31 dicembre 2016: tempo di classifiche

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Autore: Chris The Barker (https://twitter.com/christhebarker)

Visto che in questo periodo tanti pubblicano classifiche, io pubblico la mia.

Dieci cose rilevanti del 2016 di cui non si ricorda più nessuno
Più o meno in ordine cronologico

  1. Gli Stadio
  2. L’inchiesta “Panama Papers”
  3. La passerella di Christo
  4. Il Leicester
  5. Il referendum sulle trivelle
  6. Pokemon Go
  7. Il Burkini
  8. I medagliati delle Olimpiadi
  9. Hillary Clinton

La 10 non me la ricordo nemmeno io.
Buon 2017, allora.

Col Mein Kampf, siamo alle solite

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Guardate che se un giornale, che è pure filo-sionista, decide di mettere in vendita (NON di regalare) una copia del Mein Kampf, che è pure antisemita, come allegato al’interno di una collana storica dedicata al Terzo Reich, probabilmente a monte c’è una strategia di comunicazione e marketing molto più intelligente delle prevedibilissime reazioni sdegnate che leggo in giro che, dando ulteriore visibilità all’iniziativa, ne decretano ancor più il successo da un punto di vista promozionale.
In che modo poi la diffusione di un testo che è alla base di una delle ideologie che maggiormente hanno sconvolto il secolo scorso sarebbe “un attacco alla memoria”, sinceramente mi sfugge.
Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di un testo dai contenuti discutibili. Anzi: molto discutibili. Certo, ma allora bisognerebbe indignarsi anche quando per esempio ai quotidiani vengono allegati vecchi film di propaganda come La Corazzata Potemkin o quelli della Riefenstahl, cosa che invece nessuno, giustamente, fa.
Casomai, se proprio vogliamo, ci si potrebbe piuttosto chiedere quanto sia di spessore da un punto di vista storico la collana nel suo insieme, o se non fosse più opportuno che il quotidiano optasse per un’edizione critica moderna, ma mi rendo conto che è più semplice (e sintetizzabile in meno di 160 caratteri) indignarsi per partito preso.
Io, sinceramente, preferisco preoccuparmi del fatto che, al giorno d’oggi, idee che un tempo furono di appannaggio nazista “trovino gambe” (per usare un’espressione di Marco Paolini) in persone che indossano vestiti assai meno appariscenti delle divise del Terzo Reich.

