2011 in musica. Seconda parte

30 dicembre 2011 alle 21:04 | Pubblicato su commenti, video | 4 commenti
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Seconda parte della mia solita carrellata di opinioni su un po’ di cose che ho ascoltato in quest’anno che ormai volge al disio.

  • Verdena – WOWTitolo azzeccatissimo. Il trio bergamasco è riuscito nell’impresa di migliorarsi rispetto al già notevole Reqiuem. Quanti gruppi al mondo possono vantare una carriera in costante crescita, disco dopo disco? Wow è l’album italiano dell’anno, e chi scrive fino a 5-6 anni fa non poteva certo essere annoverato tra gli estimatori di questo gruppo. Nel loro quinto disco Alberto, Luca e Roberta superano loro stessi, sia in quantità che in qualità, a metà tra sperimentazione e tradizione canora nostrana: un disco insomma pienamente italiano. Le influenze? Grunge, rock psichedelico (Jennifer Gentle, Beatles), new vave, grunge ed elettronica (MGMT), cantautorato italiano (Battisti, Battiato e pure… Mango, per loro stessa ammissione), il tutto senza scimmiottare nessuno ma con uno stile personalissimo e ben collaudato. Pollice su anche per il prezzo: meno di 15 euro per un disco doppio pubblicato da una major, e meno di 20 euro per l’edizione speciale con DVD annesso, non è proprio consueto; una politica del low cost applicata anche ai concerti del gruppo, sempre gratuiti o a prezzo popolare, che a lungo termine ha pagato. Lo dimostrano i tanti concerti concerti sold-out e un secondo posto nella hit parade italiana.
  • RaeinSulla linea d’orizzonte tra questa mia vita e quella di tutti. Album scaricabile gratuitamente nel sito della band. Fatico a giudicare questo album non essendo un conoscitore del genere screamo ma, da neofita, posso affermare che questo disco meriti l’ascolto, sia per per la musica che per i testi (questi ultimi a volte forse un po’ forzatamente “aulici”). Peccato che, a causa della cattiva produzione, risultino spesso di difficile comprensione; azzeccata quindi la scelta del gruppo di inserire le liriche in un file a parte insieme al disco.
  • Tim Hecker – Ravedeath, 1972Hecker è un musicista elettronico canadese di 37 anni e già sei dischi all’attivo. Questa sua ultima opera prende il nome da un’usanza al MIT di lanciare un pianoforte irreparabile dal tetto di un edificio una volta l’anno, d’estate, ed è stato registrato in una chiesa luterana in Islanda. Un gran disco di musica ambient, denso e variegato, anche se di non facile ascolto.
  • The Bastard Sons of DionisoPer non fermarsi mai. Dalla Val Sugana con furore. Trio dalla storia particolare: nato in Trentino, località dove di certo la vita per che fa musica non è facile è ancor più difficile che nel resto d’Italia, è uscito dall’anonimato grazie al secondo posto a X Factor 2009 ma, per lo stesso motivo, è stato ingiustamente etichettato come “prodotto da talent”. Eppure hanno all’attivo pure una sorta di “gemellaggio del nord Est” con Teatro degli Orrori e Tre Allegri Ragazzi Morti, gente non proprio uscita da Amici di Maria De Filippi, insomma. Dopo aver lasciato la gabbia dorata della Sony Music, sono tornati a pieno titolo nel mondo della musica indie pubblicando il miglior disco della loro carriera. Il loro è un rock non banale ma neanche senza tante pretese o troppi fronzoli, suonato e cantato bene: fossero in Inghilterra, sarebbero additati come l’ennesima next big thing. A proposito di oltremanica: la loro cover di Tomorrow Never Knows dei Beatles è (ebbene sì) migliore dell’originale. P.S. Si può ascoltare il disco intero nel canale YouTube del gruppo. Aggiornamento (8 gennaio): i TBSOD hanno linkato questo post nella loro pagina su Facebook, grazie!
