Padre Bergoglio: dalla parte dei perseguitati

E’ appena uscito, ma si sa già che tra due anni diventerà un film, con la regia di Liliana Cavani: tra le tante pubblicazioni su papa Francesco uscite in libreria da marzo ad oggi, La lista di Bergoglio si distingue perché prende in analisi l’attività del futuro papa Francesco durante la dittatura militare in Argentina. Quando essa iniziò, nel 1976, padre Jorge Mario Bergoglio aveva trentanove anni e ricopriva il ruolo di superiore dei gesuiti argentini. Il titolo del libro rimanda a Schlinder’s List di Steven Spielberg: se in quel film si raccontava di ebrei salvati da un imprenditore tedesco, in questo si racconta di dissidenti argentini che il giovane padre Jorge volle a tutti i costi proteggere, nascondendoli nel proprio collegio o favorendone l’espatrio. Tutto questo nel silenzio e con discrezione, poiché non doveva guardarsi solo dai militari, ma anche da certi esponenti del clero che fecero finta di non vedere i crimini della dittatura o, peggio, si macchiarono di collaborazionismo.
La “lista di Bergoglio”, probabilmente assai più lunga di quanto si intuisca leggendo, è composta da seminaristi, sacerdoti, catechisti, o persone impegnate nel sindacato, la politica, la cultura, a volte nemmeno credenti, ma che il futuro papa stimava pur magari non condividendone in pieno il modus operandi; essi avevano in comune l’essersi schierati dalla parte dei poveri e degli oppressi, venendo per questo sommariamente etichettati come comunisti o oppositori del regime e quindi personaggi da fermare con ogni mezzo. Dalle loro testimonianze, raccolte con una certa fatica dall’autore, giornalista di Avvenire, si scopre pure che Bergoglio nel 1977 passò alcuni giorni nel pordenonese, a casa di un emigrante italiano rimpatriato dall’Argentina, avvertendo anche una forte scossa di terremoto.
La prefazione del libro è stata affidata a Adolfo Pérez Esquivel, premio Nobel per la pace ed antifascista argentino il quale, pur dichiarando che Bergoglio avrebbe potuto esporsi di più, lo scagiona completamente dalle accuse di collaborazionismo a lui mosse già a partire dalla sera dell’elezione. Il libro contiene anche il testo di un rapporto riservato sul papa di Amnesty International, e la trascrizione integrale dell’interrogatorio a cui il cardinale Bergoglio si sottopose nel 2010 durante il processo ai torturatori del regime: rispondendo alle incalzanti domande del giudice, il prelato compie anche una breve ma esauriente analisi dei fenomeni dei “preti delle baraccopoli”, sviluppatisi in Sud America a seguito del Concilio Vaticano II.

Nello Scavo
La lista di Bergoglio. I salvati da Francesco durante la dittatura
EMI
€ 11,90

L’Azione, domenica 26 gennaio 2014

Prevenire è meglio che postare

L’attivismo da pantofolai colpisce ancora: prima il reggiseno, poi le scarpe. Quest’anno, per sensibilizzare sulla prevenzione del tumore al seno, qualcuno ha scelto il viaggio nella località esotica.

Ora, care femministe vere o presunte che avete partorito questo giochetto virale: sono d’accordo che ci sono dei maschi che ragionano col pisello, ma voi con questa ennesima robetta di cui se ne sentiva il bisogno ancor meno della tares, dimostrate di non essere da meno. Eppure il pisello non ce l’avete, e non avendo quindi possibilità di scelta lo dovete usare per forza il cervello, e quindi fatelo.

Volete davvero sensibilizzare alla prevenzioni dei tumori? Bene. Una mammografia ogni tanto conterebbe certamente di più. Ma non basta: mangiate quanto basta. Smettete di fumare. Spegnete la TV e leggete un libro. Tenete acceso il cellulare il meno possibile, e andate a trovarle le vostre amiche, in bicicletta o a piedi, che magari abitano a 1 km o meno da casa vostra. Ricordate che trenta (o 20, 10, 5) minuti di conversazione valgono di più di mille sms, e costano meno. E ci si fraintende di meno. E se ci si fraintende di meno, ci si arrabbia di meno, si porta meno rancore, e si vive meglio. E se si vive meglio, ci si ammala di meno.

