Lucio, 1943-2012

5 marzo 2012 alle 23:07 | Pubblicato su commenti | 1 commento
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Il Sabatini Coletti definisce l’aggettivo privato come fuori dal ruolo sociale e dalla funzione pubblica ricoperta, nonchè riservato a una sola o a poche persone e ancora personale, confidenziale: quello privato è quindi un’ambito della propria vita che, per definizione, è contrario di pubblico, e che quindi è nascosto, occultato agli estranei. Una sfera, quella privata, difficile da difendere soprattutto per chi, a causa della propria notorietà, si ritrova ad essere un personaggio pubblico e quindi letterariamente o simbolicamente sotto i riflettori.

Noti personaggi del mondo dello sport, della musica e della televisione dimostrano che, comunque, è possibile anche per un “vip” mantenere un certo riserbo sulla propria vita privata. Mettere la propria vita privata in piazza è quindi soprattutto una questione di volontà: c’è chi lo fa, e tra questi c’è chi lo fa per avere un ritorno in termini di immagine, di consenso o di pubblicità, e c’è chi non lo fa.

Lucio Dalla era di certo tra questi ultimi: un personaggio che, nonostante il suo essere a suo modo fuori dagli schemi, non ha mai voluto sbilanciarsi riguardo a ciò che riguardava la propria sfera dell’affettività, esercitando un diritto sacrosanto sancito, in questo caso, pure dal dizionario della lingua italiana. Senza contare che, ad essere proprio cinici, comportandosi diversamente ne avrebbe di certo “guadagnato” in termini di visibilità, in base al noto… “principio di Oscar Wilde”: bene o male, purché se ne parli.

Quando muore un artista di successo e si specula economicamente sulla sua morte, pubblicando compilation evitabili e/o dischi postumi, si dice che che “non sono state rispettate le volontà dell’artista”: quindi, se per questo motivo non è giusto pubblicare brani che il defunto ha intenzionalmente voluto tenere nel cassetto, non bisognerebbe ora per lo stesso motivo evitare di discutere su un aspetto della vita privata di Lucio sul quale il diretto interessato ha sempre volutamente taciuto?

E invece c’è chi ora si permette di ficcare metaforicamente il naso nella sua abitazione e di fantasticare sulle sue frequentazioni, sulle sue abitudini e i suoi affetti, per giunta per secondi fini, senza conoscere la verità e soprattutto ora, che il diretto interessato non può più, eventualmente, dire la sua a proposito.

Tutti quelli che hanno colto l’occasione di questo evento luttuoso per rifarsi una verginità (se così si può chiamare), giudicare il defunto, emettere sentenze, fare pettegolezzi o innescare polemiche raccontando balle hanno perso una grande occasione per stare zitti.

(Postilla, nel caso non fossi stato abbastanza chiaro: se Dalla in vita avesse fatto coming out, i funerali in chiesa glieli avrebbero fatti lo stesso, visto che nel suo caso non sussisteva alcuna condizione che lo avrebbe impedito. Inoltre, se la Curia ha chiesto di non suonare le sue canzoni durante il funerale non è perché conterrebbero riferimenti all’omosessualità o chissà cosa, ma perché in chiesa si deve suonare canto liturgico: che poi questa regola venga violata da certi preti è un altro discorso ma, come ha detto giustamente il vescovo di Bologna, non si possono certo mandare i Carabinieri in chiesa per costringerli a rispettare le regole.)

1 commento »

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  1. Grande articolo, direi che ha dato voce al pensiero di chi ancora conosce il significato della parola “rispetto” ma il grazie a chi lo ha scritto é d’obbligo, usandolo come arma pedagogica rivolta a chi non sa stare zitto.

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