Per una Chiesa scalza

24 gennaio 2013 alle 13:14 | Pubblicato su L'Azione | Lascia un commento
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Ernesto Olivero, fondatore del Sermig di Torino, è stato ospite della parrocchia di Ponte della Priula lo scorso fine settimana, parlando all’omelia della S. Messa prefestiva e tenendo in serata un affollato incontro pubblico in teatro parrocchiale. L’ospite per gran parte della serata ha dialogato con i presenti, arrivati da mezza diocesi, rispondendo alle loro domande pescando dalla sua esperienza di vita: l’esperienza di un gruppo giovani missionario nato nel 1964 a Torino per cambiare il mondo, e che oggi in tre sedi nel mondo fornisce quindicimila “risposte” al giorno ad altrettante persone in difficoltà.
Dalla “Fraternità della Speranza” sono passati personaggi famosi e gente comune di ogni tipo. Tra questi, milioni di giovani. «I giovani non credono più alle parole, ma cercano testimoni – dice Olivero, – ma ogni giorno i media gli pongono davanti personaggi che predicano pur facendo cose ignobili. Noi possiamo contrastare questi maestri alla rovescia solo con una preparazione costante: la Chiesa quindi deve rinascere inventando un catechismo permanente, che duri tutta la vita, fatto da preti, suore, laici appassionati. Un catechismo appassionante, che i ragazzi non vedano l’ora di andarci».
«La Chiesa è un’alta autorità morale, ma se non scende dal pulpito non può chiedere alla politica di essere santa», sostiene Olivero: una “Chiesa scalza”, che semina e soffre in mezzo alla gente, evangelizzerebbe il mondo in poco tempo. Una Chiesa dai bilanci pubblici, dove laici e clero sono corresponsabili, e che non divide il mondo tra credenti ed atei, ma tra uomini di buona volontà e non. «E chi sono?», gli chiese una volta il filosofo ateo Norberto Bobbio. «I primi sono coloro che in nome delle proprie inclinazioni filosofiche, filantropiche, partitiche o religiose si fanno gli affari degli altri. I secondi invece per gli stessi motivi si fanno gli affari propri».
Questo è Ernesto Olivero: un uomo che ha sognato in grande e che ha fatto grandi cose lasciandosi guidare dai giovani e da “un uomo o una donna di Dio”, ovvero un prete o un/a religioso/a. Un personaggio che pare uscito proprio da quella Bibbia dalla quale non si separa mai e che apre in continuazione per pregare. Un miracolo, o se preferite una contraddizione vivente, che divenne controvoglia guida del Sermig pretendendo in cambio di non dover mai salire in aereo o parlare in pubblico, ma che a distanza di quasi cinquant’anni ha compiuto entrambe le operazioni migliaia di volte. Un umile, rimasto tale pur avendo “rischiato” di vincere il Nobel per la Pace, incontrato gli ultimi quattro papi più di cento volte e coinvolto nei propri progetti letterati, politici, sportivi, personaggi dello spettacolo, ex terroristi, atei e via dicendo. L’Arsenale della Pace, ex fabbrica di armi sede del Sermig dal 1983, è la testimonianza più visibile di quella che il presidente Napolitano ha definito “un’eccellenza italiana” e “Costituzione vivente”.

L’Azione, domenica 27 gennaio 2013

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