2011 in musica. Prima parte

29 dicembre 2011 alle 17:17 | Pubblicato su commenti, video | 3 commenti
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Termina l’anno solare e, come al solito, tiro le somme di un anno di ascolti musicali. Quest’anno però le recensioni saranno molte di più, anche se piuttosto brevi, per non tediarvi (e tediarmi..) troppo. Ve le propongo, una decina alla volta in ordine più o meno casuale, in questo e nei prossimi 4-5 post. Buona lettura!

  • R.E.M. – Collapse Into Now. In genere dopo i quarant’anni difficilmente si pubblicano capolavori (salvo poche splendide eccezioni), e Michael Stipe & soci non sfuggono a questa regola. I loro ultimi dischi non erano di certo indimenticabili, ma questo Collapse Into Now come epitaffio non è nulla di nuovo, ma è senz’altro dignitosissimo. Ah, se solo qualche loro coetaneo seguisse il loro esempio e si ritirasse: ci sarebbe più spazio per altre band senz’altro meritevoli di ascolto… Un album che si fa ascoltare con piacere.
  • Lou Reed & Metallica – LuluUna delle uscite più controverse dell’anno, penalizzata di certo anche dai modi e dai tempi della sua promozione. Quando dei “mostri sacri” della musica si mettono assieme per incidere qualcosa, non è affatto detto che i risultati siano all’altezza della reputazione degli stessi. Specie quando i mostri sacri in questione non solo convivono a fatica, ma sono, rispettivamente, un cantautore e un gruppo che ha già sparato da tempo le proprie cartucce migliori. Musicare un’opera teatrale scritta un secolo fa era un’operazione rischiosa, complimenti comunque per il coraggio. Non è una ciofeca come hanno scritto in molti, ma tantomeno un capolavoro: è un disco, un po’ troppo lungo, con un metal già sentito, e “arricchito” da un “canto” e da un recitativo stralunato al limite del goffo.
  • The Beach Boys – The Smile SessionsColui che scrive ritiene i grandi gruppi pop degli anni sessanta decisamente sopravvalutati. Come valutare quindi “il più grande disco mai uscito”, l’album che quarantacinque anni fa avrebbe dovuto rivoluzionare la musica pop? E’ vero, come ha scritto qualcuno, che “il miglior disco del 2011 è stato inciso nel 1966”? Esagerazioni. In fondo parte del materiale che avrebbe dovuto essere inserito in “Smile” venne pubblicato in forma un po’ diversa già poco tempo dopo, a partire dai migliori pezzi del lotto: Heroes and Villians e Good Vibrations, due canzoni leggere che di rivoluzionario avevano al massimo l’uso del sintetizzatore e le tecniche di registrazione. Il secondo disco con i contenuti speciali (registrazioni di prove con spezzoni di brani ripetuti continuamente e versioni alternative) è consigliabile solo ai fan più stretti (leggi: è assolutamente inutile e ripetitivo).
  • The Zen Circus – Nati per subireCon questo disco il trio pisano è entrato perfino nella top 100 italiana (31° posto), giustissima ricompensa per ormai diciassette anni di concerti in Italia e all’estero. Definitivamente abbandonata la lingua inglese per l’italiana, Appino e soci si sono dati quasi al cantautorato, operazione riuscita anche se non del tutto. In quanto a testi si nota un certo miglioramento rispetto al precedente Andate tutti affanculo, ma musicalmente quest’ultimo era di certo più interessante. Undici pezzi che raccontano l’Italia di oggi, con lo stile graffiante e folk tipico di questa bella realtà nostrana.
  • Amy WinehouseLioness: Hidden Treasures. Criticare questi dischi è un po’ come sparare sulla Croce Rossa. Per questo “terzo disco di Amy Winehouse” valgono le stesse considerazioni che si possono fare su altre operazioni commercial-discografiche del passato compiute sull’onda emotiva della scomparsa di un’artista. Contiene senz’altro dei brani validi, ma l’impressione è che siano tenuti insieme a forza. Ci manca l’anima, insomma.
  • Larsen – Cool Cruel MouthGruppo post-rock torinese con una discografia (mi dicono) notevole ma di difficile reperimento. Questo loro ultimo lavoro però è tremendamente noioso: il genere, senz’altro, non aiuta.
  • Dead SkeletonsDead Magick. L’Islanda, per quanto piccola, può vantare una scena musicale di tutto rispetto. Nome della band, titolo e copertina del disco dicono già un po’ da che parte tira il vento: siamo di fronte ad un gruppo ancora giovane e poco conosciuto (nella Wikipedia inglese ancora non ci sono) che propone un interessante collage di shoegaze, rock psichedelico, noise rock, coniugato in ritmi ossessivi, tribali e vagamente esoterici che richiamano alla mente certe sonorità tipiche dell’India. Qua e là fanno un po’ capolino i primi Sigur Ròs (e ti pareva!). Un gruppo da tenere senz’altro a mente per il futuro.
  • Mauro Ermanno Giovanardi – Ho sognato troppo l’altra notte? Dopo una carriera coi LaCrus, duo a metà strada tra i Depeche Mode e la scuola dei cantautori genovesi, il Giovanardi pubblica il primo disco da solista. Tra cover di brani italiani degli anni ’60 ed inediti che non si discostano molto da quelle sonorità spicca Io confesso, forse il pezzo che più meritava la vittoria all’ultimo Festival di Sanremo.
  • Vinicio Capossela – Marinai, Profeti e BaleneCapossela è, forse, la punta di diamante tra i cantautori italiani sotto i cinquant’anni. Questa volta vuole proprio esagerare, come direbbe Vasco, pubblicando una specie di “opera pop” ispirata all’Antico Testamento, al Moby Dick di Herman Melville e alla mitologia classica. Un’operazione monumentale studiata forse più per essere messa in scena in un teatro piuttosto che “rinchiusa” in un supporto come un CD. L’ascolto di questo disco, pur presentando picchi di alta poesia, è ostico e lascia frastornati e un po’ con l’amaro in bocca. Più che buono, ma se ne consiglia l’ascolto dal vivo.
  • JusticeAudio, Video, DiscoQuesto duo di DJ della Parigi-bene sembra proprio aver esaurito quello (evidentemente poco) che aveva da dire. Musica elettronica kitsch e tamarra come non mai (e il video di Civilization ne è degna testimonianza), ma almeno nell’opera prima (Cross, del 2007) ci si divertiva. In questo nuovo lavoro regna invece una certa stanchezza e una sensazione di già sentito il che, visto il genere “danzereccio”, non va affatto bene. Titolo inconsapevolmente(?) fregato al professor Fontecedro (Daniele Luttazzi) di Mai dire Gol. Cosmico!

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  1. Grazie per la classifica. Amo leggere le recensioni e le opinioni diverse dalle mie. Sono sempre spunti di riflessione o di ascolto.🙂

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  2. […] 21:04 | Pubblicato in commenti, video | Lascia un commento Etichette: musica, recensioni, video Seconda parte della mia solita carrellata di opinioni su un po’ di cose che ho ascoltato in […]

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  3. […] a volte anche divertente all’ascolto, ma non decolla. Qualcuno lo ha definito “Il Lulu del 2012″: definizione abbastanza […]

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