Elisa

Questo fine settimana arrivano a Motta e Oderzo i giovani del Sermig per animare alcuni appuntamenti sul tema “la pace conviene”. Tra di loro una gioca in casa: si tratta di Elisa Paludo, 30 anni, della parrocchia di Oderzo, la quale vive all’Arsenale della Pace di Torino da sette anni.
Come hai conosciuto l’Arsenale della Pace?
L’ho conosciuto come lo conoscono tanti giovani, cioè grazie al passaparola di chi c’è stato e, avendo scoperto una cosa bella, ne vuole parlare agli amici più cari: nel mio caso, devo ringraziare il gruppo missionario giovani di Ponte della Priula.
L’idea di andarci è nata quando ero animatrice a Oderzo del gruppo dopocresima: volevo proporre qualcosa di interessante ai ragazzi per il ritiro di Pasqua; ricordo che siamo entrati nel cortile dell’Arsenale facendoci largo tra pile di scatoloni di aiuti umanitari. Iniziai a intuire che l’Arsenale della Pace non era solo una ex fabbrica di armi ristrutturata. Lì “pace”, più che una parola, era un fatto concreto: dare da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi, curare i malati… Mi diedero un posto letto in una stanza attigua all’accoglienza per le donne in difficoltà: avevo sempre pensato alle persone povere come a uomini e donne che vivevano in paesi lontani, invece ora dormivano nella stanza accanto alla mia. Se non ci fosse stato l’Arsenale ad accoglierle, avrebbero dormito probabilmente per strada.
In che cosa consiste il tuo far parte del Sermig?
Non è semplice, ma provo a spiegarlo… L’Arsenale della Pace è la sede il Sermig, associazione che nasce nel 1964 da una coppia di giovani sposi, Ernesto Olivero e sua moglie Maria, con l’obiettivo di aiutare i missionari nelle loro opere a favore dei più poveri. Il desiderio di fondo era ed è quello di cercare di vivere il Vangelo e di rendersi disponibili all’azione dello Spirito. È il Signore che ci ha portato, accogliendo un imprevisto dopo l’altro, a essere anche un monastero. Chi infatti avrebbe immaginato che un laico, padre di famiglia, avrebbe dato vita ad una comunità di giovani che fanno una scelta di vita consacrata? Io faccio parte di questa comunità, la Fraternità della Speranza, cuore pulsante del Sermig, formata da famiglie e consacrati. Viviamo all’Arsenale come in un “monastero metropolitano”, al centro di uno dei quartieri più difficili di Torino.
Come è nata la tua scelta di vita?
Ripensandoci mi commuove la pazienza e la fiducia che ha avuto Dio con me. Più intuivo a quale tipo di scelta il Signore mi voleva portare e più svicolavo e seguivo le mie strade. Però non ho mai smesso di tendere ad una pienezza di vita e la vedevo riflessa negli occhi di alcune persone che avevano donato la loro vita al Signore. E mi hanno fatto venire la nostalgia di Dio, il desiderio di fare verità in me, di cercare seriamente che cosa il Signore voleva da me, anche se era qualcosa di scomodo. Ho iniziato a frequentare i gruppi di catechesi e di ricerca vocazionale della diocesi e a confrontarmi con un padre spirituale: mi sentivo attratta dalla spiritualità francescana e per un anno Assisi è diventata la mia seconda casa. Sognavo una comunità giovane, aperta alle necessità della gente, che vivesse il Vangelo in modo autentico. Nel frattempo stavo finendo l’università di Scienze dell’Educazione e dovevo trovare un posto dove svolgere il tirocinio. Ho pensato al Sermig, mi sono detta: Almeno saranno ore spese bene, a servizio delle persone in difficoltà. Così ci sono stata  per due mesi, poi per un periodo più lungo per preparare la tesi sul Sermig, e mi sono resa conto che l’Arsenale era la mia casa e la Fraternità la mia famiglia.
Puoi dire qualcosa sulla tua giornata tipo?
Come in ogni monastero, la vita è scandita dalla preghiera e dal lavoro. La preghiera del mattino, prima di iniziare il lavoro, è il momento per me fondamentale, proprio letteralmente, perchè dà le fondamenta alla giornata che ho davanti. Ai bambini che vengono a visitarci dico che la preghiera è come la benzina che si mette nella macchina: se non la metti, non si va avanti! Le giornate all’Arsenale sono sempre molto intense, è bene partire col pieno di benzina; molte volte sono di servizio all’ingresso, alla porta dell’Arsenale dove viene a bussare chi chiede aiuto e chi vuole aiutare, credenti e non credenti, persone che hanno toccato il fondo della vita e vogliono cambiare, e persone che vogliono fare della loro vita un dono per gli altri. Un giorno da quella porta è entrata anche Candida, una signora italiana: da settimane dormiva nella panchina di un parco, da settimane non si lavava e cambiava i vestiti. L’abbiamo rimessa a nuovo, l’abbiamo amata ed accolta come in una famiglia.
A volte sono di servizio con i giovani: sono in tanti che hanno fatto dell’Arsenale la loro seconda casa, per incontrarsi, pregare, crescere e lavorare insieme. Una vera giornata tipo non esiste, perché la porta è sempre aperta all’imprevisto… se mi aveste fatto questa domanda dopo l’alluvione che ha colpito il nostro quartiere nel 2000, una settimana dopo che ero arrivata, sarebbe stato facile rispondere: per un mese ho spalato fango dal mattino alla sera, all’Arsenale e nelle case dei vicini, assieme a centinaia di giovani da tutta Italia.
Cosa farete nel fine settimana qui da noi?
Abbiamo accolto l’invito di alcuni giovani della diocesi che ci hanno chiesto di portare una testimonianza sul Sermig in occasione della due veglia di preghiera a Fratta di Oderzo e nel Duomo di Motta. Sabato 1 marzo avremo degli incontri al mattino in alcune scuole superiori delle due città, mentre nel pomeriggio saremo al Patronato sia di Oderzo sia di Motta con questa proposta:

