Uno scivolo si aggira per la piazza

Scivolo Piazza GrandeA Oderzo un mostro ha fatto il suo nido in Piazza Grande. E’ morbido, fucsia, è altro circa otto metri e piace tanto ai bambini. Non è una nuova specie di orco ma un grande scivolo gonfiabile col quale molti opitergini avevano fatto conoscenza già nell’estate 2007. Quest’anno è tornato ma i genitori non lo vogliono, ed hanno raccolto cento firme per farlo sloggiare, neanche fosse un campo nomadi. Ne va del decoro della piazza, dicono. Dello stesso parere sono anche alcuni componenti del consiglio comunale, consci però che la legge è dalla sua parte: può infatti rimanere in piazza per quaranta giorni l’anno.
Ma il punto fondamentale non è questo: le forme sinuose dello scivolo sono una tentazione troppo forte per i bambini, ed i genitori si sono stufati di doverli sempre accontentare, e sganciare 50 centesimi per ogni giro, ovvero per salire e scendere una sola volta. Oppure tre 3 euro dieci giri, o ancora 5 euro venti giri. Pochi euro ogni settimana moltiplicati per tutte le passeggiate domenicali diventano una cifretta non indifferente, visti i tempi che corrono.
E’ vero, è verissimo, ma era proprio necessario arrivare a questo punto, ad una raccolta di firme  che puzza così tanto di intolleranza?
Non sarebbe più semplice dire una volta tanto di NO? E se non basta una volta, due, tre, quattro?
O negare qualcosa ai propri pargoli è passato di moda come i pantaloni a vita alta e i comunisti?
Basterebbero un po’ di giornate di vacche magre per vedere la grande massa fucsia sparire senza lasciare traccia.
Per andare a spennare genitori troppo permissivi da un’altra parte.
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Parole chiave 2

Un’altra carrellata di parole chiave scritte nei motori di ricerca per arrivare a questo blog.
Che dire? Le vie di Google sono infinite. Ma che razza di visitatori ho?

non mi fido del romano voto bossi voto padano Lo hanno fatto in tanti la settimana scorsa…
scopare in veneto Buon sangue non mente.
video esecuzioni Ma guardare Amici come fanno tutti no?
dinastia sacra Che bei ricordi… beh insomma bei si fa per dire…
a cosa serve alt ctrl canc Ci sono ancora persona che non lo sanno?
cosa causa una gastroschisi? Me lo stavo chiedendo giusto cinque minuti fa
ctrl+alt+canc mi da problemi Tranquillo, non sei l’unico!
ctrl-alt-canc per mac Nostalgia (per Microsoft) canaglia!
culi nei quadri Quando si dice ricerca artistica…
de andrè pedofilia Eh?
de coppi paolo bufala Non era una bufala, era vera!
dove si può scopare a treviso Mai sentito parlare di Pontebbana?
elezione miss scuole superiori 2007 Però!
foto benedetta parodi E questa non manca mai…
frasi di circostanza pensionamento Ancora?
gasolio rubato napoli E dove lo cerchi, su Internet?
giovanni allevi è fidanzato? No, e allora?
grillo previsioni catastrofiche intendi quelle sulla composizione del parlamento?
how to order kinder brioss Perchè ora bisogna pure ordinarli?
i cavalli scopano tra di loro No, si fecondano per irradiazione
l’appuntamento è rinviato a datra da decidere Va bene.
masterizzare amen baustelle Problemi con le ghost track iniziali, eh?
mondomarcio mamma Mi dispiace per lei…
opinioni kontrofase ctrl alt canc Siamo così autorevoli?
quanto costa dormire sermig Le nuove frontiere delle vacanze low-cost
regole ironiche per la casa wikipedia La serietà di questa enciclopedia è ormai proverbiale
scopare benedetta parodi Evidentemente ci vuole una tecnica particolare…
scopate di carla bruni Figurarsi se mancava la Bruni…
tommaso bisagno Ah!
tutto su colfrancui Le nuove frontiere delle vacanze low-cost 2
video di allevamento di mucca Molto interessante!
video di scopate con mucche Come diceva quello che leccava le pignatte per fuori?

