Una Treviso a due facce

E’ una Treviso a due facce quella che emerge dalla lettera di Mouhamadou Moustapha Fall, senegalese residente nel capoluogo della Marca, nonché vincitore di Lettere dall’Occidente 2008: una Treviso dove l’indifferenza di alcuni convive con l’impegno di altri nell’aiutare gli stranieri.
Dalla tua lettera sappiamo che la prima occasione di integrazione in Italia l’hai avuta in parrocchia, per un corso di italiano per clandestini. Com’è stato per te, straniero e musulmano, l’incontro con i cristiani?
«Non ne ho incontrati molti allora, perché il corso lo facevamo la sera e in parrocchia non c’era quasi nessuno. Il parroco mi ha regalato una bicicletta e ha dimostrato una certa apertura e anche i suoi collaboratori che organizzavano questi corsi, ma in generale a Treviso non è che la gente rispetti tanto quello che dice il parroco. Un po’ di Bibbia l’ho letta e posso quindi dire che i trevigiani rispettano più i politici che Gesù, altrimenti ci accoglierebbero».
Ma succede solo a Treviso?
«A Venezia, dove mi reco per lavoro, è già diverso. Anche in Sardegna ho trovato persone più aperte. A Treviso gente che vedo tutti i giorni mi guarda proprio come quando mi ha conosciuto».
Eppure la Caritas italiana dice che Treviso è la città con la migliore integrazione degli stranieri
«Sì, ho letto quella notizia. Non so come l’hanno calcolato, forse perché ci sono tante realtà che ci aiutano ad integrarci, come quella che ha organizzato questo concorso: questi qua fanno una vera integrazione. Su questo si è basata forse la Caritas, sul fatto che c’è buona volontà di fare».
C’è chi pensa che cristiani e musulmani siano troppo diversi per andare d’accordo.
«E’ falso. In Senegal per esempio siamo 90% musulmani e 7% cristiani. Solo in una regione in Senegal non c’è la chiesa».
E perchè da voi le cose vanno meglio che in altri paesi?
«E’ una questione di intelligenza. Noi la religione la viviamo come un fatto personale, non una cosa che sentiamo il bisogno di esteriorizzare. E la religione ci insegna il rispetto degli altri. Se critichi un’altra religione secondo me non sei musulmano: noi leggiamo il Corano e lo interpretiamo come si deve, e il Corano non c’è scritto che devi criticare le altre religioni».
Eppure sono gli esegeti musulmani i primi a trovare nel Corano frasi antisemite e anticristiane.
«E’ quello il problema: l’interpretazione. Il Corano è stato scritto secoli fa. Col passare degli anni bisogna adattarlo nel contesto dove siamo. Quello che era valido molti secoli fa non può essere valido oggi: se in Arabia Saudita tagliano la mano a chi ruba, in Senegal abbiamo leggi moderne e non poi farlo. E non puoi venire in Italia e fare lo stesso, altrimenti si dovrebbe farlo anche ai politici… Tutto dev’essere piazzato su un contesto geografico, temporale e storico. E poi ci sono i terroristi che prendono una frase, gli danno una lettura personale, e pensano di risolvere i problemi del mondo con quella frase. Ma è sbagliato».
Come sei venuto a conoscenza di questa iniziativa?
«Io sono socio della Cooperativa Pace e Sviluppo di Treviso, e sono stati i volontari della Bottega del Mondo a dirmelo. Ho partecipato per sfogo, non mi aspettavo certo di vincere».

Ponte di Piave, 28 settembre 2008
Pubblicato ne "L’Azione" e "La vita del Popolo", 12 ottobre 2008

Perchè non possiamo essere Odifreddi


«Ora, “Elohim” vuol dire “Dio” o vuol dire “Dei”? Eh! Uno dice: se la grammatica ha senso, vuol dire “Dei”. Allora: “Bereshith bara Elohim”… “In principio gli dei crearono”…Sì?
La grammatica bisogna conoscerla tutta, e solo chi è ignorante legge una cosa e dimentica l’altra. Parlo di Odifreddi.
Gliele ho dette a voce, quindi posso parlare liberamente. Al professor Odifreddi, che ha scritto “Perché non possiamo essere cristiani e tanto meno cattolici”, a PordenoneLegge l’anno scorso l’ho trovato.
Io avevo il distintivo del club perché avevo appena celebrato quindi avevo un bel crocione qua.
[Risate].
E ho detto: caro Piergiorgio, dico, tu sei professore universitario? “Sì”. Lo sono anch’io. Però io dico, non mi sognerei mai di scrivere un libro di analisi matematica. Io sono uscito fuori con il 9 in matematica e fisica agli esami di maturità, ma poi non l’ho più studiata, quindi mi reputo un ignorante.
Però tu, dico, sei tremendamente ignorante. Perché hai scritto di una materia dove io sono specialista. Hai sbagliato qui e qui, qui, qui… dice: “Basta, basta, basta”. Allora dimmi, perché l’hai scritto? “Eh sai”, dice, “un po’ di soldi bisogna pur farli”.
[Risate]. Allora dico chiudiamo qua e non se ne parla, e poi dico: Oggi pomeriggio tu dovrai parlare. Guarda che io sarò presente, e se dici una monata in ambito ebraico o greco, dico, ti falcio. Mi alzo e dico che sei un ignorante.
Quel pomeriggio, a Pordenone, non ha toccato nessun problema. Io non sono andato, perché non sono andato per Pordenone [Risate], ma chi è andato mi ha detto che non ha toccato questi problemi, ha toccato la storia della Chiesa, i santi, le madonne, tutto quello che volete, ma il testo biblico lo ha lasciato [pausa, sottovoce] in pace». [Risate].

