Scuola, riprenditi l’autorevolezza

compitidellevacanze

Ricordate che due anni fa a giugno aveva iniziato a girare su internet una particolare lista di compiti per le vacanze compilata da un professore di liceo, rilanciata quindi lo scorso anno da altri docenti con piccole variazioni? Cose del tipo “Quest’estate fate lunghe passeggiate, rotolatevi sull’erba, mangiate gelati, se una persona vi piace diteglielo, annusate fiori, giocate a pallavolo, fate la ruota, buttatevi col paracadute”? In altre parole: vivete la vostra estate come se fosse la pubblicità del cono Sammontana o del Nuvenia Pocket?
(Era pure scritta in Comic Sans, per dire.)
Ecco, la lettera del papà agli insegnanti che sta girando in queste ore su internet si muove esattamente nella stessa direzione: una malefica alleanza scuola-famiglia a favore dell’Università della Vita.

(E di esempi dello stesso tenore se ne potrebbero fare purtroppo a bizzeffe: dalle okkupazioni-farsa fatte col benestare del preside alla versione di latino -notizia di ieri- col testo di “Andiamo a comandare”, in Comic Sans pure quella, tra l’altro.)

La scuola italiana è già abbastanza disastrata di suo; mancano giusto insegnanti e genitori che, incapaci di confrontarsi con le nuove generazioni, rinuncino al proprio ruolo di educatore per abbassarsi al loro livello e provare in questo modo a guadagnare la loro approvazione. Magari senza nemmeno riuscirci.
Dispiace che i responsabili di queste due trovate acchiappa-like facciano parte proprio delle due categorie che per prime dovrebbero trattare la scuola come un’Istituzione. Con la I maiuscola.
A tal proposito, la prima cosa che la scuola deve riprendersi è l’autorevolezza, persa probabilmente nel fumo delle barricate quasi cinquant’anni fa.
Ricominciamo a considerare la scuola come una cosa importante, e a pretendere che tutti (studenti, insegnanti, famiglie, politica) facciano altrettanto.
Solo a quel punto allora si potrà ragionevolmente ottenere, e non solamente chiedere, una didattica migliore. E edifici che non crollano alla prima scossetta.

Annunci

Valentine’s Day

Milano, venerdì 12 febbraio 2016, ufficio social media di una nota radio nazionale.
ore 18.29.35
Mario: dai Piero che sono le sei e mezza, spegni tutto e andiamo.
Piero: ok, aspetta che riguardo le mail, magari ho dimenticato qualcosa…
Mario: va bene, ma fai in fretta.
ore 18.30.12
Piero: ehm… il capo ci ha scritto di programmare un post su Facebook per domenica, che è san Valentino.
Mario: oh cazzo, giusto. Che dice?
Piero: di trovare un brano che sia “a tema con la festa e coerente con la nostra linea editoriale”. Non le solite lagne, insomma.
Mario: uff, che palle. Và su YouTube, dai.
ore 18.30.51
Piero: il primo risultato che vien fuori se scrivo “Valentine’s Day” è un video di David Bowie.
Mario: wow, che culo, sempre sul pezzo noi. Aggiudicato!
Piero: ma la conosci la canzone? Sei sicuro che sia a tema?
Mario: con un titolo così, di cosa vuoi che parli, scusa? Dai, programmalo.
Piero: vabbè. A che ora?
Mario: domenica? Non prima delle 11, che la gente dorme. E aggiungici una frase di circostanza, tipo, che so, “Buongiorno rockers!”
Piero: se lo dici tu…
ore 18.31.44
Piero: fatto.
Mario: bene. E adesso leviamoci dalle palle và, che c’ho un’apericena tra un’ora…

(piccola parentesi autocelebrativa)

blog2

Il 15 marzo 2013, quando pubblicai al volo questa inchiesta su una presunta frase sessista del cardinale Bergoglio diventato da poche ore papa Francesco, grazie alle ricerche su Google gli accessi al mio blog ebbero un’impennata storica che, vista la poca costanza con cui lo aggiorno, e il traffico piuttosto basso, pensavo che mai e poi mai avrei potuto replicare.

Invece ieri questo record è stato polverizzato, grazie al mio ultimo post sui figli del Sessantotto. O meglio, grazie all’avvenente e mediatico contorno della neo Miss Italia Alice Sabatini senza il quale le mie parole sarebbero di certo passate inosservate, o quasi.