A day in the life of mister Ikea

LONDRA – E’ settimo nella hit parade degli uomini più ricchi del pianeta ma veste da povero pensionato, guida una Volvo vecchia di quindici anni e la spesa al mercato la fa di pomeriggio, quando in genere i prezzi sono più bassi del mattino. E se può vola ‘low cost’, con Easy Jet.

Ingvar Kamprad, fondatore dell’impero Ikea, fa vita davvero frugale in Svizzera dove si è installato assieme alla moglie Margaretha. Secondo un reportage del tabloid ‘Daily Mail’ è difficile trovare qualcuno più risparmioso di lui. Ottantun anni, da sempre alle prese con problemi di alcolismo, simpatizzante nazista in gioventù, Kamprod ha fondato Ikea in Svezia nel 1943 quando era ancora un ragazzo. Scelse il nome addizionando alle sue iniziali (IK) le prime lettere della fattoria di famiglia dove è cresciuto (Elmtaryd) e del paese natio (Agunnaryd).

Dopo aver fatto di Ikea un gigante mondiale della mobilia funzionale e componibile Ingvar Kamprad ha lasciato qualche anno fa ai tre figli (Peter di 44 anni, Jonas di 41 e Matthias di 39) il controllo della multinazionale in iperbolica espansione e si é ritirato in Svizzera dove ha comprato un modesto bungalow e lo ha arredato con le stesse cose a buon mercato in vendita nei suoi negozi (da lui stesso montate). Che abbia un patrimonio pari a circa 20 miliardi di euro proprio non si vede dal suo tran-tran: di recente ha avuto difficoltà ad entrare ad una serata di gala nel corso della quale doveva ricevere un prestigioso premio come "businessman dell’anno" perché le guardie del corpo lo hanno visto arrivare in autobus.

Anche quando viene a Londra evita di prendere il taxi e gira in metropolitana o in autobus. E si vanta di aver scaricato dopo molti anni il parrucchiere di fiducia quando ne ha trovato un altro che gli fa lo stesso servizio di barba e capelli ad un prezzo più conveniente, circa 7,5 euro. "Con i soldi – ha spiegato – sto abbastanza attento. Sono una specie di scozzese di Svezia. D’altronde se incomincio a comprare beni di lusso spingo gli altri a imitarmi ed è importante che i leader diano il buon esempio". In coerenza con questa filosofia Mister Ikea sta alla larga dai ristoranti più costosi e ha dato una luminosissima prova della sua eccezionale frugalità quando la cittadina natale gli ha eretto una statua: ha tagliato il nastro inaugurale come si fa in queste occasione e poi l’ha ripiegato con cura e consegnato al sindaco. "Può essere ancora usato", gli ha sussurrato. ANSA, 15 aprile 2008

Che tristezza…

Si ritroveranno oggi in casa di riposo i ragazzi, studenti dell’istituto superiore Isiss, che dopo una condotta, per così dire, non idonea durante una gita scolastica, sono stati puniti dalla dirigenza. I fatti risalgono a poco prima di Pasqua, durante una gita a Genova : i ragazzi, aggregati a studenti di altre scuole, avrebbero utilizzato un estintore in albergo. Sarebbero sette i giovani finiti nel mirino. Da qui una punizione, secondo la dirigenza, socialmente utile. I giovani infatti trascorreranno tre ore del loro tempo in casa di riposo, per conoscerne la realtà e per aiutare, nei limiti del possibile, gli ospiti. L’idea è inedita e dopo un periodo di riflessione, è stata ufficializzata dalla dirigenza scolastica. È la prima volta che a Motta si prende una decisione di questo tipo. Lo ha confermato ieri mattina il dirigente Mario Sala: «Premetto che l’episodio è stato più contenuto di quello che si pensa. In ogni caso la scuola ha voluto far capire ai giovani l’importanza delle regole, utilizzando una sorta di punizione utile ed educativa. Per questo dapprima i ragazzi conosceranno la realtà della casa di riposo; poi staranno insieme agli ospiti della struttura per conoscerli, fare due parole, tenere loro compagnia. Bisogna dare significato a quello che si fa nella vita e la casa di riposo è un luogo che fa riflettere; un luogo che magari i ragazzi non conoscono ma che ora possono toccare con mano. Per capire che la vita non è fatta solo di scherzi» spiega Sala. Il quale ha aggiunto che i genitori hanno accolto di buon grado la decisione della scuola. Un primo "turno" di studenti ha già trascorso il periodo previsto la scorsa settimana. Com’è andata? «Prima di dare qualsiasi tipo di giudizio ha detto Sala mi riservo di vedere come andrà il secondo turno. Dopodichè parleremo con i ragazzi per vedere se hanno realmente compreso i motivi del loro gesto e della relativa decisione. Per ora è meglio non dire altro». Ma è la prima volta che si decide una "punzione" del genere? «In effetti è così. Ci siamo confrontati molto a scuola, e siamo giunti alla conclusione che questa fosse la misura più consona. Anche per il valore educativo che una scelta di questo tipo può avere per i ragazzi».

