine di tempo è la versione del motore di ricerca con sfondo nero anzichè bianco.

In questo modo, secondo la Heap Media, che si è inventato tutto questo, si risparmia il 25% della corrente elettrica in ogni istante che se resta collegati al sito rispetto alla versione classica con sfondo bianco.

Ma sarà vero?


In radio: Area – Luglio agosto settembre nero

Non siamo Mika scemi

Mr. Michael Holbrook Pennimann, nato nel 1983 in un Beirut devastata dalla guerra civile, è quel bravo bambino ricciolone meglio conosciuto come Mika che in questo periodo sta spopolando nelle classifiche musicali di mezzo mondo.

Il suo successo dimostra ancora una volta quanto male se la stia passando la musica pop ai nostri giorni.

Nel suo album di esordio infatti non c’è una sola stramaledetta nota che risulti nuova o originale: voce in falsetto che ricorda troppo i Bee Gees o i decisamente migliori (di Mika, s’intende) Scissor Sisters, melodie orecchiabilissime ma altrettanto scontate e che puzzano di brutto di anni ’80. Tutto prevedibile insomma, si tratta del sound che va per la maggiore al giorno d’oggi.

Ma come se non bastasse, il suo singolo Relax, Take It Easy ricalca la melodia di (I Just) Died in Your Arms, brano risalente al 1986 di una one-hit band inglese, i Cutting Crew. Io conoscevo già il pezzo in questione (perchè, lo ammetto, l’ho sentito su Vice City); mi ero accorto della somiglianza, ed un colpo di Google ha poi spazzato via ogni dubbio.

Certo, non stiamo parlando di plagio: questa operazione infatti è stata ammessa dallo stesso cantante. Ma è sintomatico di come l’originalità e l’hit parade attualmente non vanno affatto d’accordo. E segno di quanto le case discografiche puntino sull’ignoranza dei consumatori.

Inoltre, almeno il 97% dei milioni di persone che sta apprezzando il suo disco di certo questa cosa non la sa. vogliamo scommettere?

In radio: CCCP Fedeli alla linea – Emilia paranoica (Bombardieri su Beirut! Bombardieri su Beirut!)

Pecunia non olet

Ernesto Olivero dice che si tratta della guerra della nostra generazione, per il numero di vittime che miete.
Sto parlando della strada. ogni anno in italia muoiono in incidente d’auto quasi diecimila persone.
Il nostro ministro Alessandro Bianchi, da vero figlio del ’68, ha proposto una soluzione di sinistra: "sanzioni più dure". Perchè? Perchè "sanzioni e timore del carcere faranno da deterrenti".
Evitare che la gente esca ubriaca dalle discoteche ancora aperte alle quattro di mattina quello no, non di può fare. La discoteca è un diritto costituzionale, e i loro gestori sono i don Bosco del 2000, gente che si prodiga per i giovani. Evitare che le auto raggiungano i 200 km/h in un paese dove al massimo si può andare a 130 nemmeno, la velocità allunga la vita. Togliere per sempre la possibilità ad un trentenne di guidare dopo il terzo ritiro della patente neppure, bisogna sempre dare un’altra possibilità.
Meglio aumentare le multe, che poi il cittadino paga e lo stato incassa. E’ in questi casi che mi viene la tentazione di dare ragione a Luttazzi quando diceva che siamo in uno stato di m…
Che quella sì, invece, puzza.

In radio: Deep Purple – Highway Star

Manifestazioni ed ecologia

Eh sì, al giorno d’oggi per sensibilizzare la gente su qualcosa ci vuole il mega concerto. L’altra sera, vedendo le Pussycat Dolls ed altri grandi artisti esibirsi al Live Earth, mi chiedevo: "chissa quante tonnellate di CO2 sono state prodotte a causa di questo concerto". Spostamenti aerei o terrestri, montaggio dei palchi, organizzazione… senza contare i rifiuti…
Ebbene, qualcuno mi avrà letto nel pensiero o simili, quando ho letto questa notizia: non è proprio quello che avevo pensato, ma quasi. Meno male che c’è qualcuno che smaschera l’ipocrisia di fondo insita in queste manifestazioni.

(A proposito, qualcuno sa di preciso come sono stati utilizzati i 150 milioni di sterline raccolti dal Live Aid? Intendo quello del 1985. Perfino Wikipedia brancola nel buio, o quasi.)

Spezzo invece una lancia a favore di MTV per i cortometraggi sul risparimo energetico che ha mandato in onda. E’ molto triste notare come queste cose le faccia una tv stra-commerciale come MTv mentre alla RAI, che dovrebbe fare servizio pubblico, queste cose se le sognano.

Ma passiamo ad un evento che avrà un impatto mediatico infinitamente minore, in particolar modo se, come mi auguro, avrà successo: sto parlando dell’Agorà dei giovani italiani, ovvero l’incontro del Papa con i giovani a Loreto del primo settembre.