Don Renato De Zan, Sernaglia della Battaglia, 22 settembre 2008,
durante una serata di analisi filologica sulla Genesi

Un testimonial d'eccezione

  

In questi giorni sono ripresi gli spot pubblicitari che promuovono l’iniziativa “A voi comunicare”, promossa da Telecom Italia.

Per chi non fosse ancora a conoscenza di questa operazione faccio un riassunto delle puntate precedenti.

Nel 2004 la Telecom mandò in onda in televisione uno spettacolare spot firmato Spike Lee che mostrava Gandhi parlare all’umanità degli anni ’30 con i mezzi di comunicazione del 2000. Lo spot lanciava questa domanda: “Se avesse potuto comunicare così oggi che mondo sarebbe?” O meglio, ci saremmo risparmiati una seconda guerra mondiale?

Domanda interessante ma retorica: no. Giovanni Paolo II infatti ha avuto quei mezzi a disposizione. Ma i suoi appelli alla pace sono (quasi) sempre caduti nel vuoto. Gandhi sarebbe riuscito a fare di meglio con gli Asburgo prima e Hitler dopo? Ne dubito.

 

Gli anni passano e, probabilmente galvanizzata dal successo del cortometraggio, quest’estate Telecom ci ha riprovato, annunciando solennemente la scoperta della registrazione originale di un discorso del Mahatma, che sarebbe stato pubblicato il 15 agosto sul sito internet www.avoicomunicare.it e sui principali quotidiani nazionali.

 

Non solo si è scoperto subito che né l’audio nè il discorso stesso erano inediti(1), ma anche che i tagli effettuati per lo spot ne hanno pure alterato il significato dello stesso.

Ma non è questo il punto. Girando nel sito l’impressione generale che si ha è di trovarsi davanti ad una vera e propria campagna autopromozionale. Lo dice la scelta di Gandhi come “testimonial” inconsapevole; il modo in cui la presunta “scoperta” è stata riportata nei quotidiani; il coinvolgimento prossimo venturo in live chat di personalità come Gorbaciov; il fatto sospetto che tra i commenti dei post non ci sia nemmeno una critica. Ultima, ma non meno importante, la presentazione della redazione, che fa molto “Giovani Belli e Rampanti Che Vogliono E Possono Cambiare Il Mondo”(2).

 

Tra l’altro è significativo poi che la prima persona a entrare in chat, ieri pomeriggio, sia stato Bob Geldof, già leader di una mediocre one-hit band irlandese degli anni ’80, diventato famoso in tutto il mondo per essere stato il promotore del Live Aid, grande operazione musicale che nel 1985 ebbe come scopo una imponente raccolta fondi a favore dell’Etiopia facendo leva soprattutto sul buonismo e sul massiccio uso di luoghi comuni negativi sull’Africa.

Non si sa di preciso quanto sia stato raccolto e come sia stato usato il denaro, ma alla fine l’unico risultato certo dell’operazione fu un gigantesco ritorno di immagine per i cantanti coinvolti e la consegna al mondo del brano We Are The World, un capolavoro di rara stucchevolezza(3).

Tornando alla Telecom, si sa che ultimamente non se la passa troppo bene: ha accumulato debiti su debiti, fornisce servizi (e disservizi) a prezzi superiori rispetto al resto d’Europa, e specula su truffe come gli 899 o i dialer su Internet. E’ stata amministrata, nel recente passato, da personaggi oscuri come Roberto Colaninno, Guido Rossi, Marco Tronchetti Provera. Ed infine può vantare nei suoi ranghi un autentico genio come Luca Luciani, che io vedrei benissimo come sottosegretario a qualcosa nel governo-ombra di Veltroni.

 

Visti la situazione non proprio positiva, ecco l’intelligente (quella sì) idea di rifarsi una verginità con una vera e propria operazione di marketing che strumentalizza un personaggio moralmente riconosciuto a livello mondiale nell’intento, assai poco disinteressato, di lanciare messaggi positivi sul libero scambio di opinioni, sulla convivenza tra i popoli, sulla pace.

 

E mentre Telecom si fa bella facendo leva sui buoni sentimenti, ci siamo ormai dimenticati che in Orissa i fanatici indù (sì, indù proprio come Gandhi) continuano ad ammazzare preti, violentare suore e bruciare cristiani nell’indifferenza generale. Ah, se Gandhi avesse potuto comunicare così…

 

(1) Il presunto "audio inedito" era stato utilizzato nello stesso spot pubblicitario della Telecom del 2004.

(2) Qualche chicca:

“Cerco nelle stelle e nei libri, ma soprattutto tra le persone, il senso delle cose”.

“Sono una dei sei miliardi e settecento milioni di persone che abitano il nostro mondo”.

“Comunicatrice esasperata, vorrei scrivere per trovare me stessa e gli altri”.

“Un’utopia? Il mondo di oggi è degli ambiziosi di ieri…”.

“Per me bene comune significa la voglia di fare domande e il bisogno di ascoltare le risposte”.

(3) Tra l’altro il pezzo presenta un incredibile errore evangelico.