Il nuovo record di accessi giornalieri è ora più di tre volte maggiore di quello raggiunto appunto nel 2013. E il post è stato visualizzato così tante volte da permettere a questo blog, penso proprio per la prima volta, di entrare nelle classifiche nazionali di WordPress: sia quella dei blog più visti della giornata (settimo posto) che quello dei post più quotati, dove il mio ha oscillato tra il terzo e il quarto posto dietro a quelli di Leo Ortolani (che ogni tanto spariva dalla classifica), Memorie di una Vagina e Costanza Miriano.

(ammazza, che trio).

Se quella volta a spingere in alto il post fu, appunto, Google, stavolta l’apporto del re dei motori di ricerca sembra sia stato nullo, e scarso quello di Twitter: la parte del leone le han fatte le oltre 280 (al momento in cui scrivo) condivisioni su Facebook.

Mi stupisce che nessuno tra i tanti visitatori abbia lasciato un commento qui nel sito. Curioso, no? Il post su Bergoglio, nonostante il traffico più basso, ne ebbe parecchi. Vai a capire le strane dinamiche della Rete.

Tornerò mai a raggiungere certe vette? Sarà dura, ma nel frattempo mi godo il mio momento di maggiore celebrità in dodici anni di blogging discontinuo, iniziato in un luogo (Splinder) che non esiste più.

E poi penserò anche a dare un titolo e un template decente a questo blog.

Si accettano suggerimenti per entrambe le cose.

#Moncler (con l’hashtag)

Vedo con piacere che ieri sera, grazie a Report, la ggente ha scoperto che i grandi marchi internazionali, per cercare il massimo profitto, se ne fregano dell’etica, delocalizzano, sfruttano gli operai, risparmiano sulle materie prime e infine fanno pagare il proprio brand a caro prezzo.

Meglio tardi che mai.

Ed oggi, quella cosa chiamata “popolo della rete” è in subbuglio. Purtroppo, però, nessuno ha ancora inventato un’app per smartphone che converta tutta questa indignazione da tastiera in cambiamento reale. Perché questa indignazione fine a se stessa, cioè senza un cambiamento concreto che ci porti a scegliere cosa comprare pensando prima al bene comune e poi alla nostra comodità, non serve a nulla, come mostra bene questo articolo.

Lo dimostra il fatto che, al momento in cui scrivo, la reazione della Moncler è stata piuttosto blanda. Tempo una settimana, e di tutto questo non se ne ricorderà più nessuno, o quasi.

Ed io continuerò ad associare la parola “Moncler” alla tristissima comparsata di un paninaro milanese a “Quelli della notte”. Si può vedere qui sopra; correva l’anno 1985.

Suore uccise in Burundi: dov’è il terzo mondo?

La notizia della morte delle tre suore in Burundi non poteva non colpirmi, visto che pur non avendole incontrate di persona, ho visto il quartiere dove operavano e ho mangiato e dormito in una casa della loro congregazione, tra fine luglio e inizio agosto di quest’anno. Gli ultimi giorni di permanenza è stato come se le tre suore ci avessero guardati, dalla foto in cui erano impresse sul calendario dei Saveriani che era appeso in cucina.
Mi ha colpito però anche la differenza tra come è stata riportata la notizia da Iwacu Voix du Burundi, giornale che proprio un missionario Saveriano definì in nostra presenza “l’unico quotidiano intelligente del paese” e i media italiani. Questi ultimi ovviamente hanno messo in bella evidenza i dettagli macabri su come le tre sarebbero state uccise (modalità peraltro smentite in serata dai Saveriani stessi) seguendo una linea editoriale che riscontriamo spesso e (non) volentieri.
Ma ciò che mi spaventa di più sono i commenti che ho letto nel sito internet di uno di questi quotidiani: un’accozzaglia informe di qualunquismo, anticattolicesimo, populismo, islamofobia, misoginia, razzismo. E non sto parlando di un giornale di nostalgici del Ku Klux Klan: sto parlando del quotidiano che si bea del fatto di non avere ne’ padrone ne’ finanziamenti pubblici.
Detto questo mi chiedo: è lo stare dietro una tastiera che rende le persone così brutte, o devo preoccuparmi perché potrei incrociarne qualcuna ogni volta che esco di casa?
E poi mi chiedo: ma siamo proprio sicuri che il terzo mondo sia lì e non qui?

