2007 in musica – Parte 1

Come di consueto, il blog Ctrl-Alt-Canc termina con la mia personale rassegna di cosa mi è piaciuto e non mi è piaciuto dei dischi musicali che mi sono capitati per le mani quest’anno.
Diciamo subito che è andata decisamente meglio del 2006.
Cominciamo con la classifica generale: sorprese, delusioni et similia sono rimandati ai primi di gennaio, quando tornerò a casa dai monti del Friuli dove passerò il capodanno. Quindi, buon anno.

Classifica generale

1. Battles – Mirrored

Primo disco di un gruppo nato per volontà di Ian Williams dei Don Caballero, gruppo di cui ho sentito parlar bene ma che non ho mai avuto l’occasione di ascoltare. Musica di difficile definizione: la chiamano math-rock: una sorta di post-rock piena di tempi disperi, distorsioni, batterie eccentriche, strane soluzioni. Non si sente spesso robe del genere. Notevole soprattutto il singolo Atlas.

2. Editors – An End Has A Start

Questo giovane gruppo inglese è invece al loro secondo disco, dove infilano una serie di pezzi veramente notevoli: un notevole salto di qualità rispetto al primo. Il loro cosiddetto post-punk revival si rifà, alla lontana, alle linee semplici dei Joy Division, ma anche a quello dei più recenti Interpol. Ed è proprio questo il loro limite: i fan di questi gruppi non possono non avvertire una sensazione di già sentito di fronte a questo gruppo. Confrontate l’inizio di Bones con quello di I will follow degli allora diciannovenni U2 per credere: qui siamo quasi al limite del plagio, ma ben venga il plagio se questi sono i risultati. P.S.: da ascoltare anche il notevole live acustico @ Qoob dell’estate scorsa.
3. Arcade Fire – Neon Bible
4. Amy Winehouse – Back to Black

5. CocoRosie – The Adventures of Ghosthorse & Stillborn
6. Verdena – Requiem
7. Giardini di Mirò – Dividing opinions
8. White Stripes – Icky Thump
9. Liars – Liars
10. Klaxons – Myths Of The Near Future

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Benazir, 1953-2007

Un’altra vittima della follia del terrorismo islamico. Una donna coraggio il cui sangue di certo non scorrerà invano.

Ieri sera il telegiornale ha iniziato con la Bhutto, ed ha finito con Sarkozy e Carla Bruni a braccetto nella Valle dei Templi in Egitto, con tanto di madre (di lei) annessa.

Meno male che alla fine l’amore vince sempre.

Ogni tanto una buona notizia

E il premier Romano Prodi: «voto storico, grande commozione»
Pena di morte, l’Onu dice sì alla moratoria
L’Assemblea Generale si è pronunciata con 104 voti a favore; 54 i no, 29 le astensioni. D’Alema: ora l’abolizione

NEW YORK – L’assemblea generale dell’Onu ha detto sì alla moratoria contro la pena di morte nel mondo. I voti a favore sono stati 104, quelli contrari 54, le astensioni 29. L’iniziativa è stata fortemente sostenuta dall’Italia, che da almeno 13 anni è in prima fila nella battaglia per la cancellazione delle sentenze capitali. Il governo era rappresentato al Palazzo di Vetro dal ministro degli Esteri e vicepremier, Massimo D’Alema. Proprio il presidente diessino in mattinata si era detto ottimista e aveva parlato di «risoluzione di portata storica».

GLI ULTIMI NO – La moratoria è stata approvata alle 11,45 ora di New York, le 17,45 in Italia, dopo le dichiarazioni di voto contrarie di Antigua e Barbuda, Barbados, Singapore e Nigeria e quella favorevole del rappresentante del Messico. Alla fine i voti a favore sono stati cinque in più rispetto a quanto pronosticabile nelle migliori previsioni. E, soprattutto, è stata superata agevolmente la soglia «psicologica» dei cento sì che dà al provvedimento maggiore forza e consistenza.

