“Una terra antica” di Ulderico Bernardi

7 marzo 2015 alle 11:55 | Pubblicato su commenti, L'Azione, oderzo | Lascia un commento
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Oderzo, giardini pubblici

Oderzo è uno dei centri abitati più antichi del Triveneto. Tremila anni di storia, di una città e del suo territorio circostante, che ancora non sono stati pienamente scandagliati con criteri storiografici moderni, nell’ottica di un’operazione che, viste le premesse, necessiterebbe di ricerche archivistiche e archeologiche lunghe e difficoltose. In passato ci hanno provato, con lavori sempre più datati dal punto di vista cronologico e metodologico, i vari Albrizzi, Mantovani, Rocco, Bellis ed altri. E ci avrebbe provato, se la guerra non avesse posto violentemente fine alla sua vita, anche Arrigo Bernardi, segretario comunale, giornalista, figura di spicco negli ambienti culturali opitergini degli anni del fascismo.
A settant’anni di distanza dalla sua morte, il figlio Ulderico Bernardi si è preso la soddisfazione di realizzare il sogno del padre pubblicando Una terra antica, ultima voce di una bibliografia lunga ormai quarant’anni.
Uscita per i tipi della Editrice Santi Quaranta di Treviso, l’opera ha l’obbiettivo di raccontare la storia di Oderzo e del suo territorio dall’età paleoveneta ai giorni nostri; Bernardi lo fa tramite le vicende di alcuni illustri personaggi che in questa terra sono nati o ci hanno vissuto, e, nei primi capitoli, raccontando aneddoti e curiosità che hanno contraddistinto i secoli passati. Episodi che ci sono stati tramandati da storici moderni come quelli citati nelle righe precedenti ma la cui piena veridicità, in qualche caso, viene però messa in dubbio da alcuni studiosi contemporanei.
La parte più significativa ed interessante del libro corrisponde agli ultimi tre capitoli (su sei totali): qui l’autore entra nel campo a lui più congeniale, ovvero la sociologia e la storia contemporanea, raccontandoci il fenomeno dell’emigrazione veneta e in particolare tre figure ancora poco note che, partite da questa terra, hanno fatto fortuna oltreoceano nel campo dell’industria alimentare: Geremia Lunardelli di Mansuè, Amedeo Obici di Oderzo e Giovanni Giol, friulano di nascita ma sanpolese di adozione. Col proseguo delle pagine, Bernardi si tuffa in pieno nel Novecento alternando i panni dello storico a quelli del narratore, fondendo la storia della città con quella della propria famiglia per gettare luce sulla morte del padre Arrigo il quale, fonti storiche e orali concordano, non partecipò mai ad azioni violente o compiuto soprusi, ma questo non lo salvò dall’essere rapito e giustiziato nelle campagne di Fagarè, insieme a due amici, da un gruppo di violenti vicini ai movimenti partigiani.
Nelle ultime pagine del libro Bernardi prosegue oltre presentando un’analisi del cambiamento epocale che, nel bene e nel male, ha interessato l’opitergino-mottense così come l’intera regione nel dopoguerra, e in particolare il rapido passaggio dal paesaggio agreste all’attuale continuum spaziale di case, campi e stabilimenti industriali cresciuti disordinatamente tra case e paesi. Tra gli artefici di questo cambiamento l’autore non può non citare il “metalmezzadro”, vocabolo da lui stesso coniato per identificare i contadini che negli anni del boom economico arrotondavano con il turno di notte in fabbrica.
Ad arricchire ulteriormente il libro ci pensano le varie divagazioni sulla lingua, la cultura e le tradizioni locali che spuntano tra le pagine.
Concludendo, Una terra antica più che “la” storia di Oderzo è “una” storia di Oderzo, una storia attinente alla vicenda pubblica e privata dell’autore perché figlia da una parte dell’illustre curriculum dello stesso, e dall’altra di un drammatico avvenimento familiare. Di sicuro è un tassello significativo per la storia di questa città che speriamo possa avere nel prossimo futuro nuovi e interessanti contributi.

L’Azione, domenica 22 febbraio 2015

Burundi: andata e ritorno

17 febbraio 2015 alle 20:30 | Pubblicato su Eventi | Lascia un commento
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manifesto_burundi