L’obbiettivo degli organizzatori sarà  fare in modo che l’incontro abbia un impatto ambientale minore possibile: gli oggetti che verranno consegnati ai pellegrini saranno tutti riutilizzabili, verranno utilizzate bio-plastiche ed altri materiali ecologici, e allestita una raccolta differenziata intensiva, per promuovere uno stile di vita e un comportamento che sia "ecocompatibile".

Sentiremo questa notizia al telegiornale? Mah…

Aggiornamento: noto con piacere che tra gli sponsor dell’Agorà non c’è la Banca di Roma, ovvero la più attiva in italia nell’ambito del commercio di armi. Questa banca aveva finanziato le GMG di Roma (2000) e Colonia (2005). L’hanno cambiata con la Banca Intesa – San Paolo. E’ un buon passo avanti. Rompere le palle, qualche volta, serve.

In radio:
Faith No More – We Care A Lot
Elio e le Storie Tese – Silos

Intervista ai Cupido Motel

Facciamo due chiacchiere con i Cupido Motel, gruppo emergente del Quartier del Piave che suona un rock con chiari rimandi a gruppi come Afterhours, Verdena e Subsonica. La formazione vede Masu di Pieve di Soligo al basso e alla voce; Dario alla chitarra e voce; Ste ai sintetizzatori e loop; Fabio alla batteria. Gli ultimi quattro provengono da Falzè di Piave. Il gruppo si è formato nel 2005; l’11 marzo 2007 è uscito il loro primo CD, Camera Zero, un disco che, come vedremo, non ha prezzo.
In che genere di posti suonate di solito?
«Per ora ovunque ci sia la possibilità di promuovere la nostra musica, quindi pub, birrerie, festival, sagre paesane…»
 Quali sono le motivazioni che vi spingono a suonare?
«Per prima cosa c’è da dire che per noi la musica è una passione che ci travolge da una vita intera e di pari passo si manifesta, quasi d’obbligo, il desiderio di trasmettere le nostre emozioni attraverso le canzoni che scriviamo».
Quali sono le più grandi soddisfazioni che avete nel suonare?
«Soprattutto vedere dal palco la gente che canta le nostre canzoni e ricevere critiche costruttive: per noi è il massimo appagamento. E poi notare ccome la stampa locale, ad esempio L’Azione stessa, stia cominciando ad interessarsi al nostro progetto».
Quali sono i principali problemi con i quali avete a che fare?
«Ce ne sono parecchi. A penalizzarci è soprattutto la mentalità vigente che tende a giudicare i concerti soprattutto sotto l’aspetto “commerciale”. Per esempio i locali specializzati per il live di musica inedita o "underground" si appoggiano ad agenzie di booking o ad etichette discografiche che propongono solo i loro gruppi. Il gestore vuole la garanzia di un minimo di affluenza che gli garantisca di coprire le spese. Ragionano allo stesso modo l’80% degli organizzatori di festival, sagre ed eventi musicali in genere: questi, come parametro di scelta artistica, tengono in considerazione soprattutto il numero di fusti di birra che il gruppo gli può far vendere grazie al loro seguito. Alla fine notiamo proprio la mancanza di una certa sensibilità verso la musica, a partire dagli addetti ai lavori».
Avreste qualche soluzione?
«Siamo convinti che per esempio la politica del “gruppo spalla” [ovvero un gruppo minore suona prima dell’esibizione di musicisti più affermati] sia un metodo efficace per promuovere le band del territorio».
State cercando in qualche modo di ampliare il vostro giro di fans, di suonare in palcoscenici più importanti, in parole povere di “emergere”, o per qualche motivo vi accontentate?
«Sì, stiamo cercando di "emergere" come dici tu. Per questo motivo è nata la Capannone Records, la nostra etichetta indipendente, per dare un’impronta più seria al nostro lavoro ed ampliare lo scenario musicale della zona attraverso collaborazioni con altri artisti emergenti. L’obiettivo principale della Capannone Rec. è la diffusione delle opere musicali dei loro artisti, attraverso la distribuzione gratuita delle stesse. A nostro parere è l’unico metodo, in questa era di MP3 ed oligarchia musicale, per emergere e far arrivare agli altri la musica indipendente».
Che messaggi volete lanciare con la vostra musica?
«Oltre che con la musica, noi vogliamo lanciare un messaggio anche attraverso il nostro operato. Regalare l’ album dei Cupido Motel, nonostante le fatiche necessarie per realizzarlo, ne è l’esempio.
Vogliamo far capire che per ottenere qualcosa bisogna darsi da fare, perchè notiamo che ci sia  sempre più gente che vive la vita da "spettatore". Il nostro messaggio è di dire ai ragazzi e alle persone che bisogna ricominciare ad usare la propria testa».

Versione integrale dell’intervista pubblicata ne L’Azione, domenica 1 luglio 2007

In radio: Cupido Motel – Come fare da sè (mi sembra il minimo…)