Le autogestioni al liceo Scarpa di Oderzo

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Mentre si avvicina il tradizionale dibattito elettorale al teatro Cristallo, va ricordato che ad aver organizzato il primo confronto tra i candidati sindaco a Oderzo è stato un quartetto di diciottenni: Alberto Rosada, di Lutrano, Francesca Brescacin, di Mansuè, Anna Dora Battistella, di Camino, e Michele Potenza, di Oderzo. Si tratta degli attuali rappresentanti di istituto al liceo Antonio Scarpa, sede di Oderzo, i quali hanno inserito il dibattito nella terza autogestione che hanno organizzato quest’anno. Iniziative, queste, però ben lontane dai luoghi comuni che generalmente le etichettano.
“Già l’anno scorso avevo proposto qualche giornata di autogestione – racconta Alberto. – Quest’anno ci abbiamo riprovato. Non è stato facile perché all’inizio i professori erano molto scettici”.
Ma queste iniziative sono, diciamo, “legali”?
Certo. Lo statuto degli studenti ci concede un giorno al mese per fare assemblea. Noi non chiediamo così tanto tempo: l’autogestione la facciamo al suo posto. Comunque è un termine ambiguo, perché ricorda un’occupazione, ma in realtà è pacifica e regolamentata. Dopo un grandissimo lavoro di mediazione abbiamo ottenuto di farne tre, due da due ore ed una da tre, più la giornata della creatività. Sette ore in tutto contro i sette giorni che avremmo in teoria a disposizione, e che magari si perderebbero in stupidaggini.
Com’è stata la risposta degli studenti?
Molto buona! Un tempo si facevano assemblee uniche in palestra, troppo lunghe e dispersive. Ora, con un formato diverso impostato sul dialogo, temi diversificati, sedie disposte in cerchio e gruppi in media di 15-20 studenti, facciamo emergere il loro lato migliore. E anche i professori pian piano stanno cambiando atteggiamento, fanno proposte e partecipano, e per noi è un grandissimo risultato.
I vostri laboratori spaziano su temi come la moda, la politica, lo sport, la Costituzione, l’edilizia, il giornalismo. Se non avesse avuto un imprevisto avreste avuto come ospite perfino Dino Boffo. Come nascono questi laboratori?
Dietro c’è un lavoro di ricerca da parte nostra di contatti, sia su internet sia tra le parentele e le amicizie dei ragazzi: Boffo è appunto zio di un nostro studente. Facciamo molta attenzione a chi invitiamo, anche per questo ci siamo guadagnati la fiducia di preside e docenti: vogliamo usare questo tempo in modo costruttivo. I ragazzi apprezzano e lo capiamo dal fatto che durante queste autogestioni c’è silenzio e nessuno va a spasso per i corridoi, così non abbiamo neanche tanto bisogno di “fare i carabinieri”…
Vi aspettavate questa risposta da parte dei candidati sindaco?
Ne sono venuti sei su otto, uno si è giustificato ed uno ha mandato un delegato. Non ci aspettavamo tale risposta, soprattutto perché non glielo abbiamo chiesto con molto anticipo; ci hanno dato risposte entusiasmanti e si sono complimentati per l’opportunità e l’interesse dimostrato dagli studenti.
Noi ragazzi veniamo in genere accusati di non avere interessi: effettivamente a volte è così, ma con queste iniziative vogliamo dimostrare che non lo è sempre.

L’Azione, domenica 29 maggio 2016

2016, ovvero: come non si organizza un referendum

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Diciamoci la verità, ora che le urne sono chiuse: chi, alla vigilia del voto pensava che il cosiddetto “referendum sulle trivelle” potesse raggiungere il quorum era veramente molto ottimista.
Negli ultimi diciotto anni solo una volta, nel 2011, la percentuale di votanti ha superato il quorum del 50% più uno: il fronte del sì allora era più compatto di quello visto quest’anno e, sebbene ugualmente trasversale, all’epoca non ricordo di aver sentito nessuno dire “siccome Casapound e la Lega sono per il sì, io sto a casa”, per esempio. Ricordo bene la bella mobilitazione partita dal basso, e il grande tam tam (forse anche troppo) sviluppatosi per i referendum riguardanti acqua e nucleare cinque anni fa: nulla di paragonabile a quanto visto nelle ultime settimane.

I sostenitori del sì inoltre furono aiutati dal fatto che in quei mesi ancora si respirava l’odore di Fukushima, e dalla concomitanza con le elezioni amministrative. Eppure l’affluenza allora superò la fatidica soglia del 50% di neanche quattro punti percentuali, in fondo. Come si poteva immaginare di ripetere tale risultato con le condizioni attuali?

Aggiungiamoci inoltre la complessità del quesito, difficile da mettere a fuoco anche per un cittadino informato; le contraddizioni di certe forze ambientaliste, peraltro condizionate da una visione dello stesso ambientalismo forse troppo ideologica, e quindi alla lunga controproducente; errori di comunicazione, a partire dal penoso “trivella tua sorella” dal quale i comitati del sì non hanno preso le distanze, mi sembra. Dulcis in fundo, la pessima idea di qualcuno di trasformare tutto questo in un referendum pro o contro Renzi: di fatto, un cross a porta vuota per il premier, che ora se ne può uscire da vincitore.

