Politici, tra il dire e il fare

L’incontro con il Vescovo e l’ascolto della sua parola sono stati la preziosa occasione per una profonda riflessione sulla grave crisi che sta investendo anche il ricco Nord-Est, su come, tutti insieme, possiamo fronteggiarla e trovare le giuste soluzioni per uscirne; ma è in particolare sul nostro essere uomini e donne, che hanno accettato di rappresentare e governare le nostre comunità, che si è posata la sua parola.
Il suo richiamo al bene comune, a uno stile di vita, a una testimonianza che siano conformi alle nostre responsabilità e l’accorato appello a un ritorno ai valori autentici, che soli possono realizzare pienamente la nostra umanità, hanno interrogato e interrogano con forza le nostre coscienze, soprattutto di coloro che si richiamano alla Chiesa e ai valori cristiani.
Le domande ultime sul destino dell’uomo riguardano tutti, credenti e non credenti, ma per chi si dice cristiano c’è una responsabilità maggiore, e dovremmo chiederci ogni giorno se i nostri pensieri e le nostre azioni sono state coerenti con ciò che il Crocifisso – quel simbolo che tante volte difendiamo contro chi lo vuole togliere dagli edifici pubblici – rappresenta.
A volte sembra che la difesa dei simboli della nostra fede non sia testimonianza, ma difesa di uno steccato, innalzamento di barriere, dove non c’è spazio per l’Uomo.
Oggi sembra che in Italia il cattolicesimo sia diffuso. Ma a me pare che spesso nei nostri comportamenti, nelle nostre azioni, nei nostri provvedimenti legislativi, c’è poco o nulla del radicale e universale messaggio evangelico, e noi sbaglieremmo se ragionassimo e valutassimo questo "cattolicesimo" come qualcosa di positivo.
Forse è per questo che i giovani si allontanano sempre più dalle istituzioni, perché la nostra vita è una continua contraddizione tra ciò che proclamiamo a p arole e ciò che realizziamo.
Il Vescovo, facendo appello a un’etica della politica, ci ha esortati a prendere ispirazione dalla Parola, perché noi non possiamo nulla con le nostre sole forze, e solo così potremo trovare la forza per scelte coraggiose, per decisioni che sappiano affrontare con senso di responsabilità questa grave crisi morale ed economica.
Come amministratori dovremmo avere il coraggio e l’entusiasmo di essere più uniti, dovremmo essere consapevoli che il nostro compito è quello di governare i processi, non di correre dietro al consenso immediato e, quindi, alle facili soluzioni che non risolvono i problemi; dovremmo comprendere che una buona idea non ha confini, e nessuno di noi è infallibile, nessuno è depositario della verità. Quante volte accade che le proposte dell’opposizione o della maggioranza siano respinte, anche quando sono buone, solo per timore di perdere il consenso?
Sì, è stata una preziosa occasione per interrogare le nostre coscienze, per chiederci se siamo veramente al servizio delle nostre comunità.

Massimo Beraldo, sindaco di Ceggia
(Riflessione al margine dell’incontro del vescovo di Vittorio Veneto con gli amministratori locali della bassa Diocesi)
L’Azione, domenica 25 gennaio 2009
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«Qui professionalizziamo»