Prevenire è meglio che postare

L’attivismo da pantofolai colpisce ancora: prima il reggiseno, poi le scarpe. Quest’anno, per sensibilizzare sulla prevenzione del tumore al seno, qualcuno ha scelto il viaggio nella località esotica.

Ora, care femministe vere o presunte che avete partorito questo giochetto virale: sono d’accordo che ci sono dei maschi che ragionano col pisello, ma voi con questa ennesima robetta di cui se ne sentiva il bisogno ancor meno della tares, dimostrate di non essere da meno. Eppure il pisello non ce l’avete, e non avendo quindi possibilità di scelta lo dovete usare per forza il cervello, e quindi fatelo.

Volete davvero sensibilizzare alla prevenzioni dei tumori? Bene. Una mammografia ogni tanto conterebbe certamente di più. Ma non basta: mangiate quanto basta. Smettete di fumare. Spegnete la TV e leggete un libro. Tenete acceso il cellulare il meno possibile, e andate a trovarle le vostre amiche, in bicicletta o a piedi, che magari abitano a 1 km o meno da casa vostra. Ricordate che trenta (o 20, 10, 5) minuti di conversazione valgono di più di mille sms, e costano meno. E ci si fraintende di meno. E se ci si fraintende di meno, ci si arrabbia di meno, si porta meno rancore, e si vive meglio. E se si vive meglio, ci si ammala di meno.

Se non vi basta, andate a farvi un giro al CRO di Aviano. Non concentratevi troppo sulla gioiosità degli arredamenti o la cortesia del personale: piuttosto osservate le facce e immaginate le storie della gente che gira per i corridoi. Potrebbe capitarvi di incrociare lo sguardo con una giovane signora piangente, e vedere le sue amiche che tentano di consolarla con la consapevolezza che forse ormai non c’è più nulla da fare.

Non conterrà come una vita sana e attiva, ma vi servirà senz’altro di più che andare a vivere a Miami o a Londra.

(P.S. Il discorso vale anche per noi maschi, basta solo cambiare qualche parola.)

Bergoglio: “Donne inadatte alla politica”. Bufala?

Vedo che già mercoledì sera, a pochi minuti dall’Habemus Papam, c’è chi ha cominciato a mettere a soqquadro la vita del nuovo papa alla ricerca di scheletri nell’armadio o uscite fuori luogo, con un copione già visto ai tempi dell’elezione di Ratzinger.

Alla seconda categoria appartiene una presunta dichiarazione, datata 4 giugno 2007, in cui il futuro pontefice Bergoglio avrebbe definito le donne “inadatte naturalmente alla vita politica”. Io, memore delle precedenti panzane riguardanti Benedetto XVI (le scarpe di Prada, i suoi rapporti col nazismo, la benedizione alla Kadaga, Ratisbona, Galileo/Feyerabend eccetera) prima di prendere la storia per vera ieri mattina ho preferito fare quello che dovrebbe (appunto, dovrebbe) fare un giornalista, ovvero verificare le fonti.

Google, in un caso così, dovrebbe essere uno strumento affidabile. Cercando “Bergoglio mujeres” e circoscrivendo la ricerca alle pagine modificate nel 2007 si finisce però dritti dritti dentro a… Yahoo! Answers. L’utente che pone la domanda riporta queste parole:

Buenos Aires, 4 de junio (Télam).- El arzobispo de Buenos Aires, cardenal Jorge Bergoglio, afirmó que “las mujeres son naturalmente ineptas para ejercer cargos políticos”, refiriéndose a la candidatura presidencial de la Senadora Cristina Fernández de Kirchner.

“El orden natural y los hechos nos enseñan que el hombre es el ser político por excelencia; las Escrituras nos demuestran que la mujer siempre es el apoyo del hombre pensador y hacedor, pero nada más que eso”.

En sus polémicas declaraciones, el arzobispo de Buenos Aires agregó que “hay que tener memoria; tuvimos una mujer como Presidente de la Nación y todos sabemos qué pasó”, refiriéndose a la ex presidente Estela María Martínez de Perón.

