La strana solidarietà del Banco Farmaceutico


Ieri era la dodicesima giornata del Banco Farmaceutico. Ovvero: vai in una farmacia convenzionata, acquisti un farmaco da banco e questo verrà donato a chi vive ai limiti della sussistenza.

L’iniziativa è organizzata dalla Fondazione Banco Farmaceutico, una onlus nata a Milano “nel 2000 grazie alla collaborazione tra la professionalità della Federfarma di Milano e l’esperienza nel settore sociale della Compagnia delle Opere”. I promotori sono quindi la federazione dei farmacisti e un’associazione di imprenditori vicina a Comunione e Liberazione.

Dunque: per aderire all’iniziativa devo andare in farmacia e comprare un farmaco. I miei soldi finiscono in primis nelle tasche del farmacista (la cui federazione è promotrice dell’iniziativa), e indirettamente alla casa farmaceutica che ha prodotto il farmaco. Il farmaco che ho comprato viene quindi donato a chi ne ha bisogno.

Semplificando: “Pagami, e io con quei soldi faccio beneficenza”.

Posso dire che in tutto questo c’è qualcosa che non mi torna?

Robin Hood toglieva ai ricchi per dare ai poveri. Qui invece si dà ai ricchi per dare ai poveri.

O sbaglio?

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