Ma tutto questo Alice non l’ha detto

Eddai, tutto ‘sto casino perché Alice Sabatini ha detto che avrebbe voluto nascere nel 1942… Eppure le sarebbe bastato spostare la data in avanti di appena qualche anno. Vuoi mettere:
– Passare l’infanzia in un mondo contadino crepuscolare ma ancora vivo. Poca ricchezza ma tanta vita sana, saltare i fossi par longo, spassarsela dalla mattina alla sera praticamente gratis;
– Essere adolescenti in pieno boom economico. I primi amori, la Vespa, il cinema, i 45 giri, le vacanze al mare;
– Fare l’università in pieno Sessantotto, la militanza come scusa per andare a fregna, gli scioperi, l’ideologia, le contestazioni e poi cavarsela col 6 politico;
– Laurearsi con lo Statuto dei Lavoratori appena sfornato, e trovare un posto a tempo indeterminato senza problemi e senza emigrare;
– Mettere su famiglia e comprarsi una casa (o addirittura costruirsela!) prima di compiere trent’anni, e senza accendere mutui di durata geologica;
– Evadere il fisco come se non ci fosse un domani e sostenere una classe politica impegnata a mantenere sprechi e privilegi (a partire da un sistema pensionistico alla lunga chiaramente insostenibile), nella silenziosa complicità generale;
– Avere quarant’anni negli anni ’80, affittarsi la casetta in Cadore a Natale e vivere da yuppie manco fossi un personaggio di Guido Nicheli;
– Dulcis in fundo, avere la pensione garantita all’arrivo della crisi economica del 2008 ed infine lamentarsi dei giovani d’oggi, sempre con l’iPhone in mano e incapaci di fare sacrifici.
Vedi Alice? Solo qualche anno: la sottile differenza tra sparare una cazzata e diventare, anche se solo per un giorno, l’idolo di una generazione.

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Evviva Vanessa e Greta, le…”ragazzine”

L'angolo russo

con un’intervista a Massimo Bonfatti dell’Odv Mondo in cammino

Per una volta, voglio condividere con voi il mio malessere che deriva dalla sconcertante retorica che circonda alcuni fatti che ci sono piovuti addosso negli ultimi giorni. Poche ore fa sono state liberate le due volontarie italiane rapite il 31 luglio scorso in Siria. Vanessa e Greta avevano fondato il Progetto Horryaty ed erano al loro secondo viaggio in Siria in poco meno quattro mesi: a marzo, la prima tappa del loro progetto, le aveva portate a compiere un sopralluogo per capire il da farsi.

Si dice che sia stato pagato un riscatto per la loro liberazione. È ovvio. E sono felice che il governo italiano spenda i nostri soldi anche per mettere al sicuro dei propri cittadini (pensate che in Russia c’è chi sarebbe disposto a dichiarare guerra a tutti i paesi del pianeta nei quali si mette a repentaglio…

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Destino e responsabilità personali

Leggo che oggi sono stati celebrati i funerali di Doriano Romboni, ex motociclista professionista deceduto per incidente a 45 anni sabato scorso durante la seconda manifestazione in memoria di Marco Simoncelli, il quale in una situazione simile perse la vita ad appena 24 anni due anni fa.
Paolo Simoncelli di Marco è il padre. Egli avrà anche vissuto il peggiore dei lutti possibili e farà tanta beneficenza, ma questo non lo rende di certo immune da uscite infelici. Riguardo la morte di Romboni, ha parlato di “destino” ed ha sostenuto che, se non fosse morto ieri, magari sarebbe morto in un’incidente stradale da un’altra parte. Ed oggi, ai funerali, ha ribadito il concetto.
No, caro Paolo: le cose non stanno così. Doriano, e anche tuo figlio, sono morti perché hanno consapevolmente SCELTO di fare un mestiere pericoloso.
E se a tuo figlio, a sette anni, gli avessi dato in mano un pallone da basket o un violino, difficilmente sarebbe morto lavorando.
Tirare in ballo il destino, o anche il Padreterno, all’indomani di qualsiasi tragedia, è un modo patetico di pulirsi la coscienza e di sfuggire alle nostre responsabilità di esseri umani.
Mi sembra proprio che in occasione di incidenti stradali con vittime, questo avvenga spesso. Se, nel paese europeo col più alto numero di morti in strada, vogliamo imparare qualcosa da questi lutti e cambiare davvero le cose, questa è davvero la strada sbagliata.