Io sono andato a votare sì, anche se con una certa perplessità. Qualcuno ha detto che c’era da lanciare il messaggio che è ora di dare una svolta alle politiche energetiche italiane, ancora troppo legate a processi di produzione inquinanti e a fonti di energia destinate inevitabilmente ad esaurirsi. Vero, e così ho fatto: ma era questo il modo? Ne dubito.

Ne esce vincitore chiunque voglia mantenere questo status quo energetico che non possiamo più permetterci. Ne esce sconfitto lo stesso istituto del referendum: uno strumento democratico che, visti anche precedenti come la risurrezione del ministero dell’agricoltura precedentemente abolito per via referendaria, e la sempre più diffusa allergia alle urne degli italiani, sarà visto in futuro come uno strumento inutile da una percentuale ancora più ampia della popolazione.

Spero solo che chiunque intenda, in futuro, raccogliere firme per indirne un altro, si ricordi di questo 2016, ovvero l’anno in cui capimmo come non si organizza un referendum.

Oderzo: ancora spauracchio profughi

Ci risiamo. Dopo l’affollatissimo incontro tenutosi a Magera lo scorso 26 gennaio sul tema del possibile arrivo di migranti nelle ex caserme di Oderzo, un gruppo di cittadini ha sentito l’esigenza di organizzare una fiaccolata per mostrare la propria contrarietà a questa ipotesi. Tutto questo nonostante la fiacca risposta ad una manifestazione di fatto molto simile tenutasi lo scorso 28 novembre (appena duecento partecipanti).
L’iniziativa, prevista inizialmente per il pomeriggio del 13 febbraio, è stata anticipata alla sera del 12 per evitare il rischio che venisse strumentalizzata a fini elettorali. Cosa che sarebbe senz’altro accaduta se un personaggio ingombrante come Matteo Salvini, invitato dal candidato sindaco della Lega Nord Maria Scardellato, avesse partecipato.
Ma anche se il segretario nazionale del Carroccio non ci sarà, il rischio di strumentalizzazioni rimane, vista la grande pubblicità che alcuni consiglieri di maggioranza stanno facendo all’evento, sia su internet che nel mondo reale, mentre al momento in cui questo numero va in stampa la marcia non conta adesioni ufficiali da parte delle altre forze politiche [n.d.A.: il giorno dopo è arrivata l’adesione di Maria Scardellato e del Governatore del Veneto Luca Zaia].
È normale che una parte della popolazione opitergina sia preoccupata di fronte a quella che ormai è più una certezza che un’ipotesi, influenzata com’è da eventi di cronaca che riguardano immigrati e che quasi sempre non hanno alcuna attinenza con questo problema, come ad esempio i fatti di Capodanno a Colonia. Così come è altrettanto palese che molti media, tradizionali e non, ricamino su queste paure per aumentare gli ascolti, le vendite, le visite ai siti internet. Ma di fronte ad un’emergenza di dimensioni intercontinentali, e che non sarà di certo una fiaccolata a fermare, occorre agire guidati sia dalla razionalità sia da uno spirito solidaristico che di certo alla nostra gente, quando vuole, non manca.
Ma nel volantino che invita la popolazione a partecipare non si vedono né l’una né l’altro: parlare per esempio di “disordine e terrore nelle nostre strade di giorno e di notte”, invocando così scenari degni di un’invasione di Lanzichenecchi, non fa certo onore a chi lo fa. Così come è del tutto esagerato sostenere che potrebbero arrivare duemila migranti: tenendo infatti conto che alla provincia di Treviso ne sono stati assegnati ufficialmente 1865, e che circa 1400 sono già stati sistemati, ne rimarrebbero meno di 500 da alloggiare tra Oderzo, Vittorio Veneto e Conegliano. Se verranno divisi equamente, nelle ex caserme Zanusso potrebbero quindi arrivarne meno di duecento, che saranno seguiti da professionisti e dovranno sottostare ad un regime di coprifuoco dalle ore 20 alle 8 del mattino.
E non dimentichiamolo: parliamo di persone che scappano da guerre e povertà dietro le quali si nascondono anche enormi responsabilità di paesi occidentali. Italia compresa.

