“Fuori dal cinema”, serate di musica e sport

“Fuori dal cinema” e “Adotta un videoproiettore”: sono queste le iniziative in corso al Circolo Cinematografico Enrico Pizzuti di Oderzo. Ci spiega di cosa si tratta Paolo Pizzuti, attuale presidente del circolo stesso.
«Il circolo ha cambiato denominazione due anni fa – ci spiega – per volontà dei vecchi soci che vollero così onorare la memoria di mio padre, presidente e proiezionista ai tempi della vecchia denominazione. Ci siamo così dati degli obbiettivi: il primo il cinema, avendo avuto l’autorizzazione del parroco di tornare a usare la sala Turroni dopo i restauri alla stessa. Ma poi pensammo: perché non allargare ad altre forme d’arte come la musica o il teatro? E così abbiamo fatto, a partire dal settembre 2015. L’estate successiva abbiamo voluto concretizzare questa nostra volontà di spaziare con “Fuori dal cinema”, un festival che si chiama così in due sensi: perché si tiene fisicamente all’esterno della sala, e perché non c’è cinema, anche se qualcosa di cinematografico riusciamo ad inserirlo».
Qual è la formula?
«Sia l’anno scorso che quest’anno è composta da due serate di musica, e da una terza generica, in entrambi i casi a carattere sportivo. L’idea è portare l’atmosfera intima del cineforum all’esterno con una proposta diversa».
Com’è stato il riscontro di pubblico? E ve lo aspettavate?
«Ogni sera è cresciuto, perché tanti passavano di là per caso e poi tornavano la volta dopo. Siamo partiti da 100-120 e siamo arrivati all’ultima sera con picchi di duecento, finendo le sedie. Più che aspettarselo diciamo che lo speravamo… Inoltre si tratta di un pubblico diverso da quello che frequenta il cineforum nei mesi invernali e che speriamo, in questo modo, di agganciare, proprio com’è avvenuto con il corso di cinema tenuto recentemente da Elena Grassi».
Spiegaci l’iniziativa “Adotta un proiettore”.
«Dopo la ristrutturazione il Turroni formalmente non è più un cinema, non avendo più una sala proiezioni, ed ha un proiettore a soffitto la cui qualità a mio dire non è adatta ad una fruizione cinematografica, e questo mi è stato confermato da esperti del settore. È giusto che, se invitiamo registi di livello, la qualità dell’immagine dei loro film sia all’altezza. Abbiamo quindi pensato di prendere un proiettore professionale da una ditta di Crocetta di Montello che serve i cinema della zona: lo abbiamo provato con loro e il risultato è stato tutta un’altra cosa. Il preventivo è di circa settemila euro: mille intanto li mettiamo noi, il resto puntiamo a raccoglierlo entro novembre con una raccolta fondi. Se riusciamo ad andare oltre potremo cambiare anche lo schermo. Stiamo pubblicizzando l’iniziativa in ogni modo, anche cercando testimonial: il primo ad accettare è stato Natalino Balasso».
Il tutto sarebbe di proprietà della parrocchia.
«Ne abbiamo parlato anche con mons. Pierpaolo ha dato parere favorevole e ci darà una mano; il proiettore sarà ad uso esclusivo della sala ma a disposizione di tutti coloro che la useranno».
Come si può contribuire?
«Si può pagare in due modi, entrambi sicuri, nel nostro sito internet. Tutti i donatori che offriranno dai 50 euro in su riceveranno un invito ad una serata riservata. Se non raggiungeremo la cifra tutto sarà restituito».
“Fuori dal cinema” inizierà venerdì 23 giugno con il concerto del cantautore veneziano Marco Iacampo; secondo appuntamento il 29 con l’ensemble multietnico Safar Mazì. Ultimo appuntamento sabato 8 luglio con Manolo, celebre arrampicatore e simbolo dell’alpinismo italiano.