Gianandrea Rorato, Il Gazzettino, 9 aprile 2008

Che tristezza… "ai miei tempi" queste cose non si facevano… o al massimo le facevano quelli dell’istituto tecnico…
E probabilmente quelli che hanno fatto il liceo dieci anni prima di me direbbero la stessa cosa i noi…
Comunque complimenti al preside. La scuola italiana deve ritrovare la sua dignità, e questo passa soprattutto dalla serietà dei dirigenti scolastici.
Posiamo consolarci con il fatto che questa volta il fatto ha avuto rilevanza nazionale non per la "causa", cioè la bravata, come avviene di solito, ma per l’effetto, ovvero la punizione.

Earth Wars

Luoghi comuni sul Papa
l pericolo di usare sempre gli stessi “clichés” quando parla Benedetto XVI.

Ma è possibile che quando si toccano temi come aborto, divorzio & C. gli unici verbi che i giornali riescono a trovare per definire l’atteggiamento della Chiesa o del papa siano quello di “attaccare”, “scagliarsi contro”; “tuonare”; “ammonire”, “stigmatizzare”, e via tempestando? Un paio di giorni fa Benedetto XVI ha pronunciato un discorso in occasione di un congresso internazionale organizzato da un istituto di studio. Credo che valga la pena di leggerlo, nella sua integrità, (non è lungo, per fortuna). Poi mi scriverete se commenti come questo sono giustificati: “adesso il Papa attacca divorziati e abortisti riportando in auge le gogne dove imprigionare i peccatori ed esporli al pubblico ludibrio della piazza”. Oppure se si può vedere in questo discorso una “negazione oscurantista dei diritti civili e di minaccia alla laicità dello stato”. La mia impressione – ma magari mi sbaglio – è diversa. E mi chiedo anche, però, quanto queste reazioni pavloviane, questi stereotipi, se stereotipi sono,  contribuiscano ad alimentare un clima non sereno intorno a temi delicati. A voi il giudizio. Ecco il testo.
“E’ con grande gioia che mi incontro con voi in occasione del Congresso Internazionale "L’olio sulle ferite". Una risposta alle piaghe dell’aborto e del divorzio, promosso dal Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, in collaborazione con i Knights of Columbus. Mi compiaccio con voi per la tematica che è oggetto delle vostre riflessioni di questi giorni, quanto mai attuale e complessa, e in particolare per il riferimento alla parabola del buon samaritano (Lc 10, 25-37), che avete scelto come chiave per accostarvi alle piaghe dell’aborto e del divorzio, le quali tanta sofferenza comportano nella vita delle persone, delle famiglie e della società. Sì, davvero gli uomini e le donne dei nostri giorni si trovano talvolta spogliati e feriti, ai margini delle strade che percorriamo, spesso senza che nessuno ascolti il loro grido di aiuto e si accosti alla loro pena, per alleviarla e curarla. Nel dibattito, spesso puramente ideologico, si crea nei loro confronti una specie di congiura del silenzio. Solo nell’atteggiamento dell’amore misericordioso ci si può avvicinare per portare soccorso e permettere alle vittime di rialzarsi e di riprendere il cammino dell’esistenza. In un contesto culturale segnato da un crescente individualismo, dall’edonismo e, troppo spesso, anche da mancanza di solidarietà e di adeguato sostegno sociale, la libertà umana, di fronte alle difficoltà della vita, è portata nella sua fragilità a decisioni in contrasto con l’indissolubilità del patto coniugale o con il rispetto dovuto alla vita umana appena concepita ed ancora custodita nel seno materno. Divorzio e aborto sono scelte di natura certo differente, talvolta maturate in circostanze difficili e drammatiche, che comportano spesso traumi e sono fonte di profonde sofferenze per chi le compie. Esse colpiscono anche vittime innocenti: il bambino appena concepito e non ancora nato, i figli coinvolti nella rottura dei legami familiari. In tutti lasciano ferite che segnano la vita indelebilmente. Il giudizio etico della Chiesa a riguardo del divorzio e dell’aborto procurato è chiaro e a tutti noto: si tratta di colpe gravi che, in misura diversa e fatta salva la valutazione delle responsabilità soggettive, ledono la dignità della persona umana, implicano una profonda ingiustizia nei rapporti umani e sociali e offendono Dio stesso, garante del patto coniugale ed autore della vita. E tuttavia la Chiesa, sull’esempio del suo Divino Maestro, ha sempre di fronte le persone concrete, soprattutto quelle più deboli e innocenti, che sono vittime delle ingiustizie e dei peccati, ed anche quegli altri uomini e donne, che avendo compiuto tali atti si sono macchiati di colpe e ne portano le ferite interiori, cercando la pace e la possibilità di una ripresa. A queste persone la Chiesa ha il dovere primario di accostarsi con amore e delicatezza, con premura e attenzione materna, per annunciare la vicinanza misericordiosa di Dio in Gesù Cristo. E’ lui