Recensione de “Il Cammino di Verde”

1 febbraio 2016 alle 14:47 | Pubblicato su commenti, L'Azione | Lascia un commento
Tag: , , , , , ,

Il Cammino di Verde” è un romanzo breve di Marco De Conti, scrittore di Fregona. La donna del titolo è Verde della Scala, nobildonna di Verona legata alla storia del Cenedese per aver sposato all’inizio del Trecento Rizzardo novello da Camino, signore di Serravalle, e averne in seguito commissionato la bellissima tomba ammirabile ancor oggi nella chiesa di Santa Giustina.
La storia inizia raccontando l’insofferenza della giovane Verde verso le rigidità della corte veronese e il suo desiderio di evadere, per quanto possibile, dal suo destino di nobile unita in matrimonio in nome della ragion di stato: tutto questo per vivere una storia d’amore autentica e profonda, desiderio condiviso dal marito sin dal giorno del loro matrimonio. De Conti per realizzare questa sua opera si è cimentato in un approfondito confronto con documenti storici di prima mano, in modo da poter dipingere con maggiore fedeltà numerosi scorci di vita quotidiana del Veneto del quattordicesimo secolo. Prendendosi comunque la libertà di spostare la residenza dei coniugi dal castello di Serravalle a quello di Piai di Fregona, l’autore inoltre esterna la propria passione per le terre del Cansiglio che, descritte con dovizia di particolari, fanno da sfondo alla storia d’amore dei due protagonisti: una storia che è frutto della creatività dell’autore ma che ricalca le effettive vicende personali e familiari degli stessi.
Ne risulta una storia agile e ben scritta, molto descrittiva, dove senza cadere nel buonismo a vincere sono l’amore e i sentimenti positivi.

Marco De Conti
Il Cammino di Verde
De Bastiani editore, 176 pagine, € 12

L’Azione, domenica 20 dicembre 2015

Recensione de “Cosa tremenda fu sempre la guerra”

31 dicembre 2015 alle 15:10 | Pubblicato su commenti, L'Azione | Lascia un commento
Tag: , , , , , , , , , ,

È toccato ad una giovane ricercatrice opitergina, la ventiquattrenne Laura Fornasier, l’onore e l’onere di inaugurare la collana Memoria di popolo nella Grande Guerra della Gaspari di Udine, ovvero la casa editrice che detiene il più ricco catalogo in Italia sulla prima guerra mondiale. Il progetto, supervisionato da Ca’ Foscari, ricade nel programma di commemorazioni per il centenario del conflitto promosso dalla Regione Veneto, e intende conservare la memoria di storie di persone comuni legate al conflitto stesso. Vicende quindi avvenute lontano dai palcoscenici della guerra, ma non per questo meno utili nella definizione di un quadro storico accurato di quei tragici anni.
Il lavoro compiuto dall’autrice consiste nell’inventariazione, avvenuta tra marzo 2014 e aprile 2015, del cosiddetto “fondo Chimenton”, conservato nell’archivio diocesano di Treviso: una raccolta di documenti che prende il nome da mons. Costante Chimenton, delegato vescovile per la ricostruzione degli edifici ecclesiastici distrutti durante la guerra. La raccolta però va ben oltre ad ambiti meramente architettonici, offrendo uno spaccato dettagliato sull’opera della chiesa trevigiana negli anni della guerra e in quelli immediatamente successivi a favore dei parenti dei soldati, dei prigionieri e dei profughi sfollati in tutta Italia. A questo proposito vanno segnalate le numerosissime lettere presenti nel fondo inviate o ricevute dal vescovo di allora, il Beato Andrea Giacinto Longhin, e che hanno come mittenti o destinatari papa Benedetto XV, il generale Diaz, ministri o autorità militari, parroci sfollati insieme ai loro parrocchiani, ed altro ancora: missive che mostrano l’ampio raggio d’azione del prelato, ma anche i vari conflitti emersi tra preti e autorità statali in merito alle prese di posizione dei primi sulla guerra e la politica, e le conseguenti accuse di pacifismo e disfattismo a loro rivolte.
Va segnalato inoltre che, per ovvi motivi di vicinanza geografica, il fondo contiene riferimenti anche a varie parrocchie della diocesi di Vittorio Veneto.
Si tratta quindi di un’opera di consultazione che si rivolge in particolar modo a specialisti e storici locali che vogliano usarlo come punto di partenza per altre ricerche. Il progetto nel cui ambito è nato questo libro ha anche un sito internet: www.1915-1918.org.