L’Azione, domenica 25 giugno 2017

La festa di Trql, cioè… tranquilli

Sarà per la strana sigla che gli fa da nome, sarà per il logo vagamente alla Keith Haring, fatto sta che l’associazione TRQL Onlus non passa certo inosservata. Il 17 giugno al parco delle piscine di Oderzo organizzerà la terza edizione di TRQL Soundcheck: scopriamo insieme cosa fa con Paolo Ragonesi, portavoce del gruppo.
«L’associazione TRQL nasce da una compagna di amici che iniziarono a trovarsi dal bar alla Marisa a Oderzo che avevano tredici anni ed hanno continuato fin quando ne avevano quasi trenta, poi ognuno ha preso la sua strada. Tre anni fa mi è venuto in mente di ricontattare i cinque fondatori di quella compagnia per fargli una proposta: siamo stati fortunati a far parte di un gruppo che ci ha tenuti lontani da brutte strade; perché quindi ora, che abbiamo 45 anni, non ci ritroviamo e proviamo a fare del bene per gli altri?
Così abbiamo fondato una ONLUS e iniziato a fare delle raccolte alimentari, la prima per i Cappuccini di Conegliano, e delle missioni mirate di beneficenza “face to face”, ovvero raccolta dei soldi e consegna diretta alla persona interessata».
Ma la sigla cosa significa?
«La nostra compagnia veniva chiamata “I tranquilli”, e TRQL era un po’ il nostro… codice fiscale».
E poi è nato il TRQL Soundcheck.
«Esattamente. Questo è il terzo anno che facciamo questo evento, sempre nel sabato di metà giugno. La prima volta fu per aiutare Gregory, un ragazzo di Oderzo affetto di distrofia muscolare Duchenne; abbiamo raccolto 2500 euro che abbiamo consegnato alla famiglia. L’anno scorso aiutammo l’associazione delle famiglie che hanno figli con questa patologia, e frequentando questi ambienti ci è venuta l’idea del parco inclusivo».
Ovvero?
«Non sapevamo nemmeno cosa fosse. Volevamo fare un parco giochi per disabili, ma ci dissero che non è una bella cosa perché i bambini disabili devono giocare insieme ai normodotati, affinché non siano discriminati. Così ci siamo informati, abbiamo fatto un progetto e lo abbiamo presentato in Comune dicendo: se noi compriamo le giostre, ci date un posto dove metterle? Così è stato individuato il parco di viale Città di Pontremoli. Da lì sono partite tante idee, tra cui una di riqualificazione dell’intera area ma che avrebbe costi proibitivi».
E allora?
«Abbiamo avuto una sorpresa: due imprenditori hanno letto sui giornali cosa avevamo in mente ed hanno deciso di aiutarci. Tenete conto che la giostra di un parco inclusivo costa dai 3500 ai 5000 euro. Loro ne comprano due, e anche il Rotary Club di Oderzo ha deciso di contribuire. E l’amministrazione comunale ci sta facilitando in vari modi».
Quest’anno cosa ci dobbiamo aspettare?
«Essendo una raccolta fondi, la nostra parola d’ordine è “raccogliere e non spendere”. Tutti quelli che collaborano con noi lo fanno gratuitamente: io mi occupo della musica, poi ci sono cinque cuochi, un elettricista, eccetera. Il nostro scopo è organizzare una bella giornata e vendere più panini possibili; poi pagheremo il service, il SUAP, la corrente e le spese fisse e il giorno dopo reinvestiremo tutto il resto per questi giochi».
E quando li vedremo?
«Due li acquisteremo subito dopo il festival e li aggiungeremo al parco giochi già esistente. E il resto a suo tempo».
Appuntamento quindi per sabato 17 giugno: la mattina per “TRQL Run”, marcia non competitiva di 5 e 10 chilometri, e dalle 18 a mezzanotte per la festa.

