Alfredo, 13.06.1981-13.06.2011

Oggi sono passati trent’anni dalla tragica scomparsa del piccolo Alfredino Rampi (tra l’altro avvenuta a pochi giorni e pochi km di distanza dalla morte di Rino Gaetano che ho ricordato in uno degli ultimi post).

Alfredo era un bambino di sei anni, residente nella periferia di Roma, scivolato in un pozzo artesiano, dal quale non ne uscì vivo a causa delle gravi carenze organizzative dei soccorritori.

Una dolorosa vicenda che è ricordata anche perché fu un evento mediatico senza precedenti: questo a causa della RAI che, con la fondata speranza di poter mostrare ai telespettatori il momento del salvataggio del bambino, allestì una diretta di molte ore con uno sforzo non indifferente per le tecnologie dell’epoca. Una trasmissione che finì per seminare l’angoscia nelle case di milioni di italiani, fino al suo tragico epilogo.

Quella tragedia fu uno dei presupposti della nascita della Protezione Civile, ma rappresentò anche l’apertura di un “vaso di Pandora televisivo” che sembra essere senza fondo. A distanza di trent’anni, lo sciacallaggio dei media nostrani sulle tragedie è purtroppo una normalità dalla quale ci siamo quasi anestetizzati.

Per approfondire vi consiglio questo articolo: “Vermicino, quando l’Italia imparò a piangere davanti alla tv“, da Avvenire, 22 maggio 2011. E ovviamente il pezzo qui sopra, “Alfredo” dei Baustelle, nel cui testo Francesco Bianconi dipinge la televisione come una sorta di divinità cinica che dall’alto guarda un suo figlio morire.

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Dacci oggi la nostra acqua quotidiana… a Oderzo

Il Coordinamento Opitergino per il Sì e l’AGESCI di Oderzo hanno organizzato, nella serata di martedì 7 giugno, una replica nella Sala del Campanile di Oderzo dell’incontro “Dacci oggi la nostra acqua quotidiana” tenutosi a Motta il 19 maggio scorso.
Ha aperto la serata, come già allora, il giovane Andrea Menzato del gruppo “Facoltà di intendere” di Padova, che ha di nuovo spiegato nei dettagli le ambiguità che stanno dietro le leggi che i due referendum sull’acqua vogliono modificare; ha sfatato il luogo comune secondo cui il privato serve a portare gli investimenti per sistemare gli acquedotti colabrodo, mostrando come il peggior acquedotto italiano, quello di Roma, sia proprio a gestione privata; ha infine concluso ribadendo come la questione, per quanto “politica” nel senso più nobile del termine, non dev’essere assolutamente considerata “partitica”.
Questa volta, a differenza di Motta, il secondo ad intervenire è stato don Nandino Capovilla (nella foto), coordinatore nazionale di Pax Christi. Egli ha mostrato ai presenti una sua videointervista a mons. Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio “Giustizia e Pace”; sorprendentemente, l’intervistato ha spronato don Nandino a convincere i vescovi italiani a sbilanciarsi sui temi dei referendum sull’acqua, specie dopo la recente presa di posizione del segretario generale della CEI mons. Mariano Crociata; il sacerdote intanto domani parteciperà al digiuno in Piazza San Pietro a Roma promosso da padre Alex Zanotelli.
«Al di là degli esiti del referendum – ha affermato – è già enorme quello che sta accadendo, questo movimento dal basso che sta muovendo i popoli, i quali credono che un cambiamento sia possibile». Ha parlato delle iniziative della Rete Interdiocesana Nuovi Stili di Vita promosse in occasione della visita di papa Benedetto a Venezia, proposte «forse non comprese pienamente» a causa di una certa titubanza generale, da parte del popolo di Dio, a mettersi in gioco. «Eppure Gesù l’ultimo giorno tirerà in ballo situazioni concrete: avevo sete e non mi avete dato da bere»; tutto ciò che riguarda l’acqua quindi tira pienamente in ballo la nostra fede.