infatti, come insegnano i Padri, il vero Buon Samaritano, che si è fatto nostro prossimo, che versa l’olio e il vino sulle nostre piaghe e che ci conduce nella locanda, la Chiesa, in cui ci fa curare, affidandoci ai suoi ministri e pagando di persona in anticipo per la nostra guarigione. Sì, il vangelo dell’amore e della vita è anche sempre vangelo della misericordia, che si rivolge all’uomo concreto e peccatore che noi siamo, per risollevarlo da qualsiasi caduta, per ristabilirlo da qualsiasi ferita. Il mio amato predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, di cui abbiamo appena celebrato il terzo anniversario della morte, inaugurando il nuovo santuario della Divina Misericordia a Cracovia ebbe a dire: «Non esiste per l’uomo altra fonte di speranza, al di fuori della misericordia di Dio» (17 agosto 2002). A partire da questa misericordia la Chiesa coltiva un’indomabile fiducia nell’uomo e nella sua capacità di riprendersi. Essa sa che, con l’aiuto della grazia, la libertà umana è capace del dono di sé definitivo e fedele, che rende possibile il matrimonio di un uomo e una donna come patto indissolubile, che la libertà umana anche nelle circostanze più difficili è capace di straordinari gesti di sacrificio e di solidarietà per accogliere la vita di un nuovo essere umano. Così si può vedere che i "no" che la Chiesa pronuncia nelle sue indicazioni morali e sui quali talvolta si ferma in modo unilaterale l’attenzione dell’opinione pubblica, sono in realtà dei grandi "sì" alla dignità della persona umana, alla sua vita e alla sua capacità di amare. Sono l’espressione della fiducia costante che, nonostante le loro debolezze, gli esseri umani sono in grado di corrispondere alla altissima vocazione per cui sono stati creati: quella di amare. In quella stessa occasione, Giovanni Paolo II proseguiva: «Bisogna trasmettere al mondo questo fuoco della misericordia. Nella misericordia di Dio il mondo troverà la pace». Si innesta qui il grande compito dei discepoli del Signore Gesù, che si trovano compagni di cammino con tanti fratelli, uomini e donne di buona volontà. Il loro programma, il programma del buon samaritano, è «un cuore che vede. Questo cuore vede dove c’è bisogno di amore e agisce in modo conseguente» (Enc. Deus caritas est, 31). In questi giorni di riflessione e di dialogo vi siete chinati sulle vittime colpite dalle ferite del divorzio e dell’aborto. Avete innanzitutto constatato le sofferenze, talvolta traumatiche, che colpiscono i cosiddetti "figli del divorzio", segnando la loro vita fino a renderne molto più difficile il cammino. E’ infatti inevitabile che quando si spezza il patto coniugale ne soffrano soprattutto i figli, che sono il segno vivente della sua indissolubilità. L’attenzione solidale e pastorale dovrà quindi mirare a far sì che i figli non siano vittime innocenti dei conflitti tra i genitori che divorziano, che sia per quanto possibile assicurata la continuità del legame con i loro genitori ed anche quel rapporto con le proprie origini familiari e sociali che è indispensabile per una equilibrata crescita psicologica e umana. Avete anche volto la vostra attenzione al dramma dell’aborto procurato, che lascia segni profondi, talvolta indelebili nella donna che lo compie e nelle persone che la circondano, e che produce conseguenze devastanti sulla famiglia e sulla società, anche per la mentalità materialistica di disprezzo della vita, che favorisce. Quante egoistiche complicità stanno spesso alla radice di una decisione sofferta che tante donne hanno dovute affrontare da sole e di cui portano nell’animo una ferita non ancora rimarginata! Benché quanto compiuto rimanga una grave ingiustizia e non sia in sé rimediabile, faccio mia l’esortazione rivolta, nell’Enciclica Evangelium vitae, alle donne che hanno fatto ricorso all’aborto: "Non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l’avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Allo stesso Padre e alla sua misericordia potete affidare con speranza il vostro bambino" (n. 99). Esprimo profondo apprezzamento a tutte quelle iniziative sociali e pastorali che sono rivolte alla riconciliazione e alla cura delle persone ferite dal dramma dell’aborto e del divorzio. Esse costituiscono, insieme con tante altre forme di impegno, elementi essenz
iali per la costruzione di quella civiltà dell’amore, di cui mai come oggi l’umanità ha bisogno. Nell’implorare dal Signore Dio misericordioso che vi assimili sempre più a Gesù, Buon Samaritano, perché il suo Spirito vi insegni a guardare con occhi nuovi la realtà dei fratelli che soffrono, vi aiuti a pensare con criteri nuovi e vi spinga ad agire con slancio generoso nella prospettiva di un’autentica civiltà dell’amore e della vita, a tutti imparto una speciale Benedizione Apostolica”.