L’Azione, domenica 18 giugno 2017

A Gaiajazz musica con i giovani

Foto di Marco Fadelli

Il 3 giugno a Portobuffolé è partita la quinta edizione di Gaiajazz, festival musicale di cui scopriamo le peculiarità con l’opitergina Laura Finotto, presidente di Dotmob, l’associazione organizzatrice.
«Siamo nati cinque anni fa, confrontandoci con dei professionisti in campo musicale, grafico e non solo. L’idea era trasmettere alla generazione più giovane, più o meno quella che ha finito le superiori, le nostre competenze. Come? Con dei progetti legati alla realizzazione della nostra rassegna musicale. Dalla raccolta fondi ai contatti con eventuali sostenitori, dalla conoscenza dei regolamenti ai rapporti con gli enti pubblici. E poi con atti più concreti come anche la preparazione del palco e l’allestimento delle sedie… Con tutte le difficoltà che ci stanno dietro».
Com’è andata?
«E’ stata una bella esperienza per questi ragazzi. In cinque anni ne sono ruotati parecchi, visto che i loro impegni lavorativi e universitari hanno impedito ad alcuni di loro di seguirci a lungo. Abbiamo conosciuto tanti giovani, musicisti, aziende e così si è creata una specie di microeconomia: i musicisti che vanno pagati, le aziende che sposano un progetto culturale, e certi ambienti che sono stati valorizzati, a partire dall’Osteria dei Giusti e l’hotel Villa dei Carpini di Camino che sono i primi esercizi che hanno creduto a questo progetto».
I privati che vi sostengono quindi non mettono solo dei soldi in cambio di un logo nel cartellone…
«No. Infatti negli anni abbiamo sempre più creato delle situazioni che potessero mettere in luce le caratteristiche degli sponsor, che vanno dall’intervista all’intervento durante una conferenza. E poi la mostra fotografica “Focus”, che facciamo da due anni, e che consente a giovani fotografi di entrare nelle aziende, con tutti i disagi che questo può comportare. Ovviamente si tratta di privati che capiscono il progetto e si mettono in gioco».
Da cosa deriva il nome “Gaiajazz”?
«Quando siamo partiti eravamo a Camino ed eravamo a maggioranza donne. Così abbiamo voluto omaggiare una donna che, verità o leggenda che sia, ha sfidato le convenzioni del suo tempo, cioè Gaia da Camino».
Ed ora siete a Portobuffolè.
«E abbiamo trovato Gaia anche lì, finendo per sposare quella che è la vita culturale del paese. E rimanendo sempre aperti alla comunità, e al mondo del lavoro: quel che facciamo non è di nicchia, comprensibile solo ad un pubblico ristretto. I nostri concerti sono informali, e ci puoi venire coi pantaloni corti e coi bambini… Il nostro non è un jazz da intellettuali».
Ma comunque rispetto ai primi anni avete alzato il tiro.
«Certamente, ma solo dal punto di vista della qualità; la fruizione è rimasta la stessa. L’esperienza, e gli sponsor, ci hanno concesso questo. Ma anche di raccontare meglio le aziende che credono nel progetto».
Gaiajazz ha iniziato nel 2013 con musicisti di ottimo livello, ma del territorio; col passare degli anni ha portato anche jazzisti di fama nazionale come Francesco Bearzatti, Guido Pistocchi, Rita Marcotulli o Marco Tamburini. I prossimi appuntamenti di quest’anno saranno con lo sloveno Zlatko Kaučič sabato 10 giugno, alcune band emergenti il 17 e infine il percussionista americano Ray Mantilla il 24; con un sovrapprezzo al biglietto di ingresso sarà anche possibile cenare in loco.

L’Azione, domenica 11 giugno 2017

31 dicembre 2016: tempo di classifiche

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Autore: Chris The Barker (https://twitter.com/christhebarker)

Visto che in questo periodo tanti pubblicano classifiche, io pubblico la mia.

Dieci cose rilevanti del 2016 di cui non si ricorda più nessuno
Più o meno in ordine cronologico

  1. Gli Stadio
  2. L’inchiesta “Panama Papers”
  3. La passerella di Christo
  4. Il Leicester
  5. Il referendum sulle trivelle
  6. Pokemon Go
  7. Il Burkini
  8. I medagliati delle Olimpiadi
  9. Hillary Clinton

La 10 non me la ricordo nemmeno io.
Buon 2017, allora.

Keith, 1944-2016

Ho saputo della morte di Keith Emerson.

Dovete sapere che nel mio vocabolario, alla voce “sborone”, c’è una foto degli Emerson, Kate e Palmer. Un trio che, nonostante questo, ascoltai parecchio alcuni anni fa e che era composto da tre personaggi che, per dire, all’apice della loro carriera arrivavano ai concerti con tre elicotteri separati. Diciamo che di certo non potevano annoverare la sobrietà e l’umiltà tra le loro doti umane, ecco.

Lo dimostra anche questo video, esecuzione dal vivo della loro interpretazione dei Quadri di un’esposizione di Musorgskij, con tanto di testi inediti ed intromissioni di Cajkovskij appiccicati sopra senza ritegno; una scelta che, non senza ragione, ha causato più di qualche perplessità tra gli appassionati di musica classica.

Ma al di là di queste considerazioni, la triste conclusione della vita di Keith Emerson ci mostra quanto viscerale può essere l’attaccamento di un musicista al suo strumento. E l’attaccamento di Emerson a quel sintetizzatore da lui “maltrattato” per decenni era evidentemente tale da fargli perdere ogni motivazione a vivere una volta capito che non avrebbe più potuto suonarlo adeguatamente.

Riposa in pace, Keith.