  • KasabianVelociraptor! Tra i mille gruppetti indie-ma-non-troppo rock spuntati come funghi oltremanica verso la metà del decennio scorso, i Kasabian sono uno dei più validi. Anche solo per il fatto di essere arrivati dignitosamente al quarto disco. Non sono tanto cambiati rispetto agli esordi del 2004, ma d’altronde il rimanere sempre più o meno uguali (o permanere in un sound ben definito, se preferite) è purtroppo una peculiarità di questo genere di band. Velociraptor! è un disco di buon rock che si ascolta volentieri dall’inizio alla fine, anche oltre quindi ai singoli di rito. Ecco, forse non sono il massimo dell’umiltà ma poco importa.
  • Giorgio Canali e Rossofuoco – RojoUn rock sanguigno e cazzone, che non solo sa tanto di già sentito, ma non ha neanche nulla di particolarmente interessante. Se questo è, come ho letto, il miglior disco della band, siamo presi bene. In certi momenti sembra addirittura di ascoltare Ligabue (Sì, Ligabue); allora, tanto vale ascoltarsi quello originale, che perlomeno si prende meno sul serio (ed è più credibile) dell’ex CCCP-CSI.
  • Bud Spencer Blues Explosion – Fuoco Lento Live Ep al Circolo degli ArtistiEp registrato al Circolo degli Artisti di Roma che, con quattro cover e due pezzi di “produzione propria”, riesce a rendere bene la straordinaria energia che sprigiona questo duo romano, spesso paragonato ai White Stripes ma decisamente più dotato, in quanto a bravura tecnica, dei loro “simili” americani. Nelle cover riescono ad ottenere degli ottimi risultati, sia quando decidono di rispettare gli originali (vedi Voodoo Child di Jimi Hendrix) sia quando invece li stravolgono (Killing in The Name dei Rage Against The Machine o Hommage à Violette Noizieres degli Area).
  • ColdplayMylo XylotoI Coldplay vanno giudicati come un gruppo pop rock e non come un gruppo indie o alternative: non lo sono più da almeno tre dischi (o forse non lo sono mai stati), ed è quindi inutile denigrarli se fanno il loro mestiere (cioè fare pop) o duettare con Rihanna (perché la musica dovrebbe contare di più di chi la canta). Il loro quinto disco non si scosta molto dalle sonorità del precedente Viva la Vida, ma non riesce affatto a ripeterne l’alchimia che ne aveva decretato il successo. I nuovi singoli, insomma, non sono all’altezza di un Lovers in Japan o di un Life in Technicolor, ma quando sarà il momento di cantarli allo stadio funzioneranno benissimo. Il pezzo migliore comunque è Charlie Brown, potenziale singolo del 2012, col suo strano tempo 6/8+8/8+8/8+8/8 (o almeno credo).
  • Various ArtistsDalla parte di Rino: Tributo a Rino Gaetano (a proposito di sei ottavi…). I dischi tributo non mi sono mai piaciuti particolarmente, e questo, uscito nel trentesimo anniversario della prematura morte del cantautore romano, non fa eccezione. Due dischi: il secondo è l’ennesima compilation, e il primo una raccolta di cover di artisti piuttosto eterogenei di cui solo una manciata veramente riuscite. Da dimenticare il singolo, l’ennesima versione di Nuntereggae più aggiornata all’attuale situazione italica, stavolta da Roy Paci: se nell’originale infatti si citavano persone che a distanza di 33 anni sono quasi tutte note al grande pubblico (e qualcuna ancora in circolazione), di una parte dei personaggi infilati a forza nella nuova versione del pezzo non si ricorderà più nessuno molto presto.
  • AucanBlack Rainbow. Il trio bresciano è uno dei gruppi di punta de La Tempesta dischi; questo loro secondo lavoro, da molti sopravvalutato, li ha posti all’attenzione del pubblico underground di casa nostra. Ma il loro dubstep o trip hop o math rock che dir si voglia risulta però troppo spesso macchinoso e freddo per essere veramente valido o interessante. Non si sente un gran miglioramento rispetto al primo disco, datato 2008; col tempo, sei il gruppo riuscirà a raggiungere una certa maturazione artistica, allora sì potremo avere un gruppo di cui vantarci. Anche all’estero.

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  3. Se ti sono piaciuti i Tbsod e Bud Spencer Blues Explosion ti consiglio di ascoltare anche Il Carico dei Suoni Sospesi!
    Puoi scaricare gratuitamente il loro album da http://www.ilcaricodeisuonisospesi.it!;-)
    Ciao!

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