Dacci oggi la nostra acqua quotidiana


Nella sera di giovedì 19 maggio il patronato di Motta di Livenza ha ospitato un incontro dal titolo “Dacci oggi la nostra acqua quotidiana”. Ovvero: come vivere evangelicamente l’impegno a favore del sì ai due referendum del 12 e 13 giugno che riguardano la privatizzazione dell’acqua.
L’incontro è stato organizzato da Francesco Marchese e Silvia Tolfo, due mottensi dei Giovani Impegno Missionario di Padova, gruppo che fa riferimento ai missionari comboniani. Su suggerimento del parroco don Rino Bruseghin, nell’iniziativa sono stati coinvolti a vario titolo AGESCI e Azione Cattolica di Motta, il gruppo “Giorgio La Pira” e la pastorale diocesana per il Lavoro.
Il primo dei due ospiti ad intervenire è stato Andrea Menzato, giovane di “Facoltà di intendere”, gruppo vicino ai comboniani che discute di attualità. Menzato ha ben illustrato ai presenti i dettagli delle leggi che i referendum vogliono abrogare. Questione nodale non è la privatizzazione della distribuzione dell’acqua in sé, ma le sue modalità: la legge infatti costringe tutti i comuni, anche quelli virtuosi, a cedere obbligatoriamente il 60% della gestione dell’acqua ai privati entro il 2013 e il 70% entro il 2015. Ma il privato che gestirà la distribuzione dell’acqua, vedrà questa come un servizio da dare ai cittadini o come una possibilità di lucro? Qui si arriva al nodo cruciale del secondo referendum, ovvero l’“adeguatezza della remunerazione del capitale investito”: quando il profitto del privato può considerarsi “adeguato”? Questo la legge non lo spiega. Si badi che il privato lavorerebbe in regime di monopolio: il cittadino, se riterrà che i prezzi dell’acqua del rubinetto saranno troppo cari, non potrà di certo comprare l’acqua del rubinetto del comune vicino. E gli amministratori locali non potranno intervenire sui prezzi.
Il secondo a parlare è stato padre Daniele Zarantonello, missionario comboniano: «Quando parliamo di mercificazione dell’acqua – ha affermato – non prendiamo il nostro posto nel mondo, ma diventiamo dèi che decidono, manipolano, distruggono, che decidono la vita e la morte delle persone. Abbiamo messo al centro della nostra vita il profitto, ma dovremo rimetterci proprio LA vita». Padre Daniele però guarda con ottimismo al futuro: «A livello planetario sento che si sta muovendo qualcosa che ci sta spiazzando, e che spiazza la logica del mercato: stiamo vivendo non più un “epoca di cambi” ma “un cambio di epoca”». Ha citato il nord Africa e i tanti movimenti popolari sviluppatisi negli ultimi anni nel silenzio, lì dove le multinazionali (anche nostrane, tipo Enel o Benetton) fanno il bello e il cattivo tempo. «Il milione e quattrocentomila firme raccolte in Italia per il referendum è una partecipazione a questa lotta, ci stiamo mettendo nell’alveo di quel fiume che sta progettando un futuro diverso. Non sentiamo che qui c’è Dio che sta agendo e che ci chiede di alzarci in piedi e recuperare un po’ di dignità».
Eppure all’interno del mondo cattolico nostrano c’è poca voglia di esporsi. «Ma non stiamo parlando di partitelli, di destra o sinistra, stiamo parlando di vita – ha continuato – Per aprire gli occhi occorre parlare, confrontarsi, come fecero i discepoli di Emmaus con Gesù. L’alternativa è tacere e infondere nella società la rassegnazione. Credere in questo cambiamento è una questione di fede: il cristiano non può stare a guardare mentre tutto questo avanza».
Ma cosa possiamo fare come comunità cristiana? Non servono grandi cose. Un esempio? Le sagre parrocchiali. «Lo so che bisogna raccogliere soldi per l’asilo e il tetto della chiesa, ma rinunciamo all’acqua in bottiglia – ha proposto – Portiamo un tema etico nelle nostre sagre. Una bottiglia di acqua “San Rubinetto” sopra il tavolo, così la gente inizia a discutere. Una provocazione che aiuti a riflettere è l’inizio della trasformazione».

L’Azione, domenica 5 giugno 2011

P.S. Un incontro sullo stesso tema, ma che avrà come ospite don Nandino Capovilla di Pax Christi, Si terrà martedì 7 giugno alle 20.30 nella sala del Duomo di Oderzo.

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