Marco Tosatti, La Stampa, 8 aprile 2008

Elezioni: -7

Mancano sette giorni alle elezioni politiche. La sfida tra le varie forze politiche continua, e non senza colpi bassi che non mancano di coinvolgere anche i bambini.

Ed ecco quindi fare la comparsa del lecca lecca di partito:

Lecca lecca Lega Nord

(Mi scuso per la scarsa qualità della foto.)

Ma gli amici del Carroccio si stanno distinguendo in questi giorni di campagna elettorale con slogan elettorali molto interessanti, ben lontani dai soliti "Paroni a casa nostra" o cose del genere:

Più lontani da Roma, più vicini a te. Sembra la pubblicità di una compagnia telefonica. O di una banca. Sì insomma, di aziende che assumono fior di laureati per trovare i sistemi migliori per fregare ogni giorno 10-20-30 centesimi ad ognuno dei loro clienti, i quali essendo centinaia di migliaia, producono utili pazzeschi.

Loro non hanno potuto fare le leggi sull’immigrazione: oggi vivono nelle riserve.
E sopra l’immagine di un pellerossa. Dai, perlomeno fa pensare.

Non mi fido del romano: voto Bossi, voto padano. Questo stampato su una finta banconota da 100.000 lire con la faccia di Prodi al posto di quella del Merisi. Alla sua destra, con un fotomontaggio piuttosto scadente, è stata aggiunta la faccia di Veltroni. Si tratta quindi di un manifestino elettorale del 2001 leggermente modificato: c’era un "Romano" e un Bossi allora e c’è un "romano" e un Bossi ancora oggi.
A dimostrazione di come i manifesti elettorali italiani sono come le bandiere dell’Inter: si cambiano di rado, per il resto vanno sempre bene.
A dimostrazione di quanto sia cambiata la nostra classe dirigente negli ultimi sette (ma in fondo anche 14) anni.