C’è chi sostiene che le scuole professionali non diano una preparazione culturale adeguata…
«Non è vero – afferma Guido Daniele, dirigente scolastico dell’Isis Obici di Oderzo -. Qui si tratta materie trasversali che impegnano gli allievi. Chiaramente la teorizzazione viene curata meno che ai licei: qui viene svolta una maggiore professionalizzazione, in quando si orienta i ragazzi ad essere operativi ad età non eccessivamente tarde, mentre una soluzione liceale, pur con laurea breve, non termina prima dei 23-24 anni. E in Europa c’è la tendenza ad abbassare ampiamente l’età di potenziale attività lavorativa. Io sono convinto che anche in Italia l’evoluzione della scuola media superiore debba comportare un diploma a 18 anni: c’era ai tempi di Berlinguer un progetto che prevedeva la riduzione di un anno di scuola media, ma non è andato in porto causa fine anticipata della legislatura ed altri motivi legati al progetto di valutazione degli insegnanti…».
Che tipologia di studenti frequenta l’Obici?
«L’orientamento che viene fornito ai ragazzi alle medie va per valutazione della media dei voti: chi esce con ottimo viene indirizzato al liceo, mentre le valutazioni inferiori agli istituti tecnici e professionali. In questo modo non si tiene conto delle attitudini dello studente, e da noi arriva un “pacchetto” di studenti in cui è diffusa la sufficienza. Abbiamo inoltre una notevole frequenza di allievi stranieri, i quali per situazioni di reddito e di varia necessità vedono di buon occhio la possibilità di essere impiegati in età basse».
Ma è solo per questo che molti ragazzini sono spinti verso il liceo?
«Penso che il censo, e le aspettative, delle famiglie italiane siano aumentati, portando ad un allungamento degli studi, a seguire degli status symbol non sempre opportuni che sono le U niversità. Non sempre vengono fatte valutazioni di opportunità di impiego, anche perché vediamo che le aziende del Nord-Est, per le loro caratteristiche, spesso non sono in grado di occupare alte scolarizzazioni. Il quadro intermedio ha certamente più possibilità di impiego, anche immediato. Ciononostante i licei hanno avuto un grande sviluppo, anche grazie all’apertura delle lauree triennali, al moltiplicarsi di sedi e indirizzi universitari, non sempre “al top”. E poi perché è mancata una formazione tecnica superiore parallela, di cui si parla ultimamente. Poi i licei sono più appetibili anche perché hanno meno ore in programma…
Ora si sta cercando di ridistribuire l’utenza verso i professionali e i tecnici, ma sarà faticoso: la Provincia di Treviso non ha visto di buon occhio questo spostamento verso il liceo che non sempre ha dato i frutti sperati. Negli ultimi dieci anni si è parlato di poli e licei tecnologici: molte parole senza alcuna definizione specifica che hanno creato un disorientamento che ha ulteriormente avvantaggiato i licei, i quali sono rimasti statici tranne poche sperimentazioni. Un’incertezza decisionale che mi auguro venga colmata già in questa legislatura».
Che sbocchi e che collegamenti ha chi esce da questo istituto?
«Dopo i primi tre anni che portano all’esame di qualifica prevediamo quattro specializzazioni che tendenzialmente quasi tutti gli allievi compiono per acquisire il diploma. In terza e quarta programmiamo lo svolgimento di stage in quanto è previsto che lo facciano per sei settimane: così i nostri studenti vengono a conoscenza del mondo del lavoro tramite un parco di aziende che operano in questi settori. E viceversa. Invitiamo gli allievi a dare una buona impressione e impegnarsi, perché questo è un viatico per eventuali collaborazioni successive. E, tranne in qualche raro caso, abbiamo dei buoni risultati».

L’Azione, Domenica 25 gennaio 2009

Magdi Cristiano Allam a Oderzo

Giovedì 22 gennaio al teatro del Brandolini di Oderzo si terranno due incontri con il giornalista Magdi Cristiano Allam, il quale parlerà della sua conversione al cattolicesimo, alle 10.30 con gli studenti dell’istituto e alle 20.30 in un incontro aperto a tutti.
Allam, egiziano di nascita ma scolasticamente cresciuto in Italia, è stato collaboratore di Manifesto e Repubblica, e quindi vicedirettore de Il Corriere della Sera fino allo scorso novembre.
Da anni al centro dell’attenzione per le sue prese di posizione sul rapporto tra Occidente e mondo arabo, si è pubblicamente convertito al cattolicesimo ricevendo i sacramenti da papa Benedetto durante l’ultima veglia pasquale.

L’Azione, Domenica 18 gennaio 2009

Il 2008 in musica – Seconda parte

Seconda parte della mia personale classifica musicale del 2008.

6) Sigur Rós  – Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust
Niente più atmosfere rarefatte e paesaggi nordici per i nostri cinque satanassi islandesi, riusciti nell’impresa di pubblicare un disco dal titolo ancora più impronunciabile dei precedenti. Notevoli come al solito, anche se personalmente li preferivo prima. Complimenti per il coraggio, però.

