Il mondo è invano a Chiarano

Amanti del musical unitevi: sabato 29 novembre a Chiarano è prevista la prima assoluta de “Il Mondo Invano”, spettacolo in due atti interamente composto, musicato e interpretato da un gruppo di giovani della forania mottense, riuniti sotto la compagnia teatrale “Le facce della Luna”.
Questa nuova compagnia teatrale nasce dall’esperienza del musical “Da più grande mano”, realizzato nel 2005 dalla vecchia Compagnia del Cappello Rosso: ora infatti, in questa nuova realizzazione, ritroviamo gli autori e una parte di coloro che realizzarono quello spettacolo.
Il nuovo musical sarà ad alto contenuto multimediale, con un palco “più virtuale che fisico” che aprirà agli occhi dello spettatore una scena di sedici metri di larghezza. Sebbene chi ha in mente il precedente lavoro o la veglia di eVocation 2008 saprà già cosa aspettarsi, stavolta i realizzatori sembrano davvero aver superato loro stessi: le scene multimediali verranno infatti proiettate in un’area totale di duecento metri quadrati, grazie all’ausilio di quattro videoproiettori sincronizzati da altrettanti computer collegati tra loro. Tutto questo è stato possibile grazie a cento ore di lavoro presso il capannone della Legnox di Gorgo al Monticano, messo gratuitamente a disposizione dal proprietario Lorenzo Bucciol.
La realizzazione delle coreografie è stata affidata invece all’esperta Laura Zampieri e alle sue ragazze del Centro Danza e Movimento di Motta di Livenza.
Infine le musiche e testi, appunto inediti, hanno impegnato cinque autori per un anno e mezzo; insieme a loro, un’altra decina di persone hanno contribuito per l’allestimento delle scene, il casting, i costumi, i montaggi, le pubbliche relazioni, gli sponsor e tutto il resto; alcuni di questi fanno parte degli attori e li vedremo salire sul palco alla prima.
L’appuntamento per tutti è quindi per il 29 novembre alle 21 in palestra a Chiarano: l’ingresso è gratuito. E chi non potrà esserci, sappi che in futuro sono previste almeno quattro repliche a Gorgo al Monticano, Oderzo, Motta di Livenza e Ormelle: la Compagnia è disponibile ad organizzarne delle altre, ad un prezzo ragionevole, in base alle richieste che perverranno.

La storia de “Il mondo invano” è ambientata in un paese di campagna dove un giorno arriva Jordan, ciarlatano venditore di pozioni, insieme al suo assistente Gilles; una coppia alla “Gatto e la volpe” il cui unico scopo è guadagnare truffando le persone. Jordan, durante il comizio dove spiega le “miracolose” proprietà dei suoi intrugli, viene attaccato ed insultato da una giovane donna gravemente malata, Alison; l’affronto turba Jordan che scappa dalla piazza. Subito dopo Gilles scoprirà una avvenimento del passato di Jordan che non conosceva: la scomparsa di una moglie dopo una lunga e dolorosa malattia…
Gli autori: Silvia e Marta Da Dalt, Alessandro Cavezzan, Luca Da Ros e Paolo Fantuzzo
Oltre a loro, hanno collaborato a vario titolo alla realizzazione dello spettacolo Alice Battistella, Lorenzo Falcier, Vanna Marmarola Groppo, Tiziano Manzan, Barbara Mattiuz, Fabio Mattiuz, Daniela Patres, Cristina Tollardo, Veronica Tondato, Laura Zampieri.
Gli interpreti: Alessandro, Sara, Veronica, Luca, Mara, Giuliano, Matteo, Roberta, Luca.

L’Azione, Domenica 30 novembre 2008

Il cerchio dei Luxuriosi

“La storia fatta con le barzellette”: così ieri in prima pagina di Liberazione a proposito del caso Gramsci.
Liberazione è il quotidiano di Rifondazione Comunista. Allo stesso partito appartiene l’onorevole Vladimir Luxuria, il quale quest’estate fu aspramente criticato, aggiungo io giustamente, dalla direzione del partito per aver deciso di partecipare al reality-show L’isola dei Famosi.

