Recensione de “L’ospitale di Oderzo”

12 maggio 2013 alle 19:23 | Pubblicato su commenti, L'Azione, oderzo | Lascia un commento
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“L’Ospitale di Oderzo e l’assistenza nel territorio: dalle confraternite medievali alla comunità multietnica” è il titolo dell’ultima fatica letteraria di Giuseppe Migotto, noto giornalista di Colfrancui di Oderzo e storico locale. Presentato il 18 dicembre 2012 in una sala incontri di Palazzo Foscolo assai gremita, si tratta di uno studio voluto dall’azienda U.L.S.S. n. 9 e pubblicato, con una veste grafica ben curata, dalle edizioni Antiga di Crocetta del Montello.
Come si intuisce già dal titolo, parlare di “libro sulla storia dell’ospedale di Oderzo” sarebbe quantomeno riduttivo: questo perché lo studio di Migotto è ben più ampio ed interessante, poiché va ad analizzare l’intera vicenda storica dell’assistenza al malato e al bisognoso a Oderzo e nei suoi immediati dintorni. Si parte infatti da un paio di doverose divagazioni riguardanti l’ospedale dei pellegrini a Portobuffolè, istituito nel 1362, e la presenza dei Templari a Santa Maria della Campagnola (oggi Tempio di Ormelle), terminata bruscamente nel 1312 con il celebre scioglimento forzato del loro ordine.
Tutto questo a dimostrare come qui nel Trevigiano, come altrove, furono le istituzioni religiose le prime a farsi carico del problema. Ed il seguito della storia non fa eccezione: nel 1313, giusto un anno dopo la scomunica ai Templari, in città si stabiliva la congregazione dei Battuti, avviando la scuola omonima che trovò sede nell’edificio, oggi di proprietà Bucciol in Contrada del Cristo, ottimamente restaurato negli anni ’90: la “Scuola dei Battuti” rappresenta la prima esperienza significativamente documentabile di assistenza al malato in Oderzo. Migotto, tra le esperienze successive, ricorda in particolare la presenza in città del convento dei Cappuccini di San Rocco e delle monache di Santa Maria Maddalena: di fianco a queste ultime sorse l’Hospitale, gestito dalla Luminaria del Duomo di Oderzo, ed in seguito, a poca distanza, il Convento delle Grazie. Erano i secoli delle celebri “ruote degli Esposti”, e delle frequenti epidemie dovute alle scarse condizioni igieniche e dai ricorrenti passaggi di soldati. Nel XIX secolo saranno le suore Terziarie Francescane Elisabettine ad aprire la “casa di ricovero”, mentre per arrivare alla nascita dell’ospedale civile vero e proprio, intitolato al primo sindaco di Oderzo Pompeo Tomitano, bisognerà attendere fino al 1905. Col passare degli anni l’edificio ha subito vari ampliamenti e ristrutturazioni dovuti ai nuovi bisogni della popolazione: l’ultimo, recentissimo, ha riguardato il Pronto Soccorso.
L’autore termina l’opera con alcuni profili di personalità che nel corso del secolo scorso hanno legato il proprio nome all’ospedale. E nel caso di Amedeo Obici si intende quasi in senso letterale: l’emigrante opitergino che negli Stati Uniti fece fortuna coi suoi celebri Peanuts contribuì infatti economicamente alla costruzione di un’intera ala dell’ospedale che da allora è intitolata a sua madre. Altri figli della nostra terra che hanno fatto fortuna oltreoceano hanno seguito il suo esempio: ne vengono ricordati due, Bruto Belli e Geremia Lunardelli, entrambi arricchitisi in Brasile col commercio del caffè.
C’è spazio poi per tre artisti: Armando Buso, che trovò tra le stanze del nosocomio ispirazione per i propri quadri, Gina Roma, che al reparto maternità ha donato un bellissimo affresco, e Goffredo Parise, la cui salute precaria lo costrinse a frequenti degenze. Non potevano mancare, alla fine, i ricordi di suor Gerarda e don Ezio Dal Piva, due vite spese nell’assistenza spirituale ai malati, e del dottor Dino Costariol: l’autore in questo caso ha voluto dipingerne la figura pescando dai propri ricordi personali.
Giuseppe Migotto, che l’ospedale lo conosce bene avendoci lavorato una vita, in queste pagine racconta queste storie con il suo stile sobrio e affabile rodato e conosciuto a molti grazie a tanti anni di articoli; il suo è un significativo contributo alla storia di Oderzo, la quale dopo le numerose, ma datate, pubblicazioni di Eno Bellis è stata negli ultimi anni troppo trascurata.

da L’Azione Illustrata, edizione Oderzo-Motta di Livenza, aprile 2013

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