La veglia della notte

“La notte dell’attesa”: questo il titolo, di certo calzante, che è stato dato alla lunga veglia che ha preceduto la grande festa dell’apparizione di martedì 9 marzo. Dieci ore di canti e preghiere ininterrotte tra le 20 di lunedì sera e le 6 del mattino di martedì.Ad aprire il lungo incontro sono stati chiamati sette coristi della comunità greco-cattolica di Treviso e Venezia, che hanno proposto ai fedeli che riempivano la basilica l’antico canto mariano dell’Akathistos. Un’interpretazione quasi asettica, poco solenne, salmodiata, di certo più fedele ai canoni delle liturgie orientali dove questo inno fu composto più di mille anni fa che alle sonorità delle nostre celebrazioni: un operazione “filologica”, insomma, che proprio per questo a giudicare dai commenti a caldo ha lasciato più di qualche presente con l’amaro in bocca. Curiosa anche la scelta dei coristi di coinvolgere l’assemblea chiedendole di partecipare con un semplice vocalizzo di sottofondo, il quale ha creato un’atmosfera inconsueta dal sapore orientaleggiante.A partire dalle ore 21 in poi dieci cori parrocchiali, provenienti per la maggior parte dall’opitergino-mottense, hanno animato il resto della veglia con canti e meditazioni, passandosi il testimone ad ogni cambio d’ora. E l’opportunità di cantare ad una celebrazione unica come questa ha di certo ripagato il sacrificio di tanti coristi costretti a compromettere una notte di sonno: un sacrificio comunque condiviso con i Cappati ed alcuni laici mottensi impegnati nell’organizzazione, alcuni dei quali hanno prestato servizio per l’intera durata della veglia.Ogni ora di preghiera aveva come tema un momento della vita di Maria: dalle 21 a mezzanotte il coro Amicincoro di Campalto (Venezia), il coro di Cavalier e Fossalta e il Coro San Martino di Campobernardo si sono avvicendati su tre frasi forti dell’Annunciazione; questi sono stati seguiti dal Coro Laetitia di Gorgo al Monticano, con una meditazione sulla visita ad Elisabetta e, a l’una di notte, dalla corale di San Giovanni di Motta con il momento della nascita di Gesù. Tra le 2 e le 3 ha cantato il coro di Villanova (tema “Maria, la vergine del dolore”), mentre al coro di un’altra frazione di Motta, Lorenzaga, è toccata l’ora tra le 4 e le 5 (tema “Maria presso la Croce”). In mezzo i cori parrocchiali di Camino e Fratta di Oderzo, con meditazioni intorno alle nozze di Cana.La risposta della gente è andata di certo ben oltre le aspettative degli organizzatori, tanto che i libretti della veglia sono andati esauriti prima del previsto; si pensi poi che in piena notte, intorno alle 3, non meno di cento persone erano presenti tra la basilica e la cripta attigua: l’Oscar va comunque al gruppo di signore che ha partecipato all’intera veglia e alla messa che è seguita, rimanendo in basilica di fatto per dodici ore ininterrotte. Alle 5 e mezza ormai non c’era più posto nemmeno in piedi nelle navate, tanto che alle 6 la processione dei celebranti che hanno officiato la prima messa solenne della giornata ha dovuto farsi largo a fatica tra i fedeli. La celebrazione, presieduta dal Ministro Generale dei Frati Francescani Josè Rodriguez Carballo, è stata animata dal coro Luca Lucchesi di Motta e dal Coro Aurea Luce di Ponte di Piave.
L’Azione illustrata, 25 marzo 2010

(p. s. leggendo questo pezzo mi è sembrato come di averlo già letto…)

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Elezioni regionali 2010

Le prime proiezioni mostrano che in Veneto tutto sta andando come previsto.

Fino ad un’ora fa ero scrutatore in un seggio elettorale allestito in ospedale, per i degenti. Mentre a livello nazionale vince l’astensionismo, qui abbiamo trovato qualcuno che ha chiesto ed ottenuto di poter votare pur essendo prossimo alla morte.

Pensateci.

Quattro validi motivi per non votare Zaia

Quattro opinioni, quattro risposte. Poi voi fate quello che volete.

  1. Non sopporto Zaia e/o la politica del governo o della lega. Beh, allora il motivo per non votarlo ce l’hai già.
  2. Zaia è stato un bravo ministro dell’agricoltura o delle Politiche Agricole che dir si voglia. Allora ti sono piaciute iniziative come il G8 dell’agricoltura a Castelbrando, o gli incentivi ai giovani che vogliono avviare un’attività agricola, o il panino Made in Italy al McDonald’s? Bene. Allora non votarlo: Zaia non vincerà le elezioni e continuerà a fare buona politica a Roma. O no?
  3. La Lega è il partito più radicato nel territorio. Ok. Allora secondo te la Lega non è solo questo ma anche questo; è autonomia locale e federalismo. Bene. Da chi e dove è stata decisa la candidatura di Zaia? Dai leghisti veneti, in Veneto? I leghisti riuniti a Padova hanno solo rattificato all’unanimità una decisione di fatto presa dai vertici della coalizione di partito, a Roma. In quella stessa Roma che più volte dai leghisti stessi viene definita “ladrona”. Non riscontri in questo modo di agire una piccola contraddizione?
  4. Sono un elettore di centro-destra. Bene. Voti Zaia perché ritieni sia un politico valido? Torna al punto 2. Lo voti perché credi che il PDL in questi ultimi anni abbia fatto un buon lavoro in regione? E allora perché non hanno ricandidato Galan?
    Non facciamo tanti giri di parole: Zaia le elezioni le ha già vinte. La legge sulla Par Condicio impedisce la pubblicazione dei risultati di sondaggi elettorali ma non quelli di corse clandestine di cavalli, i cui risultati lasciano ben poche speranze a Bortolussi e De Poli. Zaia vincerà le elezioni diventando governatore del Veneto, darà le dimissioni da ministro dell’agricoltura, lasciando l’eredità (si dice) al grande trombato Galan.
    A chi giova questo modo di fare politica?

Venezia 2020

Come potete vedere in basso a destra, questo blog sostiene nel suo piccolo la candidatura di Venezia a sede dei Giochi Olimpici Invernali del 2020.

Prossimamente il CONI, a Roma, dovrà scegliere se candidare Roma stessa o Venezia (o meglio un quadrato Venezia-Padova-Treviso-Vicenza). Che la nostra regione riesca a battere, peraltro in trasferta, la capitale la vedo in realtà abbastanza improbabile. Anche se due anni fa pensai lo stesso della vittoria di Obama…

Per la nostra regione potrebbe essere l’opportunità di dotarsi di quelle infrastrutture di cui abbisogna, e che spingerebbe le nostre aziende a non delocalizzare in Svizzera. Intendo canali di comunicazione alternative all’auto e al camion, internet veloce, cose così.

O sono troppo ottimista?