Ed ora invece Liberazione grida vittoria: finalmente la sinistra vince. “Vladimir come Obama? E’ un po’ esagerato, ma fatecelo dire. Con il primo presidente afroamericano che va alla Casa Bianca si rompe il pregiudizio che per più di un secolo ha tenuto un popolo lontano dalla più importante istituzione americana, con Vladimir all’Isola si rompe il tabù dell’eterosessualità a tutti i costi”. Queste le parole del direttore Piero Sansonetti, un quasi sosia di Guccini anticastrista senza la tessera del partito che lo paga, il quale ieri sera aveva ribadito il concetto in modo ancora più trionfalistico ai microfoni del TG5.

L’Obama di casa nostra non è quindi né Veltroni né tantomeno Berlusconi: è Vladimir Luxuria.

La storia fatta con le barzellette.

Il legno scricchiola

Tra la provincia di Treviso e Pordenone è localizzato il maggior distretto del mobile-arredamento d’Europa, se non addirittura del mondo. Interessa più di venticinque comuni nel Trevigiano nella sinistra Piave, con trentamila addetti e 2500 imprese, e una decina nel pordenonese, nella comprensorio di Sacile, con circa quindicimila addetti.
Ma dopo anni di “vacche grasse” il settore ora è in difficoltà. Ne parliamo con Rolando Feltrin della segreteria provinciale Fillea-CGIL.
«E’ evidente che il settore è coinvolto nella crisi globale che affligge i paesi europei e non solo» dice Feltrin. «D’altro canto non poteva essere diversamente. Le prime avvisaglie si sono avvertite a settembre, anche se i primi segnali si erano presentati già a luglio.
Attualmente quanti cassa integrati contiamo nel settore?
«Tra settembre e dicembre 2008 sono circa 1500 sui 45000 totali. Fino a qualche anno fa abbiamo avuto dei cassa integrati soltanto in casi eccezionali, e solo per problemi di mal gestione dell’azienda».
Ascoltando la gente, sembra che questa o quella fabbrica sia in difficoltà o rischi addirittura di chiudere…
«Io in queste settimane ne ho sentite tante, ma non do credito a queste voci finché non vedo risultati certi. Si sentiva di aziende che avrebbero dovuto chiudere tre-quattro mesi fa ed invece ci sono ancora».
Chi maggiormente sta pagando la situazione?
«Le prime ad essere coinvolte sono le imprese contoterziste, le quali non hanno un mercato proprio di clienti da fornire ma producono per aziende più grandi che hanno i clienti: se l’azienda grossa non dà lavoro alla piccola, quest’ultima va in difficoltà. Anche le aziende grosse comunque hanno ridotto le vendite, perché in questo momento vengono a mancare proprio le vendite dei prodotti medio-bassi: la gente non ha soldi da spendere, e se ha la camera da cambiare aspetta. I grandi gruppi hanno ridotto le ore straordinarie ma tengono perché hanno i mercati ed i clienti».
La chiave quindi è il mercato?
«Certo. Chi vende all’estero soffre meno. L’export è ancora ricettivo, pur con delle difficoltà, e le previsioni per il 2009 non sono buone. Più le aziende diversificano la clientela e più reggono: se non c’è richiesta in Brasile si va in Russia, altrimenti negli Emirati Arabi e così via. Ma non solo: ancora una volta vengono premiate le imprese che in passato hanno investito anche in innovazione tecnologica e del prodotto. Abbiamo sempre detto che le imprese devono investire in innovazione continuamente, e questo si fa quanto le cose vanno bene, così quando le cose van male la tecnologia ti permette di ridurre i costi e il prezzo del prodotto finale. E di esternalizzare ai terzisti parte della produzione, a seconda delle necessità. Lo sviluppo tecnologico del prodotto invece invoglia il cliente all’acquisto, come accade nel settore automobili».
Questa crisi è dovuta solo alla situazione globale o forse anche il “modello nord-est” non funziona più?
«La crisi è dovuta soprattutto ad un calo di richiesta del prodotto. E chi fino a qualche anno fa si salvava con l’export, ora sta meglio degli altri ma fa più fatica, perché anche i mercati inglesi, tedeschi e francesi sono fermi, e lo spagnolo in calo. In particolare qui da noi una volta bastava “far tochi”, oggi non più. Bisogna trovare forme di raggruppamento; si mantiene l’identità delle aziende ma all’interno di un gruppo, per fare investimenti, cercare mercati e avere voce a livello internazionale. Da noi questa mentalità ancora manca. Ed è ancora poco sviluppata una scelta di fondo importante per il futuro delle imprese, ovvero la formazione continua dei lavoratori, partendo dai livelli più bassi. Si ha vera innovazione non solo con macchinari nuovi ma anche con persone aggiornate. E’ l’uomo, la donna, con le sue capacità, è la risorsa principale dell’impresa. Una volta bastava aggiornarsi ogni dieci anni, oggi bisogna farlo ogni due».
Fa strano sentire un sindacalista dire queste cose…
«Forse perché il sindacato viene visto come quello che contesta e fa le barricate. Ma quando si dice di no bisogna anche proporre».
E cosa proponete voi?
«Chiediamo di usare le altre forme di ammortizzamento sociale prima di ricorrere alla cassa integrazione o al licenziamento, come i permessi e le riduzioni dell’orario di lavoro. Chiederemo un incontro con gli imprenditori del settore in quanto è necessario aprire un tavolo per analizzare la situazione; occorrerà coinvolgere la Provincia per mettere in atto tutto ciò che è possibile sul versante della formazione dei lavoratori interessati alla crisi e la loro eventuale riqualificazione, ed infine la Regione, affinché siano sempre garantite le risorse necessarie per mantenere questi ammortizzatori sociali. Perché se una persona senza lavoro non solo non tira avanti, ma non compra, e quindi ha meno entrate anche il negozio di alimentari e di abbigliamento. E’ tutto un tessuto sociale che si impoverisce.
Gli imprenditori devono puntare anche sul Made in Italy, sulla tracciabilità del prodotto, sulla qualità certificata. Insomma sulla buona reputazione del design italiano nel mondo».
Quanto andrà avanti questa situazione?
«Adesso siamo all’inizio. Il 2009 sarà molto difficile, perché non è un settore che soffre ma tutto il sistema economico-produttivo. La crisi è mondiale. Bisognerà tener duro; penso che ci saranno delle riorganizzazioni all’interno dei settori, che dovranno essere gestite al meglio».

