Suore uccise in Burundi: dov’è il terzo mondo?


La notizia della morte delle tre suore in Burundi non poteva non colpirmi, visto che pur non avendole incontrate di persona, ho visto il quartiere dove operavano e ho mangiato e dormito in una casa della loro congregazione, tra fine luglio e inizio agosto di quest’anno. Gli ultimi giorni di permanenza è stato come se le tre suore ci avessero guardati, dalla foto in cui erano impresse sul calendario dei Saveriani che era appeso in cucina.
Mi ha colpito però anche la differenza tra come è stata riportata la notizia da Iwacu Voix du Burundi, giornale che proprio un missionario Saveriano definì in nostra presenza “l’unico quotidiano intelligente del paese” e i media italiani. Questi ultimi ovviamente hanno messo in bella evidenza i dettagli macabri su come le tre sarebbero state uccise (modalità peraltro smentite in serata dai Saveriani stessi) seguendo una linea editoriale che riscontriamo spesso e (non) volentieri.
Ma ciò che mi spaventa di più sono i commenti che ho letto nel sito internet di uno di questi quotidiani: un’accozzaglia informe di qualunquismo, anticattolicesimo, populismo, islamofobia, misoginia, razzismo. E non sto parlando di un giornale di nostalgici del Ku Klux Klan: sto parlando del quotidiano che si bea del fatto di non avere ne’ padrone ne’ finanziamenti pubblici.
Detto questo mi chiedo: è lo stare dietro una tastiera che rende le persone così brutte, o devo preoccuparmi perché potrei incrociarne qualcuna ogni volta che esco di casa?
E poi mi chiedo: ma siamo proprio sicuri che il terzo mondo sia lì e non qui?

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5 pensieri riguardo “Suore uccise in Burundi: dov’è il terzo mondo?

  1. secondo me e` proprio l’Italia che e` diventata un bruttissimo paese abitata da gentaglia.

    vai su qualche quotidiano straniero a leggere i commenti e scoprirai che normalmente stare dietro una tastiera tende a rendere la gente migliore.

    quindi fai conto che il paese reale e` ancora peggiore di quello dei commenti.

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    1. Mah, io spero di no in realtà. Mi consolo parzialmente col fatto che qui dalle mie parti, in terra trevigiana, conosco persone che a parole butterebbero tutti i rumeni e gli albanesi nel fiume, ma poi quando c’è da aiutare qualcuno (rumeni ed albanesi compresi) sono i primi a farsi avanti…

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