Patronato ‘Turroni’ di Oderzo                         Patronato ‘Don Bosco’ di Motta
dalle 16.00 alle 17.30
incontro di presentazione del Sermig            incontro di presentazione del Sermig
dalle 18.00 alle 20.00
incontro sulla musica dell’Arsenale               cena dei popoli e attività sulla mondialità
dalle 20.30 alle 22.30
Cena dei popoli attività sulla mondialità        incontro sulla musica dell’Arsenale

Porteremo una breve testimonianza anche alle Messe della domenica mattina in alcune parrocchie della diocesi.

L’Azione, 2 marzo 2008

E io pago!

Benzina a 40, 50 centesimi  al litro. Sigarette, birra e alcolici a prezzi stracciati. asolio per riscaldare la casa esentasse. Olii combustibili e lubrificanti pagati a metà prezzo. Risparmi, in dodici mesi, per migliaia di euro a famiglia. Un paradiso fiscale, dove con i tagliandi vai ai distributori Esso e Agip e fai il pieno spendendo appena un terzo di quanto sborsano gli altri automobilisti in coda.
Un sogno che in Italia diventa realtà per i militari degli Stati Uniti, Canada, Germania, Gran Bretagna e degli altri paesi della Nato. Chi lavora in divisa a Napoli, in Veneto, in Sardegna, in Toscana vive una vita tax-free insieme alle proprie famiglie: come abitasse alle Cayman oppure al Duty Free di un aeroporto internazionale. Merito di un vecchio accordo tra i governi di Roma e Washington che permette ai soldati di stanza in Italia di risparmiare per – si legge nel testo dell’intesa bilaterale – «potenziare la capacità di risposta militare». La lista dei prodotti franchi, insieme alle istruzioni per ottenere sconti e benefici, si trova nel sito web del “Tax-Free Products

Perchè sanremo è Sanremo

Sanremo. Non lo guarda nessuno, ci sono i soliti dinosauri che cantano, c’è la Bertè con le sue solite provocazioni, Frankie Hi-NRG che sprizza demagogia da tutti i pori, Tricarico che viene preso in giro e le poche canzoni decenti passano come al solito inosservate.

Meno male che c’è il Dopofestival con Elio e le Storie Tese, e youTube che mi permette di ascoltarmi solo le canzoni che mi interessano. oltre a genialate come questa, che possono essere partorite solo da una mente contorta:

(Comunque resto perplesso del fatto che gli Elii abbiano accettato di condurre il Dopofestival, visto che è da 12 anni che si lamentano, peraltro giustamente, del fatto che nel 1996 gli hanno rubato la vittoria.)

Buon esempio

Venerdì sera. Ore 22.10. Su Canale 5 è in onda una puntata di RIS.
Scena: lui e lei si divertono in spiaggia. Lui dice: "E’ tardi, dobbiamo tornare a Parma".
Vanno da una macchinetta, prendono un caffè.
Tornano in spiaggia. Beve il caffè. Mette lo stecchino nel bicchiere.
"Andiamo", dice lui.
Lei prende il bicchiere, lo mette per terra sulla sabbia, e se ne vanno.

Niente male no, come delitto imperfetto? Agente del RIS sgamato ad inquinare davanti a milioni di telespettatori.

P. S. A proposito di immondizia: il nuovo CD di Elio fa schifo.


In radio: Elio e le Storie Tese – Studentessi

Lo spazzolino premonitore

Meno male, ogni tanto una buona notizia. La discarica più grande del mondo non è a Napoli e nemmeno in Italia. E’ l’oceano Pacifico.

Un’enorme distesa sottomarina di rifiuti che copre un’area addirittura doppia a quella degli Stati Uniti. Venerdì scorso a Pieve di Soligo padre Alex Zanotelli ne aveva parlato. Non è possibile una cosa del genere, ho pensato. E invece sì. Un’enorme discarica che ha inizio a circa 900 km dalla costa della California e si estende lungo l’Oceano, superando le Hawaii e sfiorando Giappone.