“Nel continente nero, alle falde del Kilimangiaro…” Così inizia una delle canzoni italiane più famose al mondo, la quale descrive in modo simpatico e stereotipato i Tutsi, vittime e carnefici di uno dei più atroci conflitti etnici che interessa l’Africa, e in particolare la zona dell’ex Congo Belga, comprendente gli attuali stati della Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Burundi.
Qualche migliaio di km più a nord, in Libia, la situazione sta precipitando. Questa nazione, creata a tavolino dal governo italiano in epoca monarchica, risente quindi ancora di scelte compiute da una potenza straniera più di un secolo fa, sorte comune a tutto il continente africano.
Burundi: andata e ritorno, serata organizzata dal gruppo Fucina n. 4 in collaborazione con il Centro culturale Giorgio La Pira e la parrocchia di Motta di Livenza, partirà proprio da questi presupposti.
La serata, nata dall’esperienza di un viaggio avvenuto la scorsa estate in Burundi, nelle terre della prima missione fidei donum della diocesi di Vittorio Veneto, va alla scoperta di un paese così lontano nella nostra percezione, che cerca a fatica di lasciarsi alle spalle un passato sanguinoso. E alla scoperta di varie figure di europei che, spinti dalle motivazioni più disparate, hanno raggiunto queste terre, a volte senza sapere se e quando sarebbero tornati. Perché l’Africa odierna è anche il risultato dell’incontro, e dello scontro, tra due “mondi”.
Presentano la serata Andrea Pizzinat e Enrico Tolotto, due reduci del viaggio. Al termine della serata sarà possibile assaggiare alcune pietanze tipiche del luogo.
L’appuntamento è per giovedì 19 febbraio alle ore 20.45, presso il Patronato Don Bosco di Motta di Livenza (via Squero 10).

10 febbraio vs 25 aprile

11 febbraio 2015 alle 15:03 | Pubblicato su commenti | Lascia un commento
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Oggi l’argomento principe di discussione è, come ampiamente prevedibile, la prima serata del Festival di Sanremo. Ma io torno al fatto che ieri cadeva la giornata del ricordo dei morti delle foibe e degli esuli dalmato-istriani.

Quel che mi rammarica è che, fin dalla sua nascita, la commemorazione di vicende così tragiche e complesse venga ridotta ad una sorta di “risposta di destra alla Festa della Liberazione”, e questo non fa altro che alimentare uno sterile e semplicistico dibattito tra due fazioni opposte che non fa onore a nessuno.

La maturità di un popolo si misura anche dal saper guardare al proprio passato con serenità, dall’avere una memoria condivisa.

Noi italiano raggiungeremo la prima solo quando avremo ottenuto la seconda. O viceversa.

Evviva Vanessa e Greta, le…”ragazzine”

19 gennaio 2015 alle 10:40 | Pubblicato su Testi di altri blog | Lascia un commento
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Originally posted on L'angolo russo:

con un’intervista a Massimo Bonfatti dell’Odv Mondo in cammino

Per una volta, voglio condividere con voi il mio malessere che deriva dalla sconcertante retorica che circonda alcuni fatti che ci sono piovuti addosso negli ultimi giorni. Poche ore fa sono state liberate le due volontarie italiane rapite il 31 luglio scorso in Siria. Vanessa e Greta avevano fondato il Progetto Horryaty ed erano al loro secondo viaggio in Siria in poco meno quattro mesi: a marzo, la prima tappa del loro progetto, le aveva portate a compiere un sopralluogo per capire il da farsi.

Si dice che sia stato pagato un riscatto per la loro liberazione. È ovvio. E sono felice che il governo italiano spenda i nostri soldi anche per mettere al sicuro dei propri cittadini (pensate che in Russia c’è chi sarebbe disposto a dichiarare guerra a tutti i paesi del pianeta nei quali si mette a repentaglio…

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Vota Matteo (ma non quello) a Motta di Livenza

16 gennaio 2015 alle 16:02 | Pubblicato su L'Azione | Lascia un commento
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Una serata di politica e cultura, ma senz’altro diversa dal solito. E’ quella che si terrà venerdì 16 gennaio alle ore 20.45 al Palazzo La Loggia di Motta di Livenza, e non può essere altrimenti visto che il protagonista sarà Matteo Guidolin, sindaco di Riese Pio X e soprattutto cantante dei Los Massadores: quest’ultimo gruppo, nato per raccogliere fondi dopo la tristemente nota tromba d’aria che colpì Vallà, frazione di Riese, nel 2009, rappresenta forse il più clamoroso caso musicale che ha interessato la marca trevigiana negli ultimi anni. La serata però partirà da più lontano, ovvero dall’associazione culturale Ostrega!, nata su iniziativa di Guidolin stesso per diffondere la cultura veneta del mondo, per arrivare a raccontare, attraverso un’intervista dal vivo, un progetto vincente di politica partito dal basso. L’obbiettivo, come spiegano gli organizzatori, è “comprendere che significato ha l’impegno sociale e civile all’interno del proprio territorio in un contesto generale in cui la sfiducia per il mondo della politica è dilagante”. Ci sarà anche spazio per gli interventi del pubblico e per eventuali digressioni riguardanti l’attività musicale dell’ospite.

“Vota Matteo (ma non quello)”: questo è il titolo della serata, con ironico riferimento ai due politici nazionali i cui rispettivi partiti sono stati sconfitti la scorsa primavera nel paese natale di papa Sarto da “Scelgo Riese”, la lista civica guidata da Guidolin.
Organizza l’evento Fucina n.4, un gruppo di giovani che a breve si costituirà come associazione, e che da un paio d’anni promuove incontri di carattere culturale e sociale a Motta di Livenza.