Bergoglio: “Donne inadatte alla politica”. Bufala?

Vedo che già mercoledì sera, a pochi minuti dall’Habemus Papam, c’è chi ha cominciato a mettere a soqquadro la vita del nuovo papa alla ricerca di scheletri nell’armadio o uscite fuori luogo, con un copione già visto ai tempi dell’elezione di Ratzinger.

Alla seconda categoria appartiene una presunta dichiarazione, datata 4 giugno 2007, in cui il futuro pontefice Bergoglio avrebbe definito le donne “inadatte naturalmente alla vita politica”. Io, memore delle precedenti panzane riguardanti Benedetto XVI (le scarpe di Prada, i suoi rapporti col nazismo, la benedizione alla Kadaga, Ratisbona, Galileo/Feyerabend eccetera) prima di prendere la storia per vera ieri mattina ho preferito fare quello che dovrebbe (appunto, dovrebbe) fare un giornalista, ovvero verificare le fonti.

Google, in un caso così, dovrebbe essere uno strumento affidabile. Cercando “Bergoglio mujeres” e circoscrivendo la ricerca alle pagine modificate nel 2007 si finisce però dritti dritti dentro a… Yahoo! Answers. L’utente che pone la domanda riporta queste parole:

Buenos Aires, 4 de junio (Télam).- El arzobispo de Buenos Aires, cardenal Jorge Bergoglio, afirmó que “las mujeres son naturalmente ineptas para ejercer cargos políticos”, refiriéndose a la candidatura presidencial de la Senadora Cristina Fernández de Kirchner.

“El orden natural y los hechos nos enseñan que el hombre es el ser político por excelencia; las Escrituras nos demuestran que la mujer siempre es el apoyo del hombre pensador y hacedor, pero nada más que eso”.

En sus polémicas declaraciones, el arzobispo de Buenos Aires agregó que “hay que tener memoria; tuvimos una mujer como Presidente de la Nación y todos sabemos qué pasó”, refiriéndose a la ex presidente Estela María Martínez de Perón.

Las organizaciones de derechos humanos y movimientos feministas no hicieron esperar su respuesta.

Il testo è chiaramente la fonte delle frasi che sono state pubblicate ieri, tradotte, da vari siti web italiani (in quel momento mi risulta che solo una testata giornalistica avesse dato spazio alla notizia, ovvero TgCom 24*). Ha tutta l’aria di essere il copia-incolla di un’agenzia, ed infatti la Tèlam è una sorta di agenzia ANSA argentina di proprietà statale.

*AGGIORNAMENTO (15 marzo, ore 9.18). Un altro indizio a favore della non veridicità della notizia è dato dal fatto che per ora nessun quotidiano italiano solitamente critico verso la Chiesa la riporta: evidentemente le rispettive redazioni hanno dei dubbi ragionevoli. Oltre a TgCom24, a pubblicarla per ora sono stati solo nientemeno che Libero e Giornalettismo, entrambi senza citare alcuna fonte).

Eppure, facendo una ricerca nell’archivio del sito dell’agenzia, questo testo non si trova. E non si trova nemmeno setacciando il sito con Google. Le stesse parole cercate su YouTube non danno risultati rilevanti. Infine, non sembrano esserci nemmeno tracce di reazioni di movimenti femministi a queste dichiarazioni.

