Gherardo Colombo a Motta di Livenza

Più di trecento persone hanno assistito, lo scorso mercoledì 17 febbraio presso il liceo scientifico di Motta di Livenza, ad un incontro pubblico con Gherardo Colombo organizzato dall’associazione culturale mottense Fucina n. 4.
Vista l’ora (le 14), l’appuntamento era rivolto soprattutto agli studenti delle superiori: da segnalare, oltre ai tanti mottensi, un nutrito gruppo di studenti provenienti da Vittorio Veneto e Portogruaro, ma anche numerosi giovani e adulti.
“Perché seguire le regole?”: questa è la domanda che dava il titolo all’incontro, Da qui è partito l’intervento dell’ex magistrato del pool di Mani Pulite, pregno di contenuti che spaziavano da ricordi personali a considerazioni sui valori della Costituzione italiana e sull’importanza delle regole nella nostra società. Colombo ha auspicato che in futuro si possa progressivamente abbandonare l’antico modello di società verticale, basato sulla gerarchia e generatore di disuguaglianze, ingiustizie e malvivenza, in favore di una “società orizzontale” che metta al centro la persona e i suoi diritti fondamentali: l’istruzione, la salute, la libertà di fede e di opinione. Soprattutto la libertà: una libertà che però mette costantemente il cittadino di fronte al dover scegliere come comportarsi. E che implica il dovere di mettersi in gioco in prima persona per salvaguardarla, anche con l’impegno civile e politico.
Gli organizzatori durante l’incontro hanno dichiarato la loro volontà di dare un seguito a questa iniziativa, auspicando che da essa possa nascere un gruppo di giovani che, con il loro appoggio, possa lavorare sui temi della legalità e magari costituire in futuro un presidio di “Libera contro le mafie” opitergino-mottense. A questo proposito è intervenuto anche Andrea Dapporto, responsabile trevigiano dell’associazione fondata da don Luigi Ciotti.
I ragazzi di Fucina n. 4 hanno quindi già messo in cantiere due appuntamenti: la proiezione del film “Lea” di Marco Tullio Giordana giovedì 3 marzo in biblioteca a Motta, e la lettura dell’elenco delle vittime innocenti di mafia in Piazza Grande a Oderzo il 21 marzo alle 18, nella giornata nazionale a loro dedicata.

L’Azione, domenica 28 febbraio 2016

Attentati a Parigi. Quelli che…

https://twitter.com/jean_jullien/status/665305363500011521

Quelli che… ANDIAMO AD AMMAZZARLI TUTTI
Dubito che hai scoperto i mandanti degli attentati prima dei servizi segreti. Ammazzare gente a caso in risposta a gente che ammazza gente a caso? No, grazie.
Quelli che… CHIUDIAMO LE FRONTIERE
Ammesso e non concesso che serva a qualcosa, hai mai osservato una cartina fisica dell’Italia?
Quelli che… STIAMO TORNANDO NEL MEDIOEVO
Forse è ora di iniziare a studiarlo sul serio, ‘sto medioevo.
Quelli che… DOBBIAMO DIFENDERE I NOSTRI VALORI
Fammi capire di che valori stai parlando. E in che modo pensi di difenderli. Sicuro che le due cose stiano bene assieme?
Quelli che… CHE MONDO SAREBBE SENZA RELIGIONI
Già. Chiediamolo agli albanesi quant’era bello vivere ai tempi di Enver Hoxha nel primo stato costituzionalmente ateo del mondo. Un faro di tolleranza, libertà e progresso.
Quelli che… SALVINI / LIBERO / GASPARRI / SANTANCHE’ SCIACALLI
Quand’è che finalmente capirai che parlare di loro, anche male, significa dargli visibilità? E che in una società mediatica la visibilità è più importante dei contenuti? Se ci ripugnano, ignoriamoli.
Quelli che… AVEVA RAGIONE ORIANA FALLACI
Toglimi una curiosità: quanti libri di Oriana Fallaci hai letto?
Quelli che… QUESTO NON È ISLAM, L’ISLAM È RELIGIONE DI PACE
Beato te che hai queste certezze. Io è da anni che cerco di capire cos’è l’islam, e non le ho ancora trovate.
Quelli che… AVEVA RAGIONE BENEDETTO XVI A RATISBONA
“Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”. Bene: ricordiamocelo, però.
Quelli che ‪#‎PRAYFORPARIS‬ ‪#‎ECCETERAECCETERA‬
Esistiamo lo stesso, anche se non diciamo/scriviamo/postiamo qualcosa per forza. Un rispettoso silenzio vale più tante parole e bit sprecati.
Per cui anch’io cerco di seguire il mio consiglio, e mi fermo qui.