7) Madonna – Hard Candy
http://www.youtube.com/v/MZ47MPgpf4o&hl=it&fs=1&rel=0
La signora Ciccone quest’anno fa 51 anni ma ancora nessuna università italiana le ha conferito una laurea honoris causa in scienze della comunicazione, sebbene se la meriterebbe in pieno visto che è sulla cresta dell’onda e crea mode da 25 anni. Nonostante il continuo gossip, le provocazioni, i flop cinematografici e tutto il resto. Un disco milionario in tutto e per tutto e stracommerciale, ma godibile e soprattutto non banale. Anche, o soprattutto, grazie agli arrangiamenti da urlo di due genietti come Pharrell Williams e Timbaland.
 
8) Fare Soldi – Sappiamo dove abiti
http://www.youtube.com/v/kfLk5hqYzEs&hl=it&fs=1&rel=0
Tamarri fin dal nome, Pasta e Carnifull hanno inciso un disco di musica dance molto simpatico nonostante peschino sonorità da un forziere che sarebbe da usare con cautela, ovvero quello di certa musica disco italiana assai trash degli anni ’80. Un tuffo carpiato nella cacca insomma, come direbbe il Mike Bongiorno imitato da Fiorello, ma con risultati tutto sommato buoni. Gustosissimi gli intermezzi parlati, al limite del nonsense.

9) Goldfrapp – Seventh Tree
http://www.youtube.com/v/yJ8VyukQtTg&hl=it&fs=1&rel=0
Dopo il loro ottimo e sensuale esordio del 2000, il duo Alison-Will si erano persi ad incidere pezzi squallidamente commerciali e sporcaccioni. Questo loro quarto lavoro segna un ritorno, piuttosto riuscito, al loro sound (e il loro linguaggio) originale.

10) Muse – HAARP Live form Wembley Stadium
Secondo live per la band di Bellamy dopo l’Hullaaloo Soundtrack del 2002. Esecuzioni magistrali, magniloquenti, e qualche volta al limite del kitsch, ma almeno i tre dimostrano di saper fare uno show di prim’ordine. E di saper suonare. Chissà che cavolo c’entra la sigla del titolo.

Seguono in ordine (non molto) sparso:

Il Genio – Il Genio
Atmosfere retrò, cantato alla Jane Birkin, basi new wave. Carino, ma si può fare di meglio: rimandati a settembre.

Afterhours – I milanesi ammazzano il sabato
Non ci sono più gli Afterhours di una volta: è forse per questo che vanno a Sanremo? Il loro solito rock sanguigno, suonato e registrato meglio del solito, ma poco o niente che si fa ricordare.

Caparezza – Le dimensioni del mio caos
Secondo l’ex signor Miki Mix, basta legare maldestramente alcune canzoni nominando Jimi Hendrix e l’amore libero, per fare un concept-album sul Sessantotto. Lascio perdere il fatto che si alimenta il solito luogo comune che i ventenni di quarant’anni fa erano migliori di noi; per il resto Salvemini si trasforma canzone dopo canzone in hippy, grillino, rapper, nerd, cantautore impegnato e chi più ne ha più ne metta. Così, per paraculare un po’ tutti. Ma sprecando delle ottime intuizioni.

Elio e le Storie Tese – Studentessi
http://www.youtube.com/v/EnUHdlSJe8E&hl=it&fs=1&rel=0
Quanto lontani sono i tempi di Tapparella. Oggi Belisari e company sono una brutta copia del gruppo di tredici anni fa. Oltre al singolo Parco Sempione (mai prima d’ora il gruppo aveva affrontato un tema così di stretta attualità e politico) si salva ben poco: l’introduzione alla Genesis e le frequenze altissime raggiunte (non senza un aiutino elettronico) dalla Ruggiero in Plafone, il nonsense alla Radio Piper di Single. La prima e l’ultima traccia insomma. Un’ultima cosa: per piacere Elio, la prossima volta non disturbare Baglioni.

Ed infine qualche svisto del 2007…

Cansei De Ser Sexy – Cansei De Ser Sexy
http://www.youtube.com/v/7agPOt1XZz8&hl=it&fs=1&rel=0
L’Aura – Demian
MGMT – Oracular Spectacular
Radiohead – In Rainbows (Bonus Disc)
Sigur Ros – Hvarf-Heim
Negramaro – La finestra
(quest’ultimo a dire il vero era meglio non ascoltarlo).