Gli americani la chiamano “rubbish soup” (minestrone di spazzatura) o “plastic soup” (minestrone di plastica). Un’immensa massa di spazzatura, divisa in bue grandi blocchi, che viene tenuta insieme dalle correnti. Una parte un po’ galleggia, per finire prima o poi sulle spiagge, e una parte si deposita nei fondali marini, rovinando l’ecosistema e provocando la morte ogni anno di forse centomila mammiferi marini e un milione di uccelli.

L’allarme è stato lanciato da Charles Moore, noto oceanografo americano erede di una famiglia di petrolieri che ha scoperto per caso (?!?) questa massa di 100.000.000 tonnellate di rifiuti durante una regata.

Mi chiedo come tutta questa cosa abbia potuto passare inosservata per tutti questi anni. Comunque Moore dopo la scoperta ha venduto la sua quota di impero economico familiare e si è convertito all’ambientalismo. Con il ricavato ha fondato la Algalita Marine Research Foundation, una fondazione per la ricerca sugli ecosistemi marini.

A quanto pare un quinto della spazzatura proviene dalle navi; il resto è tutta farina dei nostri sacchi dell’immondizia terrestri. I quali, nonostante il riciclaggio, contengono una smisurata quantità di plastica (palloni da football, accendini, siringhe, perfino i Lego) e sacchetti sempre di plastica. La quale, com’è noto, ci vuole un’era geologica per farla "compostare".

Questo è il risultato di sessant’anni di consumismo sfrenato. Meditiamo, gente, meditiamo.

Senza contare che i pezzetti di plastica più piccoli assorbono agenti inquinanti, e quindi ”Ciò che cade nell’Oceano finisce dentro agli animali e prima o poi nel nostro piatto”, ha affermato Marcus Eriksen, direttore della ricerca della Algalita Marine Research.

Tutto questo fa tornare pericolosamente alla mente il vecchissimo sketch di Beppe Grillo e lo spazzolino da denti. Era il 1994. Quando Grillo poteva ancora permettersi di andare in RAI.

Facce come il culo

Il vice-ministro dell’Economia, Vincenzo Visco, ha deciso di non candidarsi con il Partito Democratico. Il perchè ce lo spiega lui: "Dopo 24 anni di presenza in Parlamento e dopo 7 legislature, ci sono motivi oggettivi (e soggettivi) per ritenere conclusa la mia esperienza parlamentare. (…) Al tempo stesso, in questi anni, ho lavorato molto all’organizzazione politica e culturale indirizzata alla formazione di giovani economisti, interessati alla politica e ai problemi del Paese".

Finalmente! Alleluia! Uno che si ritira per lasciare spazio ai giovani. Davanti ad un annuncio del genere non si sa se ridere, piangere o indignarsi davanti alla fresca polemica di Ciriaco De Mita.

L’ex democristiano infatti è stato escluso dalle liste del PD. "Nell’applicazione dello statuto sono vittima dell’età e per questo mi ribello e vi lascio. Mi sento insultato". Il regolamento del PD impedisce infatti a chi ha già svolto tre mandati parlamentari di ricandidarsi. De Mita ha però annunciato che non lascerà la politica. "Come diceva un poeta spagnolo, Quando morirò morirò con la chitarra in mano, io dico che quando morirò farò l’ultimo discorso elettorale".

L’impressione è che questo momento arriverà fra tanti anni: fare politica in Italia infatti è come bere alla fonte della giovinezza, e lo dimostra lo splendido stato di forma di quattro vecchi volponi come Scalfaro (classe 1918), Andreotti (1919), Ciampi (1920) e  Napolitano (1925). Altro che Acqua Lilia!

Il Ciriaco, per la cronaca, è stato parlamentare per appena 44 anni.

Aggiornamento (24/02/2008): Vuolter ha candidato in Lombardia Umberto Veronesi (83 anni contro gli 80 del Ciriaco).

In radio (anzi in video): Die Hard – Duri a morire

Baustelle – Charlie fa il surf

 

 

Il quarto disco dei Baustelle, "Amen", ha debuttato al quarto posto nella classifica degli album più venduti in Italia, trascinato dal singolo "Charlie fa il surf", di cui propongo qui sopra il video.

I giudizi si sprecano: un ironico pezzo che prende in giro il quindicenne medio? Una denuncia sulle difficoltà dell’essere adolescenti oggi? Un tentativo ruffiano di amicarsi nuovi piccoli fan? Probabilmente tutte e tre le cose.

In ogni caso, sentire le ragazzine che canticchiano questa canzone piena di citazioni più o meno dotte (solo nel titolo Cattelan, Apocalypse Now e Clash, poi Ramones, CCCP e altri) invece che tante banalità che si sentono in radio d’oggigiorno è quasi commovente…

E il resto del disco è anche meglio. Ne parlerò ancora di sicuro.