21 ottobre 2015. Dove stiamo andando, non c’è bisogno di strade.

Oggi è il 21 ottobre 2015. Chi, come me, fin dalla tenera infanzia ha visto e apprezzato la trilogia di Ritorno al Futuro e, a distanza di anni, non riesce ancora a smettere, non poteva che attendere questa data con vivace curiosità.

(E dico “curiosità” perché non voglio usare formule impegnative come “ansia”, “grandi aspettative” o altro, perché, in fondo, ci sono cose più importanti nella vita).

Considero questa saga un prodotto di intrattenimento cinematografico al limite della perfezione, e che sotto certi aspetti riesco ad apprezzare meglio ora che sono cresciuto. Trovo per esempio notevole il modo in cui Robert Zemeckis e i suoi autori siano riusciti, soprattutto nel loro 2015 immaginario, a guardare agli anni ’80 in prospettiva storica e pure nostalgica, mostrandone alcune caratteristiche iconiche dalle quali non possiamo prescindere quando li pensiamo. E tutto questo mentre essi erano ancora in corso.

Ma non finisce qui. Del primo episodio è interessante notare come, dietro alla storia di un adolescente che si ritrova a dover salvare il matrimonio dei propri genitori, si celi un particolarissima e divertente riflessione sul complesso di Edipo. Del secondo episodio, quello che festeggiamo oggi e che preferisco dei tre, amo la trama intricatissima, l’atmosfera da romanzo gotico ottocentesco del cosiddetto “1985 alternativo” e il richiamo piuttosto evidente di quest’ultimo a La vita è meravigliosa di Frank Capra; dell’ultimo capitolo, infine, apprezzo l’omaggio probabilmente inevitabile ai nostri mitici spaghetti western, e la tensione delle scene finali che mi tiene incollato al divano ogni volta che mi ritrovo a guardarle. E non posso dimenticare le belle riflessioni sui paradossi spazio-temporali che questa trilogia inevitabilmente provoca.

Di tutta la saga mi piace tantissimo il messaggio, tutt’altro che scontato in un mondo dove ancora si fugge dalle responsabilità aggrappandosi ad oroscopi, destini, profezie di Nostradamus e calendari Maya, che il nostro futuro non è scritto, ma ce lo costruiamo giorno per giorno con le nostre scelte: il nostro futuro, non il mio, perché le mie scelte possono influenzare, anche pesantemente, il futuro degli altri. E viceversa.

La visione del futuro del secondo episodio, diciamolo, ci ha azzeccato decisamente meno di quanto affermino certi roboanti articoli che ho letto in questi giorni. Marty McFly nel “suo” 2015 trova macchine volanti, vestiti intelligenti e case piene di fax e videotelefoni, ma per esempio non trova ne’ internet ne’ i telefoni cellulari, sebbene nel 1989 esistessero già.

Domani invece USA Today, notissimo quotidiano americano, uscirà con una copertina removibile che riproduce la prima pagina immaginaria, datata 22 ottobre 2015, che compare nel suddetto film (ed ho già chiesto ad un paio di amici americani di procurarmene una copia). Lo fa in maniera piuttosto fedele: la differenza più vistosa riguarda una notiziola che compariva sulla manchette, eliminata per motivi facilmente intuibili, riguardante… la visita di stato della regina Diana a Washington. Un titolo sulla colonna a sinistra cita invece la presidentessa degli Stati Uniti.

