Chiesa chiusa a Fontanelle: un “telefono senza fili” mediatico

13 gennaio 2012 alle 15:02 | Pubblicato su commenti, L'Azione | 1 commento
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foto da http://www.giannidesti.com

Chi non hai mai giocato a “telefono senza fili” da bambino? Il mittente dice una frase ad un giocatore senza farsi sentire dagli altri; quest’ultimo a sua volta la sussurra ad un altro giocatore e così via, fino al “destinatario”. Tra un passaggio all’altro la frase puntualmente finiva per cambiare, specie se tra i giocatori c’era lo stupidino di turno che, apposta, cambiava le parole per farsi una sghignazzata in più. Così è andata ad inizio mese a Fontanelle, con il parroco don Stefano Taffarel nel ruolo del mittente, i media locali e nazionali come giocatori e milioni di italiani nel ruolo del destinatario.
Tutto questo perché il parroco ha deciso, dopo aver sentito il parere di alcuni componenti del consiglio pastorale e parrocchiani, di trasferire la messa del sabato sera e della domenica mattina dalla chiesa arcipretale a quella succursale: questa si trova a circa due chilometri di distanza, nei pressi del nuovo centro del paese cresciuto nel dopoguerra intorno al municipio, dove tra l’altro vive la maggioranza della popolazione. La chiesetta nuova è un po’ più piccola ed ha un impianto di riscaldamento più funzionale dell’altra, la quale ovviamente come tutti gli edifici antichi non venne certo concepita per ospitare dei termoconvettori. Matrimoni e funerali verranno comunque celebrati nella chiesa principale, e sotto Pasqua, con la bella stagione, tornerà tutto come prima.
Il primo passaggio del nostro “telefono senza fili” è rappresentato dalle poche righe pubblicate nel foglietto parrocchiale, e il secondo da un articolo nel sito internet de La Tribuna, al seguito del quale è partito un furioso copia-incolla che ha coinvolto, in poche ore, almeno 44 siti internet tra cui quelli di importanti quotidiani nazionali. E dai quotidiani rapidamente si è passati ai canali televisivi, ma tra un passaggio e l’altro qualche dettaglio non da poco si è perso per strada: ad esempio l’agenzia ANSA, che dev’essere sintetica, non fa cenno alla presenza della seconda chiesa, per cui a leggere sembra quasi che i poveri parrocchiani di Fontanelle rimarranno senza messa per qualche mese; in compenso però, qualche giornalista non ha rinunciato a commentare la vicenda con sarcasmo fuori luogo. L’altro aspetto triste di questa vicenda è il tono dei commenti dei lettori nei siti internet, quasi tutti impregnati di un anticlericalismo condito di luoghi comuni triti e ritriti, che vanno dalle imponenti ricchezze del Vaticano al solito crocione d’oro del vescovo.
Don Stefano si è quindi trovato investito di una celebrità non cercata e non gradita, e dovunque vada, anche lontano da casa, ora è riconosciuto come “il parroco che ha chiuso la chiesa”. Eppure la sua è stata una scelta di buonsenso, peraltro già adottata in passato altrove e senza clamori, e che non cambierà di molto le abitudini dei suoi parrocchiani: già da tempo, infatti, le messe feriali non le celebra nella chiesa principale ma nella cappella ricavata in canonica, o a Vallonto, a giorni alterni. La logica che sta dietro a queste scelte è quindi di unità pastorale, ovvero di un territorio con tre parroci, quattro parrocchie e cinque chiese, ed ogni fedele sceglie dove andare non più solo in base alla propria comunità di appartenenza.
Per il resto, come ha ribadito il vescovo Corrado, intervenuto a seguito del grande clamore suscitato dalla vicenda, è chiaro che le chiese non sono macchine da soldi. Specie in parrocchie come Fontanelle, che si trovano a gestire scuole materne parrocchiali coi conti perennemente in rosso: non si sottolinea mai abbastanza l’importanza sociale di queste istituzioni, i cui costi aumentano anno dopo anno, contrariamente agli aiuti che ricevono dallo Stato. La diocesi, comunque, non sta a guardare: di recente ha contribuito finanziariamente sia ai restauri della scuola materna sia, precedentemente, a quelli del controsoffitto della chiesa parrocchiale. Lavori che, senza questi aiuti, non sarebbero mai potuti andare in porto.
Per concludere, si è inutilmente creato un clamore per una vicenda che non meritava di uscire dai confini della parrocchia. E che ha offeso e mortificato una comunità.

L’Azione, domenica 15 gennaio 2012

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  1. […] a fine dicembre 2011 ebbe suo malgrado un’ingiustificata ribalta nazionale per aver deciso di chiudere momentaneamente la chiesa parrocchiale di Fontanelle e di celebrare la messa per alcune settimane in una chiesa secondaria per risparmiare sul […]

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