L’Azione, Domenica 16 novembre 2008

Restauri alla chiesa di Camino

A Camino sono iniziati i lavori di restauro della chiesa parrocchiale che hanno come scopo la sistemazione definitiva del presbiterio secondo le disposizioni del Concilio Vaticano II.
Lavori già preventivati vent’anni fa dal precedente parroco don Vittore De Rosso, il quale suo malgrado non poté far altro che limitarsi a togliere le balaustre e realizzare un altare removibile in legno. Ora, finalmente, anche questa chiesa ne avrà uno vero, in pietra, da consegnare alle future generazioni.
Ma l’intervento non si limita a questo: la pala di san Bartolomeo, finora adagiata all’organo nell’abside, verrà avanzata di qualche metro e fissata dov’era l’altare preconciliare.
Sempre per norma liturgica il tabernacolo seicentesco, che fino ad oggi poggiava sopra a quest’ultimo compromettendo la centralità dell’altare, verrà collocato nella nicchia dell’altare laterale di sinistra, al posto della statua della Madonna che troverà posto nella nicchia di destra. Verrà rifatto in pietra anche l’ambone. La riduzione di spessore degli altari laterali e lo spostamento dei gradini contribuiranno ad ampliare la superficie del presbiterio.
I lavori sono stati affidati all’architetto Marzio Piaser, componente della commissione diocesana arte sacra reduce da un intervento simile eseguito egregiamente nella vicina chiesa di san Vincenzo di Oderzo.
Se non ci saranno sorprese, la chiesa rimarrà chiusa per circa tre mesi: nel frattempo tutte le funzioni liturgiche si stanno tenendo nel salone parrocchiale, opportunamente sistemato allo scopo, con una capienza di circa 170 posti a sedere.
A dare il via ai lavori, dopo la santa messa di domenica 12 ottobre, sono stati un gruppo di parrocchiani, tra cui alcuni bambini, i quali si sono divertiti a rimuovere dalla chiesa tutto il removibile: banchi, sedie, statue, quadri, tovaglie, candelabri, il tabernacolo.
Dopo due settimane di cantiere il presbiterio è già stato completamente spogliato: sono stati infatti smontati l’altare preconciliare e quelli laterali, e rimossi completamente i gradini e la pavimentazione che poggiavano soltanto sulla terra battuta; sotto è emerso qualche resto di una lastricato precedente. Una volta rimosse le malandate panche laterali e la sporcizia accumulatasi dietro ad esse in più di un secolo, sono invece emersi i segni di una finestra ed una porta murate in modo grossolano.
L’iniziativa del parroco don Pierino di aprire la chiesa nel fine settimana ora permette ai parrocchiani di verificare di persona quanto fosse necessario questo intervento.