L’altra cosa curiosa è la data: Bergoglio avrebbe pronunciato queste parole il 4 giugno 2007, ovvero un mese prima rispetto al lancio della candidatura di Cristina Kirchner a presidente dell’Argentina, avvenuta il 2 luglio successivo: questa data però nella Wikipedia in lingua italiana viene erroneamente anticipata al 2 giugno, ovvero a due giorni prima della fantomatica intervista.

Tutto questo non dimostra incontrovertibilmente che il testo sia stato inventato di sana pianta dall’utente argentino di Yahoo! Answers, magari per motivi politici, ma il sospetto è forte.

Di certo, se io ho forti dubbi che questa notizia sia vera, allo stesso tempo dubito fortemente che i gestori dei vari siti internet che hanno riportato la notizia così rapidamente scopiazzandosi tra loro siano certi della sua veridicità, visto che non credo si siano messi a verificare le fonti nel poco tempo trascorso tra l’annuncio della nomina di Bergoglio e la pubblicazione della notizia.

* AGGIORNAMENTO 2 (ore 14.23): sono stati pubblicati due post che sembrano darmi ragione… oppure che mi hanno copiato senza citarmi 🙂
Uno di un sito argentino spagnolo ed uno di un sito italiano, UCCR. Nel frattempo questo blog ha raggiunto il record storico di visite nello stesso giorno.

* AGGIORNAMENTO 3 (ore 18.15): Giornalettismo non ha tolto la citazione che vi ho linkato sopra, però in compenso ha pubblicato un articolo che, sebbene condito dal solito anticlericalismo stereotipato che lo caratterizza, prende per buona l’ipotesi della bufala. Secondo Giornalettismo il primo a parlare di bufala è stato il sito infocatolica.com, ma in realtà il post di quest’ultimi risale a stamattina, mentre il blog outono.net che vi ho linkato sopra ne aveva parlato già ieri alle 15. E pensare che io avevo questo post praticamente pronto ieri a mezzogiorno e ho voluto aspettare a pubblicarlo, mannaggia a me (però ho postato la notizia su Twitter credo per primo, alle 11.14: tweet 1tweet 2)

* AGGIORNAMENTO 4 (16 marzo, ore 12.25). Anche Avvenire prende posizione attribuendo la bufala ad una organizzazione anticlericale messicana.

* AGGIORNAMENTO 5 (18 marzo, ore 10.57 e 15.45). Il sito Factchecking analizza la vicenda, citando questo blog, e catalogando la citazione al momento come dubbia; scopro felicemente che anche Paolo Attivissimo, uno dei miei blog preferiti, si è occupato della questione. Il Fatto Quotidiano invece persevera pubblicando ieri un altro pezzo dove si prende per buona la frase misogina. Pure l’UAAR intanto fa marcia indietro pubblicando una rettifica, ma dai toni decisamente infantili (ovvero: noi abbiamo sbagliato, ma è colpa dei giornalisti e la Chiesa è brutta e cattiva. Amen.)

