L’abbraccio materno è (o no) un diritto?

17 agosto 2015 alle 21:42 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

Originally posted on Giuliano Guzzo:

Quel diritto negato al primo abbraccio materno

La notizia, in estrema sintesi, è la seguente: il figlio appena nato di Martina Levato – la donna condannata a quattordici anni per aggressioni con l’acido – è stato allontanato dalla madre e il pm ne ha chiesto l’adottabilità. Ora, senza entrare

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CJF Music Festival: dodici ore di musica… col contorno

23 luglio 2015 alle 16:01 | Pubblicato su commenti, Eventi, L'Azione | Lascia un commento
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Chi ha transitato di recente lungo la Cadore-Mare, tra Cimavilla [di Codognè] e Saccon [di San Vendemiano], non può non aver visto un enorme manifesto colorato coprire l’intera facciata di una vecchia casa contadina: è la pubblicità del CJF Music Festival, evento musicale di dodici ore che si terrà al campo sportivo di Codognè a partire dalle ore 15.30 di sabato 18 luglio. Un evento nato suppergiù sei anni fa a Cimetta come una festicciola privata di un gruppo di amici appena maggiorenni, e che lo scorso anno, alla terza edizione aperta al pubblico, ha totalizzato circa duemila partecipanti, grazie al passaparola ed ad un’attenta campagna promozionale. Abbiamo incontrato Alex Perin, responsabile dell’organizzazione di un evento che oggi conta su uno staff di una quarantina di giovani dai 20 ai 30 anni circa, quasi tutti residenti a Cosognè, aiutati da alcuni genitori e volontari provenienti dall’associazionismo o da realtà produttive locali.
L’anno scorso avete fatto duemila ingressi. Quest’anno puntate ad aumentare?
Certamente. Abbiamo coinvolto molte realtà e grossi partner commerciali come birra Castello, Expo Veneto, ASUS, e il circuito Radio Company, Radio80 Radio Valbelluna che ci darà una visibilità ancora maggiore.
Cosa deve aspettarsi una persona che verrà a Codognè sabato?
Io sono per l’effetto “wow”: una persona quando arriva ad una festa deve rimanere colpita dall’organizzazione, e da quel che trova, senza sapere altro. Il nostro punto forte è sicuramente il palco, imponente, che viene allestito da un service in gamba che sta crescendo con noi. A livello artistico aumentiamo in anno in anno, senza fare passi troppo lunghi, per cui al momento non abbiamo mai chiamato artisti di fama nazionale. I prossimi anni si vedrà; ora preferiamo valorizzare i gruppi del territorio.
Quindi si può dire che voi attirate il pubblico con il contorno, più che col piatto principale.
Esatto. Abbiamo una concezione del pomeriggio che è relax e divertimento in attesa del divertimento più sostanzioso della sera. Una concezione basata su un tema, che quest’anno è ripresto dall’Expo di Milano: “Esserci ti frutta”. Colori, frutta, divertimento, musica, giovani: questi i concetti che cerchiamo di portare avanti. Poi puntiamo molto sulla guida sicura: vogliamo far passare il messaggio che ci si può divertire “con testa”, per cui ci saranno dei cartelli a tema, metteremo a disposizione un’ambulanza che eseguirà alcoltest gratuiti, e faremo chiudere al traffico due strade adiacenti in modo da garantire la sicurezza da e verso i parcheggi. Inoltre, visto il tema, proporremo cocktail rinfrescanti a base di frutta non alcolici.
In che altri modi sarà coniugato questo tema?
Oltre che a livello di immagine, il tema verrà integrato sul palco, ma non spiego come perché sarà unasorpresa! Abbiamo poi coinvolto dei negozianti del paese che creeranno all’interno del festival una “zona frutta” con macedonie, fette di anguria e melone e frullati studiati in particolare per il pomeriggio.Poi grazie ad un’associazione di appassionati di frisbee veneziana distribuiremo dei vassoi a tema ogni tre consumazioni, con tre fori per i bicchieri, che dopo l’uso potranno essere usati, appunto, come frisbee. Saranno a tema anche i gadget promozionale e i palloni. Ci saranno varie sorprese.
E per quanto riguarda il lato musicale, chi suonerà?
Ci saranno i Rusty Rockers, gruppo reggae di Ceggia-Portogruaro, poi i Bouganville, un gruppo di artisti che si riunisce per situazioni speciali, e che trasmettono quell’allegria che si adatta al nostro festival. Poi ascolteremo Filippo Lazzer, un giovane cantante-chitarrista di Codognè con una gran voce, e due cover band, ovvero i Santa Barbara e l’Ostetrika Gamberini, il piatto forte della serata: una band di alto livello che abbiamo scelto poiché ha un’immagine che si sposa bene con la nostra. Infine ci saranno due DJ set da mezzanotte in poi.
Tocchiamo un tasto dolentissimo ovunque: i rapporti con il vicinato.
Noi avvisiamo tutte le famiglie dell’area con un bigliettino nella cassetta della posta. Le famiglie limitrofe inoltre le avvisiamo personalmente, cercando di far capire l’entità del festival e mettendole in guardia riguardo possibili disagi. Vediamo che le famiglie apprezzano che ci mettiamo la faccia.
Poi puntiamo molto a coinvolgere le aziende del territorio, creando delle partnership non necessariamente economiche, vista la crisi: vanno bene anche scambi reciproci di competenze e attrezzature, perché tanti sono più predisposti a far così. I risultati li vediamo dopo il festival, visti gli apprezzamenti di chi si è trovato bene e le proposte di chi vuole collaborare per il futuro. La soddisfazione più grande comunque è vedere tanta gente venire proprio per la concezione del festival, più che per il lato artistico. E per noi è importante fa passare questo messaggio: vado al CJF per il palco, il verde, il pomeriggio, il relax, la compagnia.