Las organizaciones de derechos humanos y movimientos feministas no hicieron esperar su respuesta.

Il testo è chiaramente la fonte delle frasi che sono state pubblicate ieri, tradotte, da vari siti web italiani (in quel momento mi risulta che solo una testata giornalistica avesse dato spazio alla notizia, ovvero TgCom 24*). Ha tutta l’aria di essere il copia-incolla di un’agenzia, ed infatti la Tèlam è una sorta di agenzia ANSA argentina di proprietà statale.

*AGGIORNAMENTO (15 marzo, ore 9.18). Un altro indizio a favore della non veridicità della notizia è dato dal fatto che per ora nessun quotidiano italiano solitamente critico verso la Chiesa la riporta: evidentemente le rispettive redazioni hanno dei dubbi ragionevoli. Oltre a TgCom24, a pubblicarla per ora sono stati solo nientemeno che Libero e Giornalettismo, entrambi senza citare alcuna fonte).

Eppure, facendo una ricerca nell’archivio del sito dell’agenzia, questo testo non si trova. E non si trova nemmeno setacciando il sito con Google. Le stesse parole cercate su YouTube non danno risultati rilevanti. Infine, non sembrano esserci nemmeno tracce di reazioni di movimenti femministi a queste dichiarazioni.

L’altra cosa curiosa è la data: Bergoglio avrebbe pronunciato queste parole il 4 giugno 2007, ovvero un mese prima rispetto al lancio della candidatura di Cristina Kirchner a presidente dell’Argentina, avvenuta il 2 luglio successivo: questa data però nella Wikipedia in lingua italiana viene erroneamente anticipata al 2 giugno, ovvero a due giorni prima della fantomatica intervista.

Tutto questo non dimostra incontrovertibilmente che il testo sia stato inventato di sana pianta dall’utente argentino di Yahoo! Answers, magari per motivi politici, ma il sospetto è forte.

Di certo, se io ho forti dubbi che questa notizia sia vera, allo stesso tempo dubito fortemente che i gestori dei vari siti internet che hanno riportato la notizia così rapidamente scopiazzandosi tra loro siano certi della sua veridicità, visto che non credo si siano messi a verificare le fonti nel poco tempo trascorso tra l’annuncio della nomina di Bergoglio e la pubblicazione della notizia.

* AGGIORNAMENTO 2 (ore 14.23): sono stati pubblicati due post che sembrano darmi ragione… oppure che mi hanno copiato senza citarmi 🙂
Uno di un sito argentino spagnolo ed uno di un sito italiano, UCCR. Nel frattempo questo blog ha raggiunto il record storico di visite nello stesso giorno.

* AGGIORNAMENTO 3 (ore 18.15): Giornalettismo non ha tolto la citazione che vi ho linkato sopra, però in compenso ha pubblicato un articolo che, sebbene condito dal solito anticlericalismo stereotipato che lo caratterizza, prende per buona l’ipotesi della bufala. Secondo Giornalettismo il primo a parlare di bufala è stato il sito infocatolica.com, ma in realtà il post di quest’ultimi risale a stamattina, mentre il blog outono.net che vi ho linkato sopra ne aveva parlato già ieri alle 15. E pensare che io avevo questo post praticamente pronto ieri a mezzogiorno e ho voluto aspettare a pubblicarlo, mannaggia a me (però ho postato la notizia su Twitter credo per primo, alle 11.14: tweet 1tweet 2)

* AGGIORNAMENTO 4 (16 marzo, ore 12.25). Anche Avvenire prende posizione attribuendo la bufala ad una organizzazione anticlericale messicana.

* AGGIORNAMENTO 5 (18 marzo, ore 10.57 e 15.45). Il sito Factchecking analizza la vicenda, citando questo blog, e catalogando la citazione al momento come dubbia; scopro felicemente che anche Paolo Attivissimo, uno dei miei blog preferiti, si è occupato della questione. Il Fatto Quotidiano invece persevera pubblicando ieri un altro pezzo dove si prende per buona la frase misogina. Pure l’UAAR intanto fa marcia indietro pubblicando una rettifica, ma dai toni decisamente infantili (ovvero: noi abbiamo sbagliato, ma è colpa dei giornalisti e la Chiesa è brutta e cattiva. Amen.)