Il Monticano: come si distrugge un fiume

Video streaming by UstreamÈ stato piuttosto sconfortante l’intervento di Michele Zanetti durante il dibattito sul progetto Giramonticano. “La mia qualifica è penalizzante – ha esordito – perché sono un naturalista e vedo nell’ambiente cose che voi non vedete. E a queste cose dò un’importanza che voi e gli amministratori non riuscite ad attribuire”.
“Il Monticano è uno dei fiumi più degradati che io conosca – ha affermato – Le sue sponde sono massicciate con sassi di dolomia, e le sue acque inquinate da rifiuti solidi urbani che sono l’emblema della nostra civiltà: in cinquant’anni siamo riusciti a compromettere la regione più ricca di ambiente di paesaggio, la sintesi degli ambienti riscontrabili in Europa dall’artico al Mediterraneo”. Flora e fauna non stanno di certo meglio: “Lungo le sponde del fiume crescono lunghe siepi di piante nordamericane infestanti che si alternano alle ortiche, le quali nascono in presenza di escrementi. Come faccio a parlare bene di un ambiente simile?” Pure i cigni, aggiunge Zanetti, per quanto belli sono elementi estranei all’ambiente. E dopo questa premessa è andato al dunque: “Ora si vorrebbe fare il Giramonticano seguendo esperienze simili realizzate presso altri fiumi veneti, che però non hanno tenuto minimamente conto della valenza naturalistica degli argini. Perché gli argini sono gli ultimi prati della nostra pianura”. Gli ultimi, quindi, che permettono alle greggi di transumare dal Trentino a Caorle e a presentare la biodiversità tipica dei prati, ormai cancellata ovunque. “Non si stanno estinguendo le farfalle, come sostiene qualcuno – aggiunge – ma i prati”.
Egli si è dimostrato scettico anche sulla valenza turistica del progetto: “Cosa dovremo mostrare ai turisti? Il degrado che siamo riusciti a produrre, anche dal punto di vista estetico?” Zanetti, provocatoriamente ma non troppo, ci porterebbe i bambini: “Se io dovessi portare una scolaresca ad imparare come si distrugge un fiume, la porterei sul Monticano”. Nel suo discorso non ha ovviamente dimenticato quella che è la funzione principale degli argini, ovvero la difesa dalle piene, così frequenti specie negli ultimi anni, soprattutto nel basso Livenza, dove il fiume scorre “pensile”, ovvero più alto dei terreni circostanti. La sua contrarietà a pavimentarne la sommità è totale: “Gli argini sono fatti per i pedoni, per camminare sull’erba”, ribadisce, pensando soprattutto agli anni della sua infanzia. Zanetti, a sorpresa, ne fa pure un discorso di identità: “L’identità veneta è il nostro ambiente, non le nostre lingue: l’ambiente che in passato abbiamo saputo governare e che era tra i più ammirati d’Europa, e che oggi bruciamo al ritmo di dodici ettari al giorno, e non per rimboschire o fare agricoltura di qualità, ma per realizzare rotonde, outlet e capannoni”.
“Compromettere l’integrità di un argine, così come tombinare un fosso, per realizzare una pista – ha concluso – significa non aver compreso nulla sull’importanza di queste infrastrutture minori”.

Da L’Azione, domenica 27 gennaio 2013

Sopra: la registrazione integrale della serata, per la quale si ringrazia l’associaizone Kantiere Misto di San Polo di Piave (TV)