L’Azione, domenica 19 luglio 2015

Il pianeta a tempo determinato

14 luglio 2015 alle 20:46 | Pubblicato su commenti | Lascia un commento
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Questo 14 luglio 2015 non verrà ricordato solo per lo storico accordo sul nucleare iraniano, ma anche perché per la prima volta dallo spazio ci è arrivata una foto nitida di Plutone.

Oltre a rappresentare una scoperta relativamente giovane (1930), Plutone dal 2006 è anche l’ex nono pianeta del Sistema Solare, per decisione dell’Unione Astronomica Internazionale.

Una prova vivente, e rotonda, che nel ventunesimo secolo il precariato è una triste realtà anche all’interno dell’esclusivo club dei corpi celesti.

Un classico

5 luglio 2015 alle 15:36 | Pubblicato su Uncategorized | Lascia un commento

Originally posted on A beira de:

In questi giorni tragici si sprecano, come è ovvio, i riferimenti al mondo greco-classico. Dal default del tempio di Delo nel IV secolo a Canfora che si diverte sul Corriere. Mi sembra però che si sia dimenticato forse il più calzante, tra questi riferimenti. Mi riferisco al Dialogo dei Melii e degli Ateniesi di Tucidide. È un brano famoso, spesso citato – forse un po’ semplicisticamente – quando si tratta dell’arroganza del potere contrapposta all’ingenuità dell’idealismo. E molti passi in quel dialogo richiamano davvero quanto sta accedendo oggi.

Siamo durante la guerra del Peloponneso che vede Atene opporsi a Sparta ed il resto della Grecia dividersi tra il supporto per l’una o per l’altra Potenza. A Melo, piccola isola delle Cicladi, arrivano degli ambasciatori ateniesi: recano un ultimatum, schierarsi con la grande Atene o venire annientati.

Di fronte alle richieste di Atene, i Melii tentano di sostenere la propria…

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Bob Dylan a San Daniele del Friuli

27 giugno 2015 alle 10:40 | Pubblicato su Eventi | Lascia un commento
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Si tratta probabilmente del più importante cantautore vivente; un’artista che, è proprio il caso di dirlo, non ha bisogno di presentazioni. Bob Dylan, autore di alcuni tra i maggiori inni della controcultura americana degli anni ’60, trentasei album in studio pubblicati dal 1962 al 2014, si esibirà sabato sera 27 giugno a San Daniele del Friuli, nell’ambito della manifestazione “Aria di Friuli Venezia Giulia”, primo appuntamento di un breve tour italiano di quattro date. Prezzo del biglietto piuttosto popolare, se rapportato all’importanza dell’artista: 30 euro più diritti di prevendita. Biglietti in vendita su http://www.ticketone.it.

