Italia (s)vendesi

3 febbraio 2014 alle 22:49 | Pubblicato su commenti | Lascia un commento
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Leggo che oggi in Qatar Enrico Letta ha promesso agli sceicchi locali di prendere in considerazione l’idea di realizzare di un museo islamico affacciato sul Canal Grande a Venezia, si presume per spronare i ricconi di casa a stipulare accordi commerciali con le solite imprese italiane.
Immagino che ora i leghisti inizieranno a tirare in ballo la battaglia di Lepanto brandendo la spada di Alberto da Giussano (aggiornamento: l’hanno già fatto). Così il dibattito finirà in vacca, Letta farà la vittima e ne uscirà bene. Anzi, non mi stupirei se si trattasse di una provocazione ad hoc, visto che il vittimismo negli ultimi anni è sempre stato adoperato con successo dalla nostra classe politica.
Venezia cade a pezzi. L’altra sera il TG2 dossier ha mostrato ancora una volta quanto la città abbia bisogno URGENTE di manutenzione ordinaria, e non certo di progetti ad uso e consumo turistico. Perché allora proporre di costruire un museo islamico proprio in laguna? Forse perché Venezia nei secoli scorsi è stata simbolo di cooperazione e commercio pacifico con gli arabi? Giusto, ma lo è stata anche Genova, se è per quello, e pure i Templari. Perché piuttosto non fare un centro di cultura araba a Marsala (marsa-Allah, il porto di Dio), per esempio, visto che a detta di molti storici la Sicilia araba era, all’epoca, tra le zone più culturalmente avanzate e tolleranti d’Europa?
Che domande. Perché Marsala non è stata per secoli il sogno proibito dell’espansionismo turco-ottomano, Venezia sì. La proposta che Letta ha ricevuto in Qatar (mi auguro che non sia stata un’idea italiana), a me suona come un vero e proprio ricatto neo-coloniale: volete i nostri soldi? Bene, in cambio erigete un simbolo della nostra cultura nel cuore della capitale che per secoli abbiamo tentato inutilmente di soggiogare.
Sia chiaro che in questo caso la religione c’entra poco: qui l’unico Dio non è Allah, è il Denaro.
E un’operazione culturale di questo tipo, imposta da un investitore straniero, mentre intorno la città muore, sarebbe l’ennesimo triste simbolo di un paese che si svende al miglior offerente perché non sa guarire dalle proprie miopie.

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