Per una Chiesa scalza

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Ernesto Olivero, fondatore del Sermig di Torino, è stato ospite della parrocchia di Ponte della Priula lo scorso fine settimana, parlando all’omelia della S. Messa prefestiva e tenendo in serata un affollato incontro pubblico in teatro parrocchiale. L’ospite per gran parte della serata ha dialogato con i presenti, arrivati da mezza diocesi, rispondendo alle loro domande pescando dalla sua esperienza di vita: l’esperienza di un gruppo giovani missionario nato nel 1964 a Torino per cambiare il mondo, e che oggi in tre sedi nel mondo fornisce quindicimila “risposte” al giorno ad altrettante persone in difficoltà.
Dalla “Fraternità della Speranza” sono passati personaggi famosi e gente comune di ogni tipo. Tra questi, milioni di giovani. «I giovani non credono più alle parole, ma cercano testimoni – dice Olivero, – ma ogni giorno i media gli pongono davanti personaggi che predicano pur facendo cose ignobili. Noi possiamo contrastare questi maestri alla rovescia solo con una preparazione costante: la Chiesa quindi deve rinascere inventando un catechismo permanente, che duri tutta la vita, fatto da preti, suore, laici appassionati. Un catechismo appassionante, che i ragazzi non vedano l’ora di andarci».
«La Chiesa è un’alta autorità morale, ma se non scende dal pulpito non può chiedere alla politica di essere santa», sostiene Olivero: una “Chiesa scalza”, che semina e soffre in mezzo alla gente, evangelizzerebbe il mondo in poco tempo. Una Chiesa dai bilanci pubblici, dove laici e clero sono corresponsabili, e che non divide il mondo tra credenti ed atei, ma tra uomini di buona volontà e non. «E chi sono?», gli chiese una volta il filosofo ateo Norberto Bobbio. «I primi sono coloro che in nome delle proprie inclinazioni filosofiche, filantropiche, partitiche o religiose si fanno gli affari degli altri. I secondi invece per gli stessi motivi si fanno gli affari propri».
Questo è Ernesto Olivero: un uomo che ha sognato in grande e che ha fatto grandi cose lasciandosi guidare dai giovani e da “un uomo o una donna di Dio”, ovvero un prete o un/a religioso/a. Un personaggio che pare uscito proprio da quella Bibbia dalla quale non si separa mai e che apre in continuazione per pregare. Un miracolo, o se preferite una contraddizione vivente, che divenne controvoglia guida del Sermig pretendendo in cambio di non dover mai salire in aereo o parlare in pubblico, ma che a distanza di quasi cinquant’anni ha compiuto entrambe le operazioni migliaia di volte. Un umile, rimasto tale pur avendo “rischiato” di vincere il Nobel per la Pace, incontrato gli ultimi quattro papi più di cento volte e coinvolto nei propri progetti letterati, politici, sportivi, personaggi dello spettacolo, ex terroristi, atei e via dicendo. L’Arsenale della Pace, ex fabbrica di armi sede del Sermig dal 1983, è la testimonianza più visibile di quella che il presidente Napolitano ha definito “un’eccellenza italiana” e “Costituzione vivente”.

L’Azione, domenica 27 gennaio 2013

Don’t feed the Fox (aka Il caso Don Corsi)

Volevo scrivere la mia sul “non-caso Kadaga” la scorsa settimana, ma quello che volevo dire lo ha già scritto qualcun’altro: in fondo non farei altro che plagiare questo post, quindi cliccateci sopra che si sta prima.

Ora vorrei scrivere la mia sul caso Don Corsi ma anche in questo caso credo lo abbia già fatto qualcun’altro. O meglio non fatto qualcun’altro, visto che sono giunto alla conclusione che la scelta migliore sia non scrivere nulla.

Dietro infatti alla infelice scelta del parroco suddetto di affiggere nella bacheca della propria chiesa un testo illustrante una già sentita e  risentita, e già ampiamente smentita tesi sulle cause della violenza sulle donne ci sta un tristemente noto sito internet.

Che volutamente non linko.

E dietro il sito ci sta un uomo, iscritto all’ordine dei giornalisti, il quale si è rifugiato tra le pareti, appunto, di un proprio sito dal nome altisonante dopo aver tentato, invano, di scrivere in varie testate di matrice cattolica. Invano perché dimostratosi di idee troppo estremiste. Definito a sproposito ultra-cattolico da vari media, è invece un integralista cattolico (che è ben altra cosa) il quale gode, purtroppo, di troppa pubblicità. E pure di un sito dai toni pacati che storpia il titolo della sua creatura.

E allora perché non bisognerebbe scrivere nulla che lo riguardi?

Perché, secondo l’antica saggezza di Internet, questo personaggio può essere ben riconducibile ad un troll.

Se state pensando al Signore degli Anelli o Harry Potter, forse è il caso che vi leggiate questa pagina (perché ovviamente Wikipedia non può esimersi da avere una pagina dedicata a questo argomento).

Morale della favola: don’t feed the troll. L’unico modo per smontare un provocatore è non alimentare il suo ego rispondendogli o discutendo sulle sue infelici uscite. Cosa che io invece, sebbene indirettamente, sto già facendo da 1876 battute.

Mi auguro, spero, voglio pensare che sia per questo motivo che ancora (nessun alto esponente della Chiesa (per quanto ne so io) ha ancora sconfessato pubblicamente il sito e le tesi di questo farneticatore, che nulla hanno a che vedere con il vero messaggio cristiano.