Laura Fornasier
Cosa tremenda fu sempre la guerra
Gaspari editore, 188 pagine, € 15

L’Azione, domenica 20 dicembre 2015

Migranti: la situazione in Italia

23 dicembre 2015 alle 11:36 | Pubblicato su commenti, L'Azione, video | Lascia un commento
Tag: , , , , , , , ,

IMMIGRAZIONE – Incontro con Mons. Giancarlo Perego from La Tenda Tv on Vimeo.

Il problema non è che arrivano: il problema è che, a causa della crisi economica, iniziano ad andarsene. Numeri alla mano, è questo che ha mostrato mons. Giancarlo Perego di Fondazione Migrantes lo scorso 22 novembre a Motta di Livenza (TV), nell’occasione di un incontro organizzato dal Centro Culturale Giorgio La Pira, davanti ad un pubblico purtroppo non oceanico. Perché per esempio è grazie agli immigrati se l’INPS riesce a pagare le pensioni senza andare in rosso, se l’agricoltura tira ancora avanti in certe zone d’Italia e se non hanno chiuso i battenti quattromila scuole.
E’ l’effetto del calo delle nascite, signori.
Ad aprile in un post scrivevo: se non volete accogliere lo straniero per solidarietà, fatelo per interesse. Ecco.
Prendetevi un’ora di tempo e guardatevi questo video.

(E comunque, a proposito di calo delle nascite, sarebbe ora passata che iniziassimo tutti, istituzioni e società civile, a sostenere concretamente una delle categorie più discriminate della nostra società: le madri, o quelle che vorrebbero esserlo.)

Oderzo, profughi all’ex Zanusso

4 dicembre 2015 alle 12:06 | Pubblicato su commenti, L'Azione, oderzo, video | Lascia un commento
Tag: , , , , , , , ,

