Islanda: non chiamatela “favola”

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Ieri sera, davanti ai padroni di casa schiacciasassi della Francia, è terminata l’avventura della nazionale islandese agli europei di calcio. Vuoi per la simpatia di giocatori e tifosi, vuoi per la scarsa tradizione calcistica dell’isola, vuoi che essa ha più o meno gli stessi abitanti di Verona, quella degli islandesi è stata definita una “favola”: era inevitabile.
Anzi: era inevitabile? Visto il livello medio del giornalismo nostrano sì, ma occorre ribadire che anche le favole nel calcio sono poche, e questa non fa eccezione. La si può definire forse tale, giusto per rimanere in tema europei, quella della Danimarca, ripescata nel 1992 all’ultimo minuto a causa della dissoluzione della Jugoslavia, quando i calciatori erano ormai in vacanza: ma in quel caso, viste le tempistiche, contò molto la fortuna, l’entusiasmo, l’effetto sorpresa.
Definire “favola” il caso islandese è invece a mio dire profondamente ingiusto nei confronti di quello che invece è il risultato più clamoroso, a livello mediatico, di una precisa volontà politica, ovvero quella di preservare i giovani dalla piaga dell’alcolismo e del tabagismo attraverso l’attività sportiva. Un progetto a lungo termine che fa sembrare ancora più lontani i tempi in cui l’eroe calcistico locale, durante una partita della nazionale, si faceva sostituire dal figlio diciassettenne (che poi sarebbe l’attuale “nonno” della squadra), roba che neanche ad una partita scapoli-ammogliati: oggi l’Islanda conta campi di calcio coperti a bizzeffe, ed un allenatore con patentino ogni cinquecento abitanti, contro i diecimila della Gran Bretagna. Già, proprio loro.
La splendida figura degli islandesi in questi europei mostra ancora una volta che se c’è vera programmazione ed un progetto valido e lungimirante, i risultati arrivano. È solo una questione di tempo.
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A Oderzo si parla di Bosnia


Giusto un anno fa (ad essere pignoli, il 20 marzo) tornavo a casa dopo essere stato quattro giorni in Bosnia. Questo paese, e in particolare Sarajevo, saranno il tema di tre appuntamenti che si terranno a pochi giorni di distanza qui a Oderzo.

  1. Questa sera, a Palazzo Foscolo, “Ovdje niko nije normalan – Nessuno qui è normale“, incontro con lo storico Angelo Lallo, autore dei libri “Il sentiero dei tulipani” e “Il tunnel di Sarajevo”.
  2. Venerdì 30, a Palazzo Foscolo, “Sarajevo: oggi e domani“, incontro con lo scrittore e giornalista Luca Leone;
  3. Venerdì 5 aprile, al cinema Cristallo, proiezione del film “Il cerchio perfetto”.

Il primo ed il terzo incontro sono organizzati dal Circolo Cinematografico Pietro Dal Monaco; il secondo da Spazio Zero Oderzo. Informazioni più dettagliate si possono trovare seguendo i collegamenti.

2011

* L’anno è iniziato con una strage di cristiani in una chiesa di Alessandria (Egitto, paese islamico moderato). Il papa parla di “vile attentato”, di “offesa a Dio” e la massima autorità islamica egiziana, l’imam Ahmed al-Tayyeb, considerato un moderato, invece che prendere le distanze dai terroristi parla di inaccettabile ingerenza negli affari egiziani.

* In Europa invece la Comunità Europea pubblica, coi soldi dei cittadini, un diario da distribuire nelle scuole che contiene tutte le festività ebraiche, islamiche, cinesi, indù, Sikh e civili, ma si dimentica di segnalare che il 24 aprile è Pasqua e che il 25 dicembre è Natale.

* In Italia, il primo a prendere posizione sul “caso Diario” è Frattini. Ma lui è Ministro degli Esteri e non poteva stare zitto. I media nostrani ignorano, o quasi, la notizia. Il secondo che prende posizione è Borghezio.

* Ripeto: Borghezio. Nessun altro ha ancora detto o fatto qualcosa di concreto, mi pare. La notizia del 16 dicembre.

* La Commissione Europea, riguardo al diario, ha parlato di “stupido errore”. Per rimediare, nella prossima agenda non ci sarà riferimento ad alcuna festività religiosa.

* Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democratico, scrive invece nei suoi profili Twitter e Facebook: Dopo quel che è successo in Egitto serve una mobilitazione internazionale per la libertà religiosa. Seguono i commenti degli utenti: due terzi di questi vanno fuori tema o al massimo dicono, in sostanza, “Chissenefrega”.

Se il buongiorno si vede dal mattino…

La suina era una bufala

Sì lo so, quasi tutti gli articoli che hanno riportato questa notizia hanno usato questo gioco di parole. Peccato che questi articoli siano assai pochi, e che la notizia sia passata assolutamente inosservata nei nostri media nazionali. E sarei ben contento di sbagliarmi.

Sta di fatto che il signor Wolfang Wodarg, presidente della commissione Sanità del Consiglio d’Europa (non quindi il solito no-global o cattocomunista di turno) ha lanciato pesanti accuse contro l’organizzazione Mondiale della Sanità, rea di aver montato ad arte, su pressione della lobby delle case farmaceutiche, la psicosi della febbre suina, costata milioni e milioni di euro alle casse delle nazioni europee.

(Faccio presente che il Consiglio d’Europa non c’entra niente con l’Unione Europea, la quale di solito ha altro a cui pensare.)

Vi invito a proposito a leggere con attenzione questo articolo:

PeaceReporter