L’Azione, Domenica 9 novembre 2008

Chiude il cinema Turroni

[Sopra: la chiesa di Santa maria Maddalena di Oderzo, nel cui sagrato c’è l’entrata del Turroni] Il cinema Turroni ha chiuso. O meglio, le attività del circolo cinematografico Pietro Dal Monaco, che per anni hanno tenuto viva la sala con film di qualità che spesso passano inosservati, si sono trasferite. La fine del glorioso edificio del cinema del Patronato è segnata: verrà demolito e sostituito tra (si spera) pochi anni da una sala riunioni/proiezioni più moderna e funzionale della quale esiste già da tempo un progetto.
Nel frattempo il Circolo Dal Monaco troverà ospitalità nel teatro del Brandolini, grazie anche all’interessamento di don Piersante e alla disponibilità del direttore dell’istituto don Gino Cia.
Col trasferimento sono arrivate anche alcune difficoltà: la voce “uscite” in bilancio è aumentata ed ora le venti proiezioni degli anni scorsi non sono più garantite. Attualmente in calendario ci sono cinque film: il primo è stato proiettato venerdì 24 davanti a 125 persone; i prossimi sono in programma fino al 28 novembre.
L’inizio è stato anticipato alle ore 20.45, per rispettare dei tempi e i ritmi dell’istituto; se l’affluenza sarà buona il cineforum proseguirà all’inizio del nuovo anno, ed è per questo che viene lanciato un appello, a tutti coloro che hanno apprezzato il cineforum, a sostenere le attività del circolo in questo momento di difficoltà.

Quest’anno il Dal Monaco non propone solo cinema: sono in programma tre incontri sulla Costituzione italiana, della quale ricorre il sessantesimo, con la proiezione di un documentario a tema ed il dibattito alla presenza di un esperto. I prossimi si terranno il 7 novembre e il 5 dicembre nella sala del Duomo.
Un’ulteriore appuntamento dal titolo “Come si fa un film” è previsto nello stesso luogo il 12 dicembre: l’opitergina Elena Grassi, volto noto per chi frequenta il cineforum, presenterà il proprio libro “Le professioni del cinema”.

L’Azione, domenica 2 novembre 2008

Io sono della Regione Autonoma

Com’è bello vivere in una Provincia Autonoma.

Una provincia che, nonostante la crisi mondiale, il caroprezzi, la Gelmini eccetera, spende dei soldi per produrre una ciofeca di canzone "autopromozionale" come questa, suonata da un gruppo il cui nome è tutto un programma: Valium.

Signore e signori, questo è il Trentino-Alto Adige/Südtirol.

 
Pensandoci bene, visto che sembra proprio che Meduna di Livenza passerà al Friuli, perchè non proporre un bel referendum per far passare Oderzo al Trentino?
In fondo l’Italia è piena di enclavi.

Volete mettere?
Doppia denominazione nei segnali stradali. Ma non il solito becero Conegliano / Coneian scritto col pennello.
Tedesco insegnato nelle scuole. Così possiamo andare a fare la stagione a Jesolo senza problemi.
Campane per il riciclaggio dentro le casettine di legno.
Un sacco di bionde in giro.
Mucche non più costrette ad una vita di immobilità in stalla.
Il sindaco Dalla Libera che si veste da Schützen invece che all’ultima moda romana.

Non vedrei l’ora.

(P.S. Pago lo spritz a chi capisce per primo la citazione della penultima riga. Farà fede il commento esatto più veloce.)