Il 2008 in musica – Prima parte

Con qualche giorno di ritardo ecco quanto emerso della mia solita tirata di somme musicale di fine anno. Dico subito che in questo 2008 ho ascoltato meno roba del solito; sarà che mi sono iscritto a last.fm? Sarà la crisi? Boh. Fatto sta che ho concentrato i miei ascolti soprattutto in pochi album.

Top ten
Dominata da dischi italiani. I quali primeggiano soprattutto per la mancanza di concorrenti. Spero di rifarmi nel 2009.

1) Baustelle – Amen
http://www.youtube.com/v/HifUz7SUBcA&hl=it&fs=1&rel=0
Uno dei tre album che di più ho ascoltato nell’anno bisestile. Il gruppo di Montepulciano, che perde un componente ad ogni disco, ha rialzato la china, riuscendo a incidere un quarto album decisamente più orecchiabile dei primi due, ma non per questo meno valido. Sonorità non particolarmente originali ma interessanti, testi che lasciano davvero il segno se si eccettua qualche piccola caduta di stile (leggi Charlie fa il surf). Quindi, Bianconi continua così.

2) Le Luci Della Centrale Elettrica – Canzoni da spiaggia deturpata
http://www.youtube.com/v/Z8HzwcbeGFE&hl=it&fs=1&rel=0
Il giovane Vasco Bondi è stato nel 2008 per certi aspetti la sorpresa che furono gli Offlaga Disco Pax nel 2005.
Una sedia, una chitarra, un microfono, e basta. Proprio come i vari Battisti/Venditti/De Andrè/Guccini/De Gregori di trentacinque-quaranta anni fa. Ma siamo nel 21° secolo e quindi gli si può perdonare anche qualche effettino elettronico. Il Brondi può diventare un poeta per la sua generazione; le sue potenzialità sono ottime (ha solo 24 anni) ma musicalmente può e deve ancora migliorare: un grosso limite delle sue canzoni infatti è la tendenza alla ripetitività. Un complimenti anche a Giorgio Canali, che lo ha lanciato e lo segue nel tour salendo sul palco non da musicista affermato ma come un session man qualsiasi: una lezione di umiltà.

3) Klimt 1918 – Just In Case We’ll Never Meet Again
http://www.youtube.com/v/uZHv_XfO-W4&hl=it&fs=1
Gruppo romano giunto al terzo album, e disgraziatamente (mi pare) poco conosciuto e pubblicizzato ma che potrebbe benissimo tener botta a tanti gruppi indie anglo-americani tanto (troppo) osannati e tanto di moda oggigiorno. Suonano una via di mezzo tra un indie rock alla Interpol-Editors e un emo rock alla Settlefish (un emo che non c’entra nulla con i Tokio Hotel, sia chiaro). Da conoscere.

4) Offlaga Disco Pax – Bachelite
Dopo le “Prove tecniche” potevano fare la “trasmissione” vera e propria e vivere di rendita, e invece hanno deciso di seguire strade nuove. Disco meno immediato del precedente ma non di minor valore, si fa apprezzare solo dopo alcuni ascolti. Dai testi di Max Collini escono ancora “slogan” indimenticabili.
P.S. Il cantante che “farfuglia cosette al microfono” è l’acerbo Vinicio Capossela del 1987, e il suo fonico “mangiapane a tradimento” è Ligabue. Lo so perché me l’hanno detto loro. Modestamente.

5) Coldplay – Viva La Vida (or Death And All His Friends)
http://www.youtube.com/v/KGq86Ue2i0Y&hl=it&fs=1&rel=0
Secondo dei tre dischi (da me) più ascoltati in questo 2008 passato (Il terzo è quello dei Radiohead acquistato legalmente gratis). I Coldplay non fanno niente di speciale ma lo fanno meravigliosamente. Dopo il mezzo passo falso di “X&Y”, ci regalano questo gioiellino che li ha fatti diventare il gruppo più popolare al mondo. E se lo meritano. Sarei però curioso di sapere in questo disco quanta è farina del loro sacco e quanta del produttore, l’incommensurabile Brian Eno.
(P.S. Avviso: quelli di TicketOne che stanno vendendo i biglietti per il loro concerto a Udine sono dei banditi: gli operatori del loro call-center sono presentemente tutti occupati, ma la telefonata costa 1 euro al minuto. Maledetto 892.)

Fine prima parte.