L’Azione, domenica 18 gennaio 2015

Un paese di comitati e caserme

8 dicembre 2014 alle 19:00 | Pubblicato su commenti, oderzo | Lascia un commento
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cocci_0339, di matteo0702 (utente Flickr). Foto scattata nella caserma Francesco Zanusso di Oderzo (TV)

Ovviamente era da ingenui fessacchiotti pensare che, nella mia “città par scherzo” di ventimila abitanti, dei cittadini impegnati politicamente e attivi nel territorio potessero accantonare le proprie divergenze politiche per un progetto di ampio respiro, ovvero il recupero delle ex caserme a beneficio della collettività di un intero comprensorio. Macché. Dopo la comparsa del Gruppo Quartiere Zanusso, nato con l’intento di coinvolgere la cittadinanza nel progetto raccogliendo idee e proposte, ecco spuntare il Gruppo Caserma Oltre, con l’intenzione di fare in pratica la stessa cosa.

Chi abbia avuto per primo l’idea, per quanto mi riguarda, è del tutto irrilevante, non è questo il punto. In futuro non mi stupirei se nascesse anche un terzo comitato e, perché no, un quarto, anch’essi aperti a chiunque e senza secondi fini. Se andrà bene, essi tenteranno il dialogo tra loro per poi gettare la spugna con gran dignità perché “non esistono le condizioni per collaborare”. Se andrà male, si ignoreranno a vicenda. Se andrà malissimo, si metteranno i bastoni tra le ruote andando di fatto contro agli stessi obbiettivi per i quali erano nati.
In ogni, caso, un gran bello spreco di energie e tempo. Anche per il cittadino volonteroso, che dovrà scegliere a quale comitato rivolgersi, o tagliare la testa al toro e rivolgersi a tutti. O a nessuno.

Se questi sono i presupposti, sarà lecito chiedersi se, dopo le elezioni comunali del 2016, la nuova giunta comunale di Oderzo potrà (o vorrà) valutare serenamente e obbiettivamente le proposte che arriveranno da questi comitati, sempre ammesso che non svaniscano nel nulla dopo il voto, ed appoggiare la migliore, e non quella proveniente dal gruppo più “simpatico”. Col rischio che poi vada in porto un progetto mediocre o discutibile, o addirittura che non vada in porto proprio nulla.
E a quel punto, chi dovrà fare mea culpa darà la colpa alla burocrazia, o alla crisi, o alla precedente amministrazione, o a Roma, o all’ostruzionismo dell’opposizione, o a chissà cos’altro. In una parola, agli altri.

Grab that cash with both hands and make a stash

7 novembre 2014 alle 15:54 | Pubblicato su commenti, video | Lascia un commento
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Fra tre giorni esce The Endless River, il nuovo disco dei Pink Floyd. Per uno come me, che può dire di essersi pappati tutti i loro dischi un numero imprecisato di volte dal primo all’ultimo, più i live e cose rare tipo i bootleg del Live a Pompei o della colonna sonora di Zabriskie Point, e che inoltre è riuscito a far suonare discretamente agli allievi adolescenti del suo corso improvvisato di musica una parte di Shine on You Crazy Diamond, dovrebbe essere una notiziona, no?

No, non lo è. In fondo si tratta di una raccolta di brani strumentali (o più probabilmente incompiuti), più un singolo non certo indimenticabile, risalenti alle sessioni di registrazioni del loro ormai penultimo album, The Division Bell, del 1994.

Ora, The Division Bell avrà pure una copertina figona ma, obiettivamente, se lo confrontiamo con altri disconi usciti lo stesso anno (anno particolarmente proficuo per la musica, tra l’altro), non è che spicchi particolarmente per qualità e, soprattutto, freschezza.

Dunque, se all’epoca il trio Gilmour-Wright-Mason non ritenne che valesse la pena pubblicare (o completare) quel materiale, perché mai dovrebbe valerne la pena vent’anni dopo, se non per motivazioni puramente economiche?

Ma veniamo a noi. Da tempo immemorabile i tre dischi più famosi dei Pink Floyd, pur essendo assai datati, sono perennemente nella Top 100 degli album più venduti ogni settimana in Italia: un mistero che nemmeno Adam Kadmon ha provato a spiegare. L’ultimo bollito disco degli U2 finora da noi ha venduto 25.000 copie contro le 28.000 degli Stati Uniti, che ha un mercato discografico molto più grande.

Tutto questo mostra che a noi italiani, anche in ambito musicale, piacciono un sacco le cose vecchie, soprattutto se sembrano nuoveThe Endless River, dietro ad una serafica copertina, è una raccolta di scarti di un disco di vent’anni fa che già allora suonava tutt’altro che nuovo.
I presupposti ci sono tutti: da noi venderà un casino.

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