De Pin: “Con Grillo non c’è democrazia”


Foto: API

Il 21 giugno Paola De Pin, senatrice di Lutrano [di Fontanelle, provincia di Treviso], ha annunciato la propria uscita dal Movimento Cinque Stelle e la sua adesione al gruppo misto. Pur avendola intervistata dieci giorni dopo, ancora il suo tono di voce trasmette l’amarezza per una decisione sofferta.
Cosa l’ha spinta a prendere questa decisione?
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’espulsione della mia collega e amica Adele Gambaro. Siamo due persone supertranquille, moderate e democratiche: lei ha solo detto una cosa che molti all’interno del Movimento pensano, solo che l’ha detto ai giornali. Ora siamo nelle istituzioni, abbiamo un ruolo importante, quindi dovremo essere propositivi, non solo distruttivi. Io, dal 15 marzo che ci siamo insediati, ho visto una deriva che non mi è piaciuta e mi sono un po’ estraniata. Mi sono chiesta se stavamo facendo la scelta giusta. Il mio è stato un percorso di riflessione: nel Movimento non mi ci ritrovavo più. Anche per tutta questa spettacolarizzazione: mi sembrava di essere nella casa del Grande Fratello. Di concreto, a cosa serve noi italiani? E’ come se avessimo portato quella trasmissione dentro al parlamento: questa sarebbe la famosa “casa di vetro” che avrebbe dovuto essere costruttiva e che invece si è rivelata solo show, e pure di bassa lega.
Quale sarebbe stata la sua linea?
Il Movimento è nato come forza di protesta, e i suoi valori politici non sono cambiati. Ma in politica non si può fare il Savonarola, che è finito al rogo: la politica è l’arte della mediazione per far nascere qualcosa di migliore, altrimenti la mia politica rimane sterile e fine a se stessa.
Non mi è piaciuta nemmeno la deriva totalitaria dei vertici: io ho una cultura democratica, e qui in Veneto non siamo estremisti, veniamo da una culla della DC, della moderazione…
Col senno di poi, lei avrebbe cercato un qualche tipo di accordo col Partito Democratico durante la formazione del governo?
Qualcosa sì, per poter fare qualcosa di buono, per lavorare… Uno non può pretendere di fare del giardinaggio senza sporcarsi le mani, altrimenti il suo lavoro è inconcludente. Ora il Movimento è all’opposizione e di fatto non conta nulla. Pensiamo solo al caso degli aerei F-35: se il Movimento avesse dato l’appoggio, anche esterno, ad un altro tipo di governo, il progetto forse non sarebbe passato e avremmo 15 miliardi per noi italiani e non per la “pace armata”.
Lei ritiene che nel Movimento ci sia democrazia?
E’ una cosa di facciata. Sono stata attivista fin dal 2009, ci ho messo anima e cuore anche trascurando mio figlio di un anno, e senza pensare al Dio Denaro: chi è entrato nel Movimento non l’ha certo fatto per soldi ma per migliorare il nostro paese. Ma poi ci sono stati dei fatti, concreti, che mi hanno fatto capire che non avrebbe funzionato. La mia scelta è stata difficile. Forse mi conveniva fregarmene, rimanere dentro e navigare a vista. Ma ho un carattere forte e nessuno può impormi idee che non sono democratiche.
Che ruolo ha avuto internet in tutto questo?
Mi sono resa conto che la democrazia diretta su Internet non può funzionare, la politica è dialogo e impegno faccia a faccia: su questo mi sono ricreduta. E poi vedere questo fanatismo sul web contro chi ha idee diverse dalle tue non mi appartiene. Io rispetto tutte le idee, perché bisogna montare questa cattiveria sul web, questi massacri mediatici?
Ho messo a conoscenza il gruppo dei miei dubbi, sul voler aizzare il popolo in questo modo senza spiegazioni… in Francia è appena stato pubblicato uno studio riguardante internet, sulla sua onniscienza e la sua capacità di influenzare le opinioni, sostituendosi alla televisione… Bisogna avere la capacità di discernere, di mantenere un senso critico.
Secondo lei ci sono i presupposti per un gruppo parlamentare di ex pentastellati?
Sarebbe bello, ma è prematuro per dirlo. Non ho la sfera per vedere il futuro.
Mai come in questo periodo noi cittadini vediamo la politica come una cosa lontana. Lei che ora l’ha vista da vicino, cosa ne pensa?
Il bello del Movimento è che nessuno al suo interno, o meglio, nessuno di noi del gruppo del Senato, aveva lobby alle spalle, banchieri o industriali da difendere. In una situazione del genere ci sarebbero veramente le condizioni per fare una politica per il bene dell’Italia, a differenza di chi sta adesso al governo che forse deve sottostare a dei poteri forti, ad interessi europei.
Che farà d’ora in poi? Ha intenzione di dimettersi da senatrice?
Ci ho pensato, all’inizio. Ma ora mi sento libera, e nelle condizioni di poter fare qualcosa. Prima potevamo discutere ore e ore al Senato, poi la sera usciva un post nel blog di Grillo e tutto veniva ritrattato: eravamo considerati come dei burattini. Come ha detto il mio collega Zaccagnini, siamo passati dal “partito azienda” al “movimento azienda”…
E quando la legislatura terminerà?
A questo non ci ho pensato, ma me l’hanno chiesto in tanti. In questi giorni su internet molti mi hanno insultata, ma ho ricevuto anche tante email e telefonate di sostegno dalle nostre parti. Gente che mi chiede di restare, perché ha bisogno di un referente del nostro territorio. Non mettiamo però il carro davanti ai buoi: ora non so cosa farò, dopo.
Lei ha deciso di devolvere parte dei suoi primi emolumenti alla Nostra Famiglia di Conegliano. Manterrà l’impegno di ridursi lo stipendio?
Sì, senza ombra di dubbio: è un obbligo che voglio onorare. Che bello sarebbe se lo facessero tutti i parlamentari… Ho intenzione di sostenere delle realtà, e non di devolvere questi soldi al Tesoro per il Debito Pubblico, in un fondo che non si sa chi lo gestisce e dove andrà a finire. Cercherò dei progetti concreti, magari non proprio qui nelle vicinanze altrimenti mi accuseranno di comprarmi l’elettorato. Dovrò stare attenta, in ogni caso credo che ci sarà sempre qualcuno che mi criticherà.

