Sette motivi per essere grati a Benedetto XVI

14 marzo 2013 alle 09:13 | Pubblicato su commenti | 1 commento
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In realtà questo post dovevo pubblicarlo già un paio di settimane fa, ma ho avuto degli imprevisti e la sua stesura è andata per le lunghe. Lo pubblico oggi, mentre tutto il mondo guarda a papa Francesco, al secolo Juan Mario Bergoglio. Nel suo primo discorso di ieri ho intravisto qualcosa di coerente con quanto vi illustrerò in questo post.

Può essere che a te, lettore, papa Ratzinger non piacesse. È per questo che ho cercato di concentrarmi sui dati oggettivi e meno su considerazioni dottrinali ed opinioni, sulle quali si può anche non essere d’accordo.

1. Lo stemma. Ho come l’impressione che tanti commentatori, nostrani e non, fatichino a capire la differenza tra conservatore e tradizionalista, visto che per etichettare Benedetto XVI è stato usato più il primo aggettivo che il secondo. Eppure il primo suo atto, a suo modo rivoluzionario, è stata l’introduzione della mitria al posto della tiara nel suo stemma pontificio; la prima volta, da quando i papi usano gli stemmi (ottocento anni!) che questo è avvenuto: un conservatore l’avrebbe fatto? Giusto per intenderci, la mitria è un copricapo vescovile, mentre la tiara è la corona simbolo del potere temporale del papa: quella vera fu venduta per volere di Paolo VI ad un museo americano per finanziare opere di carità, ma nessuno dei suoi due successori decise di rimuoverla dal proprio emblema. Papa Ratzinger, facendolo, ha voluto rimarcare il suo essere prima di tutto un vescovo. Probabilmente per lo stesso motivo ha spesso inserito forti elementi rossi, tipicamente vescovili, nel proprio “guardaroba”, a differenza del suo predecessori. (A proposito: la storia che le scarpe rosse del papa sono di Prada è una bufala.)

Aggiornamento dell’ultim’ora. Papa Francesco ieri sera in dieci minuti non ha mai pronunciato la parola “papa”. Ha definito se stesso “vescovo di Roma” e Benedetto XVI “vescovo emerito”. Mi sono fischiate le orecchie.
Aggiornamento del 18 marzo. Il nuovo Pontefice nel suo stemma ha adottato le insegne del suo predecessore, e quindi la mitria.

2. Lotta alla pedofilia. Di casi di preti che hanno macchiato il proprio abito a causa di crimini legati alla pedofilia e di vescovi che li hanno sottovalutati (o tenuti nascosti) ne sono purtroppo emersi troppi, in questi anni. C’è da dire che dietro a molti di questi casi ci sono solo calunnie, o avvocati in cerca di fama o ancora solo la volontà di denigrare la Chiesa come istituzione; nonostante questo, Ratzinger non ha cercato scuse e ha fatto più di ogni suo predecessore per debellare questa piaga. Dico solo una cosa, tra le ultime che fatto: ha posto a capo dell’organismo romano che si occupa dei processi ai preti accusati di pedofilia Robert W. Oliver, il sacerdote americano che per primo ruppe il muro di omertà sui casi di pedofilia nella diocesi di Boston. Il messaggio mi sembra chiaro.

3. IOR. Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, affermò il Cardinale Ratzinger durante la Via Crucis al Colosseo, pochi giorni prima di essere eletto al Soglio di Pietro, e di trovarsi una situazione decisamente peggiore di quella che troverà papa Bergoglio a partire da oggi; si riferiva molto probabilmente anche allo IOR, la cosiddetta “banca del Vaticano”, visto l’uso discutibile che se n’è fatto nel recente passato. Benedetto XVI ha iniziato una riforma di questo ente (non senza intoppi, leggi le dimissioni di Gotti Tedeschi) introducendo norme antiriciclaggio più severe, con il benestare dell’Unione Europea. Al prossimo Pontefice il compito di portare a termine il lavoro.

4. Ecumenismo. Benedetto ha cercato il dialogo con l’Islam e con le altre confessioni cristiane non cattoliche, anche in maniera non consueta per esempio con la rivalutazione di alcuni aspetti del pensiero del suo connazionale Martin Lutero. Ha aiutato il riavvicinamento della corrente Lefebriana annullando la scomunica che pendeva sulle teste dei scismatici e liberalizzando la messa in latino (che significa in soldoni che un prete può celebrare una messa in latino insieme a dei fedeli che conoscono bene la lingua senza chiedere il permesso ad un vescovo, altro che ritorno al medioevo come ha commentato qualcuno). Ha dato seguito al celebre incontro interreligioso di Assisi del 1986 voluto da Giovanni Paolo II.