Un buon numero di cittadini ha riempito gran parte della platea del teatro Cristallo lunedì 16 novembre, per assistere (senza poter, per regolamento, intervenire in alcun modo) al consiglio comunale straordinario convocato dalle liste civiche di maggioranza. All’ordine del giorno l’ipotesi, paventata dalla prefettura di Treviso, di alloggiare temporaneamente dei migranti nelle caserme Zanusso di Oderzo, chiuse e abbandonate dal 1996. Presenti, su invito, due consiglieri regionali: il leghista Riccardo Barbisan e l’ex sindaco Pietro Dalla Libera.
Assente, sebbene invitata, il prefetto di Treviso Laura Lega. Il vicesindaco reggente Pietro De Luca nel suo intervento iniziale ha fatto cenno ad una lettera, datata 6 novembre, inviata da quest’ultima all’amministrazione il cui contenuto, però, non è stato divulgato sul momento: solo nei giorni successivi è stata resa nota la decisione della Prefettura di sistemare un’ala della vecchia caserma, utilizzando fondi europei, per alloggiarvi un numero imprecisato di persone. Una decisione drastica dovuta al fatto che la maggioranza dei comuni trevigiani, compreso Oderzo, non ha proposto altre soluzioni, pur essendo stati da tempo interpellati.
Nei loro interventi, consiglieri di maggioranza ed opposizione si sono trovati sostanzialmente d’accordo nel sostenere che la collocazione dei migranti nella caserma non sarebbe una buona soluzione, in quanto l’ammassamento di persone senza occupazione, e di nazionalità e lingue differenti, potrebbe causare problemi di convivenza e di ordine pubblico. Non sono mancate critiche al Prefetto per la sua assenza e, in generale, alle istituzioni statali per la cattiva gestione dell’emergenza.
La proposta alternativa? L’accoglienza diffusa. Tante, troppe volte, in teatro è risuonato il nome di papa Francesco e il suo famoso appello alle parrocchie e ai santuari, lanciato all’Angelus del 6 settembre scorso, ad ospitare una famiglia a testa: sul comune di Oderzo insistono otto parrocchie, dunque otto famiglie. A tal proposito è stata tirata in ballo l’ipotesi di sistemare dei migranti in tre appartamenti a Piavon, di proprietà dell’Istituto di Sostentamento del Clero.
A prescindere dal fatto che vada in porto, ciò non toglie che questa proposta abbia il sapore dello scaricabarile: un’amministrazione comunale, anche in nome della laicità dello stato, non può sottrarsi alle proprie responsabilità e sperare nell’altruismo delle parrocchie per risolvere un problema di tale portata.
Da parte sua l’amministrazione, per bocca dell’ingegner De Luca, ha affermato di aver fatto il possibile per trovare un’alternativa contattando vari soggetti ma sta di fatto che, per esempio, non ha mai convocato una tavola rotonda aperta a tutti, o lanciato con convinzione appelli pubblici agli opitergini di buona volontà, che pure ci sarebbero, per permettere ad essi di proporre soluzioni alternative o mettere a disposizione qualcuna delle tante abitazioni inutilizzate presenti nel territorio. Opportunità, quest’ultima, per la quale tra l’altro sono previsti dei rimborsi spese statali e della Caritas.
De Luca ha anche sottolineato come i privati fatichino a mettersi in gioco, a causa del clima rovente che si è creato intorno ai migranti, ulteriormente peggiorato dopo i recenti attentati di Parigi. Giusto, ma non va certamente in questa direzione la scelta di alcuni consiglieri comunali di maggioranza di dare visibilità su internet a due comunicati stampa pubblicati dalla sezione provinciale di Forza Nuova. Essa, presente ai due ultimi consigli comunali, ha manifestato il proprio apprezzamento per la condotta dell’amministrazione e criticato l’opposizione (Lega Nord e Partito Democratico).
Che succederà ora? Per prima cosa le civiche di maggioranza in questi giorni stanno invitando i cittadini ad una marcia da Piazza Grande alla caserma, con partenza alle ore 14 di sabato 28 novembre, per dire no al provvedimento prefettizio. Probabile l’adesione di Forza Nuova; visti i presupposti , e il clima ormai da piena campagna elettorale per le comunali 2016, c’è da auspicare che l’iniziativa non venga strumentalizzata o degeneri in episodi spiacevoli.
L’Azione, domenica 29 novembre 2015

P.S.: alla manifestazione di sabato 28 novembre (video in alto) hanno partecipato circa duecento persone, tra i quali alcuni militanti di Forza Nuova. Non ci sono stati incidenti.

Attentati a Parigi. Quelli che…

14 novembre 2015 alle 16:54 | Pubblicato su commenti | 1 commento
Tag: , , , , , , , , , ,

Quelli che… ANDIAMO AD AMMAZZARLI TUTTI
Dubito che hai scoperto i mandanti degli attentati prima dei servizi segreti. Ammazzare gente a caso in risposta a gente che ammazza gente a caso? No, grazie.
Quelli che… CHIUDIAMO LE FRONTIERE
Ammesso e non concesso che serva a qualcosa, hai mai osservato una cartina fisica dell’Italia?
Quelli che… STIAMO TORNANDO NEL MEDIOEVO
Forse è ora di iniziare a studiarlo sul serio, ‘sto medioevo.
Quelli che… DOBBIAMO DIFENDERE I NOSTRI VALORI
Fammi capire di che valori stai parlando. E in che modo pensi di difenderli. Sicuro che le due cose stiano bene assieme?
Quelli che… CHE MONDO SAREBBE SENZA RELIGIONI
Già. Chiediamolo agli albanesi quant’era bello vivere ai tempi di Enver Hoxha nel primo stato costituzionalmente ateo del mondo. Un faro di tolleranza, libertà e progresso.
Quelli che… SALVINI / LIBERO / GASPARRI / SANTANCHE’ SCIACALLI
Quand’è che finalmente capirai che parlare di loro, anche male, significa dargli visibilità? E che in una società mediatica la visibilità è più importante dei contenuti? Se ci ripugnano, ignoriamoli.
Quelli che… AVEVA RAGIONE ORIANA FALLACI
Toglimi una curiosità: quanti libri di Oriana Fallaci hai letto?
Quelli che… QUESTO NON È ISLAM, L’ISLAM È RELIGIONE DI PACE
Beato te che hai queste certezze. Io è da anni che cerco di capire cos’è l’islam, e non le ho ancora trovate.
Quelli che… AVEVA RAGIONE BENEDETTO XVI A RATISBONA
“Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”. Bene: ricordiamocelo, però.
Quelli che ‪#‎PRAYFORPARIS‬ ‪#‎ECCETERAECCETERA‬
Esistiamo lo stesso, anche se non diciamo/scriviamo/postiamo qualcosa per forza. Un rispettoso silenzio vale più tante parole e bit sprecati.
Per cui anch’io cerco di seguire il mio consiglio, e mi fermo qui.