L’Azione, domenica 7 luglio 2013

La vita del Popolo, giovedì 4 luglio 2013

Dal Grest al “Fanciullino”

Togliersi di dosso i panni dell’animatore è dura, quando lo si è fatto per anni con passione.
È questo il caso di Valentina Dal Bo’ e Angela Giacomini, due ex animatrici del Grest di Fratta di Oderzo, dove vivono. Ventisei anni la prima, venticinque la seconda, le accomuna una lunga amicizia, un curriculum con laurea di stampo pedagogico, stage e tirocini vari, il servizio in parrocchia come animatrici di un gruppo di adolescenti. Tutte esperienze che ora verseranno ne “Il fanciullino”, un particolare centro estivo di loro ideazione che ha aperto il 10 giugno scorso presso la sede dell’Associazione Fratta Unita.
Intanto spiegateci il nome ed il simbolo di questa iniziativa.
Angela: il simbolo è una scatola da cui escono dei colori. Spesso gli adulti pensano che i bambini siano scatole da riempire, invece è il contrario: il bambino ha un sacco di potenzialità che il genitore o l’educatore deve far emergere. Abbiamo chiamato così il nostro centro in riferimento a Giovanni Pascoli, il quale credeva che dentro ogni persona ci sia “un fanciullino”, ovvero la capacità di meravigliarsi di fronte alle piccole cose, la creatività, la sensibilità, aspetti che da adulti si tende a soffocare.
Cosa vi ha spinto a lanciarvi in questo progetto?
Valentina: la volontà di conciliare la nostra formazione con la nostra passione per i bambini. Educare i bambini partendo dai valori, e andare incontro alle esigenze dei genitori di Oderzo, dove un’attività come la nostra manca. Partiamo senza sapere come andrà, ma le idee per il futuro non mancano. In questo centro estivo prevediamo giornate di condivisione con le famiglie, allevamento di piccoli animali, lavori nell’orto, ma anche servizi come animazioni di feste o le “Serate coppietta”: se due genitori vogliono fare una cenetta romantica, possono affidare a noi i loro figli…
Siete molto flessibili, insomma.
A.: Certo. Prevediamo pacchetti anche di tre settimane, una settimana, cinque giorni, un giorno, una mattina, anche solo un’ora…
V.: Le nostre attività avranno un tema diverso ogni settimana e spazieranno dall’educazione stradale, il riciclo, la moda, il giornalismo. Saranno studiate in modo da non penalizzare chi non fa la settimana intera.
Che importanza hanno avuto i vostri trascorsi da animatrici?
A.: L’esperienza di animazione in parrocchia è stata per noi come una palestra di vita, e ha gettato le basi anche per le nostre scelte universitarie. Lì abbiamo scoperto la passione per i bambini, la gratuità e l’aiuto verso il prossimo, la sensibilità per i bambini in difficoltà, che prima di diventare lavoro sono state, e sono, una passione. Il volontariato, come il catechismo e la nostra collaborazione con la Nostra Famiglia di Oderzo sono serviti non solo a farci conoscere ma anche a consolidare le nostre capacità professionali. E’ stata un’esperienza formativa ed emotiva a 360 gradi.
In realtà la vostra proposta è ben diversa da quella di un Grest, dove sono richieste motivazioni, approcci e professionalità differenti. In cosa si differenzia?
A.: Per esempio non ci interessa che bambini portino a casa bei lavoretti, e non organizzeremo recite. Sono attività che possono creare ansia e i bambini hanno bisogno di rilassarsi dopo tanti mesi a scuola. L’importante è come si fa la cosa, non la cosa in sé.
V.: Un giorno alla settimana poi prevediamo che siano i bambini a mettersi i panni dell’educatrice. I bambini si sentono importanti quando vengono responsabilizzati: anche loro possono insegnare a noi, e agli altri bambini, visto che frequentano scuole diverse e hanno avuto esperienze diverse. Per questo gli daremo anche la possibilità di scrivere in forma anonima cosa non gli piace delle nostre attività. E un pensiero positivo, per guardare in maniera gioiosa alla vita.

L’Azione, domenica 30 giugno 2013