Sindone e scienza


La datazione al carbonio 14. Nel 1988 il più clamoroso studio scientifico eseguito sul lenzuolo, di fatto l’unico i cui risultati sosterrebbero la sua falsità, datò la Sindone “tra il 1260 e il 1390”.

Il carbonio, presente in tutte le sostanze organiche, col tempo tende a “decadere” trasformandosi in azoto: misurando la quantità di carbonio “che manca” si può tentare di datare di un reperto. Ma se questa datazione è di solito precisa per reperti rimasti occultati per millenni come ossa preistoriche, non può esserlo altrettanto per un oggetto come la Sindone, relativamente “giovane” e rimasto per secoli vicino a candele il cui fumo non può che aver aumentato la quantità di carbonio presente sulla sua superficie. Così come il grasso delle mani di migliaia di fedeli che l’hanno toccata, l’inquinamento di Torino, i funghi microscopici sviluppatisi sulla superficie del lenzuolo dopo secoli di cattiva conservazione, l’acqua usata per spegnere l’incendio che ne bruciò alcune parti nel 1534. Tutti elementi che rendono il risultato dell’esperimento assolutamente inattendibile.
La datazione fu inoltre eseguita violando tante regole elementari di condotta scientifica: il prelievo dei tre campioni di tessuto da usare per l’esperimento fu eseguito a mani nude, e gli accorgimenti atti ad evitare i tentativi di manipolazione furono ignorati; a ciascuno dei tre laboratori scelti per condurre l’operazione (uno inglese, uno svizzero, uno americano) furono infatti consegnati il campione sindonico e tre campioni del tutto simili; i laboratori avrebbero dovuto inoltre compiere l’operazione contemporaneamente, senza comunicare tra loro. Invece chi compì la misurazione sapeva benissimo quale dei quattro campioni era l’autentico, e le tre misurazioni furono eseguite a distanza di un mese l’una dall’altra, con relativo scambio di risultati ed impressioni, che puntualmente finirono sui giornali, due mesi prima dell’annuncio ufficiale.
Gli scettici sostengono che la Sindone sia stata realizzata ad arte, secondo qualcuno da Leonardo Da Vinci, all’epoca suggerita dalla datazione al carbonio. Il falsario, che avrebbe impresso l’immagine sul lenzuolo “scottandolo” tramite un bassorilievo con le fattezze di Gesù, avrebbe dovuto conoscere, nel XIV secolo, la fotografia e la tridimensionalità, la differenza tra sangue venoso e arterioso, l’esistenza dei pollini, i metodi di sepoltura ebraica dell’epoca di Cristo! Inoltre avrebbe dovuto avere un microscopio ed ignorare appositamente le imprecisioni dell’iconografia tradizionale di Gesù, il quale per esempio sul Calvario non portò la croce intera, ma solo il braccio orizzontale, e fu inchiodato ai polsi e non ai palmi delle mani come si vede in tutti i Crocifissi.

Dove sarebbe stata quindi la Sindone prima del 1300? Gli apostoli, a causa delle persecuzioni romane l’avrebbero tenuta nascosta, anche in quanto “impura” per la legge ebraica. Alcuni studiosi sostengono che il Mandylion, misteriosa immagine del volto di Gesù “piegata quattro volte doppio” documentata la prima volta in Turchia nel 534, altro non fosse che la Sindone piegata e incorniciata in modo da mostrare solo il volto. Nel 944 si trova a Costantinopoli: qui è venerata da alcuni nobili europei. Nel 1204 i Crociati saccheggiano la città e portano la reliquia in Francia. Da lì nel 1578 finisce a Torino.

L’Azione, domenica 4 aprile 2010

(N.B. Questo pezzo è stato pubblicato all’interno di una pagina dedicata all’ostensione del lenzuolo, che inizia domani. L’argomento “Sindone e scienza” avrebbe meritato maggior approfondimento, ma lo spazio a disposizione è sempre tiranno… Sotto un altro pezzo, non scritto da me, pubblicato nella stessa pagina.)

La Sindone è un lenzuolo di lino tessuto a spina di pesce delle dimensioni di circa m. 4,41 x 1,13, contenente la doppia immagine accostata per il capo del cadavere di un uomo morto in seguito ad una serie di torture culminate con la crocefissione. L’immagine è contornata da due linee nere da una serie di lacune: sono i danni dovuti all’incendio avvenuto a Chambéry nel 1532.

Secondo la tradizione si tratta del Lenzuolo citato nei Vangeli che servì per avvolgere il corpo di Gesù nel sepolcro.

Questa tradizione, anche se ha trovato numerosi riscontri dalle indagini scientifiche sul Lenzuolo, non può ancora dirsi definitivamente provata.

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