L’Azione, domenica 14 febbraio 2016

Valentine’s Day

Milano, venerdì 12 febbraio 2016, ufficio social media di una nota radio nazionale.
ore 18.29.35
Mario: dai Piero che sono le sei e mezza, spegni tutto e andiamo.
Piero: ok, aspetta che riguardo le mail, magari ho dimenticato qualcosa…
Mario: va bene, ma fai in fretta.
ore 18.30.12
Piero: ehm… il capo ci ha scritto di programmare un post su Facebook per domenica, che è san Valentino.
Mario: oh cazzo, giusto. Che dice?
Piero: di trovare un brano che sia “a tema con la festa e coerente con la nostra linea editoriale”. Non le solite lagne, insomma.
Mario: uff, che palle. Và su YouTube, dai.
ore 18.30.51
Piero: il primo risultato che vien fuori se scrivo “Valentine’s Day” è un video di David Bowie.
Mario: wow, che culo, sempre sul pezzo noi. Aggiudicato!
Piero: ma la conosci la canzone? Sei sicuro che sia a tema?
Mario: con un titolo così, di cosa vuoi che parli, scusa? Dai, programmalo.
Piero: vabbè. A che ora?
Mario: domenica? Non prima delle 11, che la gente dorme. E aggiungici una frase di circostanza, tipo, che so, “Buongiorno rockers!”
Piero: se lo dici tu…
ore 18.31.44
Piero: fatto.
Mario: bene. E adesso leviamoci dalle palle và, che c’ho un’apericena tra un’ora…

Attentati a Parigi. Quelli che…

https://twitter.com/jean_jullien/status/665305363500011521

Quelli che… ANDIAMO AD AMMAZZARLI TUTTI
Dubito che hai scoperto i mandanti degli attentati prima dei servizi segreti. Ammazzare gente a caso in risposta a gente che ammazza gente a caso? No, grazie.
Quelli che… CHIUDIAMO LE FRONTIERE
Ammesso e non concesso che serva a qualcosa, hai mai osservato una cartina fisica dell’Italia?
Quelli che… STIAMO TORNANDO NEL MEDIOEVO
Forse è ora di iniziare a studiarlo sul serio, ‘sto medioevo.
Quelli che… DOBBIAMO DIFENDERE I NOSTRI VALORI
Fammi capire di che valori stai parlando. E in che modo pensi di difenderli. Sicuro che le due cose stiano bene assieme?
Quelli che… CHE MONDO SAREBBE SENZA RELIGIONI
Già. Chiediamolo agli albanesi quant’era bello vivere ai tempi di Enver Hoxha nel primo stato costituzionalmente ateo del mondo. Un faro di tolleranza, libertà e progresso.
Quelli che… SALVINI / LIBERO / GASPARRI / SANTANCHE’ SCIACALLI
Quand’è che finalmente capirai che parlare di loro, anche male, significa dargli visibilità? E che in una società mediatica la visibilità è più importante dei contenuti? Se ci ripugnano, ignoriamoli.
Quelli che… AVEVA RAGIONE ORIANA FALLACI
Toglimi una curiosità: quanti libri di Oriana Fallaci hai letto?
Quelli che… QUESTO NON È ISLAM, L’ISLAM È RELIGIONE DI PACE
Beato te che hai queste certezze. Io è da anni che cerco di capire cos’è l’islam, e non le ho ancora trovate.
Quelli che… AVEVA RAGIONE BENEDETTO XVI A RATISBONA
“Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”. Bene: ricordiamocelo, però.
Quelli che ‪#‎PRAYFORPARIS‬ ‪#‎ECCETERAECCETERA‬
Esistiamo lo stesso, anche se non diciamo/scriviamo/postiamo qualcosa per forza. Un rispettoso silenzio vale più tante parole e bit sprecati.
Per cui anch’io cerco di seguire il mio consiglio, e mi fermo qui.