21 ottobre 2015. Dove stiamo andando, non c’è bisogno di strade.

21 ottobre 2015 alle 23:27 | Pubblicato su commenti | Lascia un commento
Tag: , , , , , , , ,

Oggi è il 21 ottobre 2015. Chi, come me, fin dalla tenera infanzia ha visto e apprezzato la trilogia di Ritorno al Futuro e, a distanza di anni, non riesce ancora a smettere, non poteva che attendere questa data con vivace curiosità.

(E dico “curiosità” perché non voglio usare formule impegnative come “ansia”, “grandi aspettative” o altro, perché, in fondo, ci sono cose più importanti nella vita).

Considero questa saga un prodotto di intrattenimento cinematografico al limite della perfezione, e che sotto certi aspetti riesco ad apprezzare meglio ora che sono cresciuto. Trovo per esempio notevole il modo in cui Robert Zemeckis e i suoi autori siano riusciti, soprattutto nel loro 2015 immaginario, a guardare agli anni ’80 in prospettiva storica e pure nostalgica, mostrandone alcune caratteristiche iconiche dalle quali non possiamo prescindere quando li pensiamo. E tutto questo mentre essi erano ancora in corso.

Ma non finisce qui. Del primo episodio è interessante notare come, dietro alla storia di un adolescente che si ritrova a dover salvare il matrimonio dei propri genitori, si celi un particolarissima e divertente riflessione sul complesso di Edipo. Del secondo episodio, quello che festeggiamo oggi e che preferisco dei tre, amo la trama intricatissima, l’atmosfera da romanzo gotico ottocentesco del cosiddetto “1985 alternativo” e il richiamo piuttosto evidente di quest’ultimo a La vita è meravigliosa di Frank Capra; dell’ultimo capitolo, infine, apprezzo l’omaggio probabilmente inevitabile ai nostri mitici spaghetti western, e la tensione delle scene finali che mi tiene incollato al divano ogni volta che mi ritrovo a guardarle. E non posso dimenticare le belle riflessioni sui paradossi spazio-temporali che questa trilogia inevitabilmente provoca.

Di tutta la saga mi piace tantissimo il messaggio, tutt’altro che scontato in un mondo dove ancora si fugge dalle responsabilità aggrappandosi ad oroscopi, destini, profezie di Nostradamus e calendari Maya, che il nostro futuro non è scritto, ma ce lo costruiamo giorno per giorno con le nostre scelte: il nostro futuro, non il mio, perché le mie scelte possono influenzare, anche pesantemente, il futuro degli altri. E viceversa.

La visione del futuro del secondo episodio, diciamolo, ci ha azzeccato decisamente meno di quanto affermino certi roboanti articoli che ho letto in questi giorni. Marty McFly nel “suo” 2015 trova macchine volanti, vestiti intelligenti e case piene di fax e videotelefoni, ma per esempio non trova ne’ internet ne’ i telefoni cellulari, sebbene nel 1989 esistessero già.