IL VOTO DI NOVEMBRE – Il 15 novembre, forte di 99 voti, un documento propedeutico al sì dell’Assemblea era stato approvato dopo due giorni di dibattito che aveva visto schierato contro la proposta un fronte composito, che metteva insieme gli Stati Uniti e alcuni loro avversari storici come Iran, Sudan e Cina. Nelle ultime ore prima del voto definitivo quattro Paesi – Guinea Bissau, Repubblica Democratica del Congo, Kiribati e Palau – avevano sciolto la riserva decidendo di schierarsi per il sì.

«E ORA L’ABOLIZIONE» – L’approvazione della risoluzione per la moratoria contro la pena di morte, che di fatto significa un invito alla «sospensione» di tutte le esecuzioni già programmate e il divieto di infliggerne di nuove da parte dei tribunali, dà l’opportunità di aprire un dibattito «anche in vista dell’abolizione». Lo ha detto il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, pochi istanti dopo il sì dell’Onu alla moratoria sulla pena capitale. D’Alema ha parlato anche di «grande soddisfazione» e di «risultato al di là delle aspettative».

«ORGOGLIO PER L’ITALIA» – Anche il premier Romano Prodi ha accolto con grande entusiasmo la notizia del voto favorevole dell’assemblea: «E’ un giorno storico – ha detto – la commozione è intensa». Il capo del governo ha sottolineato che «l’orgoglio dell’Italia è di aver promosso per prima un’iniziativa progressivamente trasformata in una grande coalizione intesa a favorire i diritti dell’uomo». In questo modo, ha sottolineato, «l’Italia ha molto contribuito alla diffusione della pace e giustizia nel mondo».

POLI CONCORDI NEL GIUDIZIO – Tutto il mondo politico italiano ha accolto con generale soddisfazione la notizia del sì alla moratoria. Il leader del Partito democratico, Walter Veltroni, ha evidenziato che «il voto dell`Onu rappresenta un risultato importante per l`impegno di tutti coloro che difendono il diritto alla vita; il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ha invece parlato di «lunga battaglia per la quale ci siamo impegnati fin dal 1994». «Ed è – ha aggiunto – una vittoria storica per tutti i cittadini del mondo».

L’APPREZZAMENTO DEL QUIRINALE – E in linea con l’opinione diffusa tra tutte le forze politiche arriva anche il commento del Quirinale: «Il successo di questa fondamentale azione – ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – è dovuto all’impegno del Parlamento, del governo, del ministro degli Esteri, della Rappresentanza d’Italia presso le Nazioni Unite nonchè della società civile italiana, che l’ha sostenuta in tutte le sue tappe. A tutti rivolgo il mio più vivo apprezzamento».«Quello di oggi – ha aggiunto il capo dello Stato – è uno storico segnale che l’organo più rappresentativo delle Nazioni Unite lancia alla Comunità Internazionale, richiedendo agli Stati di sospendere le esecuzioni capitali nella prospettiva dell’abolizione della pena di morte». «In questa difficile campagna – ha detto ancora Napolitano – il nostro Paese ha avuto un ruolo centrale. Per l’Italia la lotta contro la pena di morte è uno dei temi prioritari nel campo dei diritti umani».