Un libro su Camino

I tempi sono finalmente maturi per portare a compimento un’idea venuta a qualcuno ormai anni fa: pubblicare un libro su Camino, sull’onda di quelli scritti ormai vent’anni fa su Faè, Rustignè e Colfrancui.
La stesura dell’opera è già iniziata da un paio di mesi, partendo da quanto raccolto a suo tempo dal parroco don Vittore e dal signor Maurizio Bruseghin, con l’aggiunta delle informazioni raccolte dal sottoscritto per il sito internet del paese.
Tutto questo materiale verrà opportunamente sistemato, ampliato, corredato di fonti ed integrato con altre ricerche in corso le quali hanno già portato a scoperte interessanti. Il risultato dovrebbe essere un’opera di respiro che, nelle intenzioni dell’autore, vorrebbe dare il giusto risalto alla storia di questo paese così poco conosciuta e studiata.
Questa, a grandi linee, dovrebbe essere la struttura del volume: una sezione “culturale” conterrà la descrizione degli edifici e dei luoghi di interesse di Camino, a partire dalla chiesa parrocchiale e dei relativi restauri. Ci saranno anche alcune notizie sui ritrovamenti archeologici del territorio, in particolar modo sulla cosiddetta “ascia delle Baite” (epoca paleoveneta) e sul Sigillum Biachini (XIV secolo), entrambi esposti al Museo Civico di Oderzo.
Una sezione di storia conterrà una lunga cronologia del paese, che parte dall’XI secolo per arrivare ai giorni nostri: sarà realizzata anche grazie alla collaborazione di Dario Canzian, docente di storia medievale all’Università di Padova. Troverà qui spazio anche qualche documento ancora in parte o del tutto inedito come gli atti notarili di Guecellone di Salico (1331) o la relazione dell’invasione austriaca scritta dal parroco don Antonio Dusnasco nel 1920.
Ci sarà poi una sezione sulla parrocchia, la quale troverà inevitabilmente spazio anche nelle altre due, e sui gruppi operanti in paese nel presente (sagra e ASR Camino) e nel passato.
Non poteva mancare infine una esauriente sezione sulla famiglia dei da Camino, che qui si stabilì nel 1089 prendendo il nome del paese e concedendogli grande lustro per almeno due secoli.
Se tutto procederà secondo i piani, il volume sarà in libreria per Natale 2009. Nel frattempo si coglie l’occasione per lanciare un appello a tutti i caminesi: chiunque abbia aneddoti storici sul paese da raccontare (per esempio sulla scuola elementare o sulle guerre mondiali) o vecchie fotografie di un qualche interesse (per esempio che mostrano scorci di Camino non più esistenti) si metta in contatto con il sottoscritto.

Notiziario "In Cam’m’ino con Fratta", dicembre 2008

La Divina Commedia di Alberto Martini

cop divina commedia

Meglio tardi che mai. Era il dicembre 1940 quando Arnoldo Mondadori, con una lettera al pittore opitergino Alberto Martini (1876-1954), declinava la proposta di pubblicare un’edizione della Divina Commedia illustrata da quest’ultimo: tempi difficili, disse il grane editore, e come dargli torto? Una delle tante amarezze che ebbe Martini in vita, come sempre accade ai precursori.
E dopo sessantotto anni è grazie proprio a Mondadori, alla Regione Veneto e alla Fondazione OderzoCultura se quel suo sogno si è avverato: un’opera di ottima fattura e di grandi dimensioni, 416 pagine delle quali 384 in bicromia e 36 a quattro colori, con 250 immagini scelte dalle 298 che Martini realizzò negli anni 1900-1901, 1922, 1937 e 1943 per illustrare gli immortali versi del Sommo Poeta: un’interpretazione unica ed originale e assai distante da altre ben più celebri, come quella di Gustav Dorè. Immagini ancora in parte inedite, provenienti dal patrimonio della Pinacoteca opitergina e dalle collezioni dei discendenti.
Peccato solo per il prezzo che, viste le caratteristiche del libro, non poteva certo essere popolare: 80 euro, scontato a 65 per i soci di OderzoCultura. Il volume è in vendita nelle migliori librerie e a Palazzo Foscolo a Oderzo.

La Divina Commedia illustrata da Alberto Martini
Mondadori Electa
A cura di Paola Bonifacio, introduzione di Vittorio Sgarbi

L’Azione, Domenica 11 gennaio 2009