A Spazio Zero… giovani s’incontrano


Naturale. Informale. Accessibile. Autoironico: quattro aggettivi, presi a prestito da una vecchia pubblicità di un amaro rispolverata qualche anno fa, che ben descrivono la realtà di Spazio Zero. Un progetto nato in sordina a Oderzo nell’autunno 2010 su iniziativa di Mirco Andreon, venticinquenne di Camino, e Matteo Moretto, ventottenne opitergino originario di Fratta.
In pochi mesi da un piccolo gruppo di giovani è nata un’associazione che, con l’inattesa benedizione di un privato, ha trovato una sede dignitosissima anche se precaria al pianoterra del Palazzo Sole, in via Martiri della Libertà 5. Qui i bambini venivano visitati dal dottor Battel; oggi i loro figli tengono aperto in genere tre volte alla settimana: il mercoledì sera con un appuntamento organizzato (e qui la fantasia cerca di compensare i budget limitati), più il venerdì sera e domenica pomeriggio, per passare qualche ora in compagnia, senza vestito buono e senza prenotare.
Le iniziative organizzate nascono dall’intraprendenza di chiunque voglia proporle, purché siano economicamente sostenibili e in linea con lo statuto. La prossima è un dibattito pubblico sull’Adriazia, a Palazzo Moro, con Francesco Sponza (sabato 26 novembre alle 21, vedi articolo a parte il prossimo post).
Lo Spazio inoltre concede visibilità agli artisti della zona disposti a prestare le loro opere per arredare i locali. Ha attivato anche uno scambio/prestito libri in collaborazione con i Giovani per Oderzo.

Due chiacchiere con i fondatori
Da cosa è nata l’idea di Spazio Zero?
Mirco: è nata dall’esigenza di uno spazio fisico autogestito in cui incrociare persone, esperienze, conoscenze e idee, che sia un’alternativa all’anonimo bar o all’estraniarsi su internet.
Matteo: Io e Mirco ci siamo rivisti dopo un po’ di tempo e ritrovati in questo bisogno; in realtà non abbiamo fatto molto: abbiamo lanciato il sasso, e molti lo hanno raccolto.
Un anno fa vi sareste aspettati questi riscontri?
Mirco: sinceramente sì, perché sono ottimista e convinto che in tanti sentissero la nostra stessa urgenza. Se tutto questo continuerà, sarà grazie all’impegno di chi vi partecipa e al saper rispondere ai bisogni latenti di questo territorio.
Come descrivereste in breve il gruppo di persone che oggi gestisce Spazio Zero? E di chi lo frequenta?
Matteo: Una ventina di persone, età tra i venti e i trentacinque anni. Studenti o lavoratori, provenienti da Oderzo e vari paesi dell’opitergino-mottense. A frequentarlo sono in genere persone maggiorenni. Non facciamo alcuna preclusione di tipo anagrafico, religioso, politico, alimentare.
Cosa chiedete alla cittadinanza?
Mirco: di passare a scoprire il nostro spazio! Se poi per caso qualcuno, istituzioni incluse, avesse uno stabile inutilizzato, conosciamo un gruppo di baldi giovani che potrebbe aiutarvi a sistemarlo e renderlo un posto accogliente per la comunità: infatti non abbiamo smesso di cercare casa, per non dover pesare ancora a lungo sulla generosità di chi ci sta ospitando.

L’Azione, domenica 27 novembre 2011

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