da lazione.it

Dacci oggi la nostra acqua quotidiana

Nella sera di giovedì 19 maggio il patronato di Motta di Livenza ha ospitato un incontro dal titolo “Dacci oggi la nostra acqua quotidiana”. Ovvero: come vivere evangelicamente l’impegno a favore del sì ai due referendum del 12 e 13 giugno che riguardano la privatizzazione dell’acqua.
L’incontro è stato organizzato da Francesco Marchese e Silvia Tolfo, due mottensi dei Giovani Impegno Missionario di Padova, gruppo che fa riferimento ai missionari comboniani. Su suggerimento del parroco don Rino Bruseghin, nell’iniziativa sono stati coinvolti a vario titolo AGESCI e Azione Cattolica di Motta, il gruppo “Giorgio La Pira” e la pastorale diocesana per il Lavoro.
Il primo dei due ospiti ad intervenire è stato Andrea Menzato, giovane di “Facoltà di intendere”, gruppo vicino ai comboniani che discute di attualità. Menzato ha ben illustrato ai presenti i dettagli delle leggi che i referendum vogliono abrogare. Questione nodale non è la privatizzazione della distribuzione dell’acqua in sé, ma le sue modalità: la legge infatti costringe tutti i comuni, anche quelli virtuosi, a cedere obbligatoriamente il 60% della gestione dell’acqua ai privati entro il 2013 e il 70% entro il 2015. Ma il privato che gestirà la distribuzione dell’acqua, vedrà questa come un servizio da dare ai cittadini o come una possibilità di lucro? Qui si arriva al nodo cruciale del secondo referendum, ovvero l’“adeguatezza della remunerazione del capitale investito”: quando il profitto del privato può considerarsi “adeguato”? Questo la legge non lo spiega. Si badi che il privato lavorerebbe in regime di monopolio: il cittadino, se riterrà che i prezzi dell’acqua del rubinetto saranno troppo cari, non potrà di certo comprare l’acqua del rubinetto del comune vicino. E gli amministratori locali non potranno intervenire sui prezzi.
Il secondo a parlare è stato padre Daniele Zarantonello, missionario comboniano: «Quando parliamo di mercificazione dell’acqua – ha affermato – non prendiamo il nostro posto nel mondo, ma diventiamo dèi che decidono, manipolano, distruggono, che decidono la vita e la morte delle persone. Abbiamo messo al centro della nostra vita il profitto, ma dovremo rimetterci proprio LA vita». Padre Daniele però guarda con ottimismo al futuro: «A livello planetario sento che si sta muovendo qualcosa che ci sta spiazzando, e che spiazza la logica del mercato: stiamo vivendo non più un “epoca di cambi” ma “un cambio di epoca”». Ha citato il nord Africa e i tanti movimenti popolari sviluppatisi negli ultimi anni nel silenzio, lì dove le multinazionali (anche nostrane, tipo Enel o Benetton) fanno il bello e il cattivo tempo. «Il milione e quattrocentomila firme raccolte in Italia per il referendum è una partecipazione a questa lotta, ci stiamo mettendo nell’alveo di quel fiume che sta progettando un futuro diverso. Non sentiamo che qui c’è Dio che sta agendo e che ci chiede di alzarci in piedi e recuperare un po’ di dignità».
Eppure all’interno del mondo cattolico nostrano c’è poca voglia di esporsi. «Ma non stiamo parlando di partitelli, di destra o sinistra, stiamo parlando di vita – ha continuato – Per aprire gli occhi occorre parlare, confrontarsi, come fecero i discepoli di Emmaus con Gesù. L’alternativa è tacere e infondere nella società la rassegnazione. Credere in questo cambiamento è una questione di fede: il cristiano non può stare a guardare mentre tutto questo avanza».
Ma cosa possiamo fare come comunità cristiana? Non servono grandi cose. Un esempio? Le sagre parrocchiali. «Lo so che bisogna raccogliere soldi per l’asilo e il tetto della chiesa, ma rinunciamo all’acqua in bottiglia – ha proposto – Portiamo un tema etico nelle nostre sagre. Una bottiglia di acqua “San Rubinetto” sopra il tavolo, così la gente inizia a discutere. Una provocazione che aiuti a riflettere è l’inizio della trasformazione».

L’Azione, domenica 5 giugno 2011

P.S. Un incontro sullo stesso tema, ma che avrà come ospite don Nandino Capovilla di Pax Christi, Si terrà martedì 7 giugno alle 20.30 nella sala del Duomo di Oderzo.