Se non vi basta, andate a farvi un giro al CRO di Aviano. Non concentratevi troppo sulla gioiosità degli arredamenti o la cortesia del personale: piuttosto osservate le facce e immaginate le storie della gente che gira per i corridoi. Potrebbe capitarvi di incrociare lo sguardo con una giovane signora piangente, e vedere le sue amiche che tentano di consolarla con la consapevolezza che forse ormai non c’è più nulla da fare.

Non conterrà come una vita sana e attiva, ma vi servirà senz’altro di più che andare a vivere a Miami o a Londra.

(P.S. Il discorso vale anche per noi maschi, basta solo cambiare qualche parola.)

Un’Italia (che potrebbe essere) da Oscar

Che robe. Un bel po’ di anni fa, a causa dell’amicizia tra mio padre e suo padre, ci ho passato una vacanza insieme a Firenze. Sono passati ventun’anni (aaargh!) e oggi Diego, cervello in fuga da Prata di Pordenone, abita a Vancouver e ad Hollywood è considerato uno dei talenti emergenti nel campo effetti speciali: un pezzo dell’Oscar 2013 a “Vita di Pi” è suo.

Meanwhile, in Italy, un giovane su tre è disoccupato. L’Italia è e rimarrà anche dopo le elezioni un paese per vecchi (e la colpa non è certo solo dei vecchi) con un Presidente del Consiglio che nella migliore delle ipotesi avrà 61 anni. E dove Diego, al massimo, avrebbe potuto aspirare a fare il direttore della fotografia de “Un posto al sole”.

Speriamo che se lo ricordino coloro i quali da domani si ritroveranno a governare questo paese.

Eppure nel nostro paese le cose non sono andate sempre così. E per trovare un’Italia moderna, che valorizzava e teneva ben stretta i suoi talenti non serve tornare indietro alla Firenze rinascimentale o alla Roma barocca: basta indietreggiare di 50-55 anni.

Cos’è successo, nel frattempo?

Un’estate di concerti, seconda parte

In colpevole ritardo, seconda parte del post che racconta le tappe principali della mia estate musicale…
* Elio e le Storie Tese, Lignano Sabbiadoro, 2 agosto


Elio freschissimo di cinquantesimo compleanno. Un palco allestito in spiaggia, un gruppo per il quale ormai non esistono più aggettivi nel dizionario… Sette mostri di intrattenimento, sei mostri di tecnica musicale. In scaletta anche due cover col testo cambiato che non t’aspetti, in ricordo degli esordi del gruppo: la prima è vecchissima Tenia (1983 o giù di lì, tratta da Maniac di Michael Sembello), la seconda il recentissimo pezzo sul Bunga Bunga che storpia il Waka Waka di Shakiriana memoria.

* Nathalie, Majano (UD), 5 agosto


Concerto impeccabile. Complimenti anche al coraggio degli organizzatori di organizzare, in una sagra grossa ma situata non certo in una metropoli, cinque spettacoli di artisti di fama nazionale (gli altri: Subsonica, Verdena, Beppe Grillo, Roy Paci & Aretuska). Al concerto è seguito un dopo-concerto altrettanto magico, col sottoscritto ed altri 6-7 “eletti” a bere Mojito seduti ad un tavolo dei festeggiamenti con la cantante, i suoi musicisti, il suo staff e la spalla Diana Tejera, collega/amica/concittadina di Nathalie, altra brava cantautrice sicuramente meno nota di quanto meriterebbe. Merita una menzione anche la prima artista che ha aperto il concerto: Angelica Lubian, idolo di casa (è friulana).

* Subsonica, Majano (UD), 6 agosto


Secondo giro a Majano. Tanta acqua è passata sotto i ponti da quando Samuel, Boosta, Max e soci frequentavano centri sociali e calcavano timidamente il palco sanremese… Ormai, alla soglia dei quarant’anni, sono dei vecchi volponi che sanno muoversi bene sul palco e farsi desiderare. Tanto di cappello alla loro performance: non saranno certo il massimo dell’umilità e della spontaneità, ma dal vivo sanno far rendere bene anche i brani del loro ultimo mediocre album.