Ventisei anni dopo il presidente degli Stati Uniti non è donna, ma è un afroamericano. Eventualità all’epoca ritenuta probabilmente più impensabile. E all’epoca chi avrebbe potuto pensare che ventisei anni dopo la regina Elisabetta sarebbe stata ancora saldamente sul trono, ed oltretutto la povera principessa Diana defunta?

Sarebbe come se oggi io vi dicessi che nel 2041 Matteo Renzi sarà ancora Presidente del Consiglio. In fondo avrà “solo” sessantasei anni, no?

Morale della favola: fare previsioni sul futuro è difficile. E forse è meglio così: che certe cose sul futuro sia meglio non saperle lo diceva pure il buon vecchio Emmett Brown. Evitiamo quindi di lamentarci che non vedremo mai la pensione: piuttosto, agiamo fin da ora in modo che questo non accada, così come tante altre disgrazie preannunciate dalle varie Cassandre più o meno attendibili dei nostri giorni. Solo in questo modo potremo dire di aver appreso la grande lezione di questa splendida saga cinematografica.

E buon #BackToTheFutureDay.

(piccola parentesi autocelebrativa)

blog2

Il 15 marzo 2013, quando pubblicai al volo questa inchiesta su una presunta frase sessista del cardinale Bergoglio diventato da poche ore papa Francesco, grazie alle ricerche su Google gli accessi al mio blog ebbero un’impennata storica che, vista la poca costanza con cui lo aggiorno, e il traffico piuttosto basso, pensavo che mai e poi mai avrei potuto replicare.

Invece ieri questo record è stato polverizzato, grazie al mio ultimo post sui figli del Sessantotto. O meglio, grazie all’avvenente e mediatico contorno della neo Miss Italia Alice Sabatini senza il quale le mie parole sarebbero di certo passate inosservate, o quasi.

Il nuovo record di accessi giornalieri è ora più di tre volte maggiore di quello raggiunto appunto nel 2013. E il post è stato visualizzato così tante volte da permettere a questo blog, penso proprio per la prima volta, di entrare nelle classifiche nazionali di WordPress: sia quella dei blog più visti della giornata (settimo posto) che quello dei post più quotati, dove il mio ha oscillato tra il terzo e il quarto posto dietro a quelli di Leo Ortolani (che ogni tanto spariva dalla classifica), Memorie di una Vagina e Costanza Miriano.

(ammazza, che trio).

Se quella volta a spingere in alto il post fu, appunto, Google, stavolta l’apporto del re dei motori di ricerca sembra sia stato nullo, e scarso quello di Twitter: la parte del leone le han fatte le oltre 280 (al momento in cui scrivo) condivisioni su Facebook.

Mi stupisce che nessuno tra i tanti visitatori abbia lasciato un commento qui nel sito. Curioso, no? Il post su Bergoglio, nonostante il traffico più basso, ne ebbe parecchi. Vai a capire le strane dinamiche della Rete.

Tornerò mai a raggiungere certe vette? Sarà dura, ma nel frattempo mi godo il mio momento di maggiore celebrità in dodici anni di blogging discontinuo, iniziato in un luogo (Splinder) che non esiste più.

E poi penserò anche a dare un titolo e un template decente a questo blog.

Si accettano suggerimenti per entrambe le cose.

Tacere bisognava e andare avanti


24 maggio 1915 – 24 maggio 2015. Oggi sono cento anni che l’Italia ebbe la sciagurata idea di entrare nella Grande Guerra.
In questi mesi ho potuto approfondire tramite vari canali le vicende di quel drammatico triennio, e oggi il mio pensiero non può che andare ai quei poveri soldati, sia quelli che la guerra la fecero volontariamente, sia quelli che non ebbero la possibilità di scegliere. Tra questi anche il mio bisnonno: chissà quante volte sarebbe bastato un niente e… io non sarei mai nato. Ma penso anche alle popolazioni civili che subirono in modi diversissimi le pesanti conseguenze del conflitto, ai parroci che dopo Caporetto fecero le veci dello stato nei territori occupati, ai cappellani e le infermiere che dovettero improvvisarsi psicologi… Erano solo comparse in quel palcoscenico, e settecentomila di queste non vissero abbastanza per vederne la fine.
Ad essere di manica larga potrei provare pietà perfino per i generali, che in accademia avevano studiato Napoleone e che si trovarono a gestire una guerra nuova e sconosciuta, con equipaggiamenti spesso inadeguati e obsoleti, in un clima di violenza e disperazione.
Sia chi sopravvisse, sia chi se ne andò erano persone come me, ma con la sfortuna di essere nate al momento sbagliato nel posto sbagliato. Tutti permeati di modi di pensare moderni ma perversi, che lasciarono in eredità al mondo due guerre mondiali, il colonialismo, i regimi totalitari, milioni di morti.
Gli unici che non proprio non riuscirei a perdonare sono coloro i quali da un secolo ad oggi hanno strumentalizzato, e continuano a farlo, questi tragici eventi per un tornaconto personale, offendendo in questo modo la Storia e le sue vittime.

