L’Azione Illustrata, speciale Motta (parte 1)


Proseguo la pubblicazione dei pezzi che ho realizzato per lo speciale de “L’Azione Illustrata” dedicato al Giubileo dell’apparizione mariana di Motta di Livenza. Pubblico due articolini oggi e due domani. Non tutto è stato pubblicato per mancanza di spazio, il resto finirà a breve nel giornale normale.

Quando il 10 marzo 2007 l’immagine della Madonna dei Miracoli iniziò la sua peregrinatio per le parrocchie della nostra diocesi, il suo posto nella cappella dell’apparizione fu preso da una nuova statua: una notevole opera d’arte realizzata dalla bottega Perathoner di Ortisei, la quale vanta più di un secolo di attività in quella che è forse la cittadina più rinomata al mondo nell’ambito dell’arte sacra.
Di fronte all’ipotesi che la vecchia statua non sarebbe più tornata al suo posto, i fedeli si divisero tra “tradizionalisti” e “modernisti”, ovvero tra chi non avrebbe digerito un’immagine diversa da quella che tutti sono abituati a vedere e chi invece avrebbe dato più importanza all’estetica.
L’immagine antica in realtà ha solo poco più di un secolo: risale infatti alla fine dell’Ottocento, quando a sua volta sostituì una scultura precedente. Un suo eventuale rimpiazzo non sarebbe quindi una novità. Il vestito della Madonna è recente, dunque di originale restano solo la testa e le mani: il resto, ovvero la parte non visibile, è composto da umili stecche di legno e paglia.
La nuova statua realizzata in Val Gardena mostra una Madonna che si ispira chiaramente all’immagine classica: a discostarsi maggiormente è il Bambino, che non è avvolto in strette fasce come nell’altra immagine ma rimanda piuttosto a quello celebre posto nella Basilica della Natività a Gerusalemme. La nuova statua inoltre si accosta maggiormente ai due angeli posti in cripta di fianco alla Madonna.
Ora che la peregrinatio è terminata, questa statua giace nel museo del santuario, attualmente chiuso al pubblico per riallestimento, nell’attesa che i frati ne decidano il destino.
Se decidessero di rimetterla in cripta, lamentarsi non avrebbe senso. Perché ciò che conta non è l’immagine, l’oggetto, ma ciò che rappresenta. Ovvero lo scopo per cui da cinquecento anni migliaia di pellegrini accorrono con fede a Motta di Livenza.

Un pellegrino speciale
Erano in ottomila i fedeli provenienti da Veneto, Friuli e Slovenia accorsi a piedi al santuario domenica 7 marzo, per l’apertura dell’anno giubilare: altri hanno invece preferito raggiungere Motta nella giornata dell’anniversario, il martedì successivo. Tra questi va ricordato senza dubbio un misterioso fedele di 72 anni il quale, sfidando lo smog, se stesso ed il clima tutt’altro che favorevole, è partito a piedi di buon mattino il 9 marzo dalla sua casa di Conegliano per raggiungere il Santuario, distante trenta chilometri. «E’ entrato qui in sacrestia e si è seduto su quella sedia: era veramente stremato, ma più infreddolito che stanco» ci dice il frate che lo ha soccorso. «Gli ho dato da bere qualcosa di caldo e qualcosa da mangiare» continua. Ma chi era questo signore? «Non lo so – continua il frate – Non mi ha detto il suo nome: mi ha ringraziato, poi si è alzato e se n’è andato». Un grande esempio di fede e umiltà come tanti che si sono visti in questi giorni tra le mura del Santuario.

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