* Perturbazione, Cison di Valmarino (TV), 9 agosto


Li conoscevo poco o nulla prima, quindi fatico a giudicare. Di certo approfondirò la loro conoscenza non appena ne avrò la possibilità. Un concerto, a mio dire, all’insegna di una positiva semplicità: tecnicamente non sono certo dei mostri, ma sanno emozionare con poco. Bravi, simpatici e alla mano.

* Radioliga, Camino di Oderzo (TV), 25 agosto


Momento autoreferenziale, visto che sono tra gli organizzatori del concerto 😉 La serata nel mio paese con una delle più quotate band tributo di Ligabue: un successone “di critica e di pubblico”. I prossimi anni ne vedremo delle belle!

* Bud Spencer Blues Explosion, Brugnera (PN), 26 agosto


Grandiosi. Sono in due ma spaccano come una band di cinque elementi. Ascoltare per credere.

* Phinx, Ministri, La Fame di Camilla, Verdena, Treviso, 3 settembre




Non conoscevo i Phinx: un gruppo rock di Bassano del Grappa (VI) con ottime potenzialità, molto coinvolgenti e con influenze musicali chiare (Placebo in primis, e l’indie rock anglosassione dei primi anni 2000). La Fame di Camilla, gruppo “alternative pop rock” pugliese con il cantante di origini albanesi, è decisamente migliore dal vivo che in studio, almeno per quello che ho potuto ascoltare finora. I milanesi Ministri sono sopravvalutati e spocchiosi. Dulcis in fundo i Verdena, che non sentivo da sette anni: immensi. Non hanno di certo deluso le aspettative, piuttosto alte dopo due signori dischi come Requiem e Wow. Peccato solo che, a causa dei probabili ritardi in scaletta e dell’esibizione dei Ministri decisamente troppo lunga, non hanno potuto suonare se non poco più di un’ora.

Un’estate di concerti, prima parte

Ora che il clima, con qualche giorno di anticipo sull’equinozio, ci ha ricordato che la staggione è finita, ho deciso di guardarmi indietro e fare un’analisi della mia estate musicale, devo dire ricca di concerti come non mai! Ecco quindi la prima parte di una lista con tutte o quasi le tappe del mio personale “tour musicale” da Treviso a Trieste.

* Quartetto Desueto, Oderzo (TV), 4 giugno


Primo piatto opitergino con il Festival del Bene Comune organizzato dai Giovani per Oderzo. Il gruppo è composto da alcuni musicisti (mi pare) della zona di Conegliano-Vittorio, e propongono uno spettacolo assai coinvolgente che bene mischia pezzi propri e cover d’autore. Da tempo desideravo sentirli, e si sono rivelati all’altezza delle aspettative.
(P.S.: il video si riferisce al loro concerto a Oderzo nel 2009).

* d-Sharp Jazz Project, Oderzo (TV), 15 luglio
Jazz ‘round Midnight è, da qualche anno a questa parte, una delle rarissime proposte musicali dell’estate opitergina degne di nota. Jazz di qualità nella bellissima e sottoutilizzata cornice dei giardini di Palazzo Foscolo. L’affluenza per ascoltare un genere di nicchia come il jazz dimostra forse quanta fame non saziata di musica ci sia qui dalle nostre parti.
P.S. Non ho trovato un solo loro straccio di video su YouTube.

* Anna Calvi, Sesto al Reghena (PN), 20 luglio


Altro splendido luogo per suonare è il cortile dell’abbazia di Santa Maria in Sylvis di Sesto al Reghena. Qui, la ventinovenne cantautrice italo-britannica Anna Calvi ci ha deliziato con un concerto breve (si e no un’ora) ma meraviglioso. P.S.: C’ho fatto due parole in croce assieme dopo il concerto; ha veramente una vocina all’acqua di rose. Non si direbbe, dagli acuti che lancia sul palco. Notevole, e non solo per il fisico da boxer, pure la sua compagna polistrumentista.