Tacere bisognava e andare avanti

24 maggio 2015 alle 21:46 | Pubblicato su commenti | Lascia un commento
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24 maggio 1915 – 24 maggio 2015. Oggi sono cento anni che l’Italia ebbe la sciagurata idea di entrare nella Grande Guerra.
In questi mesi ho potuto approfondire tramite vari canali le vicende di quel drammatico triennio, e oggi il mio pensiero non può che andare ai quei poveri soldati, sia quelli che la guerra la fecero volontariamente, sia quelli che non ebbero la possibilità di scegliere. Tra questi anche il mio bisnonno: chissà quante volte sarebbe bastato un niente e… io non sarei mai nato. Ma penso anche alle popolazioni civili che subirono in modi diversissimi le pesanti conseguenze del conflitto, ai parroci che dopo Caporetto fecero le veci dello stato nei territori occupati, ai cappellani e le infermiere che dovettero improvvisarsi psicologi… Erano solo comparse in quel palcoscenico, e settecentomila di queste non vissero abbastanza per vederne la fine.
Ad essere di manica larga potrei provare pietà perfino per i generali, che in accademia avevano studiato Napoleone e che si trovarono a gestire una guerra nuova e sconosciuta, con equipaggiamenti spesso inadeguati e obsoleti, in un clima di violenza e disperazione.
Sia chi sopravvisse, sia chi se ne andò erano persone come me, ma con la sfortuna di essere nate al momento sbagliato nel posto sbagliato. Tutti permeati di modi di pensare moderni ma perversi, che lasciarono in eredità al mondo due guerre mondiali, il colonialismo, i regimi totalitari, milioni di morti.
Gli unici che non proprio non riuscirei a perdonare sono coloro i quali da un secolo ad oggi hanno strumentalizzato, e continuano a farlo, questi tragici eventi per un tornaconto personale, offendendo in questo modo la Storia e le sue vittime.

Qui sopra: il film completo Uomini contro di Francesco Rosi (1970). Vivamente consigliato.

Lettera aperta al manifestante pacifico (o pacifista)

2 maggio 2015 alle 12:25 | Pubblicato su commenti | Lascia un commento
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Caro manifestante NoExpo, pacifico o pacifista,

ti scrive uno che, verosimilmente, sarebbe d’accordo con te non dico su tutto, ma su alcune cose sì. Magari anche su molte cose. Mentre scrivo queste parole ho in testa le immagini di ieri delle devastazioni di Milano, e non posso che essere in collera pure con te, sebbene volessi manifestare pacificamente.

Vedo già che in queste ore tanti miei connazionali, secondo un copione già visto e rivisto, starà facendo di ogni erba un fascio definendoti finto rivoluzionario con l’iPhone, vigliacco, zecca comunista, imbecille, figlio di papà, pezzo di merda, teppista, eccetera. I più colti lo faranno citando quel vecchio pezzo di Pierpaolo Pasolini in cui si schierava dalla parte dei celerini. Tanti auspicheranno, anche per te che non eri tra i violenti, punizioni esemplari che vanno dal pagamento dei danni alla pena di morte.

Beh, anche se Pasolini aveva ragione, io non sono tra quelli. Posso immaginare la tua rabbia e la tua amarezza per quanto è successo, e anche le tue giustificazioni: non ci devono paragonare ai black bloc; i media mostrano i delinquenti e non chi manifesta pacificamente; il governo, e chi ha interessi legati all’Expo, strumentalizza questi disordini per creare consenso intorno a sé. Magari ti stai spingendo anche oltre, insinuando che tra i manifestanti ci sono infiltrati vicini alle forze dell’ordine messi lì per fare disordine. In fondo lo faceva anche Cossiga, no?