Valentine’s Day

Milano, venerdì 12 febbraio 2016, ufficio social media di una nota radio nazionale.
ore 18.29.35
Mario: dai Piero che sono le sei e mezza, spegni tutto e andiamo.
Piero: ok, aspetta che riguardo le mail, magari ho dimenticato qualcosa…
Mario: va bene, ma fai in fretta.
ore 18.30.12
Piero: ehm… il capo ci ha scritto di programmare un post su Facebook per domenica, che è san Valentino.
Mario: oh cazzo, giusto. Che dice?
Piero: di trovare un brano che sia “a tema con la festa e coerente con la nostra linea editoriale”. Non le solite lagne, insomma.
Mario: uff, che palle. Và su YouTube, dai.
ore 18.30.51
Piero: il primo risultato che vien fuori se scrivo “Valentine’s Day” è un video di David Bowie.
Mario: wow, che culo, sempre sul pezzo noi. Aggiudicato!
Piero: ma la conosci la canzone? Sei sicuro che sia a tema?
Mario: con un titolo così, di cosa vuoi che parli, scusa? Dai, programmalo.
Piero: vabbè. A che ora?
Mario: domenica? Non prima delle 11, che la gente dorme. E aggiungici una frase di circostanza, tipo, che so, “Buongiorno rockers!”
Piero: se lo dici tu…
ore 18.31.44
Piero: fatto.
Mario: bene. E adesso leviamoci dalle palle và, che c’ho un’apericena tra un’ora…

Il settimo Festival del Viale a Motta di Livenza

 

 

“Librarsi”: questo è il titolo dell’edizione 2015 del Festival del Viale: una giornata di arte, musica e spettacolo lungo le vie di Motta di Livenza. L’evento, giunto alla settima edizione, si terrà in borgo Girolamo Aleandro nella giornata di sabato 19 settembre 2015.

Due appuntamenti nelle due serate precedenti faranno da preludio a questa giornata: giovedì 17 alle ore 20.30, presso i giardini di Piazza Castello, gli autori Pier Carlo Begotti e Mauro Fasan presenteranno la serata dal titolo “Storie di streghe lungo il Livenza”, storie tratte da libri scritti a mano. Venerdì 18 alle 20.45 in piazza Duomo, o in Patronato don Bosco in caso di maltempo, si terrà invece lo spettacolo comico “Far Est” con i Papu. Lo spettacolo viene offerto in collaborazione con la Cooperativa “Madonna dei Miracoli”.

La giornata di sabato in borgo Aleandro inizierà alle 9 del mattino: da quell’ora sarà possibile visitare gli stand con i libri e i fumetti di varie case editrici del territorio, mentre dalle 11 alle 20 al passante Chinazzo della Motta si terrà una maratona di lettura sul tema “L’amore è scritto”, a cura dei lettori volontari dell’ORAS, con intervalli musicali del maestro Mauricio Gonzales e gli allievi del CEM di Pordenone. Alle ore 11 sarà presentato il libro Il Principe Turchino di Alessandro Marchetti, con interventi musicali dello stesso autore e letture a cura degli alunni della classe quarta della scuola primaria di San Giovanni di Motta di Livenza. Alle ore 12.30 toccherà al poeta mottense Fabio Franzin presentare la sua ultima opera, “Sesti”, raccolta di poesie in dialetto trevigiano e italiano. Alle ore 16 sarà la volta di Giuseppe Culicchia,  vincitore dei premi Montblanc e Grinzane Cavour, il quale presenterà il suo romanzo “E così vorresti fare lo scrittore”. L’incontro, organizzato in collaborazione con PordenoneLegge, proseguirà alle ore 17 con le letture in corsia presso l’ORAS. Ultimo appuntamento con l’autore sempre alle 17: Giovanni Berti presenta il suo libro “Corro con te”, in collaborazione con Fondazione Ada e Antonio Giacomini e libreria Montan.

Durante l’intera giornata sarà attivo il chiosco di Cocco e Brilli con cicchetti, birra e vino; dalle 15.30 alle 21 il viale sarà animato da artisti di strada, artigiani, giochi e animazioni per bambini, associazioni del volontariato sociale e cantine locali. Ci sarà spazio anche per laboratori di lettura guidati da persone non vedenti, la mostra fotografica a cura del Circolo dell’Immagine “La Loggia”, la musica dal vivo con il rhythm’n’blues dei The Professionals e della Kris Blues Band.
Gli appuntamenti sono tutti gratuiti. Il Festival del Viale nasce su iniziativa dell’associazione “Il Viale”, nata ufficialmente nel 2011. L’evento, patrocinato dall’Amministrazione Comunale di Motta di Livenza, è organizzato anche con il contributo della Pro Loco e di Fucina n. 4.