Il corso sull’Apocalisse a Sernaglia con De Zan

19 ottobre 2012 alle 10:40 | Pubblicato su L'Azione | Lascia un commento
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Anche quest’anno il corso biblico della Forania La Colonna a Sernaglia della Battaglia ha visto come relatore mons. Renato De Zan. Il presbitero pordenonese è attualmente uno dei più quotati biblisti italiani, e da poco è stato scelto da papa Benedetto come consultore pontificio per questioni di esegesi e liturgia. Quest’anno, nelle consuete sei serate a lui concesse (19-20-21-24-25-26 settembre) ha disquisito intorno l’Apocalisse di san Giovanni, concludendo il percorso iniziato lo scorso anno con l’analisi dei libri apocalittici dell’Antico Testamento.
L’Apocalisse, così come le lettere di Giovanni e il quarto Vangelo, non è stata scritta dall’Apostolo in prima persona, ma da ebrei convertiti che frequentavano la sua scuola. L’opera segue i canoni del cosiddetto “genere apocalittico”: i suoi due autori scrivono a due comunità perseguitate (da Nerone nel 64 circa e Domiziano nel 95), e rimangono volutamente anonimi firmandosi con uno pseudonimo. Può sembrare un controsenso che l’Apocalisse non sia stata scritta da Giovanni proprio perché gli autori dicono di esserlo ma, come ha affermato il relatore, lo scopo delle sue serate non è imparare nozioni ma acquisire la mentalità corretta per approcciarsi al testo biblico, e perciò anche superare queste apparenti contraddizioni.
L’Apocalisse, ultimo libro della Bibbia, è pure quello di più difficile comprensione, visto il suo contenuto carico di richiami ad altri testi biblici, e alle sue frequentissi simbologie: e dunque il corno rappresenta il potere; l’occhio l’intelligenza; la testa il comando; e ancora il 7 e il 3 sono la perfezione, il 6, che è un “quasi 7”, l’imperfezione (da cui forse deriva il misterioso “numero della Bestia”, il 666), il 12 un richiamo agli Apostoli e le Tribù di Israele.
Comprendendo citazioni e simboli, i messaggi di fondo diventano più chiari, dimostrandosi per nulla “apocalittici”, nel significato di “distruttivo” che si dà normalmente a questa parola, anzi: l’anonimo giovanneo ci lascia un messaggio di speranza senza tempo: dopo Cristo, la storia è entrata nella sua ultima era; Egli, signore della Storia, si contrappone a Satana e le forze che vogliono essere indipendenti da Dio (la ricchezza, l’ideologia, la persecuzione, eccetera); il credente, uno con Cristo, se rimane fedele a Lui fino alla fine, nonostante la persecuzione, non deve temere il Giudizio di Dio perché si è già compiuto, ed è un giudizio di salvezza; ogni potere che schiaccia la persona umana (simboleggiato da Babilonia) è inevitabilmente destinato a fallire; la morte, che permea tutta la nostra esistenza, è vinta; la vita eterna infine non è minimamente paragonabile a qualsiasi esperienza, per quanto positiva, di vita terrena.

L’Azione, domenica 14 ottobre 2012

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