Diciamo che su quest’ultimo punto si potrebbe discutere a lungo, ma per il resto le tue giustificazioni sono legittime. Ciò non toglie che se nel 2015 dobbiamo ancora assistere a spettacoli vergognosi come quello di ieri, la colpa è anche tua.

Ti spiego perché. Se scendi in piazza a protestare è perché dietro ad una grande manifestazione che sostiene di avvicinare le culture e di voler risolvere il problema della fame del mondo vedi contraddizioni, ipocrisia, speculazioni edilizie, corruzione, multinazionali, sfruttamento. Sei sensibile alle grandi ingiustizie del mondo; un mondo che non ti piace: ne vorresti uno migliore, dove al centro c’è l’uomo, e non i soldi, il potere, l’oppressione.

Ma allora, se quello che vuoi è il progresso, perché ragioni come un conservatore? Non capisci che anche tu, magari inconsapevolmente, fai parte di quel copione già visto e rivisto che citavo sopra? Di quell’ingranaggio che fa in modo che queste proteste si ritorcano contro a chi li organizza?

Per definire una persona all’antica si usa l’espressione “un uomo dell’Ottocento”. Ma ora che siamo ventunesimo secolo, bisognerebbe aggiornarla a “uomo del Novecento”. E in questa definizione tu, purtroppo, ci entreresti in pieno.

E allora svegliati. Il ’68 è finito da un pezzo. E anche il ’77. E permettimi di aggiungere: per fortuna.

Quelle stagioni le hanno vissute i nostri genitori o i nostri professori, e avevano anch’esse i loro lati oscuri e le loro contraddizioni. Ispirarsi ad esse è da nostalgici e pure un po’ da reazionari: ora, che ci piaccia o meno, siamo nella società dell’immagine, e basta un tizio qualsiasi con uno smartphone, o un presunto manifestante davanti a una telecamera, per rovinare la reputazione di un intero movimento. Smettila di frignare sostenendo che i media asserviti al potere mostrano solo le mele marce e non la maggioranza pacifica: è così ovunque, eppure negli Stati Uniti questa è diventata una foto simbolo, mentre in Italia questa è diventata una foto simbolo. La vedi la differenza? Da una parte la violenza gratuita di un poliziotto su una ragazza disarmata, dall’altra un figlio di papà col volto coperto che lancia un estintore. Secondo te la gente, guardando queste immagini, da che parte si schiererà?

Devi capire che le tue forme di protesta sono vecchie e controproducenti. Ci sono ormai svariati precedenti che lo dimostrano. E allora perché insistere su quella strada?

Per cambiare le cose bisogna parlare con la gente. Soprattutto con quelle che non hanno avuto la fortuna di poter studiare, o che per pigrizia non vanno oltre al TG in televisione. Le persone che votano Salvini, guardano il video della mamma di Baltimora, ascoltano Paolo Del Debbio, e credono che quella sia la parte giusta semplicemente perché nessuno gli spiega che l’alternativa non sono le auto bruciate e le vetrine infrante. Se invece vuoi proprio manifestare, fallo in modo nuovo: per esempio potresti seguire il consiglio (inascoltato) che diede Ernesto Olivero ai no global di Genova nel 2001: protesta seduto. A quel punto il violento o si siede o viene facilmente identificato e isolato.

Potrei continuare, ma mi sono dilungato abbastanza. E in passato avevo già scritto qualcosa sul tema. Non so se ti ho convinto o se sei d’accordo con me, so solo che se tu, come me, vuoi un cambiamento, devi essere il primo a dare l’esempio e cambiare.

Altrimenti fra trent’anni continueremo ad assistere all’ennesima replica non richiesta di questo brutto film. Con gli stessi attori: l’evento internazionale, il potere, i manifestanti, le auto bruciate, i politici, l’indignazione, gli editoriali. Io avrò superato i sessant’anni, e tu anche, o quasi. E tra quelli che parlano di zecche comuniste, o finti rivoluzionari con l’iPhone, vigliacchi, imbecilli, figli di papà, pezzi di merda, teppisti, eccetera rischieremo di esserci anche noi.

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