* Franco Battiato, Trieste, 22 luglio


A sessantasei anni, il Maestro che non vuol’essere chiamato Maestro non ha più niente da dimostrare a nessuno, e si vede dall’atteggiamento da “artista vissuto” che tiene sul palco; ma non per questo ha smesso di reinventarsi. Ecco quindi un tour rock, ed un concerto che mi aspettavo molto più ingessato. Mi aspettavo, forse, gli spettatori che cantano in coro i pezzi più famosi, ma i ragazzi e i giovani che ballano e quasi pogano sotto il palco, proprio no. P.S.: ha aperto il concerto Nathalie (vedi post successivo).

* Festival “Villa Tempesta“, Passariano di Codroipo (UD), 23 luglio


La rassegna dei gruppi de La Tempesta Dischi doveva essere l’apoteosi. Un evento assai inconsueto a queste latitudini, sette ore per quattordici gruppi: purtroppo il clima ballerino ci ha messo lo zampino. Il maltempo ha impedito a quasi tutti i pezzi da novanta della kermesse di suonare, ma il clima che si è creato sotto i portici durante l’acquazzone, con alcuni tra i musicisti “mazziati” ad improvvisare con una chitarra in mano e senza alcuna amplificazione è stato comunque assai singolare ed emozionante.
Promossi con almeno la sufficienza tutti quelli che ho sentito suonare.
Qui sotto, gli Uochi Toki (che ho pure intervistato)

Il Pan del Diavolo. Non fanno niente di che ma lo fanno assai bene.

La serata è finita così… Prima con Vasco Brondi che sbraita senza microfono…

…Seguito dopo pochi minuti e pochi metri da Davide Toffolo…

…ed infine dagli Zen Circus.

Presto la seconda parte…

E fu così che intervistai gli Uochi Toki.