5. Consenso. Agli articoli di certi giornali, nostrani e non, che hanno sempre dipinto il papa come un uomo solo e senza seguito, basta contrapporre le foto aeree delle Giornate Mondiali della Gioventù o degli altri suoi viaggi apostolici, dove ha sempre ottenuto riscontri positivi in quanto a partecipazione popolare anche quando e dove i media gufavano. Leggi Gran Bretagna, per esempio, dove peraltro con la costituzione Anglicanorum coetibus ha dato la possibilità a vescovi anglicani sposati di entrare nella Chiesa Cattolica rimanendo sposati. O in Germania, sua patria e patria di Lutero, dove in questi anni i cattolici hanno superato numericamente i protestanti (e a dirlo sono, nel silenzio generale, le statistiche dei Protestanti stessi).

6. Rivoluzioni morbide. Ha messo in discussione alcuni vecchissime prassi che riguardano i Cardinali (ad esempio la creazione a Cardinale, al primo concistoro utile, dei nuovi vescovi di Torino e Firenze) e, più in generale, ha ridotto il peso degli europei, e in particolare degli italiani, nel collegio cardinalizio. Ha nominato come Prefetto per la Dottrina della Fede Gerhard Ludwig Müller, personaggio chiacchierato sia per delle prese di posizioni non certo super-ortodosse su temi come il celibato dei preti e la verginità di Maria, sia per la sua lunga amicizia con Gustavo Gutiérrez, il prete fondatore della Teologia della Liberazione: non male per uno che dovrebbe vigilare sull’ortodossia del clero e dei teologi!

7. Uscita di scena. Il Papa è forse l’ultima persona al mondo del quale uno si aspetta le dimissioni. Lui lo ha fatto, dopo aver accuratamente sistemato alcune faccende negli ultimi mesi di pontificato. Sì, col senno di poi si può dire che di indizi ce n’erano. Ma è stata comunque una decisione assolutamente inaspettata ed inedita, per i tempi moderni. Dimettendosi Benedetto XVI ha lanciato un messaggio ai suoi successori: al giorno d’oggi, vista la complessità del mondo, la Chiesa non può più permettersi un papa “a vita”. Anche perché se il Codice di Diritto Canonico obbliga i vescovi a dare le dimissioni a settantacinque anni, perché il vescovo di Roma dovrebbe costituire un’eccezione? Credo che nei prossimi decenni le dimissioni del Pontefice saranno un evento relativamente frequente.

Ci sarebbe anche dell’altro, volendo, ma mi fermo qui. Concludendo: raccogliere l’eredità di un personaggio come Giovanni Paolo II sarebbe stato difficile per chiunque. Benedetto XVI non ha certo avuto né il carisma né la dimestichezza con i media che aveva il papa polacco. E non ha avuto, aggiungo io, nemmeno la protezione mediatica sulla quale Wojtyla poté contare da parte di chi gli stava vicino: la mia impressione infatti è che Ratzinger sia stato più volte lasciato solo all’indomani di alcune sue uscite che hanno destato polemiche feroci e inutili. Ma d’altronde, quando si mettono in discussione certi status quo di chi ti sta intorno, è chiaro che prima o poi le conseguenze si pagano (leggi caso Corvo, Vatilieaks e compagnia bella). Quello di Ratzinger, a mio dire, è stato comunque un grande papato. Ma ce ne renderemo conto solo in futuro.

1 commento »

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  1. Credo tu abbia veramente centrato il carattere e la forte delicatezza con cui il nostro Vescovo Emerito ha servito la Chiesa durante il suo Papato. Amare Papa Giovanni Paolo II era spontaneo, ma Ratzinger non ha meritato di meno il nostro amore. E’ un Papa che rimarrà nella storia per quanto ha dovuto affrontare. Io mi unisco a te e a tutti quelli che ancora e sempre lo terranno con riconoscenza nel proprio cuore. Per me lui é e sarà sempre “colui che ha ascoltato la voce del Padre mentre tutto intorno era fragore”. Pietro con tutte le sue umane perplessità ma nessun ripensamento, solo stanchezza. Papa Francesco I ne é l’amorevole conseguenza.

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