Il Monticano: come si distrugge un fiume

30 gennaio 2013 alle 16:30 | Pubblicato su commenti, L'Azione, oderzo | Lascia un commento
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Video streaming by UstreamÈ stato piuttosto sconfortante l’intervento di Michele Zanetti durante il dibattito sul progetto Giramonticano. “La mia qualifica è penalizzante – ha esordito – perché sono un naturalista e vedo nell’ambiente cose che voi non vedete. E a queste cose dò un’importanza che voi e gli amministratori non riuscite ad attribuire”.
“Il Monticano è uno dei fiumi più degradati che io conosca – ha affermato – Le sue sponde sono massicciate con sassi di dolomia, e le sue acque inquinate da rifiuti solidi urbani che sono l’emblema della nostra civiltà: in cinquant’anni siamo riusciti a compromettere la regione più ricca di ambiente di paesaggio, la sintesi degli ambienti riscontrabili in Europa dall’artico al Mediterraneo”. Flora e fauna non stanno di certo meglio: “Lungo le sponde del fiume crescono lunghe siepi di piante nordamericane infestanti che si alternano alle ortiche, le quali nascono in presenza di escrementi. Come faccio a parlare bene di un ambiente simile?” Pure i cigni, aggiunge Zanetti, per quanto belli sono elementi estranei all’ambiente. E dopo questa premessa è andato al dunque: “Ora si vorrebbe fare il Giramonticano seguendo esperienze simili realizzate presso altri fiumi veneti, che però non hanno tenuto minimamente conto della valenza naturalistica degli argini. Perché gli argini sono gli ultimi prati della nostra pianura”. Gli ultimi, quindi, che permettono alle greggi di transumare dal Trentino a Caorle e a presentare la biodiversità tipica dei prati, ormai cancellata ovunque. “Non si stanno estinguendo le farfalle, come sostiene qualcuno – aggiunge – ma i prati”.
Egli si è dimostrato scettico anche sulla valenza turistica del progetto: “Cosa dovremo mostrare ai turisti? Il degrado che siamo riusciti a produrre, anche dal punto di vista estetico?” Zanetti, provocatoriamente ma non troppo, ci porterebbe i bambini: “Se io dovessi portare una scolaresca ad imparare come si distrugge un fiume, la porterei sul Monticano”. Nel suo discorso non ha ovviamente dimenticato quella che è la funzione principale degli argini, ovvero la difesa dalle piene, così frequenti specie negli ultimi anni, soprattutto nel basso Livenza, dove il fiume scorre “pensile”, ovvero più alto dei terreni circostanti. La sua contrarietà a pavimentarne la sommità è totale: “Gli argini sono fatti per i pedoni, per camminare sull’erba”, ribadisce, pensando soprattutto agli anni della sua infanzia. Zanetti, a sorpresa, ne fa pure un discorso di identità: “L’identità veneta è il nostro ambiente, non le nostre lingue: l’ambiente che in passato abbiamo saputo governare e che era tra i più ammirati d’Europa, e che oggi bruciamo al ritmo di dodici ettari al giorno, e non per rimboschire o fare agricoltura di qualità, ma per realizzare rotonde, outlet e capannoni”.
“Compromettere l’integrità di un argine, così come tombinare un fosso, per realizzare una pista – ha concluso – significa non aver compreso nulla sull’importanza di queste infrastrutture minori”.

Da L’Azione, domenica 27 gennaio 2013

Sopra: la registrazione integrale della serata, per la quale si ringrazia l’associaizone Kantiere Misto di San Polo di Piave (TV)

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