Se non li avete mai sentiti in televisione o in radio, non preoccupatevi: a chi vive ed intende la musica come gli Uochi Toki queste cose interessano relativamente. Se gli parli di carriera ti rispondono che “Alle vie percorse da carri noi preferiamo quelle percorse a piedi”: gli Uochi Toki, ovvero Napo e Rico, sono due giovani provenienti dalla provincia (anzi, dalle campagne) di Alessandria che fanno rap, anche se molti rappers non sarebbero d’accordo con questa definizione. Sette dischi alle spalle, gli ultimi due pubblicati da La Tempesta, il collettivo di artisti di Maniago che fa capo a Davide Toffolo, fumettista e chitarrista/paroliere dei Tre Allegri Ragazzi Morti: due album che ha imposto il duo come una delle più interessanti proposte musicali uscite negli ultimi anni nel nostro paese.
Li abbiamo incontrati il 23 luglio a Villa Manin a Passariano di Codroipo, per Villa Tempesta, ovvero il festival della loro, tra virgolette, “etichetta discografica indipendente”.
Da alcuni vostri testi pare che seguiate uno stile di vita che ricorda da vicino la cosiddetta “decrescita felice”. Questa somiglianza è causale, o no? Pensate sia un modello che si possa diffondere in massa?
RICO: E’ una semplice rappresentazione di ciò che facciamo e del nostro standard abitativo; se tutti seguissero il nostro esempio, il bilanciamento del mercato si sposterebbe e ci toccherebbe trovare un’altro punto di equilibrio. Non parliamo di ideali ma di idee (legate al contesto).
NAPO: La diffusione di massa porta errori di trascrizione, mentre la creazione personale con cui ognuno può editare il proprio stile di vita non può che portare a scelte ecologiche quando le proprie esigenze sono ben comprese.
Altrove invece emerge con una certa chiarezza il vostro voler abitare in provincia. A cosa è dovuto?
RICO: Campagna, meno vicini, il non abitare in un condominio, il dover fare tanta strada per fare qualsiasi cosa (e le conseguenti riflessioni sul farla o meno), il silenzio, la notte, il caos, gli insetti, il freddo durante l’inverno, un garage pieno di spazzatura, il fango in casa, i panni stesi fuori, internet a banda media.
NAPO: “Provincia” è un vocabolo che non indica le caratteristiche di un luogo se non in contrapposizione con il vocabolo “città”. A noi piace abitare in un luogo dove la densità di popolazione permetta di respirare senza che qualcuno attorno a noi debba tirare in ballo scemenze retoriche tipo il buonsenso e il rispetto per le altre persone. Noi abitiamo in campagna, non in provincia. anche se si tratta di una campagna in provincia di Rimini.
Cosa significa, in Italia e nel 2011, cercare di vivere di musica non commerciale? Voi come ve la cavate, e soprattutto come vi ha influenzato il fatto che, come dite nei vostri pezzi, non volete trasferirvi a Milano e non avete quindi avuto “le cosiddette possibilità che una grande città offre”?
RICO: Parlando così si fa solo un discorso quantitativo (chi ha le possibilità più GRANDI), a me piacciono le possibilità commisurate.
NAPO: Già “Italia” e “2011” sono due denominazioni di spazio e tempo a cui si può trovare un senso solo abbandonando a metà dei ragionamenti. Figurati l’espressione “vivere di musica”… Insomma, basta con questa cura ossessiva per come ci si guadagna da vivere. “Come ti guadagni da vivere” non è un argomento di conversazione. La distinzione “lavoro-tempo libero” porta ad estremi insoddisfacenti. Possiamo dire che dobbiamo fare altri lavori oltre al suonare per avere dei soldi, che suonare non è un lavoro per noi, che abbiamo una definizione di lavoro molto più vasta della media, che siamo pronti anche a chiedere l’elemosina se finiremo in mezzo alla strada e che in quel caso riusciremmo di sicuro a trovare dei lati divertenti per una condizione di miseria. Bisogna essere pronti a divertirsi anche nella peggiore delle ipotesi.
Napo, da quanto tempo sei un mago? E da cosa derivano tutti questi riferimenti al mondo della magia nel vostro ultimo disco?
NAPO: Sono un mago dal momento in cui mi sono immaginato di esserlo. I riferimenti alla magia non sono altro che metafore per fare emergere il valore dell’immaginario e per distruggere la contrapposizione tra immaginazione e realtà, astratto e pratico.
Come sono Napo e Rico quando escono con gli amici a bersi una birretta? Stordite gli altri con il vostro italiano prolisso e corretto o lasciate parlare un po’ anche loro?
RICO: Non vado a bere nessuna “birretta” con “nessuno”, i miei amici passano per delle cene a casa mia (o viceversa) e sanno benissimo badare alla loro lingua italiana. In compagnia parlo solo se sono a mio agio.
NAPO: Il nostro italiano non è corretto. E’ inventato e personalizzato sulla base di regole corrette che ci permettiamo di storpiare quando lo riteniamo opportuno. Per quanto riguarda l’uscire a noi non serve la scusa di una birra, di solito andiamo a incontrare delle persone e con queste chiacchieriamo o dosiamo le pause. Non releghiamo il divertirsi o rilassarsi a delle specifiche occasioni ben delimitate, ogni momento deve essere una macedonia di rilassatezza e frenesia nelle percentuali che più sono appropriate.
Scherzi a parte, ad inizio carriera più che moltiplicare le parole tendevate a moltiplicare le tracce. A cos’è dovuta questa “svolta”?
RICO: Quale svolta? Fare meno tracce? I fan dovranno pure trovare un appiglio per dire che i dischi degli esordi erano “migliori”.
NAPO: Carriera? Alle vie percorse da carri noi preferiamo quelle percorse a piedi.
Napo, nei tuoi testi non solo dimostri di avere un’ottima padronanza dell’italiano, ma anche di voler riflettere sull’italiano stesso. Mi verrebbe quasi da definirti un cultore della lingua. A cosa è dovuta questa peculiarità? Studi passati? Passione?
NAPO: la padronanza dell’italiano come traguardo e abilità è un qualcosa di scolastico, appartiene ad alunni, studenti e professori. Ognuno ha la sua personale padronanza dell’italiano, anche il coatto che usa “zio” come intercalare. Non ho studiato nulla, io ascolto i discorsi altrui anche se potrebbe sembrare che io copra gli altri con i miei discorsi solo perché nei dischi e nei concerti dico molte parole.
Altra vostra caratteristica è l’utilizzo di basi piuttosto minimali. Perché questa scelta? Per far risaltare meglio il testo o c’è dell’altro?
RICO: Credi davvero che sulle mie basi ricche di armoniche dispari il testo emerga meglio? Il mix ha come obiettivo fare capire ogni singola parola, l’elettronica descrive (almeno secondo la mia visione) gli ambienti e le situazioni INTEGRANDO il testo (e non riempiendo range di frequenze non occupate dalla voce).
NAPO: essenziali, non minimali. Il minimale punta a rimanere scarno mentre l’essenziale può essere abbondante se serve.
Un giorno vi siete ritrovati a collaborare con i vicentini Eterea Post Bong Band. Un gruppo che apparentemente non ha nulla da spartire con voi, né musicalmente né geograficamente. Com’è nata questa collaborazione?
RICO: La musica e la geografia mi interessano relativamente, a me interessano le persone (e loro sono delle persone rare).
NAPO: Bisogna vivere la geografia, non usarla come metro di non-fattibilità tenendo come unico dato la distanza.
Non è l’unico legame che avete con il nord Est. La Tempesta è l’etichetta che vi ha permesso di uscire dall’anonimato. Com’è lavorare con questa realtà?
RICO: la musica e la geografia mi interessano relativamente, a me interessano le persone (e loro sono delle persone rare).
NAPO: noi non lavoriamo con nessuna Realtà. E la Tempesta non è un’etichetta.