Corriere della Sera, 18 dicembre 2007

Ci risiamo…

A FIRENZE L’ULTIMO EPISODIO DI UNA FESTA « SVUOTATA »
Gesù non c’entra col Natale.  Parola di maestra intelligente
Un padre fiorentino scrive sbigottito al Giornale:  la maestra di mio figlio, che fa la quarta elementare, ha detto ai bambini di fare un disegno sul Natale.
   Mio figlio si è messo a a disegnare la Natività ma la maestra glielo ha impedito. A noi genitori la maestra ha poi detto che sarebbe «una scemenza» associare la nascita di Cristo al Natale, e che in questo modo si rischierebbe di offendere il sentimento religioso dei non cristiani. La storia raccontata da questo padre introduce una variante sul tema, non nuovo e ripetuto, dei presepi proibiti nelle scuole per «non offendere» i fedeli di altre confessioni. Infatti, la prima obiezione della maestra fiorentina sarebbe stata ancora più radicale: è «insensato» associare la nascita di Gesù al Natale. Natale dunque, pare di capire, come una festa che ormai prescinderebbe totalmente dalla memoria di ciò che viene in quel giorno ricordato. Ci sarebbe dunque un 25 dicembre che ‘una volta’ celebrava la nascita di Gesù Cristo in Palestina. Ma ormai così sbiadita sarebbe questa tradizione, che la festa è diventata semplicemente un’amabile convenzione condivisa: si fa l’albero, si mangia il panettone e ci si scambiano regali, perché così si usa, ma niente a che vedere con quell’antica assurda storia di un neonato in una mangiatoia. Presumiamo che questo volesse dire quella maestra, se davvero ha detto che associare il Natale a Gesù è «una scemenza». Una tesi surreale, certo, ma che contiene in sé, radicalizzato, un pensiero che si va diffondendo. Il Natale cristiano – e sul copyright originario della ricorrenza non ci sono dubbi – se ci guardiamo intorno, appare spesso come un guscio svuotato.
  C’è un parlare assordante del Natale in tv, nei negozi, e fra noi; ma discorriamo di strenne, di vacanze, di tacchini.
  Dell’evento di quel giorno – istante che taglia e rivoluziona la storia – di quello taciamo, e spesso anche fra cristiani. È rimasto, e anzi s’è gonfiato in una massa ipertrofica, tutto il contorno della festa: ma è il nucleo, il centro di gravità che sembra mancare. La maestra di Firenze, con la sua affermazione apparentemente strabiliante, avrebbe estrinsecato ciò che galleggia sotto le parole in questi nostri giorni annegati nei pandori e nei babbi natale. Abbiamo sentito un sociologo alla radio teorizzare di un Natale trasformato in una «festa della bontà», che non darebbe fastidio agli islamici e agli altri. Il brillante studioso ha sintetizzato lo stesso spirito dei tempi espresso dalla maestra fiorentina: facciamo festa il 25 dicembre, ma Gesù Cristo, che c’entra? Ora, ciascuno a casa sua festeggia ciò che vuole, Allah, Hare Krishna, come meglio crede. Ma c’è un accento di violenza nella piccola storia del bambino fermato con la matita per aria mentre sta per disegnare la cometa. Disegna ciò che vuoi: alberi, Santa Claus, renne, ma Gesù Bambino, no. Quello non c’entra. Quello è una vecchia fiaba, di cui vogliamo dimenticarci – che fiaba assurda poi, un Dio che nasce da una donna, e vergine anche, e in una stalla. La Festa della Bontà è laica e illuminata, corretta e multietnica. Non vuol dire niente, quindi non dà fastidio a nessuno: ma incentiva positivamente i consumi.
  Piccolo, togli quella sciocca stella e l’asino e il bue. Cancella. Il mix di politically cor­rect e di un acido neo oscurantismo dei lumi si vanta di non tollerare censure, ma con un’eccezione. Quel Bambino in una culla di paglia non lo vuole vedere. Che resti pure il contorno della festa, le lumi­narie e le cornamuse e l’abbacchio. Ma, quel nucleo, quell’oscuro centro di gra­vità di duemila anni di storia, quello no.
  Bambini, da bravi, disegnate le renne.

Marina Corradi, Avvenire, 14 dicembre 2007

Giusto per rinfrescare le idee, a costo di essere noioso:

E quando gli angeli dissero: "In verità, o Maria, Allah ti ha eletta; ti ha purificata ed eletta tra tutte le donne del mondo. O Maria, sii devota al tuo Signore, prosternati e inchinati con coloro che si inchinano". Ti riveliamo cose del mondo invisibile, perché tu non eri con loro quando gettarono i loro calami per stabilire chi dovesse avere la custodia di Maria e non eri presente quando disputavano tra loro. Quando gli angeli dissero: "O Maria, Allah ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente: il suo nome è il Messia, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell’Altro, uno dei più vicini. Dalla culla parlerà alle genti e nella sua età adulta sarà tra gli uomini devoti". Ella disse: "Come potrei avere un bambino se mai un uomo mi ha toccata?". Disse: "E’ così che Allah crea ciò che vuole: quando decide una cosa dice solo "Sii" ed essa è. Corano, Sura III, versetti 42-48