Burundi: andata e ritorno

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“Nel continente nero, alle falde del Kilimangiaro…” Così inizia una delle canzoni italiane più famose al mondo, la quale descrive in modo simpatico e stereotipato i Tutsi, vittime e carnefici di uno dei più atroci conflitti etnici che interessa l’Africa, e in particolare la zona dell’ex Congo Belga, comprendente gli attuali stati della Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Burundi.
Qualche migliaio di km più a nord, in Libia, la situazione sta precipitando. Questa nazione, creata a tavolino dal governo italiano in epoca monarchica, risente quindi ancora di scelte compiute da una potenza straniera più di un secolo fa, sorte comune a tutto il continente africano.
Burundi: andata e ritorno, serata organizzata dal gruppo Fucina n. 4 in collaborazione con il Centro culturale Giorgio La Pira e la parrocchia di Motta di Livenza, partirà proprio da questi presupposti.
La serata, nata dall’esperienza di un viaggio avvenuto la scorsa estate in Burundi, nelle terre della prima missione fidei donum della diocesi di Vittorio Veneto, va alla scoperta di un paese così lontano nella nostra percezione, che cerca a fatica di lasciarsi alle spalle un passato sanguinoso. E alla scoperta di varie figure di europei che, spinti dalle motivazioni più disparate, hanno raggiunto queste terre, a volte senza sapere se e quando sarebbero tornati. Perché l’Africa odierna è anche il risultato dell’incontro, e dello scontro, tra due “mondi”.
Presentano la serata Andrea Pizzinat e Enrico Tolotto, due reduci del viaggio. Al termine della serata sarà possibile assaggiare alcune pietanze tipiche del luogo.
L’appuntamento è per giovedì 19 febbraio alle ore 20.45, presso il Patronato Don Bosco di Motta di Livenza (via Squero 10).

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10 febbraio vs 25 aprile

Oggi l’argomento principe di discussione è, come ampiamente prevedibile, la prima serata del Festival di Sanremo. Ma io torno al fatto che ieri cadeva la giornata del ricordo dei morti delle foibe e degli esuli dalmato-istriani.

Quel che mi rammarica è che, fin dalla sua nascita, la commemorazione di vicende così tragiche e complesse venga ridotta ad una sorta di “risposta di destra alla Festa della Liberazione”, e questo non fa altro che alimentare uno sterile e semplicistico dibattito tra due fazioni opposte che non fa onore a nessuno.

La maturità di un popolo si misura anche dal saper guardare al proprio passato con serenità, dall’avere una memoria condivisa.

Noi italiano raggiungeremo la prima solo quando avremo ottenuto la seconda. O viceversa.