Aggiornamento: l’intervista, tagliata per motivi di spazio, verrà pubblicato nel numero di “Vita Nuova” di Trieste di domenica 7 agosto 2011. 

Villa Tempesta a Villa Manin

Villa Tempesta è un evento musicale assolutamente inedito a queste latitudini: di certo uno degli appuntamenti principali di quest’estate, a livello nazionale, per gli amanti della buona musica italiana.
“Villa Tempesta” è il nome dato alla terza edizione del festival organizzato da La Tempesta Dischi, collettivo di musicisti indipendenti con sede a Maniago (PN): un felice progetto ideato dal pordenonese Davide Toffolo, leader del gruppo punk dei Tre Allegri Ragazzi Morti nonché apprezzato fumettista.

Dopo l’incredibile successo dell’edizione 2010 a Ferrara, La Tempesta ha voluto organizzare l’evento “in casa”, inserendolo nella suggestiva cornice di Villa Manin di Passariano di Codroipo. Sabato 23 luglio dalle 17.30 a mezzanotte e mezza, sui due palchi che verranno allestiti si alterneranno ad oltranza ben tredici gruppi; scopriamo insieme chi sono: gli Aucan sono un interessante gruppo elettronico/dubstep bresciano reduce dai buoni riscontri del loro recente secondo disco, Black Rainbow.

I già citati Tre Allegri Ragazzi Morti, dopo anni di punk rock, suonano da qualche tempo musica reggae mantenendo la stessa particolarità che li ha da sempre contraddistinto. Le Luci della Centrale Elettrica è il progetto del 27enne cantautore ferrarese Vasco Brondi i cui testi raccontano la vita, l’insoddisfazione e la rabbia dei suoi coetanei. Gli Zen Circus sono un irriverente gruppo folk rock che canta in italiano e inglese e che ha all’attivo numerose esibizioni oltreoceano con nomi storici dell’underground americano.

I Massimo Volume, e il loro rock con testi recitati, rappresentano una delle realtà di punta della musica italiana anni ’90, e si sono da poco riformati dopo un decennio di pausa. Gli Smart Cops sono un gruppo garage rock giovane ma che può già vantare un tour negli Stati Uniti e in Israele. Gli One Dimensional Man sono l’altro gruppo rock del veneziano Pierpaolo Capovilla, già leader dei Teatro degli Orrori, una delle migliori realtà musicali mai uscite dal Veneto. Gli Uochi Toki sono un duo piemontese che propone una sorta di rap dai testi molto acuti e taglienti.

I Fine Before You Came sono un gruppo hardcore milanese con un decennio di concerti alle spalle, anche all’estero. Gli Altro, pesaresi, propongono uno strano miscuglio di musica pop e punk. I Cosmetic, romagnoli, fanno musica shoegaze. Dietro la sigla Hard Core Tamburo si nascondono infine gli ex membri dei Prozac+, gruppo punk pordenonese che ebbe il suo momento di gloria nazionale alla fine degli anni ‘90.
Il biglietto di ingresso costa 18 euro; compilation in omaggio ai primi mille entranti.

La Vita Nuova di Trieste, domenica 24 luglio 2011

N.B. I video sono buttati giù un po’ a caso…