Qui sopra: il film completo Uomini contro di Francesco Rosi (1970). Vivamente consigliato.

Di nuovo: dov’è il terzo mondo?

In questi giorni il mio pensiero torna ancora una volta a quella piccola nazione dell’Africa che ho avuto la fortuna di visitare l’estate scorsa. La situazione in Burundi è tesa da quando, il 25 aprile scorso, il due volte presidente Pierre Nkurunziza ha annunciando la propria candidatura per un terzo mandato, violando apertamente la costituzione. Tutto questo, purtroppo, era già pienamente messo in preventivo quando nove mesi fa visitai quei posti.

Non posso che stare dalla parte di questi manifestanti che, vista la cronica situazione in cui versa il loro paese, potrebbero benissimo lasciarsi andare ad un pigro fatalismo. E invece scelgono coraggiosamente di dire la propria, mettendoci la faccia e rischiando in prima persona, nella speranza di poter vivere un giorno in un paese migliore.

Quanto sono diverse queste immagini rispetto a quelle, già viste e riviste decine di volte, della manifestazione (per altro fuori tempo massimo) dei No Expo ieri a Milano. Motivazioni le loro sicuramente condivisibili, almeno in parte, ma modus operandi tremendamente vecchio e fine a se stesso. Confrontate le immagini dei due paesi e rifatevi la stessa domanda che feci qualche mese fa in questo post: dov’è il terzo mondo?

Burundi: andata e ritorno

manifesto_burundi

“Nel continente nero, alle falde del Kilimangiaro…” Così inizia una delle canzoni italiane più famose al mondo, la quale descrive in modo simpatico e stereotipato i Tutsi, vittime e carnefici di uno dei più atroci conflitti etnici che interessa l’Africa, e in particolare la zona dell’ex Congo Belga, comprendente gli attuali stati della Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Burundi.
Qualche migliaio di km più a nord, in Libia, la situazione sta precipitando. Questa nazione, creata a tavolino dal governo italiano in epoca monarchica, risente quindi ancora di scelte compiute da una potenza straniera più di un secolo fa, sorte comune a tutto il continente africano.
Burundi: andata e ritorno, serata organizzata dal gruppo Fucina n. 4 in collaborazione con il Centro culturale Giorgio La Pira e la parrocchia di Motta di Livenza, partirà proprio da questi presupposti.
La serata, nata dall’esperienza di un viaggio avvenuto la scorsa estate in Burundi, nelle terre della prima missione fidei donum della diocesi di Vittorio Veneto, va alla scoperta di un paese così lontano nella nostra percezione, che cerca a fatica di lasciarsi alle spalle un passato sanguinoso. E alla scoperta di varie figure di europei che, spinti dalle motivazioni più disparate, hanno raggiunto queste terre, a volte senza sapere se e quando sarebbero tornati. Perché l’Africa odierna è anche il risultato dell’incontro, e dello scontro, tra due “mondi”.
Presentano la serata Andrea Pizzinat e Enrico Tolotto, due reduci del viaggio. Al termine della serata sarà possibile assaggiare alcune pietanze tipiche del luogo.
L’appuntamento è per giovedì 19 febbraio alle ore 20.45, presso il Patronato Don Bosco di Motta di Livenza (via Squero 10).