Domani invece USA Today, notissimo quotidiano americano, uscirà con una copertina removibile che riproduce la prima pagina immaginaria, datata 22 ottobre 2015, che compare nel suddetto film (ed ho già chiesto ad un paio di amici americani di procurarmene una copia). Lo fa in maniera piuttosto fedele: la differenza più vistosa riguarda una notiziola che compariva sulla manchette, eliminata per motivi facilmente intuibili, riguardante… la visita di stato della regina Diana a Washington. Un titolo sulla colonna a sinistra cita invece la presidentessa degli Stati Uniti.

Ventisei anni dopo il presidente degli Stati Uniti non è donna, ma è un afroamericano. Eventualità all’epoca ritenuta probabilmente più impensabile. E all’epoca chi avrebbe potuto pensare che ventisei anni dopo la regina Elisabetta sarebbe stata ancora saldamente sul trono, ed oltretutto la povera principessa Diana defunta?

Sarebbe come se oggi io vi dicessi che nel 2041 Matteo Renzi sarà ancora Presidente del Consiglio. In fondo avrà “solo” sessantasei anni, no?

Morale della favola: fare previsioni sul futuro è difficile. E forse è meglio così: che certe cose sul futuro sia meglio non saperle lo diceva pure il buon vecchio Emmett Brown. Evitiamo quindi di lamentarci che non vedremo mai la pensione: piuttosto, agiamo fin da ora in modo che questo non accada, così come tante altre disgrazie preannunciate dalle varie Cassandre più o meno attendibili dei nostri giorni. Solo in questo modo potremo dire di aver appreso la grande lezione di questa splendida saga cinematografica.

E buon #BackToTheFutureDay.

“La storia del Vaiont” di Edoardo Semenza

9 ottobre 2015 alle 18:01 | Pubblicato su commenti | Lascia un commento
Tag: , , , ,

disastro_vajont

Oggi, 9 ottobre, è l’anniversario di una tragedia che qui dalle mie parti è ovviamente più sentita che altrove, per ovvie ragioni geografiche: la tragedia del Vajont.

Un testo che mi ha aiutato a farmi un’idea più oggettiva di questa complessa vicenda è La storia del Vaiont di Edoardo Semenza (Tecomproject 2002).

Edoardo Semenza (1927-2002) sarebbe l’allora giovane geologo che nel 1959 per primo individuò la paleofrana che quattro anni dopo, franando nell’alveo della diga, avrebbe provocato l’onda anomala che avrebbe spazzato via Longarone e i paesini circostanti, causando la morte di quasi duemila persone.

Il suo testo analizza la vicenda da un punto di vista principalmente scientifico; ben corredato di fonti, ha anche il merito di distinguere con un carattere tipografico differente sue parti più tecniche, dando così la possibilità al lettore meno esperto di saltarle.

L’autore in sostanza sostiene che la principale, ma non l’unica, causa del disastro sia da attribuire al fatto che in Italia, se non addirittura al mondo, all’epoca mancava una cultura adeguata nel campo della costruzione di dighe tale da poter intraprendere un progetto di tali dimensioni e caratteristiche. Secondo un approfondito studio condotto da due geologi americani nel 1985, studio che ha probabilmente scongiurato una catastrofe simile ma di dimensioni maggiori oltreoceano, si sarebbe potuto mettere in sicurezza la frana del monte Toc con alcune esplosioni controllate.

Molto utile l’appendice finale in cui l’autore analizza le più tre celebri opere dedicate a questo tragico evento: il libro Sulla pelle viva di Tina Merlin, l’opera teatrale (ed il libro corredato ad essa) Il racconto del Vajont di Marco Paolini e Gabriele Vacis, e il film Vajont – La diga del disonore di Renzo Martinelli.

Tre opere non esenti da errori ed imprecisioni, a volte trascurabili a volte no, e giustificabili solo in parti da esigenze di tipo letterario e/o artistico. Ma a prescindere da questo, soprattutto nel caso di Paolini, esse hanno dato un contributo decisivo a mantenere la memoria viva su questa triste vicenda, praticamente dimenticata al di fuori della valle del Piave prima del 9 ottobre 1997.

Pagina successiva »

Blog su WordPress.com. | Il tema Pool.
Entries e commenti feeds.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 793 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: